<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Paola Magatelli</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/paola-magatelli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>A Cupello si festeggia il carciofo del vastese</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0012797_a-cupello-si-festeggia-il-carciofo-del-vastese/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0012797_a-cupello-si-festeggia-il-carciofo-del-vastese/#comments</comments> <pubDate>Sat, 01 May 2010 05:56:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Magatelli</dc:creator> <category><![CDATA[Redazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=12797</guid> <description><![CDATA[Il 29 aprile a Cupello (Chieti) si è aperta la tradizionale “CarcioFesta”. Un evento dedicato al Carciofo “mazzaferrata” di Cupello e alle migliori qualità di carciofi coltivati nella zona di Vasto che animerà il centro storico di Cupello fino a notte inoltrata di domenica 2 maggio. Uno degli obiettivi della CarcioFesta è riuscire a portare le [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 aprile a <strong>Cupello</strong> (Chieti) si è aperta la tradizionale “<strong>CarcioFesta</strong>”. Un<strong> </strong>evento dedicato al <strong>Carciofo</strong> “<strong>mazzaferrata</strong>” di Cupello e alle migliori qualità di carciofi coltivati nella zona di Vasto che animerà il centro storico di Cupello <strong>fino a notte inoltrata di domenica 2 maggio.</strong></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/Cupello-carciofesta.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12800" title="Cupello-carciofesta" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/Cupello-carciofesta.jpg" alt="A Cupello si festeggia il carciofo del vastese" width="500" height="222" /></a><span id="more-12797"></span></p><p>Uno degli obiettivi della CarcioFesta è riuscire a portare le eccellenze e le tipicità del territorio al grande pubblico, con particolare attenzione al settore agroalimentare che nel sistema produttivo locale è ancora in grado di generare impresa, turismo e occupazione.</p><p>La zona di produzione del carciofo, le cui notizie storiche documentano la presenza fin dal 1575, comprende il comune di Cupello, dove è localizzata la maggior parte della coltivazione, e i vicini comuni di Furci, Lentella, Monteodorisio, San Salvo e Vasto, dove il carciofo si coltiva anche campi di piccole dimensioni e negli orti familiari.</p><p>La razionale coltivazione del carciofo ad opera di agricoltori di Cupello iniziò, con il mutare della situazione socio-economica del vastese, nell’immediato dopoguerra. Si diffuse a tale punto da indurre gli agricoltori a riunirsi, nel 1961, in cooperativa per commercializzare il prodotto. La prima Sagra del carciofo fu organizzata a Cupello nel 1965.</p><p>Oggi, le organizzazioni di produttori locali hanno registrato il marchio collettivo comunitario “Carciofo di Cupello”, e adottato un disciplinare di produzione che prevede che una parte del raccolto, circa il 60%, venga destinato al consumo fresco e il restante 40% venga utilizzato per le conserve. Esiste un vero e proprio regolamento che i produttori devono segiure alla lettera e nel regolamento sono indicate anche le caratteristiche che il Carciofo di Cupello deve possedere all’atto dell’immissione al consumo fresco. Il ciclo di produzione ha inizio nei mesi di marzo-aprile, piuttosto tardi quindi. Secondo il disciplinare il carciofo deve essere coltivato in terreni con particolari caratteristiche, seguendo le norme precise per l’esecuzione tese anche alla difesa integrata con sistemi naturali. Sono previste quantità limitate di resa produttiva e precise modalità e tempi di raccolta. Questa deve essere manuale e si effettua nel periodo che va dall’ultima decade di marzo alla fine di maggio per le mammole e i secondi, mentre per la raccolta dei carciofini si arriva fino alla prima decade di giugno.</p><p>Quest’anno la CarcioFesta è giunta alla sua IV edizione e, oltre alle tante le occasioni di degustazione delle specialità a base di carciofo  presso gli stand e i ristoranti della zona che hanno aderito all&#8217;iniziativa preparando  menù tipici a base di carciofo a prezzi contenuti, sono stati organizzati convegni sulle proprietà nutrizionali del carciofo, numerosi appuntamenti relativi al comparto produttivo e al marketing territoriale, eventi culturali, musica e spettacoli folcloristici.</p><p>Nel pomeriggio di giovedì 29 aprile, dopo il saluto delle autorità che hanno patrocinato la festa, è stato accolto Massimiliano Ossini, il conduttore della trasmissione RAI “Linea Verde”, che ha fatto da moderatore al convegno sul tema “Il carciofo di Cupello e i prodotti della provincia di Chieti nella RES TIPICA regionale come sistema di marketing territoriale”<strong>.</strong> La serata si è conclusa con i saluti degli ospiti agli stand “Campagna amica” della Coldiretti, l’aperitivo in piazza e la cena a base di carciofo mazzaferrata nei ristoranti convenzionati.