<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 14:51:27 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator> <item><title>Sorrento. Al Conca Park di scena la coreografa Raffaella Pandolfi</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022946_sorrento-al-conca-park-di-scena-la-coreografa-raffaella-pandolfi/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022946_sorrento-al-conca-park-di-scena-la-coreografa-raffaella-pandolfi/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 May 2012 14:50:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[danza]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22946</guid> <description><![CDATA[La verde Umbria, nonostante sia una delle regioni italiane più suggestive, deve in permanenza convivere soprattutto nel periodo autunnale ed invernale con la nebbia, metafora dell’apologia del disorientamento. Non per nulla il Poverello di Assisi, gratificato dalla luce interiore, mai...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/05/RAFFAELLA-PANDOLFI.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-22947" title="RAFFAELLA PANDOLFI" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/05/RAFFAELLA-PANDOLFI.jpg" alt="coreografa Raffaella Pandolfi" width="200" height="251" /></a></p><p align="JUSTIFY">La verde Umbria, nonostante sia una delle regioni italiane più suggestive, deve in permanenza convivere soprattutto nel periodo autunnale ed invernale con la nebbia, metafora dell’apologia del disorientamento. Non per nulla il Poverello di Assisi, gratificato dalla luce interiore, mai è stato tentato di inserire nel suo Cantico delle creature l’elogio alla nebbia. Persino sorella nostra morte corporale dalla quale nullo homo vivente può scappare venne da lui cantata; ma per la nebbia non trovò né ispirazione né parole.</p><p align="JUSTIFY">Queste riflessioni fecero capolinea nella mia mente lo scorso sabato12 maggio 2012 mentre assistevo alla cerimonia di chiusura del meeting di arte contemporanea tenutosi al <strong>Conca Park Hotel</strong> di <strong>Sorrento</strong> e di cui la nostra rivista si è occupata con una lunga intervista a <strong>Letizia Caiazzo</strong> che insieme al maestro <strong>Enzo Angiuoni</strong> è stata ideatrice del singolare progetto.</p><p align="JUSTIFY">Ad illuminare una serata interdisciplinare di cultura nella quale sono state coinvolte disparate discipline, ovvero arti visive, musica, danza, scenografia, critica d’arte, archeologia, è stata la grande coreografa campana <strong>Raffaella Pandolfi </strong>(nella foto).</p><p align="JUSTIFY">Quando si pone in gioco il termine cultura, la sola in grado di diradare la nebbia del disorientamento umanistico, si dovrà evidenziare come la sua etimologia riconduca ala pratica della coltivazione della terra, allo scopo di modificare l’ambiente per una migliore abitabilità.</p><p align="JUSTIFY">Ma veniamo, fuor di metafora, all’evento culturale di cui sopra.</p><p align="JUSTIFY">Dieci pittori italiani di chiara fama provenienti da diverse regioni italiane (<strong>Augusto</strong> <strong>Ambrosone, Enzo Angiuoni, Letizia Caiazzo, Claudio Mario Feruglio,Nicola Guarino, Leona K., Vittorio Sopracase)</strong> (per l’Abruzzo erano presenti oltre lo scrivente, <strong>Nadia Lolletti</strong> di Sulmona e <strong>Massimo Di Febo</strong> di Montesilvano) hanno eseguito ciascuno una grande opera che andranno a costituire il primo nucleo di una futura pinacoteca d’arte contemporanea a Sorrento presso le suggestive sale del suddetto hotel diretto dal dott. <strong>Raffaele Russo</strong> che ha sponsorizzato l’operazione.</p><p align="JUSTIFY">Durante la cerimonia di consegna ogni opera è stata commentata da una superba triade di personaggi: dal musicista e compositore piemontese <strong>Igor Vergese </strong>(vedi foto), a suo tempo allievo del grande Sylvano Bussotti che ha improvvisato in estemporanea brani musicali su ogni dipinto; dall’archeologo <strong>Pierfrancesco Rescio</strong> dell’Università di Napoli e dalla coreografa <strong>Raffaella</strong> <strong>Pandolfi</strong> che, grazie alla leggiadria del duo <strong>Silvana Gargiulo</strong> e <strong>Imma Ferola</strong>, provenienti dal rinomato <strong>DANCESTUDIO</strong> da lei diretto, ha saputo fornire una pienezza plastica alla musica focalizzata in direzione narrativa delle opere pittoriche per lo più facenti parte del perimetro aniconico. E’ come se attraverso la scia profumata dei corpi in movimento esteticamente armonioso, segni, colori e materia pittorica in una compenetrazione multisensoriale riuscissero ad immettere il pubblico in uno spazio “altro”, nello spazio dell’Assoluto o del sublime.</p><p align="JUSTIFY">Per la cronaca Pandolfi ha affidato al coppia suindicata due autentici gioielli, uno intitolato “Norma <strong>e Gina</strong>” tratto da <strong>Amarcord</strong> (vedi riproduzione), l’altro “<strong>Metamorfosi</strong>”, ovviamente ispirato sebbene non strettamente al capolavoro di Ovidio.</p><p align="JUSTIFY"><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/05/PANDOLFI.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-22948" title="PANDOLFI" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/05/PANDOLFI.jpg" alt="coreografa Raffaella Pandolfi" width="600" height="497" /></a></p><p align="JUSTIFY">Una riflessione spontanea si è fatta strada nella mia mente di critico d’arte per dovere professionale abituato a frequentare inaugurazioni di rassegne, conferenze e convegni sovente fluttuanti tra la noia del pubblico e il narcisismo dei protagonisti: l’opera d’arte, pittura, scultura o grafica che sia, va realizzata, per essere ben fruibile, in modo intensivo, non solo quindi attraverso l’esecuzione concreta del manufatto a cui si dovrà donare poi una vita “altra”, come appunto hanno saputo fare i promotori dell’evento sorrentino.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022946_sorrento-al-conca-park-di-scena-la-coreografa-raffaella-pandolfi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fernando Mascioli illumina la notte dei musei a Pescara</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022932_fernando-mascioli-illumina-la-notte-dei-musei-a-pescara/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022932_fernando-mascioli-illumina-la-notte-dei-musei-a-pescara/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 May 2012 10:54:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22932</guid> <description><![CDATA[Iniziativa encomiabile quella posta in essere dalla direzione della Casa d’Annunzio in Corso Manthonè a Pescara in occasione della notte dei musei il prossimo 19 maggio quando sarà inaugurata una mostra dedicata a Fernando Mascioli, noto illustratore abruzzese: encomiabile innanzitutto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone  wp-image-22933" title="MASCIOLI" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/05/MASCIOLI.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p align="JUSTIFY">Iniziativa encomiabile quella posta in essere dalla direzione della Casa d’Annunzio in Corso Manthonè a Pescara in occasione della notte dei musei il prossimo 19 maggio quando sarà inaugurata una mostra dedicata a Fernando Mascioli, noto illustratore abruzzese: encomiabile innanzitutto perché finalmente la sua terra natale rende omaggio ad un suo figlio illustre, purtroppo, come speso accade, non sufficientemente valorizzato dalla storiografia ufficiale, ma poi perché l’evento sprona il fruitore a ricordare come il primo libro illustrato modernista sia stato proprio l’Isaotta Guttadauro del nostro Vate che nel suo Vittoriale degli italiani fu mecenate di insigni grafici a tal punto che volle la collaborazione di illustratori xilografi per le sue opere come i marchigiani Adolfo De Karolis e Diego Pettinelli.</p><p align="JUSTIFY">La mostra aperta fino al 10 giugno, affidata alla cura della giovane critica d’arte Chiara Strozzieri sarà inaugurata alla presenza della dott.ssa Lucia Arbace, Soprintendente BSAE dell’Abruzzo, sabato 19 maggio 2012 alle ore 17,30 e resterà aperta fino alle 2,00 di notte. Ultimo ingresso ore 1,30. Orario di apertura ordinario: tutti i giorni dalle 9,00 alle 14,00. Ultimo ingresso ore 13,30.</p><p align="JUSTIFY">Nato a Crecchio (CH) nel 1955, Fernando Mascioli si trasferisce a Legnano nel 1963. Intorno alla metà degli anni settanta inizia una collaborazione con il “Giornalino dei ragazzi” insieme a Giuliano Giovetti, ex calciatore di serie A e disegnatore con il quale crea il fumetto Bob Kent, nonché il “Manuale del giocatore di calcio per ragazzi”. In seguito la sua brillante carriera lo porterà a lavorare per la Franco Tosi di Legnano, prima azienda italiana a produrre motori Diesel e per la notissima testata Gioia della Rusconi. Risale ai primi anni ottanta la collaborazione con il Club degli Editori del gruppo Mondadori ove gode di un’incondizionata stima da parte dell’art director Emiliano Saini:in questo periodo realizza numerose copertine che riguardano tutti i generi letterari, in particolare quelle riguardanti la collana Gialli. Realizza altresì caricature di famosi ciclisti pubblicate nel 1994 sulla Gazzetta dello sport in occasione del giro d’Italia. Da qualche tempo l’artista si dedica ad un’intensa ricerca pittorica. Bene hanno fatto i promotori di questo doveroso omaggio a Mascioli a storicizzare il lavoro precedente di illustratore con questa suggestiva esposizione dal titolo “Vita illustrata”, rinviando a nuova data una mostra dei suoi lavori pittorici che comunque rappresentano un coerente sviluppo della sua attività precedente.</p><p align="JUSTIFY"><img class="alignnone  wp-image-22936" title="MASCIOLI 2" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/05/MASCIOLI-22.jpg" alt="" width="600" height="819" /></p><p align="JUSTIFY">Va rilevato come egli abbia deciso di voltare pagina rispetto ai suoi interessi che lo hanno reso celebre proprio nel periodo in cui la computer art ha iniziato la sua progressiva ascesa: forse le abilità tecniche del disegnatore sono ben altra cosa rispetto a questi nuovi strumenti di riproduzione seriale. Ad ogni modo la sua vastissima produzione grafica dalla variegata molteplicità di argomenti (fantascienza, sport, motori, animali, medicina) si caratterizza per il gusto della raffinatezza segnica e coloristica a tal punto che può ben dirsi talora iperrealistica la sua passione per la minuziosa attenzione al particolare.