<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Lino Manocchia</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/linoman/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Francesco Manocchia in un commovente ricordo di suo figlio Lino, da New York</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/002378_francesco-manocchia-in-un-commovente-ricordo-di-suo-figlio-lino-da-new-york/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/002378_francesco-manocchia-in-un-commovente-ricordo-di-suo-figlio-lino-da-new-york/#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Feb 2009 13:14:09 +0000</pubDate> <dc:creator>Lino Manocchia</dc:creator> <category><![CDATA[avvenimenti storici]]></category> <category><![CDATA[personaggi storici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=2378</guid> <description><![CDATA[Mio padre: Francesco Manocchia Era l’una e un quarto del 29 febbraio 1944, un anno bisestile maledetto. Il sole, malgrado la stagione, riscaldava Giulianova, paese abruzzese, che veniva scosso, ancora una volta da una inaudita ondata di bombe lanciate dagli aerei inglesi, che in breve lasciavano resti di macerie fumanti di case e persone. Tra [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mio padre: Francesco Manocchia</strong></p><div class="mceTemp">Era l’una e un quarto del 29 febbraio 1944, un anno bisestile maledetto. Il sole, malgrado la stagione, riscaldava Giulianova, paese abruzzese, che veniva scosso, ancora una volta da una inaudita ondata di bombe lanciate dagli aerei inglesi, che in breve lasciavano resti di macerie fumanti di case e persone. Tra questi poveri corpi senza vita, c’era mio padre Francesco &#8211; 55 anni &#8211; colpito alla fronte da una scheggia, e mio fratello minore Benito punteggiato da 13 scheggie di proiettili, lungo il corpo.</div><p><img class="size-full wp-image-2380" title="francesco-manocchia" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/francesco-manocchia.jpg" alt="Francesco Manocchia" width="375" height="293" /></p><p><span id="more-2378"></span></p><p>Francesco Manocchia,che Benito Mussolini e gli amici chiamavano  cordialmente “Francescuccio” era nato il 6 marzo 1889 da Lucia Macellaro e Pasquale Manocchia,di modeste condizioni sociali ed economiche. Forse non sarebbe stato ucciso da proiettili nemici, se nostra nonna Lucia non lo avesse convinto a non andare in America, su richiamo dei miei due zii di Pittsburg,ma a papa’ premeva piu’ la famiglia che una nuova vita nell’altro pianeta,e il consiglio della nonna fu accolto favorevolmente.</p><p>La sua vita fu una cornucopia di vicende politiche,professionali che lo seguirono sino al suo tragico trapasso in quell’anno bisestile. Spesso lo seguivo in qualche battuta di caccia leggera ,ma lui che era un tiratore scelto confessava di preferire le saettanti beccacce e le pernici.</p><p>Mio padre era nato con la penna da scrivere nelle mani.A 18 anni era redattore de “La Provincia”,settimanale politico amministrativo di Francesco Vicoli. Due anni dopo a Genova in uniforme di sott’ufficiale di Fanteria svolgeva una intensa attivita’militare vincendo anche tre medaglie d’oro (scherma,salto e disco) una delle quali vendetti all’orefice per 90 lire che consegnai a mio padre sorpreso ma pronto ad andare a comperare un bel torrone. Volontario in Libia ritorna da Tobruck a Giulianova per abbracciare mamma Lucia e quindi ripartire per il fronte. Nel giugno 1915 sulle colline di Selts,per atti valorosi viene nominato ufficiale dal Maresciallo d’Italia Cadorna che offre sentimenti di sincera stima. (Ricordo a Giulianova c’erano due o tre anziani che facevano a gara per andare a trovargli i vermi per l’esca delle anguille che amava pescare nel fiume Tordino. D’estate dopo il pranzo soleva compiere una passeggiata in campagna con me ,a scovare gli asparagi, mentre,confesso, avrei preferito dare quattro calci al pallone fatto con i copertoni delle biciclette, anche se mio fratello Franco era negato per la palla.</p><p>Da bambino nutrivo la speranza di diventare prete. Avevo anche un altarino dove spesso recitavo la Messa.Un giorno a Roma,mio padre, che conosceva bene il Cardinale Ascalesi ,(del Trattato Lateranense) gli espose il mio desiderio. Il prelato su un suo biglietto personale scrisse al Vescovo di Teramo di ammettermi gratis sino al raggiungimento del sacerdozio. Francescuccio,che il cardinale chiamava “la mitragliatrice”, non ci vide piu’’”Diventerai Cardinale mi diceva, io saro’ il tuo sacrestano.” Studiai due anni in Seminario ma ben presto il pensiero sfumo’.Non ebbi mai modo di conoscere il suo disappunto&#8230;o soddisfazione della “debacle” giovanile.