<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Lisa Falone</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/lisa-falone/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Castelbasso (Te). Torna l&#8217;arte nel borgo</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020685_castelbasso-te-torna-larte-nel-borgo/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020685_castelbasso-te-torna-larte-nel-borgo/#comments</comments> <pubDate>Wed, 06 Jul 2011 16:05:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Lisa Falone</dc:creator> <category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20685</guid> <description><![CDATA[Sabato 2 luglio 2011 a Castelbasso (TE) è cominciata, come ormai accade da più di dieci anni, la kermesse estiva dove protagonista assoluta è la cultura. Il calendario degli eventi è ricco di appuntamenti musicali ed enogastronomici fino al 31 agosto. A primeggiare tra ogni forma di creatività c’è l’Arte. Nella sezione Arti Visive infatti [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-20687" title="CBasso2011INA012" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/CBasso2011INA012.jpg" alt="Castelbasso" width="600" height="400" /></p><p>Sabato 2 luglio 2011 a <strong>Castelbasso</strong> (TE) è cominciata, come ormai accade da più di dieci anni, la kermesse estiva dove protagonista assoluta è la cultura. Il calendario degli eventi è ricco di appuntamenti musicali ed enogastronomici fino al 31 agosto. A primeggiare tra ogni forma di creatività c’è l’Arte. Nella sezione <em>Arti Visive</em> infatti due importanti mostre: “<strong>Renato Guttuso</strong>. Immaginazione Realistica. Opere dagli anni ’30 agli anni ’70” a cura di Francesco Poli presso Palazzo Clemente sede della <strong>Fondazione Malvina Menegaz </strong>e “<strong>Interferenze Costruttive. Artisti in Residenza in Azienda</strong>” a cura di <strong>Giacinto Di Pietrantonio </strong>e <strong>Francesca Referza </strong>presso Palazzo de Sanctis.</p><p>La mostra curata dal Prof. <strong>Poli</strong> racconta allo spettatore il percorso di un artista che è riuscito negli anni a raggiungere un elevato successo; un uomo eclettico, interessato, attivo politicamente e palesemente attento alla costruzione tonale dell’opera d’arte. Guttuso, che viene per questa manifestazione ricordato per i cento anni dalla sua nascita (Bagheria 26 dicembre 1911) è stato un grande protagonista della storia dell’arte italiana.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-20694" title="CBasso2011INA126" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/CBasso2011INA126.jpg" alt="" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Guttuso a Palazzo Clemente</em></p><p>Concretamente influenzato dal cubismo e dall’espressionismo, sulla tela trasponeva sempre una realtà che era solo ed esclusivamente la sua realtà, ecco perché quando si parla della sua arte si parla di “stile Guttuso”. Opere realiste dunque ma, come ci suggerisce il titolo della mostra, anche volte ad un’attenzione immaginifica dissimile da una certa predilezione novecentesca per il ritorno all’ordine. Lampanti i richiami alle opere di Picasso (Operaio Metallurgico, 1947), di Giorgio Morandi (La finestra Blu, 1940-41), di Emilio Vedova (Uomo che legge il giornale, 1962); nature morte, ritratti e paesaggi ci dimostrano la capacità di Guttuso di attrarre lo spettatore e soprattutto come egli sia sempre stato un “pittore di vita”<em> </em>(Longhi). L’ultima opera in mostra è <em>Il Comizio di quartiere </em>del 1975, una grande opera (210cmx200cm) che ricorda nella composizione <em>I Funerali di Togliatti </em>del 1972: all’acrilico unisce pezzi di carta stampata (il ritratto di Marilyn di Andy Warhol, Guernica di Picasso) facendo confluire all’interno nella sua grande ricerca stilistica anche le esperienze artistiche internazionali del secondo novecento.</p><p>A “fare da guida” allo spettatore negli spazi di Palazzo De Sanctis per la mostra Interferenze Costruttive la frase di Frank Lloyd Wright: <em>Form follows function – that has been misunderstood. Form and function should be one, joined in a spiritual union</em>.