</p><p align="JUSTIFY">Al di sopra dei suddetti argomenti ed interessi, c’è un’assoluta protagonista nella sua pratica grafica posta al servizio dell’ illustrazione di libri e riviste: è la figura femminile dalla esclamata eleganza formale e coloristica, raffinata seppur severa nelle posture e sovente in dinamica proiezione verso una dignità troppo spesso mortificata nei secoli precedenti. Così scrive la curatrice della mostra a questo proposito nel suo testo di presentazione: “Dovendosi fare portavoce di una nuova donna emancipata, pronta a sacrificare gli affetti per il lavoro e sicura di sé, l’artista ricorre alla figura di una giovane in carriera, su cui si staglia una vecchia foto di famiglia stracciata. Bisogna prestare attenzione non solo alla cura per i dettagli, dai capelli mascolini, agli abiti sgargianti,ma anche alla resa della fotografia, che sembra quasi deflagrare nell’aria.”</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022932_fernando-mascioli-illumina-la-notte-dei-musei-a-pescara/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>poesia: Lampada sopra il moggio</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022803_poesia-lampada-sopra-il-moggio/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022803_poesia-lampada-sopra-il-moggio/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 May 2012 22:35:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Umberto Astori</dc:creator> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22803</guid> <description><![CDATA[LAMPADA SOPRA IL MOGGIO Lampada raggiante di sfolgorante luce torna presto a brillare nelle ore buie. Porta chiarore ai nostri passi incerti dove l’insistente notte si è fatta caligine. Dissipa l’incertezza del domani senza nome a questo smarrito mondo avvolto...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>LAMPADA SOPRA IL MOGGIO</strong></p><p>Lampada raggiante<br /> di sfolgorante luce<br /> torna presto a brillare<br /> nelle ore buie.</p><p>Porta chiarore<br /> ai nostri passi incerti<br /> dove l’insistente notte<br /> si è fatta caligine.</p><p>Dissipa l’incertezza<br /> del domani senza nome<br /> a questo smarrito mondo<br /> avvolto d’inquietudine.</p><p>Illumina ancora<br /> affettuosi educatori<br /> pronti a meditare<br /> l’essenza della vita.</p><p>Rischiara formatori<br /> attenti alla persona<br /> capaci d’infondere<br /> vitalità nuova.</p><p>Lascia dolcemente<br /> sollevare da sotto l’orizzonte<br /> l’attesa aurora<br /> del nuovo mattino.</p><p>Avvolgi di luce gloriosa<br /> l’opera immensa del creato<br /> riflessa senza fine<br /> nel dono d’eternità.</p><p>Esalta lo stupore<br /> delle varie stagioni<br /> nel loro mulinare<br /> tra giorni diversi.</p><p>Sorprendi<br /> con incanto ogni famiglia<br /> chiamata a divenire<br /> rinnovato virgulto.</p><p>La dubbiosa terra<br /> avvolta dall’oblio della notte<br /> apparirà come primavera<br /> rifiorita di speranza.</p><p>Umberto Astori<br /> 25 aprile 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022803_poesia-lampada-sopra-il-moggio/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mostra di Gianfranco Zazzeroni in Toscana</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022799_mostra-di-gianfranco-zazzeroni-in-toscana/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022799_mostra-di-gianfranco-zazzeroni-in-toscana/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 12:34:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[artisti]]></category> <category><![CDATA[mostre]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22799</guid> <description><![CDATA[E’ uno dei personaggi più noti dell’ambiente culturale abruzzese: stiamo parlando del pittore ed incisore urbinate, ma ormai abruzzese a tutti gli effetti, Gianfranco Zazzeroni che attualmente cura la programmazione degli eventi artistici del Mediamuseum di Pescara. La sua brillante...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-22800" title="ZAZZERONI PRATO OPERA" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/ZAZZERONI-PRATO-OPERA.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p><p align="JUSTIFY">E’ uno dei personaggi più noti dell’ambiente culturale abruzzese: stiamo parlando del pittore ed incisore urbinate, ma ormai abruzzese a tutti gli effetti, <strong>Gianfranco Zazzeroni</strong> che attualmente cura la programmazione degli eventi artistici del Mediamuseum di Pescara. La sua brillante carriera che lo ha visto presente in Italia e all’estero in significative esposizioni, si arricchisce di un nuovo tassello: infatti il <strong>Comune di Vaiano</strong> di concerto con la <strong>Regione Toscana</strong> lo ha invitato a tenere una personale nelle suggestive sale del <strong>Museo della</strong> <strong>Badia S. Salvatore</strong> (XI-XII sec.) del suddetto comune , in provincia di <strong>Prato</strong>.</p><p align="JUSTIFY">La mostra, curata dallo storico dell’arte <strong>Adriano Rigoli</strong> coordinatore del Museo della Badia, prenderà il via domenica 6 maggio 2012 (inaugurazione ore 11) e rimarrà aperta fino al 17 giugno</p><p align="JUSTIFY">(apertura: orario del Museo). Questo il titolo preposto all’esposizione <strong>“In…canti cosmici</strong>”. La presenza dell’artista abruzzese in terra toscana s’inserisce nell’ambito delle manifestazioni di “<strong>Amico Museo 2012”,</strong> una sorta di interessante campagna di promozione museale che la Regione Toscana annualmente lancia allo scopo di sensibilizzare il pubblico solitamente poco incline a frequentare musei e pinacoteche.</p><p align="JUSTIFY">Già in passato Zazzeroni era stato gratificato da ambiti riconoscimenti in terra toscana che, essendo stata la culla della nostra cultura, non ha certo bisogno di presentazioni per quanto concerne l’aspetto artistico: basti ricordare ad esempio il I Premio <strong>“Fiorino d’Oro</strong>” per la sezione grafica conferito a Zazzeroni nel 2009 presso Palazzo Vecchio nel Salone dei Cinquecento a Firenze.</p><p align="JUSTIFY">Ma ripercorriamo alcuni momenti della carriera grafica e pittorica del maestro. Sappiamo che egli si è formato alla Scuola del Libro di Urbino, sua città natale, per poi conseguire l’abilitazione all’insegnamento della grafica pubblicitaria, della fotografia e della stampa. E’ stato docente negli Istituti d’arte di Pescara, Ascoli Piceno e all’IFST (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) nel corso di stampa editoriale ed artistica. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo il quaderno <em>Progettazione editoriale</em>. Questo interesse gli ha permesso di collaborare attivamente con associazioni culturali di notevole livello, come quella di Pescara che porta il nome di Ennio Flaiano. Zazzeroni ha partecipato a diverse mostre nazionali. Sue opere sono state acquisite da istituzioni museali quali la Pinacoteca Francescana di Falconara Marittima (AN) e la Pinacoteca “Corrado Gizzi” di Guglionesi (CB). Nel 2003 ha preso parte alla mostra <em>Artisti di Oggi e Domani</em>, per il trentennale dell’omonima rivista pescarese, tenutasi al Museo Vittoria Colonna del capoluogo adriatico. Nel 2007 è stato invitato alla XXXI edizione del Premio “Emigrazione” a Pratola Peligna. Nel 2008-2009 personale itinerante a Pescara (Museo delle Genti d’Abruzzo) e Urbino (Collegio Raffaello) e poi all’Istituto di cultura italiana a Vienna.</p><p align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-22801" title="ZAZZERONI PRATO FOTO" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/ZAZZERONI-PRATO-FOTO.jpg" alt="" width="600" height="568" /> </em><br /> <em>Gianfranco Zazzeroni</em></p><p align="JUSTIFY">Tornando alla mostra all’inaugurazione della quale saranno presenti oltre l’artista , il sindaco <strong>Annalisa Marchi</strong>, il parroco della badia. Reverendo <strong>Carlo Bergamaschi, </strong>va evidenziato come le opere esposte giustifichino appieno il titolo suindicato “In…canti cosmici”, in quanto trattasi di scenari per lo più informali che evocano un accentuato lirismo spaziale, cosmico appunto.</p><p align="JUSTIFY">A questo proposito ha scritto Adriano Rigoli:</p><p align="JUSTIFY">“La sua opera è una riflessione approfondita sulla creazione, un canto, un inno alla Natura e a tutto il mondo che ci circonda, è un cantico, incantato e sospeso, di francescana memoria, riletto e interpretato, sì, nella sensibilità contemporanea, ma che di quello conserva tutto l’ineffabile stupore, tutto il silenzioso incanto, tutta la poesia. Dalla terra e dall’umanità nasce la sua dimensione dell’assoluto, del Divino. Gianfranco Zazzeroni è un artista autentico, completo.”</p><p align="JUSTIFY">Quanto questa lettura spiritualistica della ricerca pittorica e grafica del nostro artista sia pienamente condivisibile lo si evince dall’interesse che egli sempre esterna per il fattore luce che genera una sorta di letizia interiore nell’osservatore; ed è molto suggestivo leggere le sue opere in un contenitore museale ricco di testimonianze di autentica arte sacra alle quali purtroppo non molti dei suoi colleghi impegnati in questo particolarissimo segmento di ricerca fanno riferimento. Ben ha fatto l’organizzazione di questo evento espositivo ad evidenziare nel comunicato stampa la singolarità di tale interazione tra un’esperienza di arte astratta contemporanea e arte sacra del passato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022799_mostra-di-gianfranco-zazzeroni-in-toscana/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Massimiliano Kornmuller approda in Marocco</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022795_massimiliano-kornmuller-approda-in-marocco/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022795_massimiliano-kornmuller-approda-in-marocco/#comments</comments> <pubDate>Fri, 27 Apr 2012 12:29:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[artisti]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22795</guid> <description><![CDATA[Un’ importante mostra di Massimiliano Kornmuller programmata dalla nota Fondazione Ducci di Roma che ha una sede a Fez in Marocco per la promozione di interscambi culturali del paese africano con l’Europa, sarà inaugurata sabato 28 aprile 2012 presso la...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-22796" title="Massimiliano Kornmuller 2" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/Massimiliano-Kornmuller-2.jpg" alt="Massimiliano Kornmuller" width="600" height="455" /></p><p align="JUSTIFY">Un’ importante mostra di <strong>Massimiliano Kornmuller</strong> programmata dalla nota <strong>Fondazione Ducci</strong> di Roma che ha una sede a <strong>Fez</strong> in <strong>Marocco</strong> per la promozione di interscambi culturali del paese africano con l’Europa, sarà inaugurata sabato 28 aprile 2012 presso la <strong>galleria Kacimi</strong> di Fez .