</p><p>La giornata di venerdì 30 aprile si è aperta nel pomeriggio con l’ Assemblea dei sindaci e delle associazioni produttive che hanno dibattuto il tema “Il Patto Trigno Sinello incontra il territorio”. Dopo cena, in Piazza Garibaldi, si è aperta la degustazione del Carciofo Fritto, e, a partire dalle ore 22:00, lo spettacolo folkloristico con Nduccio.</p><p>Nelle prime due giornate infrasettimanali, più che soddisfacente la risposta del pubblico, anche grazie alle buone condizioni metereologiche.</p><p>Il centro storico della città è stato percorso e animato dai numerosi visitatori che hanno visitato copiosi gli stand enogastronomici e le bancarelle del mercatino dei prodotti tipici.</p><p>Per sabato 1 maggio e domenica 2 maggio gli stand saranno aperti fin dal mattino, per tutto il giorno, fino a notte fonda.</p><p>Da segnalare che alle ore 18:30 di sabato 1 maggio si celebrerà la S.S. “Messa di ringraziamento del lavoratore” e che, a partire dalle ore 22:00, inizierà la “notte del Carciofo”, imperdibile appuntamento a base di taranta e carciofo fritto in piazza. </p><p>Informazioni:<strong> </strong>tel. 0873 316824</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0012797_a-cupello-si-festeggia-il-carciofo-del-vastese/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La Tavole di San Giuseppe, antica tradizione che rivive ogni anno a Monteferrante</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0010832_la-tavole-di-san-giuseppe-antica-tradizione-che-rivive-ogni-anno-a-monteferrante/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0010832_la-tavole-di-san-giuseppe-antica-tradizione-che-rivive-ogni-anno-a-monteferrante/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Feb 2010 13:47:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Magatelli</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Tradizioni]]></category> <category><![CDATA[Monteferrante]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=10832</guid> <description><![CDATA[Il 19 marzo si festeggia San Giuseppe, sposo della Vergine Maria. Il santo è considerato il protettore dei poveri e degli emarginati. Grazie alle tradizioni legate al culto di San Giuseppe molti derelitti in passato riuscirono sopravvivere agli stenti, poiché un pasto caldo ed abbondante, quando regnava la miseria più completa, poteva fare la differenza [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 19 marzo si festeggia <strong>San Giuseppe</strong>, sposo della Vergine Maria. Il santo è considerato il protettore dei poveri e degli emarginati. Grazie alle tradizioni legate al culto di San Giuseppe molti derelitti in passato riuscirono sopravvivere agli stenti, poiché un pasto caldo ed abbondante, quando regnava la miseria più completa, poteva fare la differenza tra la vita e la morte. I mendicanti giravano per le vie dei paesi e, fermandosi sull&#8217;uscio delle case, elemosinavano un po&#8217; di cibo a tutti coloro che preparavano qualcosa da mangiare per offrirla in beneficenza.<span id="more-10832"></span></p><p>La devozione nei confronti di San Giuseppe si ripropone nella tradizione delle &#8220;tavole&#8221; in molte regioni del Centro e del Sud Italia, in particolar modo in Abruzzo, Molise e Puglia. Se una volta esse rappresentavano la mensa dei poveri, oggi sono simbolo di ospitalità verso tutti, turisti compresi.</p><p>A Monteferrante, il borgo medioevale che sorge attorno al castello medievale su un colle roccioso alla destra del fiume Sangro, la sera del 19 marzo ogni famiglia cristiana allestisce una tavola imbandita, su cui troneggia l&#8217;immagine di San Giuseppe. Il cibo, di magro ma abbondante (dolci, verdura, frutta di stagione, uova, pesce, bevande di vario tipo, zeppole), è a disposizione dei parenti e degli ospiti che quel giorno visitano la casa. Il pasto è condiviso con gli ospiti che accettano l’offerta restando in piedi e con atteggiamento devoto, spesso recitando preghiere e quindi lasciano una offerta in denaro che serve a contribuire alle spese della chiesa o per i poveri. In alcuni casi alle Tavole si invitano tre bambini che hanno il posto d’onore e rappresentano la Sacra famiglia.</p><p>La ricorrenza di San Giuseppe ricorda i riti pagani che in tempi antichissimi erano l’occasione per le famiglie di ridefinire i rapporti sociali. Durante i banchetti votivi, il consumo collettivo del cibo in onore di una divinità era ritenuto di buon auspicio.</p><p>Nella tradizione cristiana la festa di San Giuseppe costituisce un punto di riferimento nel calendario contadino che, come documentano i numerosi proverbi meteorologici, misurava il tempo stagionale sul ciclo lunare, legato ai ritmi produttivi.