<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Giovanni Lattanzi</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/giovanni-lattanzi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Protetto: L&#8217;Aquila. Colpe e verità nella ricostruzione</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020664_laquila-colpe-e-verita-nella-ricostruzione/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020664_laquila-colpe-e-verita-nella-ricostruzione/#comments</comments> <pubDate>Sun, 03 Jul 2011 12:27:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20664</guid> <description><![CDATA[Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<form action="http://cultura.inabruzzo.it/wp-pass.php" method="post"><p>Questo post è protetto da password. 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La tappa di questa puntata è Paganica, frazione aquilana lungo la strada che sale verso il Gran Sasso e la base della funivia. La piazza principale, dove [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-20631" title="Paganica, danni del terremoto, 23 marzo 2011" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/PaganicaTRv025.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p>Prosegue il nostro viaggio a tappe lungo le terre aquilane per documentare lo stato del patrimonio culturale a 2 anni e rotti dal sisma del 6 aprile 2009. La tappa di questa puntata è <strong>Paganica</strong>, frazione aquilana lungo la strada che sale verso il Gran Sasso e la base della funivia. La piazza principale, dove affaccia la chiesa e dove si trova la deliziosa fontana, monumentale è sgombra da macerie e agibile, anzi, addirittura la si può attraversare in auto per imboccare il corso, anch&#8217;esso percorribile. Tutte le case che vi si affacciano, dal lato a monte, sono però lesionate, puntellate e chiuse: nessun segno di attività di restauro o ricostruzione.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20645" title="Paganica, danni del terremoto, 23 marzo 2011" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/PaganicaTRv016.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p>Sulla sinistra della chisa, dietro una inerriata, si osserva lo splendido aspetto di questo palazzetto nobiliare con cortile. Sembra integro o comunque poco danneggiato. Il motivo per cui in questi due anni nessuno abbia pensato di recuperarlo e riaprirlo per uffici pubblici o quat&#8217;altro, costruendo invece orridi prefabbricati, resta un mistero.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20644" title="Paganica, danni del terremoto, 23 marzo 2011" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/PaganicaTRv051.jpg" alt="" width="400" height="600" /></p><p>Da un vicolo che guarda sulla chiesa spunta la visione della facciata della celebre<strong> casa medievale di Paganica</strong>, con la sua pregevole struttura architettonica. Fu danneggiata dal sisma, nessuno si è premurato di puntellarla e dopo due anni l&#8217;interno è completamente crollato. Salva per fortuna la facciata, ma chissa per quanto, visto che ancora oggi nessuno è intervenuto per metterla in sicurezza.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20632" title="Paganica, danni del terremoto, 23 marzo 2011" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/PaganicaTRv019.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p>Lungo il corso la maggior parte delle case è puntellata e chiusa, anche ui senza cenni di lavori di recupero. Vi sono però alcune <strong>abitazioni apparentemente integre</strong> (come quella in primo piano nella foto): chissà cosa impedisce la riapertura e il ritorno degli abitanti?</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20633" title="Paganica, danni del terremoto, 23 marzo 2011" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/PaganicaTRv040.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p>Dal lato opposto del centro storico (sempre nella parte bassa) la situazione è parimenti drammatica. Molte abitazioni sono gravemente lesionate, ma non vi sono puntellamenti. In strada ancora detriti e immondizia, chissà di quando. Una delle case sembra integra, ma non si può verificare data la presenza dello sbarramento.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20635" title="Paganica, danni del terremoto, 23 marzo 2011, lavatoio pubblico" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/PaganicaTRv037.