</p><p>Una mostra di arte contemporanea che nasce dall’unione dell’arte con la vita, dall’unione tra forma e funzione. Nove importanti artisti si sono confrontati con nove aziende del territorio abruzzese dando vita ad una Interferenza (che in fisica è il la sovrapposizione, in un punto dello spazio, di due o più onde) che non poteva che essere Costruttiva:</p><ul><li>Mario Airò/ MD’E</li><li>Emilio Isgrò/ Industrie Grafiche D’Auria</li><li>Cesare Pietroiusti/ Università di Teramo</li><li>Paolo Parisi/DG &amp; DF Metalli</li><li>Paola Pivi/ Gelo</li><li>Arcangelo Sassolino/Falone Costruzioni</li><li>Ettore Spalletti/ quotidiano Il Centro</li><li>Giuseppe Stampone/ Parallelo42</li><li>Sabrina Torelli/ Frantoio Montecchia</li></ul><p>Artisti e aziende di fama nazionale e internazionale sono riusciti con l’interazione dei due curatori e della Fonazione Menegaz a far dialogale due mondi attraverso la creatività.</p><p>Lo spazio espositivo quest’anno subisce due importanti cambiamenti perché Arcangelo Sassolino con l’opera <em>Così vicini così lontano </em>ha completamente diviso l’ingresso con un camminamento di oltre 2 metri e Giuseppe Stampone ha realizzato nella sala del bookshop un’opera site-specific permanente: <em>Global Education.</em></p><p>La Fondazione Malvina Menegaz prevede per le due mostre d’arte anche un ricco programma dedicato all’educazione culturale attraverso percorsi didattici per bambini ed adulti dal titolo <em>Vedi l’arte e impara</em> a cura di Alessia Di Clemente.</p><p>Orari mostre: 19.00/24.00 chiusura lunedì</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-20688" title="CBasso2011INA039" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/CBasso2011INA039.jpg" alt="" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Giuseppe Stampone/ Parallelo42</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-20689" title="CBasso2011INA043" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/CBasso2011INA043.jpg" alt="" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Emilio Isgrò/ Industrie Grafiche D’Auria</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-20690" title="CBasso2011INA059" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/CBasso2011INA059.jpg" alt="" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Ettore Spalletti/ quotidiano Il Centro</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-20691" title="CBasso2011INA065" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/CBasso2011INA065.jpg" alt="" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Paolo Parisi/DG &amp; DF Metalli</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-20692" title="CBasso2011INA094" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/CBasso2011INA094.jpg" alt="" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Paola Pivi/ Gelo</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-20693" title="CBasso2011INA112" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/CBasso2011INA112.jpg" alt="" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Il Bookshop di Giuseppe Stampone/ Parallelo42</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020685_castelbasso-te-torna-larte-nel-borgo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Castelbasso: restaurati l’altare Clemente e la sua tela</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0019936_castelbasso-restaurati-l%e2%80%99altare-clemente-e-la-sua-tela/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0019936_castelbasso-restaurati-l%e2%80%99altare-clemente-e-la-sua-tela/#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Apr 2011 10:59:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Lisa Falone</dc:creator> <category><![CDATA[Arte antica]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=19936</guid> <description><![CDATA[Venerdì 8 aprile alle 18.30 presso la chiesa SS. Pietro e Andrea di Castelbasso (Te) è stato presentato il restauro dell’altare Clemente &#8211; e della splendida pala d&#8217;altare che lo decora &#8211; realizzato grazie al contributo della “Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture” che da molti anni ormai è una realtà rilevante [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-19938" title="restauro altare clemente castelbasso 01 (1)" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/restauro-altare-clemente-castelbasso-01-1.jpg" alt="Castelbasso: restaurati l’altare Clemente e la sua tela" width="600" height="400" /></p><p>Venerdì 8 aprile alle 18.30 presso la <strong>chiesa SS. Pietro e Andrea </strong>di <strong>Castelbasso</strong> (Te) è stato presentato il restauro dell’altare Clemente &#8211; e della splendida pala d&#8217;altare che lo decora &#8211; realizzato grazie al contributo della “<strong>Fondazione Malvina Menegaz</strong> per le Arti e le Culture” che da molti anni ormai è una realtà rilevante per la promozione dei beni culturali.