</p><p align="JUSTIFY">L’esposizione che si avvale del patrocinio del <strong>Ministero della Cultura marocchino</strong> ed ha per titolo “<strong>Il</strong> <strong>sogno d’Iskander</strong>”, rientra nell’ambito della manifestazione denominata “<strong>Perceptions et</strong> <strong>Perspectives</strong>”; essa si avvale della consulenza critica di una studiosa abruzzese, <strong>Chiara Strozzieri</strong> che la scorsa estate presentò le opere del grande maestro americano residente a Roma nel nostro Abruzzo e precisamente nello splendido scenario del <strong>Castello di Pettorano sul Gizio</strong>. Allora l’esposizione di cui la nostra rivista si interessò con un ampio servizio ebbe come tema dominante <strong>l’Herbarius</strong> <strong>di</strong> <strong>Kornmuller</strong>, in quanto sappiamo essere l’artista un appassionato cultore delle piante ed erbe del nostro territorio.</p><p align="JUSTIFY">Ma veniamo alla mostra iniziando dal titolo in verità ermetico ma suggestivo.</p><p align="JUSTIFY">Come risaputo, <strong>Iskander</strong> è il nome arabo di <strong>Alessandro Magno</strong> che seppe seminare nelle sue superbe conquiste che andavano dalla Macedonia all’India quell’ideale cosmopolita che dopo numerosi secoli sarebbe stato l’imperativo prioritario dell’Illuminismo. Fu proprio questo il sogno del grande condottiero dell’antichità ed è questo oggi il sogno dell’artista Kornmuller. L’arte in effetti è una delle discipline ove maggiormente l’universalismo trova la massima consistenza.</p><p align="JUSTIFY">Per illustrare in chiave linguistica e grafica questo progetto universalistico e multietnico egli rinverdisce una tecnica pittorica, l’encausto, risalente alla vecchia Pompei.Si tratta dell’uso di pigmenti mescolati a cera punica stesi a caldo con attrezzi metallici che forniscono un’insolita e straordinaria lucentezza al dipinto.</p><p align="JUSTIFY">Tornando alla figura di Alessandro, come non evidenziare il significato quasi magico (Aléx Andros = protettore dell’uomo) del suo nome a significare che il suo impegno in tal senso mirava alla fondazione di quell’ umanesimo che nell’età ellenistica susseguita alla sua morte si manifestò con il radicamento della polietnia?</p><p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-22797" title="Massimiliano Kornmuller" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/Massimiliano-Kornmuller.jpg" alt="" width="600" height="483" /></p><p align="JUSTIFY">Un discorso quanto mai attuale ai nostri giorni che trova nella sensibilità dell’artista un sostenitore convinto.</p><p align="JUSTIFY">Nella lettura di questa suite di opere esposte nell’antica città imperiale di Fez che fu capitale del regno nell’808, ci affidiamo al lucido testo critico della curatrice che così scrive:</p><p align="JUSTIFY">“I suoi sono personaggi leggendari, fermati in pose magnifiche e altere, degne di grandi combattenti e conquistatori; gli occhi si fanno infuocati e le teste si cingono di alloro, mettendo in gioco un’antica simbologia sapientemente rinnovata.</p><p align="JUSTIFY">Più fiabeschi risultano i paesaggi, appartenenti a un immaginario ben preciso, che è stato alimentato negli anni da una letteratura raffinata. Per questi l’artista sceglie eleganti esercizi di stile in acquaforte e acquatinta, dimostrando un’ottima conoscenza delle tecniche incisorie e confermando l’amore per certi <em>modi operandi</em> ormai quasi del tutto estranei anche ai più noti autori contemporanei.</p><p align="JUSTIFY">Dunque sapienza e studio approfondito del mondo antico esplodono in un appassionato ciclo di opere, che Massimiliano Kornmüller non poteva sperare di esporre in una più giusta sede. “</p><p align="JUSTIFY">Ritengo sia Kornmuller un esempio assai fertile di apertura alle diverse esperienze culturali che nell’arte trova terreno per una visione non più localistica del sublime messaggio dell’arte.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022795_massimiliano-kornmuller-approda-in-marocco/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>poesia: SCINTILLA D’ANIMA CREATIVA</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022791_poesia-scintilla-danima-creativa/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022791_poesia-scintilla-danima-creativa/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 10:23:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Umberto Astori</dc:creator> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22791</guid> <description><![CDATA[SCINTILLA D’ANIMA CREATIVA Smosse le pietre dal triste sussulto la compassionevole anima creativa svela la piagata arte aquilana posta ancora nel suo letto di dolore. Tra le macerie il grido di salvezza, la sua voce si fa ancora più forte...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>SCINTILLA D’ANIMA CREATIVA</p><p>Smosse le pietre dal triste sussulto<br /> la compassionevole anima creativa<br /> svela la piagata arte aquilana<br /> posta ancora nel suo letto di dolore.</p><p>Tra le macerie il grido di salvezza,<br /> la sua voce si fa ancora più forte<br /> per salvare i molti preziosi ricordi<br /> patrimonio glorioso di storia millenaria.</p><p>D’incanto s’unisce alla virtuosa tradizione<br /> una sinfonia sapiente di mani operose,<br /> pronte a liberare stringenti lacci dell’incuria<br /> per salvare molti tesori d’arte lacerati.</p><p>Il desiderio di ricupero dell’elevata bellezza<br /> diviene fervida promozione a tutto il mondo,<br /> sollecita adozione generosa<br /> pronta ancor prima dei danni inguaribili.</p><p>In questo fervore d’amorevole intesa<br /> la bellezza si fa sorella luminosa d’arte,<br /> desiderosa d’accarezzare la sua vera dignità,<br /> imitando la premiata opera d’Aramengo.</p><p>Si diffonda questa entusiastica scintilla<br /> posta nel concertato spazio singolare,<br /> una sintonia abile d’esperienze<br /> possa rianimare e portare all’originaria luce.</p><p>Con questa entusiastica anima creativa<br /> le numerose scomposte croci di pregio<br /> torneranno ad essere segno d’amore,<br /> là dove le lacrime si sono fatte intense.</p><p>I molteplici affreschi impregnati a lungo,<br /> sedimentati da strati di muffe lacrimanti<br /> potranno tornare sapientemente<br /> ad offrire ammirevole bellezza secolare.</p><p>Le innumerevoli statue mutilate dal sisma<br /> torneranno a splendere ad ogni festa<br /> nei luoghi dove si canta l’amore,<br /> divenendo per tutti segno di comunione.</p><p>Con lo splendore delle opere risanate<br /> ogni buon novello genitore adottivo<br /> sentirà d’aver dato con la scintilla creativa<br /> vita alla vita, arte all’arte.</p><p>Umberto Astori<br /> 21 aprile 2012</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022791_poesia-scintilla-danima-creativa/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il volto di Pasolini restituito</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022787_il-volto-di-pasolini-restituito/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022787_il-volto-di-pasolini-restituito/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Apr 2012 10:11:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Alceo Lucidi</dc:creator> <category><![CDATA[Letteratura]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22787</guid> <description><![CDATA[  Quanti sono i volti che lo sfaccettato prisma intellettuale di un autore inconcluso come Pasolini rimanda al lettore e, di converso, alla nostra epoca? Davvero tanti. Tanti quanti le controverse interpretazioni di un autore complesso e sfuggente hanno reso...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"> <img class="alignnone size-full wp-image-22789" title="volto-pasolini" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/volto-pasolini.jpg" alt="Il volto di Pasolini restituito" width="400" height="445" /></p><p align="JUSTIFY">Quanti sono i volti che lo sfaccettato prisma intellettuale di un autore inconcluso come Pasolini rimanda al lettore e, di converso, alla nostra epoca? Davvero tanti. Tanti quanti le controverse interpretazioni di un autore complesso e sfuggente hanno reso possibili sia tra gli irriducibili detrattori, sempre pronti a scovare nelle manie dell’uomo e dello scrittore, o nel suo ostentato ribellismo sociale, un facile appiglio per le teorie complottiste che si sono succedute nel tempo, sia tra i serafici sostenitori che, per pura agiografia, finiscono immancabilmente per rilevarne gli indiscussi meriti di polemista, pedagogo, sismologo dei propri tempi senza metterne sufficientemente in luce alcune contraddizioni, o quanto meno aporie, legate alla figura di intellettuale.</p><p align="JUSTIFY">Finalmente un giovane studioso, Antonio Tricomi, che da un decennio conduce ricerche approfondite sul Pasolini attraverso una fedeltà che si estende dal 2002 al 2010 ed ingloba saggi, note, appunti, contributi accademici continuamente rivisiti e corretti per assecondare “i rovelli interpretativi” ed i “risorgenti dubbi esegetici” legati alla produzione pasoliana, dà alle stampe un volume collettaneo dal titolo “In corso d’opera. Scritti su Pasolini”, edito da Transeuropa Edizioni, che scatta una fotografia il più possibile distaccata e turgida del magma in continua evoluzione dell’opera dell’autore bolognese.</p><p align="JUSTIFY">Con una scrittura saggistica ficcante e densa, precisa e rigorosa, ricca di spunti e suggestioni, dotata di una sorprendente acutezza di analisi e prospettive, il prof. Tricomi non si accontenta di fermarsi alla convenzionalità dei dati biografici ed anedottici, ma penetra decisamente, come ogni buon ricercatore, nel tessuto intimo della rete di rapporti formali ed estetici che regge un qualsiasi testo.</p><p align="JUSTIFY">Pasolini è stata una figura controversa e del tutto particolare perché ha voluto fare del suo corpo e del suo stesso agire letterario una metafora volutamente deforme ed ingrossata del disfacimento culturale e morale che vide palesarsi e prendere lentamente forma nel nostro Paese. E’ stato, cioè, un autore importante per capire uno spaccato di storia italiana, tra gli anni ‘60 e ‘70, eppure non lo scrittore fondamentale, direbbe Tricomi, in grado di regalarci l’opera perfetta o decisiva nelle sorti delle nostre patrie lettere. Ha voluto spiegare il degrado della nostra convivenza sociale, la massa di congiure, ignominie, ricatti, perversioni e complicità che si celavano dietro al cosiddetto Potere (identificato in massima parte con la nascente borghesia edonistica e consumistica, falsamente tollerante e perbenista) passando attraverso il sotterramento inesorabile di ogni funzione di riscatto etico e formazione civile del letterato, ricollegandolo all’avvilente quanto progressiva emarginazione del suo ruolo ed assumendone su di se, senza alcuna indulgenza, le stigmate ed il durevole ribrezzo. Sporcandosi le mani e facendo del proprio corpo “martoriato” la fonte prima delle contraddizioni del suo tempo, assumendo l’intera sua opera a misura di paragone dell’intellettuale incompreso, Pasolini cercò, come potè e d’altronde senza alcuna speranza di successo, di entrare nei meccanismi di funzionamento dell’industria culturale italiana, ormai ridotta ad una massificata proliferazione di oggetti di pura distrazione e rapida fruizione, in scrupoloso ossequio alla logica dominante di un’acritica uniformità di pensiero, per scardinare dal di dentro i gangli di un processo di omologazione avviato ad inesorabile compimento.