<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Maurizia Lorenzetti</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/maurizia-lorenzetti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Majella: natura incontaminata e paesaggi grandiosi</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00914_majella-natura-incontaminata-e-paesaggi-grandiosi/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00914_majella-natura-incontaminata-e-paesaggi-grandiosi/#comments</comments> <pubDate>Thu, 17 Apr 2008 14:23:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizia Lorenzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[Natura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=914</guid> <description><![CDATA[Sotto queste cime fu eremita frà Pietro da Morrone, divenuto poi Papa col nome di Celestino V. La Majella è per altitudine, dopo il Gran Sasso, la seconda montagna lungo la dorsale appenninica. Sul versante orientale, le selvagge vallate percorrono i notevoli dislivelli dalle vette alla base. Sul versante opposto, la montagna mostra paesaggi consueti, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sotto queste cime fu eremita frà Pietro da Morrone, divenuto poi Papa col nome di Celestino V.<span id="more-914"></span></p><p>La Majella è per altitudine, dopo il Gran Sasso, la seconda montagna lungo la dorsale appenninica. Sul versante orientale, le selvagge vallate percorrono i notevoli dislivelli dalle vette alla base. Sul versante opposto, la montagna mostra paesaggi consueti, ma anche suggestivi.</p><p>Oltre al Morrone, che divide il cuore della Majella dalla conca di Sulmona, fanno parte del settore meridionale del Parco, i monti Pizzalto e Rotella tra cui si estende l’eden botanico del bosco di Sant’Antonio e i monti Pizzi e Secine.</p><p>Antenati degli animali che attualmente vivono nel Parco, e testimoni di una Majella un tempo sommersa dal mare, le tracce fossili di ammoniti, rudiste, nummuliti e coralli, sono le meraviglie più interessanti che ognuno di noi può osservare incamminandosi nel Parco.</p><p>Nei paesaggi grandiosi e nella natura incontaminata hanno cercato rifugio molti banditi che hanno lasciato traccia di sé nelle “tavole dei briganti” sulle rocce della Majelletta; sotto queste cime è stato eremita frà Pietro da Morrone in cerca di silenzio e d’ispirazione, divenuto poi Papa col nome di Celestino V.</p><p>Prima ancora, i cacciatori del Paleolitico e del Neolitico hanno gioito in questo Parco per l’abbondante selvaggina, come testimoniano le interessanti pitture rupestri nella Grotta dei Piccioni nella valle del fiume Orta.</p><p>Gli ordini monastici vi fondarono santuari e abbazie, come San Liberatore a Majella, San Clemente a Casauria, San Salvatore a Majella, Santo Spirito, San Tommaso di Paterno. Visitando i centri storici di Pennapiedimonte, Pescocostanzo, Roccacaramanico, Guardiagrele, Tocco da Casauria e gli altri paesi della Majella si rimane affascinati dall’incontro con aquile e camosci.</p><p>Le torri di Pacentro, i palazzi di Sulmona, la Basilica di San Pelino a Corfinio sono le più interessanti mete storico-artistiche. La Majella è un enorme giardino botanico tra boschi e vallate, torrenti e cime. Le rarità non si contano.</p><p>Le specie vegetali sono oltre 2000, tale ricchezza si spiega dalla varietà degli ambienti e dalla posizione geografica, protesa nella parte Mediterranea, verso la Penisola Balcanica. La fauna, anch’essa  influenzata dalle favorevoli condizioni presenti nel Parco, è ricca di diverse specie: si trovano oltre 116 farfalle diurne, il lupo e il gatto selvatico, la lontra, la salamandrina e grazie ad opportune reintroduzioni oggi si aggiungono i cervi, i caprioli e i camosci scomparsi nell’Ottocento.</p><p>Quanto agli uccelli, si contano decine di specie tra cui l’aquila reale, il lanario, l’astore, il picchio dorsobianco e quello muraiolo. In questo splendido Parco, la più grande sorpresa è il piviere tortolino, un piccolo caradriforme, tipico della tundra scandinava, che nell’Europa mediterranea è presente solo nelle pietraie d’alta quota della Majella.</p><p>Maurizia Lorenzetti</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00914_majella-natura-incontaminata-e-paesaggi-grandiosi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ignazio Silone e l&#8217;infanzia abruzzese</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00802_ignazio-silone-e-linfanzia-abruzzese/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00802_ignazio-silone-e-linfanzia-abruzzese/#comments</comments> <pubDate>Wed, 13 Feb 2008 18:21:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizia Lorenzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Abruzzesistica]]></category> <category><![CDATA[Letteratura]]></category> <category><![CDATA[letteratura]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/ignazio-silone-e-linfanzia-abruzzese</guid> <description><![CDATA[Appunti sulla vita e l&#8217;opera del romanziere marsicano. I romanzi, i saggi più significativi e i lavori teatrali di Ignazio Silone sono tutti ambientati in Abruzzo. La problematica sociale, politica e religiosa dei suoi racconti trova eco anche negli altri paesi, dove continuano ad essere tradotti e discussi: “Guardate Silone è radicalmente legato alla sua [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Appunti sulla vita e l&#8217;opera del romanziere marsicano.