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p>La vicina<strong> fontana pubblica coperta</strong>, vero gioiello architettonico, è ormai prossima al crollo; la sua situazione statica e strutturale è di molto peggiorata rispetto alle foto dei primi mesi (che abbiamo in archivio), tant&#8217;è vero che è stato necessario puntellarne soliamente la parete est.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20637" title="Paganica, danni del terremoto, 23 marzo 2011" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/PaganicaTRv036.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p>Il <strong>complesso chiesa-convento </strong>sul lago opposto della piazza è stato puntellato in facciata, sia frontalmente che lateralmente, e recintato da una classica rete arancione. Anche qui tutto tace in fatto di lavori di consolidamento o recupero. Se ne attende il crollo per farci palazzine?</p><p>Abbandoniamo il paese basso e saliamo sul colle. Qui la situazione appare semplicemente sconcertante. Io stesso che ho vissuto questo terremoto da giornalista e fotografo sin dall&#8217;alba de 6 aprile, qui resto senza parole.</p><p><img title="Paganica, danni del terremoto, 7 aprile 2011, centro storico zona alta" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/paganicaTRz022.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p>La fascia di abitazioni piu in basso, sul colle lato nord ed est, sembra agibile e alcune sono anche abitate. Ma salendo verso la chiesa si resta senza parole e anche senza passi. Ovunque case crollate, macerie, muri pericolanti. Nessuna traccia di puntellamenti, messe in sicurezza, impalcature. Tutto abbandonato a se stesso da due anni!</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20640" title="Paganica, danni del terremoto, 7 aprile 2011, centro storico zona alta" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/paganicaTRz021.jpg" alt="" width="400" height="600" /></p><p>In un vicolo giace ancora questa vettura rossa schiacciata da un crollo e mai rimossa: una scena già vista a Sant&#8217;Eusanio Forconese.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20641" title="Paganica, danni del terremoto, 7 aprile 2011, centro storico zona alta" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/paganicaTRz009.jpg" alt="" width="400" height="600" /></p><p>Ai piedi della chiesa, sul lato ovest del colle di riesce a trovare di peggio. Qui tutto sembra essersi fermato al mattino del 6 aprile&#8230;.del 2009. Case sventrate, porte che aprono sul cielo, macerie ovunque, uno spettacolo desolante di un borgo abbandonato al suo destino.</p><p>Superata la prima schiera di abitazioni, distrutte ma non rovinate a terra, lo sguardo resta attonito sulla devastazione e sulla desolazione che si aprono davanti. Come commentare le due foto che segueno e che chiudono questo mesto reportage? Il centro storico di Paganica, non certo un borgo toscano, ma sicuramente un dignitoso luogo della memoria e della cultura architettonica abruzzese, giace sventrato e ignorato da tutti a due anni dal sisma.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20642" title="Paganica, danni del terremoto, 7 aprile 2011, centro storico zona alta" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/paganicaTRz013.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20646" title="Paganica, danni del terremoto, 7 aprile 2011, centro storico zona alta" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/paganicaTRz015.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020630_paganica-2-anni-dal-sisma/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Protetto: Morto Bin Laden, avanti un&#8217;altro</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020203_morto-bin-laden-avanti-un-altro/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020203_morto-bin-laden-avanti-un-altro/#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 May 2011 09:18:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20203</guid> <description><![CDATA[Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<form action="http://cultura.inabruzzo.it/wp-pass.php" method="post"><p>Questo post è protetto da password. 