</p><p align="JUSTIFY">Le sue scelte non furono mai lineari bensì sofferte e restarono segnate da contraddizioni proprio perché fluttuante dovette ben presto rivelarsi il terreno sociale ed intellettuale da cui presero le mosse ed in cui vennero pensate con tanta lucida, rabbiosa determinazione. Dice bene Tricomi quando rimarca che le conflittualità ideologiche in cui Pasolini si dimenò possono considerarsi “il cardine del suo pensiero, il punto forte della sua arte”. In effetti, dopo aver fatto propria una certa militanza politica a sinistra non mancò di far sentire le sue critiche alle omissioni ed ai colpevoli silenzi del partito “al punto da guadagnarsi, per così dire, il tacito appoggio di una borghesia ostinatamente conservatrice e dunque disposta ad aprirgli le porte del “Corriere della Sera” così da assecondare il disegno strategico di indebolimento e demonizzazione della proposta politica e della cultura comuniste” (pag. 20). Apertamente schierato contro ogni forma di oscurantismo religioso si disse favorevole ad un “arcaico cattolicesimo” fatto di adesioni ad una certa purezza e semplicità evangelica, fedele ai punti fermi della dottrina sociale della Chiesa che rintracciava nella tradizione culturale preindustriale della civiltà contadina. Pur dichiarando apertamente la propria condizione di omosessuale non ebbe a cuore i movimenti gay ed un certo femminismo militante ritenuti funzionali ad una concezione edonistica del “nuovo potere totalitario borghese” (pag. 21). Sebbene si imponesse per il carattere innovativo e rivoluzionario della sua pedagogia “luterana”, mossa da un intransigente bisogno di liberazione etica dei costumi, contestò aspramente il Sessantotto per il suo carattere irriducibilmente ideologico, in cui percepì, acutamente ed in anticipo sugli altri, nel roboante conflitto generazionale, la strisciante lotta per il passaggio di privilegi e posizioni acquisite di dominio tra padri e figli.</p><p align="JUSTIFY">I laceranti strappi al tessuto sociale vennero insomma sedimentati così in profondità da Pasolini da esserne restituiti con palpitante drammaticità. Allo scrittore i semplici mezzi di raffigurazione di un mondo desolato e stravolto non bastavano più e fu per questo che, dagli anni Sessanta in avanti e più precisamente a partire dal 1961, anno dell’ingresso di Pasolini nel cinema, i sui orizzonti artistici, lo statuto estetico stesso dei testi che licenziò, cambiarono totalmente. Lasciato un filone tradizionalista di perfettismo formale e didascalico (“Le Ceneri di Gramsci”, la “Religione del mio tempo”, le poesie in dialetto friulano, ad esempio), Pasolini cedette ad una scrittura manierista e fortemente viscerale, labirintica, improntata ad un incessante sperimentalismo linguistico e un altrettanto fibrillante multiformità stilistica così “da stravolgere e riformulare le tecniche delle più svariate forme di discorso per realizzare opere inclassificabili in base a comode partizioni di ambiti estetici o generi espressivi e quindi tali da smentire l’esistenza stessa di competenze, saperi, settori disciplinari distinti e rigidamente fissati” (pag. 95). Da quel momento, ad essere messi in scena furono degli organismi tentacolari e costantemente manipolabili di cui Tricomi è particolarmente attento a cogliere le sfumature e la drammatica intensità, mettendo intelligentemente in risalto il passaggio ad un corpus letterario, intenzionalmente involuto ed irrisolto, in grado di sedimentare schemi e forme della traduzione letteraria in maniera “alterata e straniante”, non tanto e non solo per “abiurare” o a prendere le distanze dai maestri, quanto piuttosto, come direbbe Alessandra Ottieri, per riportare alla luce un passato che potesse “tradurre nel linguaggio dell’oggi i valori anzitutto etici dell’umanesimo” (pag. 11). Sentì di farlo in maniera plateale ed emblematica servendosi della lingua per rimodulare, ritracciandoli e rendendoli disponibili ad una pluralità di sensi, i significati fissati dal Potere che, dirà Roland Barthes dopo la morte di Pasolini, “fascisteggiava” anche attraverso “l’autorità dell’asserzione” e “la gregarietà della ripetizione”, intese come subdole ed inconsce modalità di coercizione.</p><p align="JUSTIFY">Tricomi ci suggerisce che la fede riposta di Pasolini nasceva da un’imprescindibile adesione ad una società patriarcale e premodernista, schiettamente popolare, dove il rispetto dei valori umani ed etici veniva prima di ogni commercio e compromesso. Anche nell’antifascismo vedeva una resistenza spirituale, prima ancora che politica, contro ogni forma di barbarie e riconosceva a quel genere di comunità una dignità che il suo mondo, indiscriminatamente divorato dagli istinti predatori di cinici potentati affaristici ed economici e da un disperato, qualunquistico egoismo, non aveva più ritrovato. Anche il suo estremo tentativo di creare pastiche linguistici o di percorrere possibilità artistiche diverse (dalla narrativa alla poesia, dal saggio al teatro e poi al cinema) dovette essere un ultimo disperato omaggio alla gloriosa, purtroppo irrimediabilmente perduta, tradizione culturale ed umanistica italiana.</p><p align="JUSTIFY">Senza cedere in nulla ad una perfetta coerenza di visione ed omogeneità dell’impianto esegetico, Tricomi ci ha restituito, sulla scia di altri grandi critici, come Gianfranco Contini e Walter Siti, un’immagine meno edulcorata, bistrattata o travisata e, per questo più vera, di Pasolini, appunto perché letta con le corrette lenti di un discorso interpretativo equilibrato, in grado di ristabilire le giuste distanze e le adeguate proporzioni di fondate messe a fuoco, prima di chiudere, con il dossier Pasolini, un importante capitolo della sua recente storia di valente accademico.</p><p align="JUSTIFY"> Antonio Tricomi, docente universitario di Critica Letteraria Italiana presso l’ateneo di Macerata, parlerà del suo libro “In corso d’opera. Scritti su Pasolini”, pubblicato nel 2011 dalla Transeuropa Edizioni, mercoledì 2 maggio, a partite dalle ore 21:00, presso la Biblioteca civica di Fermo. L’evento, organizzato dal Punto Einaudi di San Benedetto del Tronto, vedrà anche la presenza del giornalista e recensore Simone Gambacorta che avrà il compito di introdurre il testo del professore.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022787_il-volto-di-pasolini-restituito/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Francavilla al Mare: al MUMI omaggio di Michele Circiello a Lucio Dalla</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022783_francavilla-al-mare-al-mumi-omaggio-di-michele-circiello-a-lucio-dalla/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022783_francavilla-al-mare-al-mumi-omaggio-di-michele-circiello-a-lucio-dalla/#comments</comments> <pubDate>Mon, 16 Apr 2012 16:59:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22783</guid> <description><![CDATA[  Dal 5 al 20 maggio 2012 presso il MUMI di Francavilla al Mare il maestro pugliese Michele Circiello terrà una mostra omaggio all’amico Lucio Dalla recentemente scomparso. L’esposizione dal titolo “Il lungo viaggio nelle terre colorate, tra le ferite...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"> <img class="alignnone size-full wp-image-22784" title="Circiello Dalla" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/Circiello-Dalla.jpg" alt="Francavilla al Mare: al MUMI omaggio di Michele Circiello a Lucio Dalla" width="600" height="813" /></p><p align="JUSTIFY">Dal 5 al 20 maggio 2012 presso il <strong>MUMI</strong> di <strong>Francavilla al</strong> <strong>Mare</strong> il maestro pugliese <strong>Michele</strong> <strong>Circiello</strong> terrà una mostra omaggio all’amico <strong>Lucio Dalla</strong> recentemente scomparso. L’esposizione dal titolo “<strong>Il lungo viaggio</strong> <strong>nelle terre colorate, tra</strong> <strong>le ferite e i sorrisi del sole</strong>” è coordinata, di concerto con il sindaco <strong>Antonio Luciani</strong> e l’assessore alla cultura del comune <strong>Pina Rosato</strong>, da <strong>Tonino Bosica</strong>, uomo di cultura e promotore di importanti eventi nel campo delle arti visive, che ha scritto per l’occasione una breve ma significativa testimonianza sull’artista conosciuto nel 1987 in occasione della sua partecipazione al noto Premio Michetti che da anni si tiene proprio nelle prestigiose sale del MUMI. La singolarità dell’evento sta nel fatto che questa mostra a Circiello era stata programmata da Lucio Dalla, che sappiamo essere stato cultore delle arti, nella sua Bologna. Ora, essendo venuto a mancare il grande cantautore e poeta si è pensato di dedicare la mostra proprio a lui.</p><p align="JUSTIFY">All’inaugurazione della mostra (sabato 5 maggio ore 19) che si avvale della collaborazione dei comuni Isole Tremiti, Foggia, Vieste, provincia di Foggia, Parco Nazionale del Gargano, interverrà il poeta <strong>Riccardo Melotti</strong>.</p><p align="JUSTIFY">Ma ecco una breve nota biografica dell’artista che vanta numerose amicizie nell’ambito della cultura e dello spettacolo, quali Ettore Scola, Giorgio Celiberti, Riccardo Licata e gli indimenticati Alberto Sordi, Ruggero Orlando, Domenico Cantatore, Mario Monicelli e così via.</p><p align="JUSTIFY">Nato a Rocchetta S. Antonio (FG) nel 1944, Michele Circiello ha frequentato l’Accademia di Brera a Milano, discepolo di Domenico Cantatore. La sua attività espositiva inizia nel 1970 allorché tiene la sua prima personale a Foggia. Negli anni poi esporrà sempre con personali e antologiche nelle più importanti città italiane (Milano, Bologna, Modena, Ferrara, Bari, Macerata, Vicenza, Torino, Verona, Brescia, Padova ecc.) All’estero lo troviamo esporre a Vienna, Atene, Santiago de Campostela, Puttlingen (Germania), Jeddah (Arabia Saudita). Ha realizzato opere monumentali in bronzo, marmo, pietra ed anche in ceramica per spazi pubblici e luoghi di culto. Tra queste interessante il gigantesco monolite sito sul lungomare Europa di Vieste. Assai significativa anche la porta bronzea per la Chiesa di S. Francesco sempre a Vieste. Per quanto concerne il suo rapporto d’amicizia e collaborazione con Lucio Dalla, va ricordato che fu proprio il cantautore a commissionargli nel 2010 un monumento in bronzo (h. 3 m.) collocato attualmente nella Piazza Belvedere dell’isola di S. Domino (Tremiti), località assai cara al grande Lucio.