<span id="more-19936"></span></p><p>La Fondazione oltre all’importanza che attribuisce all’arte contemporanea (fino al all’8 maggio, presso Palazzo Clemente, è possibile visitare la Mostra “Attraverso l’arte del 900 italiano: dal Futurismo all’Informale” con opere della collezione De Donno) con la forza che scaturisce dalla necessità di &lt;&lt;fare qualcosa di concreto&gt;&gt;1 per Castelbasso ha deciso di ripristinare, in tutto il suo splendore, una delle preziose opere conservate appunto nella chiesa SS. Pietro e Andrea: l’altare barocco, collocato al centro della navata sinistra, appartenuto alla famiglia Clemente.</p><p>Alla presentazione dei lavori sono intervenuti i restauratori Valentina Muzii e Corrado Anelli, il parroco Giulio Marcone, Osvaldo Menegaz presidente della Fondazione e Giuseppe di Melchiorre studioso della storia di Castelbasso. La presentazione del restauro è stata accompagnata dalle note dell’organista Marini.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-19939" title="altare clemente castelbasso 02" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/altare-clemente-castelbasso-02.jpg" alt="Castelbasso: restaurati l’altare Clemente e la sua tela" width="500" height="797" /></p><p>L’altare in legno policromo, già presente nella chiesa nel cinquecento, ma di evidente fattura ottocentesca dovuta ai successivi restauri, fu fatto restaurare per la prima volta da Ganimede Clemente nel 1629, data che è riportata nel cartiglio con iscrizione latina posto nella parte bassa a destra della tela. Ganimede si fece ritrarre da un artista ignoto, insieme ai Santi Maddalena, Francesco e Rocco nella parte inferiore della rappresentazione, mentre assiste all’incoronazione della Madonna con in braccio il Bambino Gesù2 da parte di due puttini, miracolo che si compie nella parte superiore.</p><p>La pulitura del dipinto (olio su tela &#8211; 152&#215;106) ha fatto emergere con maggiore chiarezza il peculiare stemma della famiglia Clemente3: all’interno di una cornice d’orata e ulteriormente arricchita da ornamentali foglie blu e rosse, è possibile ammirare i tre monti all’italiana con la collocazione al di sopra di quello centrale della mitologica Fenice, uccello che rinasce dalle proprie ceneri dopo la morte; non a caso sono anche presenti un sole e una stella per suggerire l’idea di morte e rinascita, della ciclicità della vita, della Resurrezione. Una simbologia probabilmente legata alla volontà dello stesso Ganimede di far percepire che, anche dopo la sua morte così come era accaduto per i suoi avi4, ci saranno sempre esponenti della famiglia Clemente che continueranno a rendere eterno il nome della sua casata in questo bel paese del teramano. A testimonianza di ciò era presente all’inaugurazione Maria Grazia Clemente.</p><p>Per avvalorare la tesi dell’importanza che questa famiglia ha avuto e continua ad avere per Castelbasso, è doveroso ricordare che dal 2009 la Fondazione ospita, oltre che alla sua sede, le più importanti esposizioni d’arte proprio nelle sale del Palazzo, completamente restaurato, appartenuto ai Clemente.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0019936_castelbasso-restaurati-l%e2%80%99altare-clemente-e-la-sua-tela/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mostra itinerante per ricordare Silone</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0016942_mostra-itinerante-per-ricordare-silone/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0016942_mostra-itinerante-per-ricordare-silone/#comments</comments> <pubDate>Sat, 18 Dec 2010 10:49:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Lisa Falone</dc:creator> <category><![CDATA[Eventi]]></category> <category><![CDATA[Ignazio Silone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=16942</guid> <description><![CDATA[&#8220;Ignazio Silone &#8211; L&#8217;arte è un fiore selvaggio, ama la libertà &#8211; L&#8217;uomo, lo scrittore, l&#8217;intellettuale&#8221; E’ cominciata il 15 dicembre 2010, presso L’ Archivio Centrale dello Stato a Roma, la mostra itinerante dedicata all’intellettuale e scrittore abruzzese Ignazio Silone, che avrà termine il 15 gennaio 2011. L’&#8217;iniziativa sostenuta dal Centro studi siloniani e dal [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/Ignazio-Silone.