</p><p>Francesco Manocchia era un padre premuroso. Di ritorno dalla partita serale con gli amici, poneva sui nostri comodini cioccolatini, caramelle e paste del famoso Germano.Era una magnifica “Befana” per tutte le stagioni. Ma guai se mio fratello Franco-che si alzava alle sei, per procurarsi una grossa fetta di pane con l’olio e pomodoro “razziava” anche il dolce di nostro padre !</p><p>Francesco Manocchia deciso, coraggioso in trincea durante sanguinosi attacchi guidati dal capitano Aprosio, riporto’ ferite e tra l’altro perse l’amata sorella Ida afflitta da un male incurabile. Per la sua convalescenza venne inviato ad Arezzo,San Giovanni Valdarno, e Montepulciano dove scrisse “I comandamenti del 1918”stampato in oltre 25 mila esemplari, ed una commedia in tre atti che gli fece conoscere Filomena Spadacci, una graziosa ragazza di origini senesi,che sposera’ a Torrita di Siena nel 1920.</p><p>La “Signorina Bonella” stampata in 6 mila esemplari,valse a mio padre il secondo posto nel Congresso Drammatico italiano con a capo il gigante della letteratura Luigi Pirandello. Qualche anno dopo Giacomo Acerbo, deputato al parlamento, quindi Presidente del Consiglio,nonche’ mio padrino di cresima, firmo’ la prefazione del libro”Salmi della Patria” dedicato ai giuliesi caduti nella Grande Guerra.</p><p>La carriera giornalistica di mio padre sembra non abbia mai fine. Oratore forbito,era un miscela esplosiva di estro, calcolo e impulsivita’,rifiuto’ incarichi politici salvo quello di segretario dei combattenti abruzzesi.”La sua coerenza,praticata con l’ingenua costanza propria dell’intellettuale,offre una visione romantica della vita, tanto diffusa dello scrittore Manocchia”, afferma lo storico Sandro Galantini, e crediamo, abbia centrato meglio di ogni altra cosa il carattere, la tenacia,la volonta’ di arrivare di mio padre, sul cui capo mulinava un cervello che ignorava il riposo. Un giorno,ricordo –avevo appena 18 anni- scrissi il mio primo articolo sulla “Maggiolata” di Giulianova, purtroppo fallii il colpo, e lui, guardandomi pietosamente disse: ”Cerca un’altra via.Il giornalismo non ti fara’ mai ricco.”</p><p>Vorrei tanto che mio padre mi vedesse oggi. Godrebbe senza dubbio del successo di suo figlio, nella nazione che l’ospita,ed ora sta per raggiungere il grande traguardo della vita’. Chissa’ se nell’al di la’ lo potro’ incontrare. Avremmo tante cose da dirci.</p><p><strong>FRANCO E BENITO</strong></p><p>Sono i figli giovani della famiglia, i quali adoravano il genitore che li seguiva con una pazienza certosina. Franco,studente a Teramo, dopo la laurea si dedico’ al giornalismo concludendo, la sua brillante carriera, nella redazione del Corriere della Sera, scrivendo servizi che riscossero anche il plauso di Dino Buzzati, che lo stimava. A scuola il professore ogni tanto riferiva, impensierendo ovviamente il genitore: “Franco non apre mai il libro. Ascolta la lezione, l’indomani la recita meglio dell’originale”. Buon sangue non mente.<br /> Benito che gli americani chiamano “Benny” e’ stato corrispondente, dagli Stati Uniti, per 26 anni, della Rusconi effettuando servizi di vasta portata. Era il cucciolo di mamma, non che babbo lo ignorasse, ma di solito gli ultimi arrivati hanno quasi sempre quel “privilegio” materno. Era un pessimo terzino della squadra scolastica e di tanto in tanto tornava a casa con le scarpe rovinate.Da grande voleva diventare campione di pugilato. Ci provo’, una volta in America, ma i pugni, disse, non li considero miei amici.”</p><p>LINO MANOCCHIA, New York</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/002378_francesco-manocchia-in-un-commovente-ricordo-di-suo-figlio-lino-da-new-york/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Befana dagli USA</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001832_la-befana-dagli-usa/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001832_la-befana-dagli-usa/#comments</comments> <pubDate>Mon, 05 Jan 2009 20:14:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Lino Manocchia</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[Befana]]></category> <category><![CDATA[tradizioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1832</guid> <description><![CDATA[LA BEFANA DI PACE 2009 Vorrei che quest’anno la Befana potesse avere lo stesso spirito, la stessa poesia dei miei anni piu’ cari,poterle scrivere la letterina piena di pretese, andarmi ad infilare fra le coltri con l’inutile intenzione di dormire. Vorrei essere capace di appendere alla cappa del camino una lunga calzetta,metterle il caffe’,infine addormentarmi [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>LA BEFANA DI PACE 2009</p><p>Vorrei che quest’anno la Befana potesse avere lo stesso spirito,</p><p>la stessa poesia dei miei anni piu’ cari,poterle scrivere la letterina</p><p>piena di pretese, andarmi ad infilare fra le coltri con l’inutile</p><p>intenzione di dormire.