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Il 25 aprile, che quest&#8217;anno coincideva con il Lunedi dell&#8217;Angelo (volgarmente la Pasquetta), ha portato come sempre i festeggiamenti per la celebrazione della Liberazione. E come sempre l&#8217;evento è stato animato da una miriade di episodi che definirei &#8220;evitabili&#8221;, spazianti dal demenziale [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-20153" title="liberazione 25 aprile" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/liberazione-25-aprile.jpg" alt="Resistenza " width="372" height="300" /></p><p>Per dire di aver accertato una ovvietà si dice di aver &#8220;scoperto l&#8217;acqua calda&#8221;. Il <strong>25 aprile</strong>, che quest&#8217;anno coincideva con il Lunedi dell&#8217;Angelo (volgarmente la Pasquetta), ha portato come sempre i festeggiamenti per la celebrazione della Liberazione. E come sempre l&#8217;evento è stato animato da una miriade di episodi che definirei &#8220;evitabili&#8221;, spazianti dal demenziale al vergognoso, ma questa purtroppo è una problematica tipica degli italiani.</p><p>Di fondo ci sono le solite diatribe che riguardano la <strong>Resistenza</strong> &#8211; se era comunista o no - i soliti rancori di parte, le comuni strumentalizzazioni che l&#8217;attuale realtà politica nazionale (tutta) fa di ogni cosa accada sul pianeta. Nessuno si domanda però la liceità stessa di questa celebrazione. Liberazione, ma da cosa? Gli studenti modello risponderanno subito: dall&#8217;oppressione nazi-fascista. Bravi, ma che significa? Nazi-fascisti come i marziani, verdi invasori sbarcati dalle astronavi? E no. Purtroppo per gli studenti modello, che erano così lieti di aver centrato subito la risposta giusta (o meglio, la risposta che il maestro voleva sentire), le cose non sono così facili da delineare.</p><p>Come sempre in Italia non si dice mai la verità sulle cose, perchè gran parte di questo paese e delle sue strutture è costruita sulle mezze verità, quando non sulle menzogne.</p><p>&#8220;<strong>Oppressori nazi-fascisti</strong>&#8221; permette di delineare con nettezza assoluta &#8211; e anche poco realistica &#8211; il confine tra buoni e cattivi. Il mettere loro, i nazi-fascisti &#8211; nel calderone dei cattivi, permette di collocare automaticamente tutti gli altri nella piscina dei buoni e dei giusti. Ovviamente questo è possibile perchè i primi hanno perso la guerra e &#8211; si sa &#8211; la storia la scrivono i vincitori. Se uno sconfitto si permette di scrivere la sua storia viene etichettato come <strong>revisionista</strong> e condannato a priori. Invece la storia è storia, quando si basa ovviamente su<strong> fatti storici</strong>, e come tale è sempre degna di attenzione e di studio. Se uno storico ha dei fatti storici da sottoporre, per strana che possa essere la visione storica che ne emerge, è dovere civile di ogni uomo saggio ascoltarlo. Ma in questo paese ci sono degli assunti, dei tabù, sui quali non è possibile effettuare una rigorosa analisi storica. Questo perchè su tali assunti una larga fetta dell&#8217;attuale sistema di potere ha posto le sue basi e non può neppure pensare che esse vengano messe in discussione.</p><p>Se una casa è fondata sulla sabbia, per quanto il proprietario voglia spacciarla per cemento armato e dipingerla di grigio, la prima mareggiata la porterà via, con tutta la casa. Il buonsenso direbbe: visto ormai che la casa è stata si fatta sulla sabbia, ma comunque c&#8217;è, accettiamo la realtà, diciamo a tutti che è sabbia e provvediamo assieme a fare delle opere di rinforzo per dotarla di vere fondamenta. Invece no. Tutti gli occupanti della casa &#8211; ma anche gli aspiranti tali &#8211; insitono nel dire che quella massa di polvere giallina è cemento armato. E intanto il mare si gonfia&#8230;</p><p>Esco dalla metafora. Parlare di Liberazione è semplicistico. Così come è semplicistico voler definire buoni e cattivi in una vicenda così articolata come la II Guerra Mondiale, dove ci sono mille sfumature che sporcano il bianco e schiariscono il nero. Ma soprattutto dove la storia, quella vera dei fatti storici, racconta le vicende in una maniera assai diversa dalla comune vulgata sulla quale si basa gran parte dei festeggiamenti del 25 aprile. La tendenza del dopoguerra, soprattutto della sinistra, è sempre stata quella di addossare ogni possibile male di questo paese al Fascismo, e in particolare a Mussolini. A lui, ovviamente, perchè era ormai morto. E dipingere i Tedeschi come belve assetate di sangue, invasori barbarici, sterminatori di donne e bambini. Quindi, tutto il male, tutti gli errori, tutte le colpe ricadono solo e sempre sui Tedeschi e, inItalia, su Mussolini e pochi gerarchi; gli altri, tutti gli altri, vengono automaticamente riabilitati, le loro colpe dimenticate e quindi passati d&#8217;ufficio nella categoria &#8220;buoni&#8221;.