</p><p>Alcune famiglie di Monteferrante ancora oggi dedicano particolare attenzione al rito dell’ospitalità, alla scelta e alla preparazione dei cibi da mettere a tavola, secondo un preciso protocollo consolidato nei secoli. Innanzitutto i commensali, in numero minimo di tre (San Giuseppe, Maria e Gesù), a cui si aggiungono altre coppie di santi fino al massimo di tredici persone (numero che richiama i componenti dell&#8217;ultima cena). Anticamente erano scelti tra i poveri del paese, oggi si scelgono parenti e amici che hanno una famiglia numerosa. La Tavola può essere apparecchiata con pietanze cotte e, in questo caso, è formata da 13 pietanze, una per ciascun apostolo. Visto il miglioramento delle condizioni di vita e ridotto il numero di componenti delle famiglie, ultimamente si è diffusa l&#8217;abitudine di mettere in tavola solo alcune pietanze simboliche e comprare quello che si preferisce lasciandolo crudo, perché lo si possa consumare in seguito. Tuttavia, la forma massima di devozione, per la notevole fatica che occorre nella preparazione delle pietanze, consiste nella preparazione delle 13 pietanze cotte. Questa particolare cura sarebbe il segno di grazia ricevuta.</p><p>Per ulteriori informazioni rivolgersi al Comune di Monteferrante, sito in Corso Umberto. Tel. 0872.940354</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0010832_la-tavole-di-san-giuseppe-antica-tradizione-che-rivive-ogni-anno-a-monteferrante/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il gruppo folk abruzzese &#8220;I Caferza&#8221; ospite in Sardegna a &#8220;Cantigos in carrela&#8221;</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0010425_il-gruppo-folk-abruzzese-i-caferza-ospite-in-sardegna-a-cantigos-in-carrela/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0010425_il-gruppo-folk-abruzzese-i-caferza-ospite-in-sardegna-a-cantigos-in-carrela/#comments</comments> <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 10:42:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Magatelli</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[musica]]></category> <category><![CDATA[Corale Braga]]></category> <category><![CDATA[Giulianova]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=10425</guid> <description><![CDATA[Il 6 e 7 febbraio 2010 il gruppo giuliese de “I Caferza” ha partecipato all’importante manifestazione musicale a carattere itinerante che, a cadenza annuale, si svolge lungo le vie e piazze del centro storico di Santu Lussurgiu, in provincia di Oristano: “Cantigos in carrela” (canti in strada). Durante la due giorni canora, che ha coinvolto [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 6 e 7 febbraio 2010 il gruppo giuliese de “<strong>I Caferza</strong>” ha partecipato all’importante manifestazione musicale a carattere itinerante che, a cadenza annuale, si svolge lungo le vie e piazze del centro storico di <strong>Santu</strong> <strong>Lussurgiu</strong>, in provincia di <strong>Oristano</strong>: “<strong>Cantigos in carrela</strong>” (canti in strada).</p><p>Durante la due giorni canora, che ha coinvolto l’intero paese e ha attirato spettatori da tutta la Sardegna, le numerose formazioni musicali sarde e i gruppi ospiti, rappresentanti le altre regioni italiane, si sono esibiti in una maratona di canti e balli, sfoggiando variopinti costumi e strumenti tradizionali.<span id="more-10425"></span></p><p>I musici e i cantori hanno eseguito brani del proprio repertorio regionale a stretto contatto con il pubblico, per le strade tortuose dell’antico centro e sostando nelle piazzette, dando modo alla gente che assisteva alla manifestazione di unirsi alle danze e ai cori.</p><p>La formazione de “I Caferza”, che è la componente folk dell’ “<strong>Associazione Culturale Gruppo Corale Gaetano Braga</strong>” di <strong>Giulianova</strong>, è stata invitata dal gruppo sardo “<strong>Cuncordu Lussurzesu</strong>”,<strong> </strong>a rappresentare la tradizione canora della regione Abruzzo.</p><p>Il repertorio presentato da “I Caferza” è quello tradizionale abruzzese: “L&#8217;amore mie che vò”, “L’arta cchiù prelibbate”, “T&#8217;aspette Cuncettì”, “Brigante se more”,“La mamma al balcon”, “La mamm &#8216;e la fijje”, “Mannaggia lu vine, vine, vine”, “Marrocche e frusce”, “Mo vé, mo vé, mo va”, “Nannè”, “All’Orte”, “La serenate”, “Serenata spassose”, “La serenate de l&#8217;umbriache”, “Tuppe tuppe la porticella”, “Vola, vola, vola”, “Zì Nicola”, &#8230; per citare qualcuna delle canzoni più popolari; alcuni brani rivisitati nel testo, comunque sempre rigorosamente in dialetto: “La partenza”, “Figlia ti voglio dare”, “Marianicola”, “Quand risate ciavem da fà”; altri scritti e musicati interamente da “I Caferza”: “Inno de I Caferza”, “La bbuttije”, “La Cambagne”, “Che dice mà”, “Mai con l&#8217;odio”.</p><p>Particolare e talvolta irriverente l’aspetto e i modi con cui i musici giuliesi si rivolgono al pubblico, accompagnati dagli inseparabili strumenti: la fisarmanica, l’organetto diatonico (Lu ddu bbottë), Lu battafochë maggiore, un tamburo a frizione, formato da una canna innestata su di una pelle tesa; Lu battafochë minore, un bidone ricoperto di sacco; Lu ttivule’ttavule, un lavapanni in legno suonato sfregandoci sopra un bastoncino, e ancora zampogne, tamburi e tamburelli&#8230;</p><p>Gli abitanti della costa teramana e di tutta la provincia hanno potuto ascoltarli in numerose occasioni pubbliche, recentemente durante i festeggiamenti dedicati alla questua di Sant’Antonio, e ne apprezzano da tempo lo spessore culturale, sempre accompagnato ad una buona dose di ironia e garbata convivialità.