</p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/befana-nazareth.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1833" title="befana-nazareth" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/befana-nazareth-386x500.jpg" alt="befana" width="386" height="500" /></a></p><p><span id="more-1832"></span></p><p>Vorrei essere capace di appendere alla cappa del camino una</p><p>lunga calzetta,metterle il caffe’,infine addormentarmi solo quando il sonno mi avvolge insensibilmente come morbide spire di velluto, e destarmi,d’un tratto, come per una reminiscenza e combattere meravigliosamente tra l’impulso di correre in cucina, nudo i piedi</p><p>e in camicia e il timore di buscarmi un rimprovero dal babbo</p><p>previdente che teme un forte raffreddore.</p><p>Tutto questo vorrei,ma non lo posso piu’.</p><p>Perche’ tutto e’ passato.</p><p>Passato il tempo in cui era poesia,passato il tempo di narrarsi delle fiabe.</p><p>Non c’e’ piu’ “l’Infermiera di tata”,non nc’e’ piu’ “Il piccolo scrivano</p><p>Fiorentino”; “Cenerentola” non c’e’ e non c’e’ piu’ nemmeno la Befana. Anzi c’e’ ma e’ malata.Quel saggio ma tremendo positivismo,</p><p>quel calcolo empirico quella fredda lambiccatura cerebrale che</p><p>possiede l’umanita’ di oggi ha inquinato perfino la Befana. Ed essa</p><p>oggi c’e’ ma e’ malata.Malata di stanchezza come ogni cosa di ieri.</p><p>Stanca e’ la Befana.Stanca di viaggiare per le stelle, stanca di entrare</p><p>pei camini stanca di tutto, delle calze di lana casereccia,delle lunghe</p><p>e pietose letterine, stanca di correre pel mondo, oggi che il mondo non la crede,tradita dal vecchio barbuto Santa Claus.</p><p>Ha imparato a non bere il caffe’.E poi ha imparato a contare. Tutte le</p><p>case ha dovuto ricontare. E quante ne mancavano. Tante che le e’ rimasto il sacco pieno di balocchi, e forse li avra’ portati al cimitero sulle tombe fresche.</p><p>Povera, tradita Befanuccia, quante ne ha sentite nel tempo. L’hanno chiamata”La Befana di guerra”, anche “la Befana Fascista”.</p><p>Ha imparato ad avere tanti nomi. Nomi che tu non amavi e che ti stavano male. Oggi pero’ non ti devi adirare “Befanuccia piccina piccina”, che vai sopra una scopa per l’azzurro’ oggi non devi sorridere se noi ti chiamiamo “La Befana di Pace” su questo mondo</p><p>martoriato, Befana che segui una stella di pace che ti porta verso una</p><p>capanna dove e’ nata la pace tra gli uomini,Befana che spargi la</p><p>pace col sorriso d’un dono, non ti devi adirare.</p><p>Donacela! Donaci,Befana,quella pace per la quale tu vivi e per la</p><p>quale viviamo.</p><p>Al bambino che ti chiede il trenino, a suo padre che ti chiede solo il</p><p>pane quotidiano,tu Befana, magari, non dar nulla,magari di meno.</p><p>Ma da loro la pace.</p><p>E forse con la pace gli uomini ritroveranno se stessi: “l’Infermiera di</p><p>tata”,per esempio, ed il “Piccolo scrivano Fiorentino”.</p><p>Come una volta.</p><p>Una volta tanto bella.</p><p>Gia inviato da LINO MANOCCHIA a GiulianovaNews e da essi pubblicato su <a href="http://giulianovanews.blogspot.com/2009/01/letterina-alla-befana-di-pace-di-lino.html" target="_blank">http://giulianovanews.blogspot.com/2009/01/letterina-alla-befana-di-pace-di-lino.html</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001832_la-befana-dagli-usa/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lino Manocchia ricorda il suo Natale 1943 in un campo di concetramento tedesco</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001709_lino-manocchia-ricorda-il-suo-natale-1943-in-un-campo-di-concetramento-tedesco/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001709_lino-manocchia-ricorda-il-suo-natale-1943-in-un-campo-di-concetramento-tedesco/#comments</comments> <pubDate>Tue, 09 Dec 2008 16:26:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Lino Manocchia</dc:creator> <category><![CDATA[avvenimenti storici]]></category> <category><![CDATA[Natale]]></category> <category><![CDATA[personaggi storici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1709</guid> <description><![CDATA[Un racconto natalizio tra memoria ed emozione. Lino Manocchia trascorse quello del 1943 in un campo di concentramento tedesco. Racconta Lino: &#8220;Sessantacinque anni fa la Seconda Guerra Mondiale infuriava. Il mondo era preoccupato a colpire,uccidere, conquistare. Poter agganciare le migliaia di notizie, casi, situazioni, episodi dell’epoca, e’ pressoche’ un compito che oseremmo definire ciclopico.