</p><p>La verità non è questa.</p><p>Mussolini restò al potere per oltre 20 anni e non lo fece certamente usando la ferocia di Stalin. Vi restò perchè stava bene alla maggioranza del paese e al Re. Ebbe certamente oppositori, molti, ma anche una enorme massa che lo appoggiava; e non perchè tenesse loro il coltello sul collo. I Savoia tollerarono Mussolini per 20 anni perchè faceva loro comodo o perchè lo temevano, ma comunque lo tollerarono. Gli italiani lo acclamavano a frotte, e non perchè fossero stupidi, ma perchè l&#8217;italiano medio ha sempre acclamato chi gli promette qualcosa in più. Le Colonie, ossia terra e lavoro, quindi benessere: viva Mussolini! La guerra assieme alla potente Germania e se si vince avremo terre, potere, benessere: viva Mussolini!</p><p>Noi oggi facciamo finta di non sapere che gli italiani sono questo, così dall&#8217;epoca dei Comuni, quando le città lombarde tentavano di sottomettersi per prime al Barbarossa che stava giungendo dal nord al fine di strappargli qualche privilegio e qualche spicchio di terra tolta al loro vicino. Questa è l&#8217;Italia. Un paese traboccante di gente piccola piccola, sempre pronta a dire tutto e il contrario di tutto, ad appoggiare il padrone di turno pur di avere qualche briciola. Senza idee e senza coraggio al momento in cui serve, pronti a rivendicarli come valori quando non servono più. Lo sapeva Mussolini, lo sapeva la DC, lo sa Berlusconi. Mussolini stette bene a tutti, tranne agli oppositori dichiarati, fino a che non perse la guerra. Fu dannato per aver perso, non per aver fatto il &#8220;dittatore&#8221;.</p><p>I Tedeschi erano nostri alleati e se avessimo vinto la guerra con loro, diventando padroni di mezza Europa, oggi acclameremo i monumenti a Hitler invece quelli che a Garibaldi. Ma nessuno ne sarebbe dispiaciuto, ideologicamente intendo, tranne forse una parte di quella &#8220;minoranza pensate&#8221; che ama la libertà piu che l&#8217;idromassaggio, quindi diciamo un 5% della popolazione italiana? Quello che noi chiamiamo ufficialmente &#8220;armistizio&#8221; &#8211; 8 settembre &#8211; ha un nome ben più preciso, ossia &#8220;tradimento&#8221;. Dovremo tenerlo a mente come una vergogna nazionale, e fu il prodromo della famosa &#8220;Liberazione&#8221;. I fatti: in principio (della guerra) l&#8217;Italia è alleata della Germania e combatte contro gli Alleati; fino a che le cose sembrano andare bene il Re appoggia Mussolini, ma quando capisce che la guerra è persa, va a trattare con il nemico, scarica Mussolini attribuendo a lui &#8211; e solo a lui &#8211; la colpa di tutto. Ma non si arrende, come avrebbe potuto fare se avesse avuto dignità, bensì tratta un rovesciamento di fronte e persino di alleanza: nel giro di una firma l&#8217;Italia diventa nemica della Germania e alleata degli Alleati. Lo scopo è chiaro, ottenere qualcosa dal nuovo vincitore, salvarsi la poltrona. Il Re fugge, con un gesto di vergogna assoluta, abbandonando l&#8217;Italia al delirio, ma soprattutto lasciando le coraggiose forze armate italiane allo sbando: i morti di Cefalonia o l&#8217;affondamento di nave Roma non sono colpa della ferocia tedesca, ma vittime della faciloneria e della viltà dei Savoia e dei loro fidati consiglieri.</p><p>Cambiare ruolo alla Germania &#8211; militarmente presente ovunque sul nostro territorio &#8211; passandola da alleato a nemico nel volgere di un giorno fu un gesto sconsiderato, se non criminale, perchè è impossibile pensare che il Re e Badoglio non sapessero quali effetti devastanti questo avrebbe prodotto. Probabilmente lo sapevano, ma con il solito disprezzo tipico del &#8220;potere&#8221; verso il popolo, non ne tennero conto. Cosa poteva essere il sacrificio di qualche milione di italiani a fronte del loro interesse? Nulla. Firmarono e fuggirono.