</p><p align="JUSTIFY">Vasta la bibliografia che lo riguarda. Per i nostri lettori segnaliamo perché riassuntiva solo la recente lussuosa monografia dal titolo molto significativo “<strong>Archeologia</strong> <strong>del futuro opere 1971-2007 Michele</strong> <strong>Circiello</strong> <strong>l’accertatore di tracce</strong>” (edizioni Bora, Bologna 2007) con un saggio critico di <strong>Martina Corniati</strong> e testimonianze di <strong>Rossana Bossaglia</strong>, <strong>Laura Leone</strong> e <strong>Maurizio</strong> <strong>Vitiello</strong>.</p><p align="JUSTIFY">Questa la breve storia dell’illustre personaggio che è pittore, scultore ed altresì incisore, cantore dell’epopea della sua terra. La nota caratteristica di tutta la sua ricerca risiede proprio in questo afflato lirico desunto dalle radici di una terra natia ricca di sole, di colori accesi, di iscrizioni rupestri, di faraglioni selvaggi e al tempo stesso infinitamente arcani. C’è un’aura rupestre, come recita il titolo di una riuscita vasta suite di sue opere, in lui che affascina perché evoca alla memoria un sedimento arcaico, un passato epico popolato da guerrieri, da scene sontuose di caccia, da orizzonti marini di incomparabile bellezza. Tutto un perimetro primitivo che si connota d’una profondissima sacralità, anche perché sovente vengono alla mente del lettore scenari musivi bizantini con vibrazioni luministiche sorprendenti.</p><p align="JUSTIFY">Pur riecheggiando la cultura arcaica, Circiello è attualissimo nella sua linguistica contemporaneità. Basti evidenziare il non casuale riferimento alla poetica informale esplicito in certe opere polimateriche su legno: trattasi di un astrattismo che non esiterei a definire lirico e romantico, come già qualche collega ha parlato a proposito della ricerca del maestro pugliese. Un astrattismo che fa leva soprattutto sul segno dotato sempre di finalismo estetico, un segno spesso, gonfio di materialità tattile, in grado di essere letto anche da non vedenti. Segno/segnale, segno/simbolo, segno archetipo segno che reiterato aspira alla pittoricità e persino alla decorazione grazie anche alla letizia policromatica con cui esso è riversato sulla superficie. Oggettivamente mai l’artista disdegna il decoro nelle sue solari composizioni, come si conviene ad un personaggio innamorato del proprio ambiente.</p><p align="JUSTIFY">Tornando alla mostra di Francavilla al Mare, sarebbe un vero peccato se gli amanti dell’arte contemporanea se la lasciassero sfuggire.</p><p align="JUSTIFY"> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022783_francavilla-al-mare-al-mumi-omaggio-di-michele-circiello-a-lucio-dalla/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pianella. Niccola de Andrea: letterato…dimenticato</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022780_pianella-niccola-de-andrea-letteratodimenticato/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022780_pianella-niccola-de-andrea-letteratodimenticato/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Apr 2012 13:15:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Mario Nardicchia</dc:creator> <category><![CDATA[Abruzzesistica]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22780</guid> <description><![CDATA[Niccola de Andrea (1764-1833): educatore, pensatore, letterato, curato,…dimenticato Esserci solo nato a Pianella, come è accaduto a chi scrive, l’indomani della scoppio dell’ultimo conflitto mondiale , in Contrada Morrocino [nel Regno di Napoli il termine ‘morocino o moricino’ indicava ‘le...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-22781" title="d-andrea" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/d-andrea.jpg" alt="" width="400" height="503" /></strong></p><p><strong>Niccola de Andrea (1764-1833): educatore, pensatore, letterato, curato,…dimenticato</strong></p><p>Esserci solo nato a <strong>Pianella</strong>, come è accaduto a chi scrive, l’indomani della scoppio dell’ultimo conflitto mondiale , in Contrada Morrocino [nel Regno di Napoli il termine ‘morocino o moricino’ indicava ‘le mura fuori della città’] a confine con contrada Pratodonico (cfr. Codice Diplomatico di Orvieto) nella casa patriarcale di Peppino Chiavaroli (lat. ‘clavem valoris’, o ‘qui habet valores’, o toscanismo: ‘fabbricante di serrame’) da Lidia –paziente e pia tessitrice e ricamatrice del proprio corredo nuziale e della sua santa esistenza- e da Valentino Nardicchia (gr. ‘anerdikaios’=uomo onesto,giusto, appellativo che Luca, negli Atti degli Apostoli in lingua greca ,usa per Cornelio il Centurione, della Coorte Italica di stanza a Cesarea, primo ‘pagano’=abitante del ‘pagus’ a convertirsi, nel 41 d.Cr., al Cristianesimo per opera di San Pietro) di Cepagatti [probabile lat. ‘Cibelis pagus Attisque’, il che spiegherebbe l’importazione, a Roma, del culto delle due divinità anatoliche, forse per ingraziarsi la benevolenza di Annibale –Cibele: ‘Rea’ per i Greci, ‘Magna Mater’ per i Romani, generatrice di tutti gli dei, della natura, degli animali, delle selve; Attis, suo figlio/amante, eviratosi originò, con il suo sangue, la ‘melagrana’(dialetto cepagatense ‘mereanate’= lat.: ‘mea Rea nata’), frutto così caro al ‘vate D’Annunzio’ tanto da tenerne in abbondanza al Vittoriale, persino ricamata in tutti i propri tessuti e stoffe e drappeggi e biancherie-, in data certa: 4 aprile del 204 a.Cr., come registrato nei Libri Sibillini conservati al Palatino], non vuol dire assolutamente disinteressarsene della ‘Città di Papianilla’ [ probabile etimo -ridotto dal fenomeno linguistico ‘ipocoristico aferetico’ a ‘Pianilla’, quindi “Pianella”- dal nome della moglie di Sidonio (cognome ancor oggi diffuso nella zona) Apollinare (430-486 d. Cr.), poeta e funzionario galloromano (interessanti: Contrada Fonte Gallo e contrada Salmacina - acque sorgive alcaline e diuretiche care ai Celti), oppositore cristiano contro la ferocia dei barbari, genitori –i due- di Apollinare, Roscia (ha dato il nome a Rosciano?) e Severiana]. Anzi! Come i fatti dimostrano, i rapporti tra le due comunità –Pianella e Cepagatti- sono consolidati da tempo, in campo culturale, imprenditoriale, artigianale, agricolo, addirittura con frequenti matrimoni tra cittadini e cittadine dei due storici siti, smentendo così le presunte rivalità sancite da una improbabile fantasiosa ‘cannizzata’ divisoria all’altezza del Bivio di Cerratina, ai piedi della salita del ‘Cerquone’.</p><p align="JUSTIFY">Niccola de Andrea, &lt;sortì i natali in Pianella il 14 Maggio del 1764, e quivi il 19 Ottobre del 1833. trapassò di questa vita, pianto e desiderato, ovunque il sapere e la virtù sono in pregio&gt;. E’ Raffaele d’Ortensio (Cepagatti 1807-1881), canonico, letterato, latinista, docente nativo della vicina Cepagatti che ci rende conto della vita del collega di Pianella nel volumetto “Elogio funerale di Niccola de Andrea” edito dalla Tipografia Angeletti di Teramo nel Dicembre 1834, 14 mesi dopo la dipartita del pianellese. Ed il volumetto è conservato nell’archivio-biblioteca del canonico don Vincenzo Verna (Pianella 1884- Cepagatti 1966), latinista, grecista, francesista e matematico (gentilmente messo a disposizione dalle nipoti Wanda, Vera Maria e Franca) venuto da Pianella a Cepagatti nella magione di una zia al centro storico, seguito dal fratello Settimio –realizzatore a Cepagatti della prima sala di proiezione: “Cinema Eden” negli anni ’30, sotto il ridotto di Palazzo D’Ortensio, nella piazzetta dietro la Torre Alex; passione trasmessa al figlio Ezio (premiato nel 2.000 da Manoel de Oliveira in persona), collaboratore di Giuseppe Tornatore nel film “Una pura formalità” girato a Rocca Calascio(1994), e poi dall’amico concittadino Peppino Rossi –responsabile delle linee elettriche UNES controllate da una figura mitica per i ragazzi di allora: il ‘Caposettore’- rispettivamente sposati, Settimio con Concettina –statuaria ma dolce, con i lobi coperti da una gran goccia di corallo bianco, la treccia spillata a crocchia sulla nuca- e Peppino (fratello di Enzo, famoso e antesignano pastaio) con Carina Nardicchia –più minuta, sorriso bonario a tutte l’ore, due gocce di corallo rosa sui lobi e sempre il “tuppo” sulla nuca- sorelle, le due, di Valentino –‘noleggiatore di rimessa’ con la fiammante Fiat Balilla 509 nera targata PE 2527- e del maestro ‘Pierino’ –educatore mitico e metodico, severo al punto giusto ma comprensivo: i quattro figli di Filomena, rimasta vedova nel 1922, con un negozio di generi alimentari e un forno nel Rione de Felice da dover gestire; entrambi, Settimio e Peppino sempre con la battuta pronta, sereni, mordaci quanto bastava, proprio come i recitanti pianellesi de “Lu BBongiorne”.</p><p align="JUSTIFY">Niccola de Andrea, appena undicenne, fu avviato da uno zio sacerdote &lt;ai buoni studi al Seminario di Chieti&gt;. Qui, ci informa Raffaele d’Ortensio &lt;…consolava i Precettori di allegre fiducie, che vinsero poscia di mille tanti i desiderj e l’ aspettazione&gt;(termine –quest’ultimo- molto caro a Gabriele d’Annunzio: cfr. “Il piacere” (1888):&lt;…vivere tutto il giorno nell’aspettazione inquieta, furiosa, terribile, del momento in cui ti rivedrò&gt;; “Elettra” (1903) –‘Canti della ricordanza e dell’Aspettazione’; parola usata ben 5 volte de ‘Il Libro segreto’(1935), una sorta di ‘saudade’ trasmessagli dallo studio e dalla conoscenza di autori lusitani, quel sentimento tutto portoghese che va sotto il nome di “sebastanismo”, vigente ancor oggi, derivante dall’agognato ritorno del re Dom Sebastiao, morto giovanissimo senza eredi in battaglia ad Alcàcer Quibir, in Marocco, contro i Mori nel 1578).</p><p align="JUSTIFY">&lt; E l’ingegno si mostrò acconcio ed opportuno ad ogni sorta di disciplina;&gt; -continua D’Ortensio scrivendo, come detto, l’ “Elogio funerale di Niccola De Andrea” (da notare l’originario valore aggettivale di: ‘funerale’, ai giorni nostri sostantivato)- &lt;e potè educarlo come alle immagini del bello della Scuola del divino Marone (Publio Virgilio Marone: 70 a.Cr.-19 a.Cr.: poeta), così alle lunghe ed ardue speculazioni, e ai calcoli profondi in quella del Genovesi (1713-1765: scrittore, filosofo, economista)e di Archimede (Siracusa 287 a.Cr-212 a.Cr.: matematico, fisico, inventore)&gt;. D’Ortensio lamenta il decadimento in Italia, all’epoca, della Poesia: &lt;…la divina Poesia, caduta tra le arti di fuggevole dilettamento, non più faceasi ministra efficace di civiltà e di verecondi costumi,…&gt;; e della Prosa: &lt;Nella Prosa una scomposta, e licenziosa dicitura usurpato avea il posto della nativa e casta semplicità del buon tempo antico…&gt;. E si compiace del richiamo alla Classicità del collega di Pianella: &lt;Il De Andrea […] vide che in mezzo a quei tanti letterarj disfacimenti soltanto era salute in quei Volumi, su cui riposa l’autorità de’ Secoli illibati…[…], e prestò splendido documento di aver avuto il vero animo italiano, quando nello studio delle lettere si mise alle poste degli antichi&gt;. Quindi, prosegue il Canonico cepagatense: &lt;Egli, che diggià era avviato alla Chiesa, quando poi ebbe giudizio e volontà di deliberare di sé, […] si rese in vesti Sacerdotali&gt;.