&#8221; La rievocazione [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Un racconto natalizio tra memoria ed emozione. Lino Manocchia trascorse quello del 1943 in un campo di concentramento tedesco.</p><p>Racconta Lino: &#8220;Sessantacinque anni fa la Seconda Guerra Mondiale infuriava. Il mondo era preoccupato a colpire,uccidere, conquistare. Poter agganciare le migliaia di notizie, casi, situazioni, episodi dell’epoca, e’ pressoche’ un compito che oseremmo definire ciclopico.&#8221;</p><p><em>La rievocazione di Lino concentra  alcuni di questi episodi, susseguitisi nell’arco di 1085 giorni, trascorsi in vari campi di concentramento tedeschi, e li proietta  senza timidezza, senza paura,come e’ solito fare, usando una lente grandangolare.</em></p><p>&#8220;Come concentrare in un articolo, gli episodi salienti, di tre anni, raccolti in un libricino, ingiallito dal tempo,scritto con la matita, episodi  vita vissuta agli inizi degli anni ’40, in un campo di concentramento tedesco?&#8221;</p><p><em>E’ la triste Odissea in Germania del cronista, oriundo di Giulianova (Teramo), che nel 1943  fu trasferito dal Collegio Aeronautico di Forli’, insieme al comandante la base, colonnello Moore, nell’ ostico aeroporto di Mostar (Jugoslavia).</em> </p><p>&#8220;La notte del 9 settembre 1943, con la cessazione della guerra dell’Italia,i soldati tedeschi, che erano stati nostri alleati, ci dichiararono nemici.  Prontamente richiusi nell’orrendo penitenziario di Mostar, che al solo pensiero, fa arrossire Sing Sing o Alcatraz, e quindi caricati ,con 60 persone in ciascun vagone merci, saldamente serrato,si attraversa Zenica, Sarajevo,Broad, Bad Orb, Frankfurt, Hunstadt, Grawensback, Husingen,Visbaden, e finalmente l’arrivo dove  vengono assegnati i piastrini di riconoscimento personale:  IX-B-11739.  A scanso di equivoci politici,subito ci avvertono che eravamo ”internati, non prigionieri”, pertanto avremmo dovuto godere di regole meno rigorose dei prigionieri, ma fu soltanto un annuncio per uso e consumo proprio dei tedeschi.</p><p>Il primo giorno, allineati e guardati da soldati armati, circa 200 italiani-tra i quali Mario Nardi e Gino Benelli di Reggio Emilia-dopo un’ora di cammino arriviamo in un ospedale militare tedesco.</p><p>Ordine: pulire i toilet e le fognature, guardati dalla “SS” e offesi dai soldati feriti, alla finestra. Si dorme su letti di legno ed un po’ di paglia fetida,mangiando patate e acqua con bietole. Con gradita sorpresa incontro il noto giornalista Giovanni Ansaldo col quale rimuginiamo episodi  di guerra, proponendoci di narrare ai posteri le nostre avventure.</p><p>Sorvoliamo i ripetuti tremendi bombardamenti che le forze aeree anglo-americane compivano distruggendo,con spaventevole monotonia,  tutto cio’ che c’era da distruggere.</p><p>Il 30 ottobre 1943, sempre a piedi, ci portano alla fabbrica VDM di Hermerstrass, che costruiva  le eliche per la Luftwaff, e mi accoppiano con un minuscolo russo (Vassilly) ma duro come un toro ed insieme controlliamo i mozzi. Mancava qualche giorni al primo Natale in un campo di concentramento.Il caro amico Ugo Gazzola di Piacenza, dopo aver controllato una dozzina di mozzi per eleica, da solo, (aveva pochi capelli ma era forte come un lottatore), disgraziatamente ne fece cadere uno. Subito gridarono al ”sabotage” e la SS picchio’ duro il povero Ugo, che venne rinchiuso in un gabinetto allagato in attesa della “sentenza”. L’indomani provai a passargli dallo spiraglio basso della porta una fetta di pane. Venni “scoperto” e mi buscai tre o quattro ceffoni che me li risento ancora. Da quel giorno  non vidi piu’ il piacentino.<br />  Sempre controllati dai burberi “SS” fummo trasportati in un tunnel ferroviario, dove i tedeschi dovevano costruire pezzi per gli aerei da guerra. Bisognava creare una linea elettrica interna issando grossi cavi nelle pareti. Si lavorava di notte alla luce di una torcia con consequenti svariate martellate nelle mani. L’indomani lo stesso, e cosi’ il giorno dopo e il giorno dopo ancora. Freddo, umidita’ ed un gamellino di acqua,margarina e rape.</p><p>Intanto a sera, quando al capitano tedesco saltava in mente di  fare il cow boy,  dopo una predica lagnosa,irritante, insulsa, e offensiva per  gli italiani, incitandoli a lavarsi col sapone-che non ci davano- lanciava il “lazo” sul capo di qualche prigioniero salutando l’azione con un”hail Hitler.”</p><p>NATALE A GREWENSBACK</p><p>Era il Natale 1943. Oltre 230 mila italiani si trovavano rinchiusi in vari “lager”  recintati di filo spinato, con cani lupi che gironzolavano abbaiando.  