</p><p>La Resistenza fu certo un movimento di popolo, ma la guerra non fu vinta grazie a loro. Il conflitto fu risolto dalla potenza economica &#8211; e quindi militare in termini di mezzi e bombe -  degli Alleati, e in particolare degli USA. Le menti beate amano credere che le guerre vengano vinte dagli ideali, dai bei giovani da copertina che sacrificano la vita sulle barricate, dalle marce pacifiste; la II Guerra Mondiale fu vinta con fatti concreti e non troppo idilliaci, come il lancio di due atomiche su altrettante città giapponesi (la terza andò a fondo sull&#8217;incrociatore Indianapolis, altrimenti oggi celebrermo tre città martiri) o la distruzione di Dresda, prima con un bombardamento a tappeto e poi con un passaggio al fosforo per sterminare i sopravvissuti (gli &#8220;illuminati&#8221; militari Britannici e Americani non distribuivano dunque solo cioccolata e caramelle agli scugnizzi). In Italia i Tedeschi furono cacciati dalle armate alleate, certamente aiutate dai partigiani, ma appunto, aiutate.</p><p>E la Resistenza non fu questa eroica e immacolata moltitudine di eroi che si vuol pensare oggi; vi convergevano varie forze di molteplice natura sociale e politica, ma non tutte con lo stesso nobile obiettivo. Ciascuna voleva si cacciare i tedeschi e Mussolini, ma per sostituirli con una diversa gestione di potere non sempre democratica. I comunisti volevano rimpiazzarla con una nuova dittatura, stavolta marxista e legata all&#8217;URSS, e erano animati da grandi pensieri di libertà. Altri volevano sostituire il Duce con un governo &#8220;popolare&#8221; suddito degli USA, come poi è avvenuto. Sicuramente tra loro vi erano molti idealisti che sognavano una Italia libera e indipendente &#8211; come non pensare alla Brigata Majella - ma dimenticavano un elemento essenziale: la cosmica carenza sul territorio nazionale di italiani liberi. Ecco perchè oggi siamo in questa situazione.</p><p>Quando finalmente avremo in coraggio di dirci queste verità per quello che sono, invece di continuare a celebrare una parodia di vittoria per mascherare una vergogna nazionale e una sconfitta disonorevole, forse riusciremo a rinascere davvero come Paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020142_resistenza-e-acqua-calda/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Chi di rave ferisce&#8230;</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020133_chi-di-rave-ferisce/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020133_chi-di-rave-ferisce/#comments</comments> <pubDate>Tue, 26 Apr 2011 12:59:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20133</guid> <description><![CDATA[Quattro ragazzi (ragazzi &#8220;normali&#8221;, precisa il TG, e non delinquenti) vengono fermati a un posto di blocco e massacrano di botte due Carabinieri, scappano, si fanno sparare alle gomme e continuano a fuggire. Presi, dichiarano di aver perso la testa; semplice, quindi: perdo la testa e dunque tutto mi è giustificato. Inoltre ero drogato e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quattro ragazzi (ragazzi &#8220;normali&#8221;, precisa il TG, e non delinquenti) vengono fermati a un posto di blocco e massacrano di botte due Carabinieri, scappano, si fanno sparare alle gomme e continuano a fuggire. Presi, dichiarano di aver perso la testa; semplice, quindi: perdo la testa e dunque tutto mi è giustificato. Inoltre ero drogato e ubriaco, quindi &#8220;incapace di intendere&#8221; ossia altra classica attenuante. Tre sono anche minorenni, quindi ancor meno punibili del quarto, che ha solo 19 anni. Li condanneranno? Non credo, forse si, ma di poco. Insomma, quella notte resterà nelle loro teste come una innocua bravata.</p><p>Tutti, autorità, giornalisti e cittadini, ovviamente si dicono sconvolti per l&#8217;accaduto specifico, ma ci fosse stato uno che si sia detto sconvolto dal fatto che ragazzi a migliaia vadano abitualmente ai rave party. O anche semplicemente sconvolto del fatto che esistano e siano permessi i rave party; perchè, in definitiva - diciamocelo con tutta onestà una buona volta - sono ufficialmente permessi. Non dimenticherò mai qualche anno fa, in occasione di un rave, le autorità che dichiaravano di essere state brave nel sorvegliare &#8211; ma precisavano, a distanza &#8211; il raduno. Non volevano disturbarli troppo? Per chi non lo sapesse i rave sono dei deliri di massa spacciati per occasioni di libertà, dove l&#8217;illegalità è la regola e dove tutti sanno che la droga è assolutamente libera, così come l&#8217;alcol.</p><p>C&#8217;è una ipocrisia di fondo che avvolge questa società e nella quale lo Stato è maestro, ma che poi da questi amarissimi frutti che assaporiamo oggi in tv.