</p><p align="JUSTIFY">Nel 1786, tre anni prima della Rivoluzione francese, il De Andrea tenne la Cattedra di Grammatica nel Seminario di Chieti. L’anno successivo, il suo Vescovo di Atri-Penne Monsignor Bonaventura Calcagnini lo chiamò ad un compito più elevato nel proprio Seminario: ‘leggere’ Filosofia e Matematica. Da queste notizie di D’Ortensio si può rilevare che i due Seminari, quello Vestino e quello Marrucino, erano contraddistinti da una connotazione, una impronta, una specializzazione precisa: ‘letteraria’ quello di Chieti, ‘filosofico-matematica’ quello di Penne. E qui il Canonico di Cepagatti mette fuori anche la propria erudizione: &lt;Impertanto questo amore irresistibile del vero, e la fatica che, senza mai darle sosta, durava il DE ANDREA in cercarlo, acquistavano alle sue lezioni universalità in tutte le materie; perciochè siccome di un nostro Filosofo (Gian Battista Vico: Napoli 1668-1744, autore di “Scienza Nuova”) scrisse il Montucla (Jean Baptiste Montucla: Lione 1725-Versailles 1799, autore di “Histoire des Mathémetiques”), ch’egli sforza la natura ne’ suoi trinceramenti, così il nostro NICCOLA non offendendo in quegli scogli, ove l’antica sapienza si ruppe, ma accostandosi alla novella, ch’è tutta ne’ fatti e nelle osservazioni,, mettevasi su i gran passi di quegli immortali italiani, che primi alzarono la fiaccola, alla cui luce corsero poscia tutt’i Saggi dell’Universo&gt;. Il docente pianellese ha una metodologia tutta particolare, rivoluzionaria per l’oggi; si faceva giudicare pubblicamente: &lt;E affinchè il Pubblico facesse giusto giudizio di Lui e degli Alunni, soleva (cosa per altro a quei tempi comunale) chiudere l’anno de’ suoi insegnamenti con pubbliche conclusioni, data facoltà a tutti di potere incontra objettare: nelle quali esercitazioni i valorosi Discepoli feron sempre buonissima pruova di sapere, ed Egli il valente Precettore nella ben concetta stima di Lui si raffermava&gt;.</p><p align="JUSTIFY">Tre anni dopo, causa ristrutturazione dell’edificio, De Andrea lasciò il Seminario di Penne ed entrò, quale insegnante, in quello di Chieti ove era stato studente. Anche qui rimase per tre anni .</p><p align="JUSTIFY">Nel maggio del 1792, come a voler offrire un uomo di così vasta cultura ai Pianellesi perché vi si abbeverassero, &lt; la Maestà di Ferdinando IV lo insigniva di Regia Cura nella Patria sotto il titolo di S.Salvatore […].E la Patria nel rivederlo si commosse ad allegrezza pubblica&gt; . Non son trascorsi due anni che il proprio Vescovo &lt;lo elesse ad Arciprete in Rosciano, a lui fidando il governo di parecchi contermini paesi&gt;. E qui restò per un decennio.</p><p align="JUSTIFY">Annota ancora Raffaele d’Ortensio: &lt;Correva intanto il 1804 e l’Augusto Ferdinando IV lo donava di Regio Canonicato nella sua Patria&gt;. Tornato di nuovo a Pianella, quindi, De Andrea fu celebre campione d’omiletica per &lt;gli esercizj della sacra eloquenza […] e di bella, grave, e nobile concinnità fiorendo le sue Concioni, ricolse nelle prime Città di Apruzzo premj amplissimi di lode, e di stima&gt;. Qui compose liriche :all’età di 18 anni s’era iscritto all’Arcadia con lo pseudonimo di Clarinto Enaade e, ora, è richiesto da molte Società Letterarie come la Società Senese e quella Pontaniana, nonché dalla &lt;mia Colonia Aternina dei Velati&gt; aggiunge D’Ortensio il quale, più tardi, nel suo “Introduzioni allo Studio della Letteratura e della Eloquenza Italiana” -Teramo- Tipografia di Quintino Scalpelli- 1863, taccerà l’Arcadia di scarso valore riformatore e, citando il Botta, di ‘letteratura molle, eunuca’; &lt;e a tutte egli faceva continuamente mandato di forbite e giudiziose prose, e di finissime poesie&gt;; ebbe contatti con &lt;illustri amicizie: son chiari nomi quelli di Marrano, de Martiis, Dragonetti e di Armellini&gt;; scrisse il “Trattato della vera Religione”, in equilibrio tra l’incipiente ‘illuminismo’ italiano di Antonio Genovesi (1713-1769) che trova un compromesso tra ‘idealismo ed empirismo’, e l’evoluzionismo dello svizzero Charles Bonnet (1720-1793), scopritore della ‘partenogenesi’.</p><p align="JUSTIFY">Intanto &lt;la volontà del Re (Ferdinando IV di Borbone), e del Pontefice (Pio VII, al secolo Barnaba Chiaramonti di Cesena) consentivano alla riapertura del Seminario di Penne, e nel 1816 fu il valent’Uomo invitato a inaugurarlo&gt;. Il De Andrea fu chiamato dal Vescovo Monsignor D. Domenico Ricciardone a dirigere il Collegio e, per le sue eccezionali doti, venne insignito dei titoli di ‘Esaminator Prosinodale dell’universa Diocesi’, ‘Prefetto della Congregazione de’ Casi Morali’, ‘Lettor Teologo’, ‘Capo e Reggente del Seminario’.</p><p align="JUSTIFY">Nel 1826 &lt;carco di gloria e di fama rientrava il buon Vecchio nel suo Larario, per non dipartirsene mai più&gt;. Fece in tempo a tradurre dal latino le ‘Orationes’ del filologo, umanista transalpino, naturalizzato italiano, Marc Antoine Muret (1526-1585), precettore di Montaigne. Stese anche un testamento scritto di proprio pugno, come riferisce Raffaele d’Ortensio: &lt;perché in esso egli erse un pingue legato a favore del Reverendo Capitolo di Pianella, di molti beni fondi, il cui valore somma meglio di ducati mille, non che di ducati settecento, resultanti da tanti Capitali in denaro, ingiungendo l’obbligo di tante Messe in cadauna semmana, non che altri ufficii, e riti santi, e da ultimo la dotazione di due Orfane fanciulle in ogni anno, elette tra le ascritte alla congrega del Sacro Cuore di Gesù, da lui stesso eretta nella città di Pianella&gt;.</p><p align="JUSTIFY">Termina D’Ortensio: &lt; Nell’ottobre del 33, impensatamente, infermò di Disfagia; e lunga e vana pruova vi fè sopra la pietosa arte di Coo. […] Il giorno 19, avendolo pria la Religione confortato de’ suoi soccorsi, NICCOLA DE ANDREA era passato.&gt;. Ma dove sono finite le opere del dotto pianellese? Chissà! Raffaele d’Ortensio semplicemente rimarca &lt;Non seppe mai vincere quella modestia che governò tutta la sua vita, e lo fece ritroso a pubblicarle con le stampe&gt;. Ai ricercatori d’oggi, quindi, l’arduo compito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022780_pianella-niccola-de-andrea-letteratodimenticato/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elogio dell’astrattismo di Luigi Paolo Finizio</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022770_elogio-dellastrattismo-di-luigi-paolo-finizio/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022770_elogio-dellastrattismo-di-luigi-paolo-finizio/#comments</comments> <pubDate>Thu, 12 Apr 2012 10:20:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[mostre]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22770</guid> <description><![CDATA[Luigi Paolo Finizio è uno dei più qualificati storici dell’arte italiana. Docente nelle Accademie di Roma, Napoli e Reggio Calabria, ha tenuto corsi in diverse università italiane. Numerose e di grande prestigio le pubblicazioni, tra le quali segnaliamo “Arte, linguaggio...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-22771" title="mondrian" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/mondrian.jpg" alt="Luigi Paolo Finizio" width="380" height="348" /></p><p align="JUSTIFY">Luigi Paolo Finizio è uno dei più qualificati storici dell’arte italiana. Docente nelle Accademie di Roma, Napoli e Reggio Calabria, ha tenuto corsi in diverse università italiane. Numerose e di grande prestigio le pubblicazioni, tra le quali segnaliamo “Arte, linguaggio e senso” (Roma, 1986), “Il MAC Napoletano 1950-1954” (Napoli 1990) e “Avanguardia a Napoli-undici dell’astrattismo” (Napoli 1910), opera quest’ultima recensita dalla nostra rivista.</p><p align="JUSTIFY">Recentemente è stato pubblicato un suo studio dal titolo “Elogio dell’astrattismo” (Mimesis edizioni, Milano-Udine 2012). Il prezioso volumetto (62 pagine con in copertina un’opera di Mondrian) si compone di sei intensi capitoli ove si analizza con lucidità l’esperienza aniconica in grado di stimolare il pensiero altrimenti appiattito al cospetto del visibile.</p><p align="JUSTIFY">Opera assolutamente da consigliare per i collezionisti e gli studiosi dell’arte contemporanea che sappiamo avere avuto a partire dai primi anni del novecento un’autentica rivoluzione in virtù proprio dell’esperienza astrattista di cui proprio Mondrian (si veda riproduzione) fu tra i protagonisti di maggior rilievo.</p><p align="JUSTIFY">Scorrendo le intense pagine dell’opera abbiamo notato con piacere per quanto ci riguarda che al cap. IV si parla ampiamente e con approfondita analisi dell’artista teramano Silvestro Cutuli, esponente di spicco oggi della Computer Art.</p><p align="JUSTIFY">Va ricordato che già nel 2009 Finizio ebbe a curare una importante mostra di Cutuli ospitata presso la Sala Gambacorta di Teramo dal titolo “Il lato oscuro/le porte del nulla” con opere realizzate in arte digitale nel 2002.</p><p align="JUSTIFY">In certo qual modo anche questa tecnica esecutiva relativamente giovane ed ancora guardata con sospetto da parte della critica ufficiale entra con autorevolezza entro il perimetro dell’astrattismo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022770_elogio-dellastrattismo-di-luigi-paolo-finizio/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pescara. Gli “Idoli” di Amilcare Di Paolo</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022767_pescara-gli-idoli-di-amilcare-di-paolo/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022767_pescara-gli-idoli-di-amilcare-di-paolo/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Apr 2012 10:19:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[mostre]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22767</guid> <description><![CDATA[“Idoli”: questo il titolo della mostra personale che il pittore Amilcare Di Paolo terrà dal 26 aprile al 10 maggio 2012 al Mediamuseum (Piazza Alessandrini) di Pescara, la cui programmazione, grazie all’attenta direzione del prof. Gianfranco Zazzeroni, è sempre di...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-22768" title="DI PAOLO" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/DI-PAOLO.jpg" alt="" width="407" height="550" /></p><p>“<strong>Idoli”:</strong> questo il titolo della mostra personale che il pittore <strong>Amilcare Di Paolo</strong> terrà dal 26 aprile al 10 maggio 2012 al <strong>Mediamuseum</strong> (Piazza Alessandrini) di Pescara, la cui programmazione, grazie all’attenta direzione del prof. <strong>Gianfranco Zazzeroni</strong>, è sempre di straordinario livello. Inaugurazione alle ore 18 di sabato 26 aprile con ingresso libero e catalogo in sede.