Erano gli “italienish”,avevano commesso, anche loro,   un “tradimento” verso i tedeschi, i quali quattro anni dopo, tornata la calma, tramite l’International  Forced Labour Compensation Dipartiment (Ginevra) promettevano liquidazioni e sovvenzioni, turlupinando poveri esseri umani molti dei quali tornavano a casa senza conoscere il loro destino e quello della famiglia, se ancora viva, e senza un soldo di retribuzione. Un bel giorno la Germania , dopo quattro anni burocratici, con una laconica lettera dichiaro’ che“ gli stranieri  non avevano svolto “lavori forzati”, in quell’inferno dove  si sprecarono gli anni migliori dell’esistenza di migliaia di italiani, ”pertanto non potevano godere  delle retribuzioni.”</p><p>Un  clima tetro, fatto di pioggia, libeccio, se non la neve, anticipava la giornata che festeggia la nascita del Bambino Gesu.’Nel campo  sussisteva un povero prete che cercava di assolvere i suoi compiti con scarso risultato. Intanto era giunto il conte  Domenico Trifoni, amico di famiglia, colonnello dell’Esercito italiano giunto per reclutare volontari a combattere contro gli americani che si trovavano in Italia. Trifoni che era di stanza a Berlino dove si stampava un foglio propagandistico da distribuire nei vari campi, mi offri’ di  entrare nella redazione del “giornale”,cosa  che rifiutai e che, coincidenza, un mese dopo l’incontro, una bomba distrusse tutto.Del conte Trifoni non ebbi piu’ notizie.</p><p>La festivita’ natalizia era piu’ sentita che mai, e gli italici Ferrero, Benelli,Nardi,De Lucia avevano allestito qualcosa di religioso. Un tremendo temporale flagellava la zona. Con altri compagni,uscimmo dalla fabbrica cercando rifugio in una cavernetta. Il calabrese Denni si riparo’ (“per non bagnarsi!”…) sotto una querce. Un fulmine lo prese in pieno,Fu la fine.  Dopo il tramonto, con la pioggia leggermente placata,  in fila,   ascoltavamo il solito idiosincratico capitano che con astiosa acredine sputava il suo misero sermone,divertendosi ad offenderci di essere italiani e cristiani, e invitandoci ad ascoltare un altro italiano… “tenore napoletano” disse, il quale avrebbe cantato una canzone natalizia nell’ufficio del teutonico comandante. Ma dopo circa mezz’ora di attesa dall’altoparlante sgorgo’ soltanto una flebile voce terrorizzata, quindi un gorgogliare di acqua ed una sonora risata. Sapemmo piu’ tardi che il capitano aveva deciso di far fuori il povero napoletano” perche’ non era bravo come Caruso”. In una parola lo aveva affogato in una vasca d’acqua fredda che sgorgava dalla arrugginita cannella che gocciava monotona sempre eguale a se stessa, per arrestarsi soltanto al mattino, ghiacciata, morta.</p><p> A mezzanotte pur se lontani migliaia di chilometri dai cari, molte  baracche avevano una candela alla finestra, decorata dal ghiaccio. Intorno alla stufa a legna, al centro della camera, un gruppo di  prigionieri,arrostivano le bucce di patate,recitando il rosario insieme al prete.</p><p>E quando si intono’  “Tu scendi dalle stelle,”il  mulino a vento della memoria riaccese momenti cari del Natale, la letterina del babbo,la tavola imbandita, la messa di mezzanotte, la grotta del Presepio. E qualcuno pianse.</p><p>Ne avremmo rivissuti altri due di Natale, in quell’inferno dove l’essere umano  era ignorato, vilipeso, sfregiato. Ricordo ossessionante di quella vita trascorsa tra reti spinate, cani ed aguzzini, simile ad un orologio senza lancette che segna il cammino della memoria diretta su un pensiero diverso</p><p>Le vicissitudini del cronista, che seguirono, furono pressoche’ fortunate.Salvato da una cara fanciulla,Maria Wagner, italo-tedesca,     di Frankfurt vissuta a lungo a Milano, dopo tediosa attesa riusci’ a tornare a Giulianova, a cavallo di botti trasportate da un traballante furgone in viaggio verso il sud. La sua abitazione non esisteva piu’, distrutta dalle bombe,il fratello minore, Benny, ferito, il padre Francesco, colpito in fronte da una scheggia di bomba. Purtroppo, anche il governo italiano,molto occupato con la politica dei partiti, ignoro’ questi “figli della Patria”, concedendo ai derelitti, una misera pensione-elemosina, (come quella del cronista) che ricevette 165 dollari al mese!.</p><p>Come dimenticare questi abbreviati aneddoti che nonostante tutto consentono di dire addio all’odio, benvenuto al futuro, e  Buon Natale a tutti?