</p><p>Riflettiamo. Per fare una semplice serata con un po di musica, il gestore di una qualsiasi gelateria italiana (ma vale per qualunque locale pubblico), oltre a essere in regola con le centinaia di imposizioni della burocrazia statale (dal fisco alla camera di commercio), deve pagare l&#8217;occupazione di suolo pubblico, avere tutto il personale in regola, pagare la SIAE per la musica, magari smettere di servire alcolici dopo una certa ora e infine avere anche la tabella con gli effetti dell&#8217;alcol esposta (altrimenti multa).  Un rave party occupa invece abusivamente un luogo, suona quel che vuole senza dare un centesimo alla SIAE, prevede libera distribuzione e uso di alcolici e droghe di ogni tipo, consente ai partecipanti di devastare qualsiasi cosa nel raggio di km, il tutto gratis, liberamente e senza rischio di controlli. Quando il gestore della gelateria evade le tasse o i controlli &#8211; mi domando &#8211; fa male o fa bene? Il solito benpensante dirà che fa male, il buonsenso dice che fa bene.</p><p>Sfido la la SIAE: perchè non va dagli organizzatori di un rave a chiedere il dovuto per la musica suonata? E perchè la ASL non ci va a fare controlli? Perchè l&#8217;Ispettorato del lavoro non va a verificare il personale e i relativi libretti di lavoro? Perchè non ci si accerta che tutto sia in regola come si fa con un qualsiasi onesto esercente italiano?</p><p>Perchè? Perche nulla è in regola in un rave.</p><p>Ma se nulla è in regola - e tutti lo sanno &#8211; a maggior ragione perchè non si fanno controlli? Forse perchè si ha paura di andarli a fare? Certo, un normale esercente di gelateria ha paura delle istituzioni; egli ha scelto di vivere nella società e non può permettersi di sbagliare, è dentro al meccanismo, ha tutto da perdere. Se sbaglia una virgola viene multato, se viene multato deve pagare subito e tutto, se non paga Equitalia gli porta via l&#8217;auto: è nella gabbia della burocrazia, è spacciato. L&#8217;esercente onesto è terreno facile per chi deve controllare, per i plotoni di controllori associati che arrivano in piena serata e spulciano anche le virgole, regalando verbali con grande leggerezza. Andassero a fare una verifica durante un rave, se hanno coraggio. Non ci vanno, ovvio. Troppo difficile, troppo rischioso e soprattutto poco redditizio. Provate a fare una multa agli organizzatori di un rave, o magari ai clienti. Ve la stracceranno sotto il naso, se non vi riempono di botte. Non hanno nulla da perdere perchè agiscono nell&#8217;illegalità, vivono nell&#8217;illegalità, e lo Stato glielo consente a patto di tenerli buoni. Uno Stato duro con i buoni e debole con i cattivi. Le autorità sanno perfettamente dei rave, dove e quando si faranno, ma se ne tengono a debita distanza.</p><p>Ma in fondo è una anomalia voluta. I rave sono &#8220;riserve&#8221; di illegalità tollerate dallo Stato, come del resto tante altre, al fine di mantenere la famosa &#8220;pace sociale&#8221;, quello stato di quiete della teppaglia che viene poi scontato dal povero disgraziato di turno che ne fa le spese, come il passante travolto, l&#8217;automobilista investito, il Carabiniere pestato. In un paese normale non sarebbe tanto ovvio aspettarsi che il rave venga interrotto dall&#8217;esercito con i blindati &#8211; perchè quello servirebbe &#8211; ma che la scuola, le famiglie, la Chiesa, lo Stato educassero i giovani a costruire cose, non a inseguire lo smarrimento della mente in una bottiglia o in una molecola di sintesi nei rave. Una società cosciente ed educata  - non dico sottomessa e bacchettona, si badi bene, ma intendo matura e padrona di se, quindi veramente &#8220;libera&#8221; - non avrebbe affatto bisogno di rave.</p><p>Ma la scuola, le famiglie, la Chiesa, lo Stato hanno fallito (o voluto fallire) il loro compito educativo già 30 anni fa, lasciando che venisse al mondo una generazione di mostri. Consumatori-mostri, ma pur sempre mostri. Ora si scopre come quei mostri sia difficile tenerli a bada. E sbaglia chi pensa che facendoli sfogare ogni tanto, lasciando loro &#8220;riserve di illegalità&#8221; rimangano dei semplici consumatori con pulsioni da mostro.</p><p>E concludo con una amara provocazione: ora due Carabinieri sono gravi in ospedale e tutti li commiserano, ma sono assolutamente certo che se invece di farsi pestare da quattro invasati avessero messo mano alle armi e avessero difeso la loro vita, come era giusto fare, magari ferendo o uccidendo gli aggressori, ora sarebbero già accusati di omicidio.