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-16945" title="Ignazio-Silone" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/Ignazio-Silone.jpg" alt="Ignazio Silone " width="200" height="309" /></a></p><p>&#8220;<em>Ignazio Silone &#8211; L&#8217;arte è un fiore selvaggio, ama la libertà &#8211; L&#8217;uomo, lo scrittore, l&#8217;intellettuale&#8221;</em></p><p>E’ cominciata il 15 dicembre 2010, presso L’ Archivio Centrale dello Stato a Roma, la mostra itinerante dedicata all’intellettuale e scrittore abruzzese <strong>Ignazio Silone, </strong>che avrà termine il 15 gennaio 2011.<span id="more-16942"></span></p><p>L’&#8217;iniziativa sostenuta dal Centro studi siloniani e dal Comune di Pescina, col supporto dell&#8217;Archivio di Stato e della Regione Abruzzo, ha l&#8217;Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Camera dei Deputati e trova collocazione nell&#8217;ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell&#8217;Unita&#8217; d&#8217;Italia. Dopo l’esordio romano, l’esposizione toccherà varie città tra cui Assisi, Zurigo, Budapest, San Pietroburgo e Mosca proprio perché Ignazio Silone (1900 &#8211; 1978), pseudonimo di Secondo Tranquilli, è stato &lt;&lt;uno degli intellettuali italiani più conosciuto e letto in Europa e nel mondo intero per la sua capacità di non cedere mai alle lusinghe del potere o alle mode letterarie del momento.&gt;&gt; (1).</p><p>Prezioso sarà trovare in mostra circa 80 pannelli con suoi scritti, fotografie, documenti, oltre a filmati Rai e materiale proveniente sia dallo studio di Pescina (L’Aquila) sia dagli Archivi di Stato di Mosca e di Rijeca; in una sezione a parte saranno esposti i lavori realizzati per l’occasione dagli studenti dell&#8217;Istituto Statale d&#8217;Arte di Avezzano. I “reperti” toccheranno i posti in cui Silone visse negli anni del lungo esilio iniziato nel 1930.</p><p>Nel 1933 uscì a Davos <em>Fontamara</em> il suo primo romanzo “realistico”<em> </em>che fu<em> </em>tradotto in 27 lingue e<em> </em>in cui descrisse minuziosamente il mondo contadino marsicano attraverso il racconto di tre popolani: madre, padre e figlio; la storia della lotta tra “cafoni” e borghesi raccontata da Silone in <em>Fontamara</em> deve essere letta insieme a tutta la sua attività culturale come un atto di fedeltà assoluta verso la libertà umana.</p><p>La significativa frase di Silone &lt;&lt;<strong>L&#8217;arte è un fiore selvaggio, ama la libertà&gt;&gt;</strong> che dà il titolo alla mostra è estratta dal saggio “La libertà di sognare”, in “La Fiera Letteraria” V, 31, 30 luglio 1950 ed era già stata scelta per l’importante convegno in commemorazione del centenario della nascita di Silone svoltosi il 21 ottobre 2000 a Selvazzano Dentro (PD).</p><p>L’assessore alla Cultura della Regione Abruzzo, Mauro Di Dalmazio, che è intervenuto alla conferenza stampa (2) della presentazione dell’evento itinerante, ha affermato che questa &lt;&lt;e&#8217; un&#8217;iniziativa molto importante, il cui valore politico e culturale va da se&#8217; &gt;&gt;.