</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001709_lino-manocchia-ricorda-il-suo-natale-1943-in-un-campo-di-concetramento-tedesco/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Adriano Manocchia da fotoreporter a pittore, e le sue radici abruzzesi</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001482_adriano-manocchia-da-fotoreporter-a-pittore-e-le-sue-radici-abruzzesi/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001482_adriano-manocchia-da-fotoreporter-a-pittore-e-le-sue-radici-abruzzesi/#comments</comments> <pubDate>Wed, 08 Oct 2008 23:30:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Lino Manocchia</dc:creator> <category><![CDATA[Redazione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1482</guid> <description><![CDATA[Speciale da Miami &#8220;Sono un pittore&#8221;,e non vuole essere chiamato in un altro modo. Nato 55 anni fa a New York dall’antico ceppo abruzzese dei Manocchia, diffonde dal suo volto scultoreo un magnetismo inquisitorio,quasi volesse fotografare uno dei suoi soggetti che giornalmente ritrae sulla tela da oltre vent’anni. Squisito ed impulsivo,altero e docile, e’ difficile [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Speciale da Miami</em></p><p>&#8220;Sono un pittore&#8221;,e non vuole essere chiamato in un altro modo.</p><p>Nato 55 anni fa a New York dall’antico ceppo abruzzese dei Manocchia, diffonde dal suo volto scultoreo un magnetismo inquisitorio,quasi volesse fotografare uno dei suoi soggetti che giornalmente ritrae sulla tela da oltre vent’anni.<span id="more-1482"></span></p><p>Squisito ed impulsivo,altero e docile, e’ difficile decifrarlo.</p><p>E’ tornato la scorsa primavera in Italia, allorche’ presenzio’,invitato alla mostra personale a Roma, dopo aver consumato qualche giorno sulla &#8220;sua spiaggia vellutata ed inimitabile&#8221;, dice: &#8220;Sono nato nella zona del Bronx,la Little Italy di New York dove ho completato i primi studi.Mio nonno Adriano,un giuliese verace, che oggi e’ difficile trovare, mio padre Lino, anche lui di Giulianova,mentre mia madre Ada era nata nello stato dell’Ohio da famiglia giuliese.&#8221; &#8220;Mia moglie Teresa Schiavi e’ nata sulla collina di Giulianova, dove vi torna spesso&#8221;</p><p>Completata l’Universita’ col Bachelor Degree in Letteratura alla Pace University di New York, ho trascorso una ventina d’anni viaggiando, fotografando per giornali e riviste sportive i piu’ importanti personaggi, insieme a mio padre : Da Joe Di Maggio a Rocky Marciano,da Muhammad Ali’ a Mario Andretti,per citarne alcuni.</p><p>&#8220;Il mio compito era sopratutto quello di dare una mano a mio padre,oberato di lavoro&#8221;, Adriano racconta,&#8221;ho lavorato con le telecamere della Rai, filmando ripetutamente il Presidente Carter alla Casa Bianca&#8221;. Effettuai anche un teleservizio per un documentario a bordo della portaerei Nemitz, nonche’ la visita alla SAC (centro di difesa aerea americana). Ma sono tanti i lavori che mi hanno aperto un vasto orizzonte di cognizioni di massima importanza.&#8221;</p><p>E la pittura?<br /> &#8221; La mia arte e’ apparsa ripetutamente nella NBC Today Show e ampiamente presentata in Europa ed America.&#8221;</p><p>Nel 1984, Adriano riverso’ la sua attenzione alla pittura, adottando la tecnica dei &#8220;Vecchi Maestri&#8221; e attrasse subito l’interesse dei principali</p><p>collezionisti e dei critici d’arte d’America. I suoi lavori sono stati esposti nella famosa galleria di Jackson Hole nel Wyoming, ma anche nei Musei di Manchester,nello stato del Vermont o nel Catskill Fly di Livingstone- New York- ricevendo Awards quale uno dei piu’ importanti pittori contemporanei.</p><p>Non solo, ma ha anche ricevuto molti premi tra cui l’International Fishing Expo Italia,l’Embassy Program,Dupont Art,Bicentennial US Constitution,Panda Smithsonian. Molto successo ha avuto la sua collezione all’ottavo Annuale International Fishing Expo in Verona (Italia) e premiata in una Retrospective sporting art show al Museo Nazionale di Wildlife Art in Jackson (Wyoming). Per la PGL, la federazione del golf Usa ha ritratto anche piu’ di una dozzina dei migliori campi da gioco,compreso quello del magnate della Champ cart,Jerry Forsythe,considerato il numero due dei campi di golf americani.</p><p>Le gallerie piu’ rinomate d’America come la Barkfield di New York, di Jackson,di Scottsdale (Arizona),The Sporting Life Gallery (Virginia) ed altre, presentano sempre nuove produzioni di questo poliedrico artista, ed il plauso della critica Americana non si e’ fatta attendere.</p><p>Adriano, tu preferisci soffermarti…&#8221;sull’acqua&#8221;?</p><p>&#8220;Mentre molti artisti considerano &#8220;l’acqua&#8221; uno dei piu’ difficili elementi da riprodurre,io dipingo oceani,laghi, fiumi e pesca con grande facilita’ e piacere. Vicino alle acque, sento di rinascere&#8221;,e ovunque io trovi un fiume,un oceano o un ruscello, amo ritrarli,perche’ essi ispirano e sollevano l’anima.&#8221;</p><p>Tu devi il successo piu’ al talento o alla volonta’?</p><p>&#8220;Questa sorregge quella e viceversa.&#8221;</p><p>L’arte e’ ordine o caos?