</p><p>L’invito a partecipare all’ultima edizione di “Cantigos in carrela” ha colto un po’ di sorpresa persino il Presidente del gruppo, il professor Gaetano Torresi:</p><p>“Questa manifestazione di musica itinerante è piuttosto nota nell’ambito dei conoscitori e estimatori della musica popolare, e ogni anno ospita gruppi di tutto rispetto. Si propone di valorizzare, promuovere e salvaguardare il canto e le tradizioni popolari locali in genere, rivitalizzando l’identità culturale locale, con l’apporto di altre tradizioni regionali. L’essere stati scelti a rappresentare l’Abruzzo è senz’altro un grande onore e ci riempie di orgoglio (&#8230;). Desidero ringraziare la formazione dei “Cuncordu Lussurzesu” che ha notato il nostro sito internet (<a href="http://www.coralebraga.it/" target="_blank">http://www.coralebraga.it/</a>) e dopo aver ascoltato con attenzione le nostre canzoni, ci ha proposto di presenziare all’evento.”.</p><p>Altre formazioni presenti questo anno a “Cantigos in carrela” e meritevoli di essere citate: i “Loria” di Muros, il coro di Florinas, il coro “Gabriel” di Tempio, il coro di Pozzomaggiore, il Gruppo di ballo “Ammentos Lussurzesos” e il tenore Antoni Milia de Orosei. </p><p>Con la loro presenza a questo importante evento “I Caferza” hanno dato un sostanziale contributo nel diffondere la conoscenza del vasto repertorio della musica popolare abruzzese, che in tante canzoni raggiunge un significativo valore artistico.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0010425_il-gruppo-folk-abruzzese-i-caferza-ospite-in-sardegna-a-cantigos-in-carrela/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Montelapiano, si rinnova la tradizione del Sant’Antonio dei Caferza</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009873_montelapiano-si-rinnova-la-tradizione-del-sant%e2%80%99antonio-dei-caferza/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009873_montelapiano-si-rinnova-la-tradizione-del-sant%e2%80%99antonio-dei-caferza/#comments</comments> <pubDate>Tue, 19 Jan 2010 16:32:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Magatelli</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Tradizioni]]></category> <category><![CDATA[Montelapiano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9873</guid> <description><![CDATA[“Ve salutë sand’Andonië prutettore condr’a lu Demonië&#8230;”. Il rito della questua &#8220;Lu Sand&#8217;Andonje&#8221; resta vivo in Abruzzo anche grazie al lavoro dei Caferza. Si è conclusa a Montelapiano (Chieti), domenica 17 gennaio 2010, la maratona della questua itinerante di Sant’Antonio dei Caferza, la sezione dedicata alla tradizione e alla musica folk dell’associazione culturale Corale Braga [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/montelapiano-sant-antonio-caferza3.jpg"></a><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/montelapiano-sant-antonio-caferza1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9876" title="montelapiano-sant-antonio-caferza1" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/montelapiano-sant-antonio-caferza1.jpg" alt="" width="336" height="439" /></a></p><p>“<strong>Ve salutë sand’Andonië prutettore condr’a lu Demonië&#8230;”. </strong><strong>Il rito della questua &#8220;Lu Sand&#8217;Andonje</strong>&#8221; <strong>resta vivo in Abruzzo anche grazie al lavoro dei Caferza.</strong></p><p>Si è conclusa a Montelapiano (Chieti), domenica 17 gennaio 2010, la maratona della <strong>questua itinerante di Sant’Antonio dei Caferza</strong>, la sezione dedicata alla tradizione e alla musica folk dell’associazione culturale Corale Braga di Giulianova (Teramo).</p><p>I dodici cantori giuliesi, a partire dal 9 gennaio, si sono esibiti quotidianamente nelle case e per le contrade di numerosi splendidi borghi abruzzesi, accompagnati da strumenti tipici (zampogna, ddu botte, fisarmonica, cembali, birricò, tivule e tavule), e danzatori.<span id="more-9873"></span></p><p>Secondo la tradizione i questuanti quando giungono in un luogo disponibile ad accoglierli, dopo aver narrato in canto le gesta del Santo eremita, pregano e consegnano ai propri ospiti un santino ricordo e una piccola pagnotta di pane, gesto che ricorda la carità di Sant’Antonio verso i poveri e derelitti e che è di buon auspicio per chi se ne ciba. Le padrone di casa in cambio offrono ai <strong>Sandandonijari vino e cellittë</strong>, i tradizionali dolci di pasta secca ripieni di marmellata d’uva, talvolta arricchendo l’offerta con salsicce di maiale e vino.</p><p>I festeggiamenti sono il frutto della interpretazione di antiche leggende che risalgono al medioevo, in particolare le leggende del maialino e quella fuoco sacro.</p><p>Sul maialino esistono due differenti versioni: una che vede Sant’Antonio vittorioso nella lotta contro il demonio che viene trasformato un maialino; l’altra che ricorda le capacità terapeutiche del Santo, che esercità il miracolo della guarigione su un maialino infermo, che a seguito della grazia ricevuta diventa il fedele compagno dei pellegrinaggi del santo.