</p><p><strong>Note</strong></p><p>(1) WWW.SILONE.IT</p><p>(2) lunedì 13 dicembre alle ore 11.00, nella Sala Celestino V del Palazzo Silone a L&#8217;Aquila</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0016942_mostra-itinerante-per-ricordare-silone/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La Chiesa di Santa Maria ad Cryptas di Fossa</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/003160_la-chiesa-di-santa-maria-ad-cryptas-di-fossa/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/003160_la-chiesa-di-santa-maria-ad-cryptas-di-fossa/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Mar 2009 18:45:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Lisa Falone</dc:creator> <category><![CDATA[Architettura]]></category> <category><![CDATA[Arte antica]]></category> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[Luoghi della Fede]]></category> <category><![CDATA[Fossa]]></category> <category><![CDATA[Pompeo Cesura]]></category> <category><![CDATA[Santa Maria ad Cryptas]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=3160</guid> <description><![CDATA[La Chiesa di Santa Maria Ad Cryptas (XIII sec.) dista circa un chilometro dal centro abitato di Fossa (L’Aquila). È chiamata così per la presenza, al suo interno, di una piccola cripta a cui si accede dopo aver sceso alcuni gradini. L’architettura della chiesa è tipicamente gotica, precisamente di stile cistercense, ha una facciata a [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La Chiesa di Santa Maria Ad Cryptas (XIII sec.) dista circa un chilometro dal centro abitato di Fossa (L’Aquila). È chiamata così per la presenza, al suo interno, di una piccola cripta a cui si accede dopo aver sceso alcuni gradini.<span id="more-3160"></span></p><p>L’architettura della chiesa è tipicamente gotica, precisamente di stile cistercense,  ha una facciata a capanna con portale a sesto acuto sostenuto da pilastri; sia nell’estradosso dell’arco, sia sul pilastro di sinistra è inserito un leone sdraiato (il leone al di sopra del pilastro destro è stato trafugato). La chiesa, che esternamente è stata rivestita da filari di pietre quadrate (così come molte chiese risalenti a questo stesso periodo all’Aquila), poichè è situata su un pendio, presenta nella parete nord due visibili piloni d’appoggio.</p><p>L’interno è ad una sola navata, con la pareti divise in campate e presbiterio quadrato voltato a crociera.Le pareti sono totalmente affrescate. Molto probabilmente le immagini dovevano avere fini didattici, perché i testi sacri che venivano letti dovevano essere di facile comprensione. Il ciclo “giottesco” del XIV sec. con le storie della Vergine (Gioacchino tra i pastori, Incontro alla Porta Aura, Annunciazione, Natività, Dormitio, Morte, Transitio, Depositione, Assunzione e Incoronazione) sembra voler trovare punti di contatto con  quello precedente con le storie della Genesi, del Giudizio Universale e della vita di Gesù del XIII sec..</p><p>La parte con la storie della Genesi (arcone, prima metà campata di destra &#8211; Separazione della Luce dalle Tenebre, Creazione del sole e della luna, Creazione degli animali, Creazione dell’uomo e della donna, Peccato originale, Cacciata dal Paradiso) e il ciclo pittorico della controfacciata (Inferno, San Michele Arcangelo effettua la Psicostasia, Resurrezione delle anime, San Michele con due angeli separa gli Eletti dai Dannati, Cristo Giudice) hanno legami con la pittura bizantina e benedettina. In effetti gli affreschi sulla controfacciata richiamano quelli di Sant’Angelo in Formis a Montecassino, esempio di Basilica Benedettina.</p><p>Nella parte finale della parete destra troviamo il Ciclo dei mesi, con episodi legati alla vita nei campi (agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre), I tre patriarchi con le anime “in seno di Abramo”, i Profeti e le figure di S.Giorgio e  S. Maurizio, due Santi crociati, che hanno legami con il probabile committente (raffigurato con la famiglia nel presbiterio) Morel De Saours, comandante del castello di Ocre.</p><p>Nel presbiterio si possono ammirare gli affreschi con le storie di Gesù (Ultima cena, Cattura e Bacio di Giuda, Flagellazione, Crocifissione, Depozione) con figure allungate tipicamente bizantine. La scena della Flagellazione sembra essere di mano diversa dagli altri registi perché è maggiore l’espressività del volto di Gesù e le prospettive sono maggiormente visibili.</p><p>Quattrocentesco e di probabile attribuzione a Sebastiano di Cola da Cosentino è l’Annunciazione all’interno dell’altare ad edicola nella seconda campata destra. A seguire una loggia cinquecentesca con raffigurazione di Santi nella parte esterna, nella volta L’Incoronazione della Vergine e nelle vele gli Evangelisti. In questa zona della chiesa era collocata anche la tavola che raffigura La Madonna del Latte, firmata e datata Gentile da Rocca 1283, oggi al Museo Nazionale D’Abruzzo. Alcuni studiosi hanno ravvisato in questa data il termine post quem per la datazione degli affreschi duecenteschi della chiesa.