</p><p>&#8220;Nei classici,ordine,nei romantici, caos.&#8221;</p><p>Cosa ti esalta di piu’, la natura, l’arte, la filosofia o la bellezza?</p><p>&#8220;Un po tutte queste qualita’,ma la natura arriva prima.&#8221;</p><p>Osservando i suoi vividi quadri,i collezionisti riconoscono in lui un indiscusso talento e la capacita’ di captare il &#8220;mood&#8221;,creando un lavoro cosi’ realistico, scaturito dalle sue magistrali pennellate.Per questo,le immagini profondamente evocative di Adriano sono state selezionate continuamente per prestigiose esibizioni ed Award. Col suo &#8220;cavalletto&#8221; egli applica una tecnica simile a quella usata dai &#8220;maestri&#8221; del Rinascimento italiano, che Adriano venera. Insomma la sua arte riflette la sua vita. Attualmente l’artista vive a Cambridge,nel cuore dello stato di New York,dove con la famiglia, ha trovato un ambiente congeniale, dimenticando per un po’ la vita frenetica della Grande Mela,un centro pittoresco, ricco di arte e storia. Appassionato di automobilismo, di auto storiche ed antiche, vanta nel suo palmares servizi fotografici degni di premi.</p><p>Nella sezione &#8220;gallery del sito <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.tsmandco.com" target="_blank">www.tsmandco.com</a></span></span> si possono ammirare alcune sue opere.</p><p>Antonio Piraino<br /> Direttore del &#8220;Giornale italoamericano&#8221;<br /> Miami.</p><p>Già pubblicato su http://www.teramonews.com/news/eventi/adriano-manocchia-artista-doltre-oceano-di-antico-ceppo-abruzzese</p><p><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><br /> </span></span></p><p><span style="text-decoration: underline;"></span></p><p> </p><p> </p><p> </p><p><span style="font-size: x-small; font-family: Arial;"> </p><p></span></p><p> </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001482_adriano-manocchia-da-fotoreporter-a-pittore-e-le-sue-radici-abruzzesi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Scomparso l&#8217;attore Paul Newman</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001416_scomparso-lattore-paul-newman/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001416_scomparso-lattore-paul-newman/#comments</comments> <pubDate>Sat, 27 Sep 2008 14:28:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Lino Manocchia</dc:creator> <guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1416</guid> <description><![CDATA[Dal nostro corrispondente negli USA Lino Manocchia PAUL NEWMAN E’ PARTITO PER UN ALTRO PIANETA Westport (Connecticut). Paul Occhi blu” Newman ha concluso il suo ultimo “Ciak”. Ha tagliato il grande traguardo della sua corsa mondiale, e si e’diretto nel Pianeta celeste, a bordo della rossa Ferrari, lasciando in questa Amara Valle, un retaggio incomparabile. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dal nostro corrispondente negli USA Lino Manocchia<br /> PAUL NEWMAN E’ PARTITO PER UN ALTRO PIANETA</p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/scomparsa-paul-newman.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1417" title="scomparsa-paul-newman" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/scomparsa-paul-newman-400x266.jpg" alt="Paul Newman" width="400" height="266" /></a></p><p>Westport (Connecticut). Paul Occhi blu” Newman ha concluso il suo ultimo “Ciak”. Ha tagliato il grande traguardo della sua corsa mondiale, e si e’diretto nel Pianeta celeste, a bordo della rossa Ferrari, lasciando in questa Amara Valle, un retaggio incomparabile.<span id="more-1416"></span></p><p>E’ scomparso un Uomo che non s’e’ vergognato di dire che da giovane vendeva la Bibbia accumulando i soldi necessari per andare ad Hollywood, da dove e’ uscito divo, decano delle star, mostro sacro del mondo della celluloide, che ha avuto una “passione” per le automobili, piu’ volte preferita alle bellezze mondane.</p><p>Quelle automobili che lo hanno portato sui piu’ prestigiosi podium sportivi per ben 101 volta, con il partner di sempre Carl Haas, alla guida dei piu famosi driver del firmamento automobilistico.</p><p>Un giorno il cronista gli chiese:”Qual’e’stato per te la piu’ esultante, esaltante vittoria sportiva,Paul rispose:”Per me ogni volta che la mia macchina passava sotto la bandierina a scacchi, quella era la mia migliore vittoria.”</p><p>E la gentile affranta signora Joanne Woodworth che Newman sposo’ 50 anni fa, a chi le chiedeva”Come sta Paul?,rispondeva:”dategli una macchina&#8230;col volante e saprete dove si trova mio marito”</p><p>Il divo di cento film, girati con attori di mezzo mondo, compresa l’Italia, si considerava un libro che ancora si doveva leggere”. Purtroppo quel magnifico saggio letterario ed umano, rimarra’ sconosciuto. Restano le “imprese” compiute dal timido giovane nato a Cleveland (Ohio) da Arturo e Teresa Newman, che a Hollywood passo’ da un “set” all’altro proiettando la sua classe che , diceva , qualche volta lo aveva tradito.