</p><p>Per quanto concerne la leggenda del fuoco sacro, si riferisce alla guarigione dell’herpes zoster (volgarmente detto “<strong>fuoco di Sant’Antonio</strong>”) attribuita al santo terapeuta e segno della vittoria della Fede sulle fiamme dell’Inferno.</p><p>A questa vulgata si rifà il rito delle cataste di legno bruciate sui sagrati delle chiese, che in molti borghi abruzzesi, come quello di Cermignano, si ripropone tutti gli anni. Nell’antico borgo medioevale nella valle del Fino, la festa di Sant’Antonio è la più importante dell&#8217;inverno. Alla preparazione del grande fuoco partecipa tutta la popolazione. Acceso il falò, si riprende con i canti, le danze, si mangiano salsicce di maiale e si beve vino Montonico a volontà.</p><p>Il programma delle esibizioni dei Caferza ha toccato le località del teramano di Giulianova, Colleranesco, Cologna, Montone, Convento, Mosciano Sant’Angelo ed ha avuto i suoi momenti più significativi a Cermignano (venerdì 15 gennaio) e, in provincia di Chieti, a Montelapiano (17 gennaio), dove i <strong>Caferza</strong> sono diventati abituali ospiti per la giornata più importante della festa de &#8220;<strong>Lu Sand&#8217;Andonje</strong>&#8220;.</p><p>Uno dei tanti brani dedicati al santo dai Caferza è “<strong>Don Don”, </strong>il canto di ingresso nelle case durante la questua, quando viene cantato interamente, mentre all’uscita si ripete solo la parte finale come augurio per coloro che ci hanno accolti. l’autore è ignoto e i versi furono raccolti da Ettore Montanaro.</p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/montelapiano-sant-antonio-caferza3.jpg"><img title="montelapiano-sant-antonio-caferza3" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/montelapiano-sant-antonio-caferza3.jpg" alt="" width="303" height="448" /></a></p><p>ph. Paola Magatelli (2)</p><p>E’ un canto conosciuto in tutto Abruzzo, ma è abbinato a differenti versioni melodiche. Proponiamo ai nostri lettori la versione dei Caferza, che è possibile ascoltare dal sito web del gruppo (http://www.coralebraga.it/Caferza/caferza.htm):</p><blockquote><p>Don Don aprite è sand’Andonië</p><p>Don Don aprite è sand’Andonië.</p><p>Bonasera bbona ggende</p><p>che vivetë allegramende</p><p>ve salutë sand’Andonië</p><p>prutettore condr’a lu Demonië</p><p>ve salutë sand’Andonië</p><p>prutettore condr’a lu Demonië.</p><p>A stu sandë na bbona mojë</p><p>li parindë j’avevë uffertë</p><p>essë scapp’a lu desertë</p><p>pi nn’avè li siccaturë.</p><p>Sand’Andonië llà lu piattë</p><p>se magnevë li tajulinë</p><p>lu Demonië uatta uattë</p><p>je s’arrobbë la furcinë,</p><p>Sand&#8217;Andonië nze ne lagne</p><p>e con la mani se li magne.</p><p>Sand’Andonië pi la ‘mbussë</p><p>jev’a caccë dë ciammarichë,</p><p>lu Demonië je da&#8217; na vussë</p><p>e lu manne ‘mmezz’a la rittichë.</p><p>L’addrë jurnë ‘nghe li baffë</p><p>ha ‘ngundratë Satanassë</p><p>se lu pije e si l’arraffë</p><p>e lu leghe ‘mbacci’a ‘nu sassë.</p><p>Bonanotte ggend’amichë</p><p>lu Signore ve benedichë</p><p>e v’accresce lu patrimonië</p><p>‘nghe li grazië di sand’Andonië.</p></blockquote> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009873_montelapiano-si-rinnova-la-tradizione-del-sant%e2%80%99antonio-dei-caferza/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le Strade in canto del centro storico di Giulianova</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009049_le-strade-in-canto-del-centro-storico-di-giulianova/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009049_le-strade-in-canto-del-centro-storico-di-giulianova/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Dec 2009 10:01:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Magatelli</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Eventi]]></category> <category><![CDATA[musica]]></category> <category><![CDATA[Corale Gaetano Braga]]></category> <category><![CDATA[Giulianova]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9049</guid> <description><![CDATA[Tante presenze alla manifestazione di musica Folk organizzata dall’Associazione Culturale &#8220;Gruppo Corale Gaetano Braga&#8221;, la prima rassegna di musica e cultura folk della Città di Giulianova che si è tenuta nelle serate del 5, 6, 7, e 8 dicembre 2009. “Strade in canto” è il nome scelto per l’evento perchè centinaia di musici, cantanti e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/A_ssaltarella.JPG" alt="A_ssaltarella" title="A_ssaltarella" width="400" height="267" class="alignnone size-full wp-image-9050" /></p><p>Tante presenze alla manifestazione di musica Folk organizzata dall’Associazione Culturale &#8220;Gruppo Corale Gaetano Braga&#8221;, la prima rassegna di musica e cultura folk della Città di Giulianova che si è tenuta nelle serate del 5, 6, 7, e 8 dicembre 2009.