</p><p>Al centro della parete sinistra troviamo la pala con la Madonna del Rosario (1583) di Giovanni Paolo Cardone allievo di Pompeo Cesura, con San Domenico, Santa Caterina e i protagonisti della Battaglia di Lepanto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/003160_la-chiesa-di-santa-maria-ad-cryptas-di-fossa/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Le memorie materiche di Alessandro Antonucci</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001704_le-memorie-materiche-di-alessandro-antonucci/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001704_le-memorie-materiche-di-alessandro-antonucci/#comments</comments> <pubDate>Mon, 08 Dec 2008 19:01:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Lisa Falone</dc:creator> <category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category> <category><![CDATA[Eventi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1704</guid> <description><![CDATA[Dal 6 dicembre fino al 19 dicembre 2008, presso il Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea dell’Aquila-MUSPAC (L’Aquila, via Paganica, 17- ingresso gratuito), è possibile ammirare la mostra fotografica dell’artista Alessandro Antonucci dal titolo “traVolti”(catalogo ArtEtra- inaugurazione 6 dicembre ore 18.00, patrocini: Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila e Comune dell’Aquila). In un’epoca in cui il pianeta sembra essere [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dal 6 dicembre fino al 19 dicembre 2008, presso il Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea dell’Aquila-MUSPAC (L’Aquila, via Paganica, 17- ingresso gratuito), è possibile ammirare la mostra  fotografica dell’artista Alessandro Antonucci dal titolo “traVolti”(catalogo ArtEtra- inaugurazione 6 dicembre ore 18.00, patrocini: Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila e Comune dell’Aquila).<span id="more-1704"></span></p><p>In un’epoca in cui il pianeta sembra essere alla deriva, c’è chi ritorna ad un interesse per l’elemento naturale, quale possibile testimonianza dell’interiorità umana. I ritratti di Alessandro Antonucci sono immersi nella roccia, nel legno, nei campi di grano. Emerge un nuovo naturalismo, una realtà vibrante che, alla pari degli impressionisti francesi, dà vita al dialogo “sacro” fra l’uomo e la natura. Nella “Pietra di Valerio” il volto sembra emergere dalle acque di uno stagno come l’”Ofelia” di Millais (1852). I protagonisti di queste fotografie, così come alcuni personaggi shakespiriani, sono “travolti” dal pensiero di una consapevole sorte che li attende. Le singole personalità sembrano fondersi a poco a poco con ciò che le circonda, avvolte da ricordi  e “memorie” passate.</p><p>Al passato e alla tradizione evidentemente è legato anche lo stesso Antonucci, che con questi lavori rende omaggio alla sua terra natia. Una terra fortemente religiosa: Pratola Perligna. Titolo di un’opera in mostra è “Il sedile di Santa Rina”. Proprio all’interno dell’Eremo di S.Venanzio, presso Raiano, è situata una specie di sedile sul quale i pellegrini si appoggiano, sperando di poter guarire da alcune malattie e sul quale pare che il Santo abbia lasciato un’impronta.</p><p>Nelle foto “Il pane di Gemma” e “La cesta” l’elemento sacro ritorna. In molti paesini dell’entroterra abruzzese, tra maggio e giugno, si festeggia in onore di Santa Gemma, una pastorella che visse in questi luoghi in totale clausura. Durante i complessi rituali alcune ragazze con i canestri decorati in testa, donano il pane al popolo.</p><p>Un altro “protagonista” di questa mostra è il “Serparo”; anche in questo caso è inevitabile il riferimento ad una festa: San Domenico a Cocullo. Antonucci ce lo mostra giovane e con il volto “roccioso”. Si denota un’attenzione alla materia, che sembra emergere come da opere tipicamente informali; il profilo ricorda vagamente la serie degli “Otage” di Debuffet (1955) e rileva la soggettiva sofferenza di colui che rimarrà per sempre imprigionato nel suo ruolo.