</p><p>Nato a Castelguidone in provincia di Chieti nel 1952, Di Paolo vive ed opera a Civitaquana (PE). Negli anni ’70-80 lo troviamo a Milano, città nella quale si inserisce nel dibattito culturale con particolare interesse per le arti visive. Non va dimenticato ad esempio che erano gli anni dei primi passi della transavanguardia italiana che tra l’altro promuoveva la riscoperta delle radici locali e popolari di ciascun artista, una sorta di “<em>genius loci</em>” in grado di significare la cultura del territorio a livello paradigmatico. Amilcare Di Paolo sente molto questo imperativo e quando nel 1995 torna nel suo Abruzzo inizia una ricerca pittorica e diremmo anche plastica visto l’uso di materiali extrapittorici desunti dalla quotidianità contadina con cui opera, incentrata proprio sulla sacralità delle tradizioni. Ne vengono fuori personaggi mitici che giustamente la curatrice della mostra <strong>Chiara Strozzieri</strong> ha denominato “Idoli”, ovvero simulacri o oggetti creati dall’artista atti a raffigurare una divinità. In definitiva i personaggi-idoli di queste opere sono gli abitanti di un ideale suo Pantheon ove trovano accoglienza le più svariate forme di religiosità.</p><p>Visitando la mostra pescarese che fa seguito alle personali tenute in precedenza in luoghi di prestigio come la <strong>Taverna Ducale</strong> di Popoli presentata dallo storico dell’arte <strong>Roberto Franco</strong>, la <strong>Camera di Commercio</strong> di Chieti, il <strong>Conservatorio Luisa d’Annunzio</strong> di Pescara il <strong>Palazzo della</strong> <strong>Cultura</strong> di Pianella, si legge a chiare lettere la sua predilezione per <strong>l’espressionismo mitteleuropeo</strong>, in particolare per l’esperienza <strong>COBRA</strong>, non disgiunta da una simpatia per la <strong>Pop</strong> <strong>Art</strong> se non altro in virtù dell’assemblaggio nell’opera di materiali fuori uso ed oggetti di scarto da parte della civiltà dei consumi. L’ inserimento in quelle che chiamerei “Pittosculture” di tali oggetti con il loro carico di vissuto acquista un valore soteriologico o di redenzione, in quanto assurgono a protagonisti di opera d’arte dallo stato di abbandono in cui si trovavano. Penso sia questa una esplicita forma di pensiero progressista e profondamente etico da parte dell’autore.</p><p>Un’ulteriore annotazione riguarda i sentimenti che di volta in volta vengono stimolati alla visione meditata di ciascuna sua opera: si passa dall’ironia e dal sarcasmo, alla letizia dovuta soprattutto al fervore cromatico sempre presente in lui, dallo spaesamento che si legge in certi volti dagli occhi sbarrati, alla serenità che talune scene ludiche di rara freschezza infondono.</p><p>Ma al di là di tutte queste osservazioni e richiami culturali, leggendo bene la personale programmata al Mediamuseum, va evidenziata la potenzialità della fantasia di Amilcare che alla vista di un oggetto semplice, direi banale sul quale nessuno di noi porrebbe la benché minima attenzione, si scatena fino a concepire con esso un manufatto estetico di rilevante lirismo. Non escluderei in lui una lettura naive del mondo circostante, che funge da stimolo della sua creatività.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022767_pescara-gli-idoli-di-amilcare-di-paolo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>6 aprile 2012. L’Aquila ha ricordato le vittime innocenti del terremoto</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022777_6-aprile-2012-laquila-ha-ricordato-le-vittime-innocenti-del-terremoto/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022777_6-aprile-2012-laquila-ha-ricordato-le-vittime-innocenti-del-terremoto/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 23:01:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Nando Giammarini</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22777</guid> <description><![CDATA[Quest’anno il 6 aprile, terzo anniversario del terribile terremoto, ha coinciso con la processione del Venerdì Santo molto sentita all’Aquila e nei suoi borghi limitrofi. Tante fiaccole, nonostante la recente pioggia, hanno illuminato la notte buia per tenere alto il...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-22778" title="commemorazione-laquila" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/commemorazione-laquila.jpg" alt="6 aprile 2012. L’Aquila ha ricordato le vittime innocenti del terremoto" width="600" height="400" /></p><p>Quest’anno il 6 aprile, terzo anniversario del terribile terremoto, ha coinciso con la processione del Venerdì Santo molto sentita all’Aquila e nei suoi borghi limitrofi. Tante fiaccole, nonostante la recente pioggia, hanno illuminato la notte buia per tenere alto il ricordo dei nostri concittadini che non ci sono più e fare in modo che i riflettori non si spengano su questo dramma non solo dell’Aquila ma dell’intera Regione e del Paese tutto.</p><p>La bella città d’arte e di storia giace ancora, purtroppo, nel suo tetro grigiore con tanti puntellamenti e le macerie non ancora rimosse. Un vergognoso scandalo a tre anni di distanza. Passato il tempo dell’elezioni e delle passerelle mediatiche si è proseguito con promesse mai mantenute mentre imprenditori di vari settori continuavano a lucrare sulla pelle dei poveri terremotati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti tra case ridotte a cumoli di macerie, ormai regno indiscusso di erbacce e ratti nonostante tanti aquilani, per amor della città non sono voluti andare via, siano ancora ospitati in strutture di accoglienza.</p><p>Il Centro storico off limits &#8211; con i militari a controllare che nessuno oltrepassi il limite della zona rossa – tantestrade e piazze deserte, i suoi palazzi distrutti, un dì fonte di vita, sembrano chiedere aiuto al cielo, l’ultimo che gli è rimasto. Ma torniamo a noi, alla fiaccolata del ricordo &#8211; organizzata dai comitati cittadini in collaborazione con il Comune &#8211; che ha visto una grandiosa partecipazione popolare, diecimila persone, forse più; tra queste anche il Ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca. Un bel segnale che auguriamoci dia i risultati sperati e, al di la delle tante chiacchiere e relative polemiche della struttura commissariale, avvii la ricostruzione dell’Aquila con i poteri di cui dispone. Un’insieme di sentimenti profondi ed emozioni hanno accomunato tutti attraverso i luoghi simbolo della tragedia collettiva.</p><p>Il dolore, nel silenzio assordante della Fontana Luminosa dove una dopo l’altra si accendevano le fiaccole, si toccava con mano dietro lo striscione che apriva il corteo in cui erano rappresentati i volti sorridenti degli studenti periti nel sisma e la scritta “ E’ triste leggere negli occhi di mamma e papà la certezza che neanche staserà tornerò a casa”. Anche questa toccante e commossa manifestazione serve a ricordare la volontà di ripresa, di rialzare la testa, della comunità aquilana dilaniata, lacerata ma unita e coesa nella ripresa e nella ricostruzione della città in nome di coloro che non ci sono più. Tante, oltre alla gente comune, le autorità partecipanti alla fiaccolata: il Ministro Barca; Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente; Il presidente della Regione, Gianni Chiodi; il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo; il prefetto dell’Aquila , la dottoressa Giovanna Maria Iurato; il capo della Protezione Civile ed ex Prefetto della città, Franco Gabrielli; una rappresentanza del comitato della sciagura di Viareggio, i gonfaloni di Comune, Regione e Provincia.</p><p>All’inizio di via Strinella un altro toccante striscione dei Red Blue Eagles L’Aquila 1978 con la scritta:” 6 aprile 2009 indelebile è il ricordo nella mente, 6 aprile 2012 309 angeli vivono nel cuore della gente”. Poi la fiaccolata si è snodata, in un clima molto suggestivo, verso la basilica di Collemaggio quindi alla Villa Comunale per essere puntualmente, dopo che una delegazione aveva raggiunto, in via XX Settembre, la casa dello studente per rendere omaggio agli studenti deceduti quella tragica notte. Puntualmente alle 3.32 tutti a piazza Duomo al cospetto della chiesa delle Anime Sante; qui in un clima surreale misto di dolore con il cuore gonfio di commozione e dalle fiaccole, ancora accese a simboleggiare la speranza, la Corale Gran Sasso e la corale Novantanove intonano alcuni brani tratti dal repertorio polifonico sacro; il Miserere di Salecchy e la preghiera alpina del Signore delle cime.</p><p>A seguire i 311 rintocchi di campana. Trecentonove per le vittime innocenti del terremoto e due in ricordo delle due ragazze di Scoppito, Pamela Mattei e Maria Grazia Rotili, che lo scorso anno persero la vita in un incidente stradale, tornando a casa, dopo aver preso parte alla fiaccolata. La lettura dei nomi ha rigato di lacrime i volti di tanta gente, in particolar modo dei parenti, infreddolita ed annichilita da un dolore che a tre anni di distanza non accenna a mitigarsi. Ancora un paio d’ore e l’Aquila, illuminata dalla luce dell’alba, tornerà alla vita di tutti i giorni con i suoi tanti problemi e le mille difficoltà del momento. Auguriamoci che dalla morte rinasca la vita, dalla disperazione un minimo di gioia, dal dolore la speranza e si arrivi ad un’inversione di tendenza con un confronto politico sereno in grado di affrontare, con decisione e coraggio, le tante criticità: dal lavoro alla ricostruzione.</p><p>Un grazie di cuore all’emittente aquilana Tvunoaq che con le sue bravissime giornaliste ha seguito in diretta la toccante ed importantissima manifestazione in ricordo dei nostri fratelli scomparsi quella tragica notte.</p><p align="JUSTIFY"> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022777_6-aprile-2012-laquila-ha-ricordato-le-vittime-innocenti-del-terremoto/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Isola dei famosi: ritratto reale della società</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022773_isola-dei-famosi-ritratto-reale-della-societa/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022773_isola-dei-famosi-ritratto-reale-della-societa/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:23:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Laura Alberico</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22773</guid> <description><![CDATA[Si chiama reality questo enorme e discutibile contenitore che da anni è un programma televisivo con indici di ascolto molto alti . La lotta per la sopravvivenza mette a dura prova la resistenza fisica dei partecipanti, le capacità di adattamento,...