</p><p>“Strade in canto” è il nome scelto per l’evento perchè centinaia di musici, cantanti e danzatori hanno animato con performance itineranti i suggestivi scorci del centro storico di Giulianova Paese. Moltissimi i gruppi abruzzesi, ma anche l’inattesa presenza di formazioni laziali e marchigiane come  “La damigiana” di Monte San Vito, in provincia di Ancona, e  “La Tarantella” di Frosinone.<span id="more-9049"></span></p><p>Gaetano Torresi, il presidente dell’associazione giuliese “Gruppo Corale Gaetano Braga” , la cui  anima folk è rappresentata da “I Caferza”, che ha progettato e organizzato la manifestazione, non si aspettava un’adesione così massiccia: “Nell’organizzare l’evento, ha giocato un ruolo decisivo l’utilizzo dei social network, oltre  ai tradizionali canali di comunicazione e all’immancabile passaparola&#8230; Il Comune di Giulianova, che ha patrocinato l’iniziativa, ha dato una mano significativa e alla fine sono arrivati molti più gruppi folkloristici di quanti ci aspettassimo&#8230;” .</p><p>Ognuna delle serate si è aperta con la presentazione delle formazioni dal palco allestito in Piazza Buozzi e con un brindisi augurale sotto la cupola del Duomo di San Flaviano. Da qui la partenza del corteo dei gruppi, guidati ognuno da un rappresentante dell’Associazione Gaetano Braga, ad animare con canti, suoni e balli  le vie, troppo spesso lasciate deserte,  della splendida città vecchia.</p><p>Terminato il giro, a turno, musici e cantori si sono esibiti sul palco, invitando alla danza il pubblico che gremiva piazza Buozzi, mentre avventori più interessati alle specialità enogastronomiche locali, preparate dai volontari dell’associazione e servite nel ristorante a cielo aperto allestito per l’evento, assistevano seduti ai tavoli.<br /> A fine concerto, il seguito della  festa, ogni volta prolungatasi ben oltre la mezzanotte, sotto il tendone del ristorante imbandito in onore di  musici e cantori assetati e affamati.  Col bicchiere di vino in mano  i componenti delle diverse formazioni si sono uniti per intonare in coro i canti più belli della nostra tradizione popolare: “All&#8217;orte”, “Mannaggia lu vine, vine, vine&#8230;”, “Marrocche e frusce” e ancora “Saltarelle” e  “Quadriglie” in onore dei danzatori in costume e del pubblico più affezionato.</p><p>Tra i numerosi partecipanti, e senza l’intento di scontentare gli altri partecipanti, sono da segnalare gli “A’ssaltarella” di Civitella del Tronto per la voce particolarissima della cantante solista; “La voce del Gran Sasso”, di Cerchiara di Isola del Gran Sasso, per la presenza in formazione di cantanti e danzatori giovanissimi ma molto preparati;  la formazione “Viva Uva” di Mosciano Sant’Angelo, per la pregevole ricerca nel campo della danza popolare e, naturalmente i già nominati “Caferza”, (Cafoni e Rimasugli Zotici Assortiti), la formazione giuliese specializzata nelle  Serenate agli sposi  e in canti per questua del Sant&#8217;Antonio Abate, che tante volte ha allietato i momenti di festa di Giulianova e del teramano.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009049_le-strade-in-canto-del-centro-storico-di-giulianova/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Work Shop sulla Pet-Therapy all&#8217;Universita di Teramo</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009045_work-shop-sulla-pet-therapy-alluniversita-di-teramo/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009045_work-shop-sulla-pet-therapy-alluniversita-di-teramo/#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 09:55:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Magatelli</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[Teramo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9045</guid> <description><![CDATA[Valutazione e scelta degli animali da coinvolgere in “Attività e terapie assistite”. Il Work Shop organizzato dall’Università degli Studi di Teramo, dalla teoria alla pratica alla ricerca del benessere dell’uomo e dell’animale. Venerdì 11 dicembre 2009, presso l’Azienda Agricola di Chiareto (TE), nell’ambito delle attività promosse dal corso di Laurea in “Tutela e Benessere Animale” [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Valutazione e scelta degli animali da coinvolgere in “Attività e terapie assistite”.</strong> <strong>Il Work Shop organizzato dall’Università degli Studi di Teramo, dalla teoria alla pratica alla ricerca del benessere dell’uomo e dell’animale. </strong></p><p>Venerdì 11 dicembre 2009, presso l’Azienda Agricola di Chiareto (TE), nell’ambito delle attività promosse dal corso di Laurea in “Tutela e Benessere Animale” della Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo , si è tenuto un seminario pubblico sul tema della valutazione e della scelta degli animali da usare nella pratica della Pet-Therapy” .<span id="more-9045"></span></p><p>Nel corso della mattinata la Dottoressa Marirosa Marzulli, medico veterinario, zooantropologa, ed esperta di “Attività e terapie assistite dagli animali”, ha avviato il seminario spiegando quali siano i fondamenti teorici e pratici della Pet-therapy e illustrando i criteri che guidano alla scelta di un cucciolo da avviare alle attività terapeutiche.