</p><p>In alcuni ritratti, l’omaggio ad Antonello Da Messina (1400) è prezioso. Nella foto “Antonello”, un giovane ragazzo inchiodato ad un albero è la perfetta raffigurazione di un moderno San Sebastiano. Così come i volti dipinti da Antonello sono volti della sua amata Sicilia, le fotografie di Antonucci sono scattate in scenari segreti in cui gli odori, i suoni, gli alberi, le montagne, i fiori e soprattutto le persone, non saranno mai attori passivi o artefici di cambiamenti innaturali, piuttosto avranno sempre lo sguardo rivolto verso “frate Sole e sorella Luna”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001704_le-memorie-materiche-di-alessandro-antonucci/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Arte tra oriente e occidente: Hiroko Kono e Massimina Pesce</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001347_arte-tra-oriente-e-occidente-hiroko-kono-e-massimina-pesce/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001347_arte-tra-oriente-e-occidente-hiroko-kono-e-massimina-pesce/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Sep 2008 17:29:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Lisa Falone</dc:creator> <category><![CDATA[Arte contemporanea]]></category> <category><![CDATA[Massimina Pesce]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1347</guid> <description><![CDATA[Da qualche giorno si è conclusa all’Aquila, presso il Palazzetto dei Nobili, la mostra “Viaggio e mito” di Hiroko Kono. L’arte orientale, dall’antichità ad oggi, ha influenzato l’arte dell’Occidente. Ad affascinare in particolare gli artisti del ‘900 e del XX secolo è stato il desiderio di confrontarsi con una marcata differenza sociale, politica, culturale e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno si è conclusa all’Aquila, presso il Palazzetto dei Nobili, la mostra “Viaggio e mito” di Hiroko Kono.</p><div><span id="more-1347"></span></div><div></div><div>L’arte orientale, dall’antichità ad oggi, ha influenzato l’arte dell’Occidente. Ad affascinare in particolare gli artisti del ‘900 e del XX secolo è stato il desiderio di confrontarsi con una marcata differenza sociale, politica, culturale e di conseguenza con differenti espressioni artistiche.</div><div>Le stampe giapponesi, ad esempio, furono un significativo riferimento per gli impressionisti francesi, in particolare Manet subì il fascino di Utagawa Kuniyoshi e di Katsushika Hokusai; Degas e Pissarro furono attratti dalle stampe della scuola di Ukiyo-e, ricche di immagini realiste legate alla vita quotidiana.</div><div>Attualmente molti artisti lavorano sul tema dell’identità e c’è chi riesce a trovare la propria a contatto con le “diversità”. La “legge” della contemporaneità, ossia la globalizzazione, ha apportato dei cambiamenti anche nel mondo dell’arte. Le numerose biennali, esposizioni, mostre in musei e gallerie, hanno contribuito ad una “reazione” da parte degli artisti cinesi, giapponesi che, seppur rimanendo legati alle tradizioni del paese di appartenenza, sono stimolati e attratti da una “creatività occidentale” spregiudicata, in continuo cambiamento, innovativa e legata sempre più alle ricche disponibilità di mercato. Oggi anche l’Oriente guarda l’Occidente. </div><div>Hiroko vince una borsa di studio che le permette di giungere all’Aquila. Il suo desiderio è confrontarsi con una valida artista di importanza internazionale: Massimina Pesce. </div><div>Un connubio tutto al femminile che ha portato ad un interessante risultato artistico è che indice della fine della supremazia maschile in campo artistico. La prima significativa osservazione da fare è sulla ricezione da parte della Kono, della tendenza delle pittrice e scultrice aquilana, alle procedure dell’Informale e dell’astratto, tipiche degli anni sessanta.</div><div>Tema principale della mostra è il ricordo, la memoria di elementi del passato che ritornano con valori aggiunti. I “Miti” perdono ogni riferimento con la temporalità e riemergono attraverso un viaggio irreale. </div><div>La ricerca segnino-materica ha permesso all’artista di concentrarsi sulle “meraviglie del creato”, il mare, il bosco, il fiore, il pianeta e sui segreti nascosti al di là di una finestra bifora o all’interno di un’antica tomba giapponese. La materia emerge come un fossile dall’arida terra e il colore è vivo come fosse spuma marina, cratere vulcanico, sangue.