</p><p>I romanzi, i saggi più significativi e i lavori teatrali di Ignazio Silone sono tutti ambientati in Abruzzo. La problematica sociale, politica e religiosa dei suoi racconti trova eco anche negli altri paesi, dove continuano ad essere tradotti e discussi: “Guardate Silone è radicalmente legato alla sua terra, eppure è talmente europeo” (Camus).<span id="more-802"></span></p><p>Quella di Ignazio Silone, nato a Pescina, in provincia dell’Aquila, il 1 Maggio 1900, uno degli scrittori simbolo del Novecento non solo italiano, fu una vita drammatica, segnata dai lutti che colpirono la sua infanzia, come per esempio il terremoto del 1915 che distrusse il paese natale, rendendolo orfano, e da un precocissimo impegno politico (dapprima nelle file della Federazione giovanile socialista e poi, con il congresso di Livorno del 1921, nel neonato Partito Comunista d’Italia, di cui Silone divenne uno dei capi).</p><p>La svolta venne fra il 1930 e il 1931: dopo una serie di contrasti con Togliatti, fu espulso dal Partito Comunista, si stabilì in Svizzera, si sottopose a una terapia psicanalitica e si dedicò alla letteratura.</p><p>La catastrofe naturale pone Silone di fronte a episodi raccapriccianti come lo sciacallaggio e l’assassinio, contribuendo a accentuare il contrasto che già da tempo avvertiva tra la vita privata e i rapporti sociali e convincendolo a schierarsi al fianco dei poveri, e a narrare le sue esperienze di vita, le sue scelte e i suoi traumi, facendo si che l’autobiografia diventasse una chiave di lettura autentica.</p><p>A Davos, nel 1930, scrisse il suo primo capolavoro, &#8220;Fontamara&#8221;: “Ho dato questo nome a un antico e oscuro luogo di contadini poveri situato nella Marsica, a settentrione del prosciugato lago di Fucino, nell’interno di una valle, a mezza costa tra le colline e le montagne. In seguito ho risaputo che il medesimo nome, in alcuni casi con piccole varianti, apparteneva già ad altri abitanti dell’Italia meridionale, e, fatto più grave, ho appurato che gli stessi strani avvenimenti in questo libro con fedeltà raccontati, sono accaduti in più luoghi, seppure non nella stessa epoca e sequenza. A me è sembrato però che queste non fossero ragioni valevoli perché la verità venisse taciuta.” (Ignazio Silone).</p><p>Ricostruito con materiali memorialistici dell’infanzia e della prima giovinezza, &#8220;Fontamara&#8221; è la storia di un paese della Marsica, simbolo dell’universo contadino che ha come nucleo centrale la lotta tra cafoni e borghesi.&#8221;Fontamara&#8221; è anche il racconto di una guerra di classe tra i contadini poveri di un villaggio di montagna e i nuovi padroni fascisti del capoluogo, alleati agli ex-notabili democratici e alle autorità religiose: “il poema epico-drammatico della plebe meridionale, in cui per la prima volta questa assurge a protagonista di una ‘storia’, acquista un volto.” (Giovanni Russo).</p><p>Nel 1937, venne pubblicato a Zurigo il suo secondo romanzo &#8220;Vino e Pane&#8221;, inquadrato negli anni del conflitto etiopico, in un clima politico di avventura cospirativa. Racconta il ritorno in patria di Pietro Spina, un giovane che aveva abbandonato i suoi luoghi per seguire un suo ideale rivoluzionario. Nelle vicende di questo personaggio tormentato, costretto a vivere braccato e nascosto, riemergono i motivi cari alla letteratura Siloniana: la fede, la giustizia, le reazioni al fascismo, il dibattito sulla rivoluzione, il richiamo della terra natale e dei ricordi: “Arriva sempre un età in cui i giovani trovano insipido il pane e il vino della propria casa. Essi cercano altrove il loro nutrimento. Il pane e il vino delle osterie che si trovano nei crocicchi delle grandi strade, possono solo calmare la loro fame e la loro sete. Ma l’uomo non può vivere tutta la vita nelle osterie”. (Ignazio Silone).</p><p>Sempre in Svizzera, nel 1941 pubblicò &#8220;Il Seme sotto la neve&#8221;. Al centro del romanzo troviamo sempre Pietro Spina, una figura tipica dei personaggi di Silone che rappresenta l’uomo in fuga, perseguitato, clandestino in patria e vittima delle ingiustizie. &#8220;Fontamara&#8221;, &#8220;Vino e Pane&#8221; e &#8220;Il Seme sotto la neve&#8221; costituiscono una sorta di trilogia.</p><p>Tante altre furono le opere di Silone. Nel 1965, pubblicò &#8220;Uscita di sicurezza&#8221;, un insieme di racconti autobiografici e testi saggistici che coglie sia la riflessione memorialistica di un’esperienza di vita che la preparazione, i miti centrali, la psicologia e l’ideologia dell’immaginario romanzesco, con temi privilegiati e ricorrenti della miseria e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.