</p><p>Pet-therapy è neologismo coniato dallo psichiatra infantile Boris Levinson alla fine degli anni Cinquanta. Viene tradotta dall&#8217;Istituto Zooprofilattico sperimentale dell&#8217;Abruzzo e del Molise con l’espressione &#8220;attività assistite dagli animali&#8221;. Le attività sono finalizzate a migliorare la qualità della vita di soggetti afflitti da vari tipi di disabilità, ciechi, malati terminali, anziani, ecc.</p><p>Un’ altra espressione su cui occorre fare chiarezza è “Animal-Assisted Therapy”, tradotto dall&#8217;Istituto Zooprofilattico sperimentale dell&#8217;Abruzzo e del Molise con &#8220;terapie assistite dagli animali&#8221;, con la quale si intende attività terapeutica vera e propria che può essere impiegata con pazienti affetti da varie patologie, a integrare le terapie normalmente effettuate.</p><p>È stato infatti sperimentato e documentato che il contatto con un animale è utile a favorire i contatti inter-personali , può svolgere funzione anti-stress e rappresentare un valido aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o anziani.</p><p>Anche cardiopatici possono trarre vantaggio dalla Pet-therapphy: è stato sperimentato infatti,dimostrato che accarezzare un animale (un cane, un gatto, un coniglio, un cavallo o altro animale scelto dagli esperti) influisce a regolare la frequenza cardiaca.</p><p>La dottoressa Marzulli ha proseguito la trattazione teorica agganciandola ad esempi concreti e partendo dalle esperienze documentate nel territorio teramano e dalla propria esperienza nell’educazione dei cani da coinvolgere in programmi di Terapie e Attività Assistite.</p><p>Il cane ha un rapporto privilegiato con l&#8217;uomo e per questo viene impiegato di frequente quale co-terapeuta.</p><p>Risale agli inizi degli anni Sessanta la pubblicazione del &#8220;Dog as Co-Therapist&#8221; (Il cane come terapeuta) di Boris Levinson e ancora adesso è considerato il testo cardine per l’utilizzo dei cani nella pratica terapeutica.</p><p>In questi decenni sono molte le esperienze e gli studi documentati anche in Italia. Nel panorama della ricerca in Italia, è fondamentale l’esperienza dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale dell&#8217;Abruzzo e del Molise che, a partire dal 1997 ad oggi, è intervenuto con diversi programmi di attività e terapie assistite dai cani e altri animali domestici presso istituzioni educative e assistenziali di Teramo e provincia. Le ricerche svolte fino ad ora dimostrano che anche il cane può vivere situazioni che gli creano molto stress e deve essere quindi selezionato ed educato con cura per evitare reazioni pericolose agli stimoli eccessivi e indesiderati.</p><p>Fondamentale è il ruolo del veterinario che collabora con il gruppo di lavoro: deve selezionare l&#8217;animale più adatto al tipo di terapia da attuare, in base ad una analisi accurata delle caratteristiche attitudinali e comportamentali; istruire i pazienti e gli altri operatori in merito al comportamento degli animali utilizzati; infine, monitorare lo stato di salute fisico e psicologico.</p><p>Marirosa Marzulli ha concluso il programma con un’interessante laboratorio, in cui gli studenti del corso di laurea in Tutela e Benessere Animale hanno preso parte alle esercitazioni pratiche.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009045_work-shop-sulla-pet-therapy-alluniversita-di-teramo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Molto Abruzzo al Campomarino Accordion Fest 2009</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009040_molto-abruzzo-al-campomarino-accordion-fest-2009/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009040_molto-abruzzo-al-campomarino-accordion-fest-2009/#comments</comments> <pubDate>Tue, 15 Dec 2009 09:46:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Magatelli</dc:creator> <category><![CDATA[Eventi]]></category> <category><![CDATA[musica]]></category> <category><![CDATA[Accordion Fest]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9040</guid> <description><![CDATA[Il “Claudio Azzaro Strings Quartet” apre la serie dei concerti che terminerà sabato 19 dicembre con “Canto di Natale” ispirato al racconto di Dickens. Sabato 12 dicembre è iniziato il “Campomarino Accordion Fest”, l’appuntamento con la fisarmonica patrocinato dal Comune di Campomarino (CB) e organizzato dall’Associazione Borgo Antico. Anno dopo anno, a ridosso delle festività [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il “Claudio Azzaro Strings Quartet” apre la serie dei concerti che terminerà sabato 19 dicembre con “Canto di Natale” ispirato al racconto di Dickens.</strong></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-9043" title="claudioAzzaro (1)" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/claudioAzzaro-1.JPG" alt="claudioAzzaro (1)" width="400" height="300" /></p><p>Sabato 12 dicembre è iniziato il “Campomarino Accordion Fest”, l’appuntamento con la fisarmonica patrocinato dal Comune di Campomarino (CB) e organizzato dall’Associazione Borgo Antico. Anno dopo anno, a ridosso delle festività natalizie, il festival propone ad un pubblico affezionato una varietà di concerti che tentano di mostrare la straordinaria versatilità della fisarmonica e degli altri strumenti della famiglia come l’organetto, l’armonica, la melodica e il bandoneon.