</div><div>Nonostante la predisposizione al non figurativo, all’informale, all’astratto, l’artista sembra tuttavia rimanere fortemente legata alla composizione dell’opera come se riordinasse e dominasse l’instinto e razionalizzasse la gestualità. Valore espressivo e valore estetico si equilibriano, così come tradizione e modernità.</div><p> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001347_arte-tra-oriente-e-occidente-hiroko-kono-e-massimina-pesce/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>San Clemente al Vomano</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001332_san-clemente-al-vomano/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001332_san-clemente-al-vomano/#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Aug 2008 17:41:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Lisa Falone</dc:creator> <category><![CDATA[San Clemente al Vomano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1332</guid> <description><![CDATA[Brevi appunti sulla stupenda chiesa medievale che si trova a Guardia Vomano, frazione di Notaresco. Su una collina, alla sinistra del fiume Vomano, sorge l&#8217;antica chiesa di San Clemente al Vomano. Diverse sono le interpretazioni sulla sua probabile datazione a causa delle commistioni storiche ma anche artistiche (preromaniche e romaniche) che si trovano al suo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Brevi appunti sulla stupenda chiesa medievale che si trova a Guardia Vomano, frazione di Notaresco.</p><p>Su una collina, alla sinistra del fiume Vomano, sorge l&#8217;antica chiesa di San Clemente al Vomano. Diverse sono le interpretazioni sulla sua probabile datazione a causa delle commistioni storiche ma anche artistiche (preromaniche e romaniche) che si trovano al suo interno. <span id="more-1332"></span></p><p>Il Moretti la fa risalire al 1108, data che per lo studioso è da ravvedersi in un’iscrizione sita nel portale. La stessa è interpreta dal Delogu , che ne da una diversa lettura: 1158. Il monastero è però attestato per la prima volta nella bolla di Papa Callisto II del 1121. Il cenobio fu eretto per volontà dell’Imperatore Ludovico II, fondatore di San Clemente a Casauria, per donarlo alla figlia Ermengarda, regina di Provenza, morta a Piacenza come Badessa tra l’871 e l’890. La chiesa di San Clemente rispecchia gli elementi tipici della spiritualità benedettina.</p><p>L’interno è caratterizzato da tre navate che terminano con absidi semicircolari e dalla copertura lignea a vista. Nella navata sinistra vi sono interessanti affreschi del 400, tra cui una Madonna Regina con Bambino, attribuibili a Gentile della Rocca. Nella navata destra, la statua settecentesca, raffigurante S.Clemente in legno policromo.</p><p>L’elemento che caratterizza principalmente l’edificio religioso in questione è il ciborio, probabilmente il più antico d’Abruzzo. Poiché è stato attribuito a Roberto e Ruggero (PLURIBUS EXPERTUS FUT IC ICCUM PATRE ROBERTU&#8230;ROGERIO DUBAS REDDENTES ARTE FIGURAS –) è riconducibile alla metà del XII sec. Il ciborio di colore rosa (dato dall’unione tra calce e gesso) è costituito da quattro colonne disuguali sormontate da altrettanti capitelli che, nella parte anteriore presentano decorazioni fantasiose, figure antropomorfe e demoniache, di gusto orientaleggiante; nella parte posteriore legami con lo stile classico-corinzio.</p><p>La copertura è alquanto particolare infatti, la volta del ciborio è posta su un parallelepipedo aperto con doppie arcate pensili, inglobato a sua volta in un architrave che è sormontato da un tamburo ottogonale con al di sopra una piccola piramide. Tutta la struttura è riconducibile sia per la composizione, sia per i singoli elementi stilistici ornamentali, al mondo arabo-islamico. Il ciborio è situato nel presbiterio in una posizione rialzata rispetto al pavimento. Al di sotto del ciborio si trova il coevo altare, decorato a bassorilievo con figure di origine bizantina. Su di esso è scolpito l’elegante agnello crocifero.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001332_san-clemente-al-vomano/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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