</p><p>Quale film non avresti voluto firmare?</p><p>L’attore teneva a paragone il suo primo film “storico:”Il calice d’argento”, da lui definito il piu’ grande disastro cinematografico che la storia ricordi. “Pensa, diceva,dovevo indossare una tunica greca corta che mostrava le mie gambe,” Comunque il film fu orrendo. Mi vergognai ed acquistai una pagina del Los Angeles Time,per una intera settimana con la quale chiedevo scusa agli spettatori, suggerendo di non visionarlo.</p><p>Neanche a dirlo, il film apparve nella lista dei migliori film,per oltre un mese e mezzo.</p><p>Paul era un perfezionista, non amava sbalordire, dare scandalo, guastare le feste ai benensanti, odiava l’ozio “perche’ era sempre noioso.”</p><p>Alla domanda: a che devi il successo” rispondeva:”E’ una parola da mettere al bando.Chi parla sempre di successo e’ uno che non ha il coraggio di restar solo.”</p><p>Newman, piu’ che amare il “copione” preferiva “creare” il personaggio con carica, energia,vitalita’, ed una pronta regia.</p><p>Si potrebbe quasi dire che la carriera di Paul ebbe inizio nel 1969 quando per la prima volta, l’attore entro’ nell’abitacolo di una macchina da corsa per il film “Winning” svoltosi ad Indianapolis, con la consorte e Robert Wagner.</p><p>“Quella volta pero’ io non ero il regista ma l’attore e la trama mi piacque” ricordava Paul.</p><p>Memorabili sono i film: Butch Cassidy and the Sundance”,in coppia con Robert Redman, e poi “The Hustler”, “Cool hand”, “Hombre”, The Verdict”, “Picnic”.</p><p>Nella sua villa di Westport, si conservano 2 Golden Globe,l’Award del Festival di Cannes, e quello dell’Accademy Award, e tanti altri che Newman letteralmente ignorava, mentre non nominava mai le svariete “nomination” di altri film. Fece scalpore allorche’ compi’ 75 anni e, brucio’ lo smoking per le grandi cerimonie,”perche’ rappresentava una pura formalita’,” che Paul rifuggiva.</p><p>Il decano delle star si scaldava,ma in senso buono, quando si parlava di corse,team,piloti e del successo ottenuto dalla Champ car con alla guida dell’amico Mario Andretti e del milanese Teo Fabi nella categoria Can-Am,per non dimenticare che a 75 anni compiuti, questo uomo normale, forse venuto da un altro pianeta, vinse anche una 24 ore di Daytona. Il 13 agosto scorso Paul ha voluto rivedere ancora una volta la sua mitica pista di Lime Rock dove vi ha vinto ripetutamente con la Corvette, che un amico- pilota- ha guidato</p><p>in questo patetico addio del grande asso del volante.</p><p>Paul e’ sempre stato un benefattore di fama mondiale, amava il denaro, “ma poteva farne anche a meno” Da diversi anni, con l’aiuto della moglie aveva creato i “Wall gang camp”, un campo per ragazzi malati , drogati, handicappati. I milioni da lui donati allo scadere dell’anno hanno fornito la cifra di 250 milioni di dollari netto ricavato dalla vendita dei suoi prodotti alimentari. E’ di questi giorni il dono di 150 milioni di dollari donati a due sue istituzioni in Nuova Zelanda.</p><p>L’attore di Hollywood ha saputo recitare bene il periodo grigio della sua vita che lo ha messo irreparabilmente con le spalle al muro.</p><p>I dotttori hanno tentato il tutto per tutto.Le cure di chemoterapia pero’ non sono state capaci di smaltire dal corpo del divo-pilota i “segni” micidiali che alla fine,purtroppo, non lo hanno “perdonato”.</p><p>L’uomo che aveva sfidato nella sua vita le macchine,la speed, i pericoli, i segreti del mondo della celluloide,respinto lo scetticismo degli “avversari”, donato senza limiti, ha lasciato questa “ valle del pianto”</p><p>Ed e’ partito verso il cielo, come lo ricorda il poeta teramano Remo De Luca, in questo sintetico brano poetico, “a bordo della sua fiammante Ferrari”:</p><p>PAUL IL MONDO TI RINGRAZIA</p><p>Sei stato grande<br /> Attore di qualita’<br /> Eroe dei volanti<br /> Unico fra tanti.<br /> Con la tua Ferrari rombante<br /> Ascendi il Cielo distante.<br /> Addio grande Paul<br /> Non addio Paul, ma Ciao.</p><p>Lino Manocchia</p><p>da <a href="http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=16987" target="_blank">http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=16987</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001416_scomparso-lattore-paul-newman/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached
Database Caching using memcached
Object Caching 386/446 objects using memcached

Served from: cultura.inabruzzo.it @ 2012-02-08 22:11:55 -->