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-22774" title="isolda-dei-famosi" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/isolda-dei-famosi.jpg" alt="" width="450" height="338" /></p><p>Si chiama reality questo enorme e discutibile contenitore che da anni è un programma televisivo con indici di ascolto molto alti . La lotta per la sopravvivenza mette a dura prova la resistenza fisica dei partecipanti, le capacità di adattamento, l’equilibrio psicologico individuale sottoposto a continue pressioni di natura ambientale e relazionale. E’ senza dubbio uno scenario interessante, particolare versione moderna di ritorno alle origini, necessità che molti credono un itinerario possibile e augurabile per ricaricare il corpo e la mente, inquinati entrambi dai veleni della civiltà industriale e dallo stress della vita moderna.</p><p align="JUSTIFY">Ciò che emerge dagli esiti finali che hanno proclamato il vincitore rappresenta uno spaccato della società in cui viviamo la manifestazione evidente dei contrasti e dell’ambivalenza dei comportamenti che in ogni campo ( economico, sociale, politico) vengono quotidianamente alla luce e di cui siamo ormai gli eterni e apatici spettatori.</p><p align="JUSTIFY">La selezione naturale di Darwin ( studio accurato e minuzioso dell’origine delle specie e in particolare dell’evoluzione biologica e culturale dell’uomo) sembra aver perso lo spessore culturale che gli è dovuto se lo sforzo, la volontà e le abilità personali diventano un gioco di ruoli confuso e incoerente, uno scenario di fragilità psicologica dalle tinte forti e spesso prive di coerenza, lucidità, rispetto, altruismo e buon senso. Queste doti personali purtroppo non registrano l’audience, sono considerate fuori moda o meglio anacronistiche perché non rappresentative della realtà di oggi e quindi poco credibili come modelli da imitare.</p><p align="JUSTIFY">La televisione non insegna niente a nessuno, anzi i programmi come questo hanno la presunzione di mescolare in un grande minestrone gli ingredienti scaduti di una ricetta tipicamente italiana. Proprio in questo contesto chi merita a pieni voti di essere il vincitore viene eliminato e il pubblico viene attratto sempre più da chi recita, più o meno bene, la sua parte. Reality o realtà non fa differenza, copie conformi di una moneta unica, stampo preconfezionato per inventare un modello di vita che va pian piano deteriorandosi. Ed è per questo motivo che il vincitore di turno non sarà mai quello vero e giusto, magari il personaggio delle favole antiche che, dopo aver superato difficoltà e pericoli, riusciva a trasmettere valori e ideali della generosità e del coraggio, doti personali senza etichetta, distribuite oggi come merce di scambio ed esposte senza pudore agli occhi impietosi delle telecamere.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022773_isola-dei-famosi-ritratto-reale-della-societa/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pescara. Augusto Pelliccione al Mediamuseum</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022763_pescara-augusto-pelliccione-al-mediamuseum/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022763_pescara-augusto-pelliccione-al-mediamuseum/#comments</comments> <pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:18:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Leo Strozzieri</dc:creator> <category><![CDATA[mostre]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22763</guid> <description><![CDATA[Venerdì, 13 aprile alle ore 18 presso il Mediamuseum di Pescara inaugura la mostra personale di Augusto Pelliccione, artista aquilano tra i più noti non solo a livello regionale, ma in campo nazionale. Questo il singolare titolo dell’esibizione: “Bagattelle per...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì, 13 aprile alle ore 18 presso il <strong>Mediamuseum</strong> di <strong>Pescara</strong> inaugura la mostra personale di <strong>Augusto Pelliccione</strong>, artista aquilano tra i più noti non solo a livello regionale, ma in campo nazionale. Questo il singolare titolo dell’esibizione: “<strong>Bagattelle per un ambulacro</strong>”</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-22764" title="invito Pelliccione" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/invito-Pelliccione.jpg" alt="Pescara. Augusto Pelliccione al Mediamuseum" width="600" height="286" /></p><p>Augusto Pelliccione è nato a L’Aquila nel 1938. Formatosi al Liceo Artistico di Pescara, sul finire degli anni ’50 è stato animatore della vita culturale aquilana insieme ai giovani Mariani, Visca, Di Vincenzo, Narducci. La sua prima personale risale al 1964, nella città natale. Nel 1968 è impegnato in una grande tela per la chiesa aquilana di S. Maria Mediatrice, lavoro che verrà poi completato nel 1986. Nel ’77 è tra i fondatori di Officina Culturale 77, che sarà punto di incontro per quanti operavano nel campo delle arti visive, e nel ’94 del Gruppo Saturnino Gatti. Sue opere si trovano al Museo Remo Brindisi di Lido di Spina, alla Pro Civitate di Assisi, al Castello dell’Aquila, al Museo Bargellini di Pieve di Cento, alla Pinacoteca Francescana di Falconara Marittima, al Castello di Nocciano, e così via. Pelliccione è anche apprezzato grafico, avendo eseguito diverse incisioni e pubblicato cartelle, e si è cimentato anche nella poesia.</p><p align="JUSTIFY">La sua singolarissima iconografia, fatta di fasce policromatiche, lo ha imposto all’attenzione dei massimi studiosi dell’arte contemporanea, a cominciare da Bandera, Gasbarrini, Carli, Duranti e Giorgio Di Genova, che lo ha inserito nella sua monumentale <em>Storia dell’Arte Italiana per generazioni. </em>Nel 2007 è tra i 30 artisti abruzzesi invitati al Premio Vasto in occasione dei 40 anni della nota rassegna che ha inteso fare il punto in chiave critica della ricerca abruzzese contemporanea.</p><p align="JUSTIFY">L’artista ha praticato anche la ricerca plastica eseguendo sculture policrome sempre con la caratteristica delle fasce colorate avvolgenti le figure. Molto impegnato è stato anch nel settore dell’arte sacra.</p><p align="JUSTIFY">La mostra pescarese propone gli ultimi suoi lavori e sarà senz’altro occasione per il pubblico e la critica di evidenziare la straordinaria perizia tecnica di esecuzione, nonché la fedeltà ad una cifra iconica per la quale è ormai notissimo, come si diceva, a livello nazionale.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022763_pescara-augusto-pelliccione-al-mediamuseum/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pasqua: il valore simbolico delle tradizioni</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022759_pasqua-il-valore-simbolico-delle-tradizioni/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022759_pasqua-il-valore-simbolico-delle-tradizioni/#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Apr 2012 10:57:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Laura Alberico</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22759</guid> <description><![CDATA[Nel periodo precedente la Pasqua una delle tradizioni più caratteristiche dei paesi abruzzesi è quella di preparare, in ogni famiglia, i dolci per la ricorrenza. Questi dolci sono di pasta bianca o al cioccolato con la forma di bambola (...]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-22760" title="Sulmona2012VS441" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/04/Sulmona2012VS441-600x400.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p>Nel periodo precedente la <strong>Pasqua</strong> una delle tradizioni più caratteristiche dei paesi abruzzesi è quella di preparare, in ogni famiglia, i dolci per la ricorrenza. Questi dolci sono di pasta bianca o al cioccolato con la forma di bambola ( la “pupa”), di cavallo o di cuore. Ognuno di essi rappresenta, simbolicamente, un periodo della vita. La “pupa” come il cavallo vengono regalati rispettivamente alle bambine e ai bambini: essi rappresentano l’infanzia, il periodo del gioco e della spensieratezza. Questi oggetti infatti erano gli unici e preziosi compagni di gioco che allietavano e facevano compagnia ai bambini, non tutti però, perché spesso molte famiglie non avevano la possibilità di acquistarli e i negozi di giocattoli, in quei tempi, non erano molto frequentati.</p><p>I bambini giocavano all’aperto e il giocattolo meccanico non esisteva, con molta fantasia si usavano oggetti recuperati all’occorrenza e che si trovavano a disposizione: sassi, sabbia, foglie di alberi per allestire un piccolo mercato, indumenti della mamma per giocare alle “signore”. Nella scenografia del gioco i piccoli attori tendevano a rappresentare minuziosamente la realtà quotidiana: fare la spesa, accudire i figli, preparare da mangiare, attività che ruotavano intorno alle relazioni sociali e interpersonali delle famiglie.</p><p>La divisione tra i due sessi era molto marcata, la “pupa” e il “cavallo” segnavano questo confine, attribuendo ad ognuno il gruppo di appartenenza con i compiti e i doveri relativi. La bambola testimoniava la dolcezza e la remissività dell’essere femmina mentre il cavallo la forza e il coraggio della virilità. Il passaggio all’età adulta chiudeva per sempre un periodo della vita per aprirne un altro cioè quello della maturità e dei sentimenti da realizzare concretamente con il matrimonio. Il dolce a forma di cuore veniva scambiato come regalo soprattutto tra le famiglie dei fidanzati, come pegno di amore e di fedeltà.</p><p>Diversi giorni prima della Pasqua tutte le famiglie erano impegnate nella preparazione dei dolci caratteristici ed era abitudine chiamare in casa persone conosciute ed esperte nella loro preparazione. I bambini seguivano con molta attenzione e curiosità le donne che impastavano e preparavano la glassa o il cioccolato da distendere sulle forme “artistiche” alle quali le mani sapienti avevano dato il loro particolare tocco di estro e stile aggiungendo le decorazioni e i nomi delle persone a cui erano destinate.</p><p>Oggi questo lavoro artigianale non esiste più oppure si è molto ridotto. I prodotti dolciari vengono confezionati dalle pasticcerie alle quali si ordinano il numero di “pezzi” da regalare a parenti ed amici per la festività pasquale. Sicuramente in alcuni paesi queste usanze sono rimaste a testimoniare l’impegno e la collaborazione di tutti i membri della famiglia. Comunque la “pupa”, il cavallo e il cuore restano sempre i simboli dei periodi della vita più importanti e significativi in cui ognuno ha giocato e si è identificato con gli oggetti più cari manifestando con i sentimenti il volto nuovo del cambiamento e del rinnovamento che la primavera e la ricorrenza religiosa ci trasmettono.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022759_pasqua-il-valore-simbolico-delle-tradizioni/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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