</p><p>Ad aprire la serie di concerti in programma, nella piazza Centrale di Campomarino, la formazione nata dall’incontro tra il <strong>fisarmonicista abruzzese Claudio Azzaro</strong> e quattro straordinari musicisti d’Archi: il <strong>“Claudio Azzaro &amp; Strings Quartet”.</strong> <span id="more-9040"></span></p><p>Il repertorio proposto è classico con una preponderanza di brani di Astor Piazzolla nei quali la fisarmonica di Claudio Azzaro instaura un intenso e raffinato dialogo sonoro con i violini di Paolo Angelucci e Chiara Leonzi, la viola di Alessandra Terra e il violoncello di Federico Orlando.</p><p>La fisarmonicista bulgara Veronika Todorova ha concluso la serata con un ricco repertorio di world music, nel quale spiccavano per freschezza e vivacità le polke balcaniche della sua terra.</p><p>A fine concerto ho potuto rivolgere qualche domanda a <strong>Claudio Azzaro</strong>&#8230;</p><p><strong>Raccontami di questo Festival, come mai Campomarino?</strong></p><p>Il “Campomarino Accordion Fest” è nato qualche anno fa dalla volontà dell’Associazione Culturale Borgo Antico, di Renzo Ruggieri e Donato Santoianni, che sono anche i direttori artistici del festival.</p><p>Io e lo Strings Quartet siamo stati segnalati da Renzo Ruggieri che è per me un maestro.</p><p>Renzo, oltre che un bravissimo fisarmonicista jazz, è anche un compositore di talento. Da anni porta avanti il progetto di diffondere la cultura della fisarmonica, divulgarne la bellezza intrinseca e la versatilità creativa.</p><p>A Roseto degli Abruzzi ha fondato il “Club Voglia D’Arte” e anch’io, che abito a pochi chilometri da Roseto, a Mosciano Sant’Angelo, ne faccio parte.</p><p>Condividiamo l’amore per la fisarmonica e questo ci avvicina.</p><p>Ecco come siamo arrivati al Festival: Campomarino è un piccolo centro ma molto sensibile alle proposte culturali e innovative. Questo Festival è apprezzato dal pubblico che ama la musica e in particolar modo la fisarmonica ed è stato un piacere poter suonare in questo contesto così ricettivo. Col tempo è diventato un evento significativo nel panorama culturale delle regioni del Centro Italia. Si spazia dalla musica classica, a quella popolare, fino ad arrivare all’improvvisazione del jazz.</p><p><strong>So che tu suoni spesso come solista, come mai la scelta di accostare la fisarmonica agli strumenti d’arco?</strong></p><p>E’ vero che mi capita spesso di essere chiamato ad esibirmi da solista ma ormai alcuni anni che porto avanti l’idea della fisarmonica come strumento capace di accostarsi e fondersi al suono di strumenti considerati da molti “più accademici”.</p><p>Nel 2005 è iniziata la collaborazione con il violoncellista Federico Orlando, con cui ho iniziato un progetto di interpretazione di compositori classici, da Bach a ad Astor Piazzolla.</p><p>Nel 2007 si è aperto il progetto musicale in collaborazione non con il quartetto ma con il quintetto d’archi <strong>“Claudio Azzaro &amp; Strings Quintet</strong>” con Paolo Agelucci, (primo violino) Chiara Leonzi (secondo violino), Alessandra Terra (viola), Federico Orlano (Violoncello) e Claudo Marzolo (contrabbasso).</p><p>L’anno scorso è iniziata la collaborazione con altri musicisti, che si sono uniti al quintetto: Walter Gaeta (pianoforte), Massimo Mucci (sax), Dante Melena (percussioni) con i quali affrontiamo esclusivamente il repertorio di Astor Piazzolla</p><p><strong>Bella la tua fisarmonica, che tipo di fisarmonica è?</strong></p><p>E’ la mia fisarmonica preferita, una fisarmonica artigianale costruita per le mie esigenze dalla Ditta Figini di Castelfidardo. E’ una cromatica a bassi sciolti nota come “ Bajan”.</p><p><strong>Suoni anche altri strumenti?</strong></p><p>La mia specialità è la cromatica a bassi sciolti, ma suono e insegno anche la fisarmonica tradizionale.</p><p>Possiedo molte fisarmoniche, anzi mi piace considerarmi un po’ collezionista, soprattutto di vecchi modelli.</p><p><strong>Ci sono altri concerti che vuoi segnalarci?</strong></p><p>Qui a Campomarino l’Accordion Fest continua e si conclude sabato prossimo.</p><p>A partire dalle h. 21:30, suonerà il <strong>“Cauteruccio/Santoianni Duo”,</strong> con un programma di world music. A seguire lo spettacolo ispirato al racconto di Charles Dickens <strong>“Canto di Natale”,</strong> che avrà una colonna sonora di musica jazz. Suoneranno Renzo Ruggeri e Mauro De Federicis mentre Tiziana De Angelis sarà la voce recitante.</p><p>Per quanto riguarda me, sto preparando alcuni concerti che si terranno in diverse località abruzzesi durante le festività natalizie. Non posso essere più preciso sulle</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009040_molto-abruzzo-al-campomarino-accordion-fest-2009/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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