</p><p>Non c’è mai stato in Silone un narratore puro. I suoi racconti e romanzi hanno uno scopo di denuncia, di protesta, tendendo sempre a un fine superiore: come i fatti narrati scoprono l’intima tensione alla denuncia, così la pagina narrativa rivela il saggio.</p><p>Silone tornò in Italia nel Novembre del 1944, invitato dai famigliari a visitare la Marsica. La sua fama era diffusa in Abruzzo, ma pochi a Pescina avevano letto i suoi libri. Qui vi trascorse una intera giornata e in quella circostanza avviò le pratiche per cambiare il proprio nome da Secondino Tranquilli a Ignazio Silone. Morì a Ginevra il 22 Agosto 1978.</p><p>Maurizia Lorenzetti</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00802_ignazio-silone-e-linfanzia-abruzzese/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sirente Velino, parco naturale dell’Appennino centrale</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00741_sirente-velino-parco-naturale-dell%e2%80%99appennino-centrale/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00741_sirente-velino-parco-naturale-dell%e2%80%99appennino-centrale/#comments</comments> <pubDate>Thu, 10 Jan 2008 11:36:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Maurizia Lorenzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[Natura]]></category> <category><![CDATA[Paesi e borghi]]></category> <category><![CDATA[grotte]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/sirente-velino-parco-naturale-dell%e2%80%99appennino-centrale</guid> <description><![CDATA[Le Gole di Celano, le genziane, i lupi, le aquile, le linci e gli orsi: questo è molto altro in una splendida area abruzzese. Il Sirente-Velino si trova in provincia dell’Aquila nei comuni di Acciano, Aielli, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Celano, Cerchio, Collarmele, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Magliano de’ Marsi, Massa [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le Gole di Celano, le genziane, i lupi, le aquile, le linci e gli orsi: questo è molto altro in una splendida area abruzzese.</p><p>Il Sirente-Velino si trova in provincia dell’Aquila nei comuni di Acciano, Aielli, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Celano, Cerchio, Collarmele, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Magliano de’ Marsi, Massa d’Albe, Molina Aterno, Ocre, Ovindoli, Pescina, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, Secinaro, Tione degli Abruzzi.</p><p>Il parco, naturalisticamente parlando, è uno splendido esempio dell’ambiente dell’Appennino centrale. Formato dal Velino – la cui piramide assieme a quella gemella del California svetta al di là della A25 sul paesaggio orizzontale del Fucino – più selvaggio e appartato; dal Sirente che per essere apprezzato appieno va visitato sul versante nord. In mezzo si trova l’altopiano delle Rocche, di origine carsica, un sistema di altopiani a quota variabile tra i 1300 e i 1600 m. L’area del Parco è completata dalla media Valle dell’Eterno e dalla Valle Subequana, più facilmente accessibili e per questo caratterizzata dai segni dell’uomo, che ha lasciato beni storici, artistici, architettonici e archeologici.</p><p>La presenza umana, nei vari secoli, si può osservare, anche, dai resti possenti del Castello di Ocre, dai centri storici di Fontecchio o di Castelvecchio di Subequo  e dalla minuscola chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, collocata tra pascoli e faggete alle falde del Velino. La storia del Parco inizia nel Mesozoico, come attesta l’abbondanza dei calcari organogeni del Cretaceo. Sul Sirente e il Velino si notano le tracce di antichi ghiacciai che hanno lasciato circhi glaciali e morene che si snodano a volte anche per  chilometri.</p><p>Probabilmente a questi antichi laghi si deve il nome Velino  che secondo alcuni studiosi deriva dalla parola greca helos, palude, un ambiente difficile da immaginare guardando oggi le aride distese di questo luogo. Spettacolari sono i segni lasciati dall’erosione fluviale, tra cui primeggiano le Gole di Celano, un canyon scavato dal torrente la Foce, chiuso tra pareti altissime e sottoposto a vincolo paesaggistico. A primavera fioriscono i narcisi &#8211; che schiudono le profumate corolle, le specie sono due il narciso selvatico e il narciso dei poeti – i gigli martagoni e le genziane.</p><p>La flora è così vasta che si possono trovare specie nordiche come il trifoglio montano o altre entità portate dai botanici. La natura montuosa dell’ambiente condiziona la fauna, ma non ne impedisce la ricchezza. Il parco ospita lupi, aquile, linci ed orsi. Il progetto “Life” a favore dell’orso ha permesso di constatarne la sua ampia presenza e di evidenziarne i principali spostamenti con i parchi vicini. Tra le specie più rare troviamo il corvo imperiale e il grifone reintrodotti su questi monti grazie ad appositi programmi operati dall’uomo.</p><p>Maurizia Lorenzetti</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00741_sirente-velino-parco-naturale-dell%e2%80%99appennino-centrale/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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