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020133_chi-di-rave-ferisce/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>In memoria di Pietro &#8220;Rizziero&#8221;</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0017770_in-memoria-di-pietro-rizziero/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0017770_in-memoria-di-pietro-rizziero/#comments</comments> <pubDate>Fri, 04 Mar 2011 00:42:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=17770</guid> <description><![CDATA[Non posso dire che Pietro &#8220;Rizziero&#8221; Di Sabatino fosse propriamente un amico, diciamo piuttosto un conoscente di vecchia data; certamente era lo zio di due miei cari amici, Sergio e Richi. Non sono però questi i motivi per cui desidero dedicargli un ricordo. Voglio farlo in primis per il semplice fatto che è un essere [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non posso dire che <strong>Pietro &#8220;Rizziero&#8221; Di Sabatino </strong>fosse propriamente un amico, diciamo piuttosto un conoscente di vecchia data; certamente era lo zio di due miei cari amici, Sergio e Richi. Non sono però questi i motivi per cui desidero dedicargli un ricordo. Voglio farlo<em> in primis </em>per il semplice fatto che è un essere umano strappato alla vita da un evento tragico e assurdo, e come tale, come ogni vita che se ne va in malo modo, merita tutta la nostra umana compassione e il nostro caro pensiero. Inoltre, Pietro era una persona colta, un commerciante di gusto raffinato, una persona elevata, ed è questo un genere di uomini sempre più raro: la sua scomparsa è una mancanza che ci impoverisce.<span id="more-17770"></span></p><p>Pietro se lo è portato via l&#8217;acqua di un terribile nubifragio martedi notte. Era entrato con la sua auto nel sottopasso dello svincolo della Teramo-mare, a Mosciano, sotto il diluvio. Nulla e nessuno lo hanno avvisato del pericolo: vi è rimasto bloccato e non ha avuto scampo. Lo hanno trovato giovedi mattina.</p><p>Ora si cercheranno responsabili, un colpevole da mettere in croce. A me non è mai piaciuto dare la caccia ai responsabili dopo che il fatto è accaduto. Non ho velleità giacobine e vendicative, non cerco il cattivo di turno su cui scaricare tutte le colpe, anche perchè trovare un colpevole, mandarlo in carcere, punirlo, non servirebbe a riportare in vita il povero Pietro. Ne il gusto della vendetta mascherata da giustizia allevierebbe l&#8217;amarezza del dolore per la scomparsa in chi lo piange. Certo, la giustizia faccia il suo corso, si indaghi, si capisca, si cerchino colpe e reponsabili, ma non per punire ora e cercare di equilibrare la perdita, bensì per evitare che accada di nuovo.</p><p>Ma pur non essendo uno che ama cercare colpevoli, mi pongo delle domande, e sono certo che tutti voi vorreste risposte.</p><p>Dov&#8217;erano quella sera il sindaco, gli assessori, i tecnici comunali mentre il territorio dei loro comuni veniva invaso dalle acque? In strada sotto la pioggia a tutelare quelli che li hanno eletti per questo scopo, bloccando per tempo l&#8217;accesso al sottopasso?</p><p>E quei vigili urbani, così solerti nel multare tutti per una ruota fuori dalle strisce, dove si trovavano? Erano in giro sotto il diluvio a tutelare i cittadini? Erano forse davanti a quel cavalcavia a impedire che un Pietro vi si infilasse inavvertitamente perdendovi la vita? Se erano li, perchè lo hanno fatto passare?</p><p>E tutti quei volontari delle protezioni civili locali, che sono così bravi a organizzare dimostrazioni di efficenza simulata sotto il sole, dove stavano quella sera? Davanti al sottopasso ad affrontare una emergenza vera nel freddo e sotto l&#8217;acqua? Se c&#8217;erano, perche non hanno salvato la vita al povero Pietro? Se non c&#8217;erano, a che servono?</p><p>E quei progettisti che hanno ideato il sottopasso, quell&#8217;impresa che lo ha costruito, quei tecnici dei vari enti nazionali preposti alla verifica che lo hanno controllato, quei dirigenti Anas che lo hanno valutato, hanno pensato al fatto che poteva allagarsi così? Lo hanno previsto e non hanno preso provvedimenti o non lo hanno previsto? Se non lo hanno previsto, cambino mestiere. Se lo hanno previsto, perchè non hanno dotato la struttura di un sistema di pompe per tenerla asciutta o almeno di segnali per avvisare gli automobilisti che è allagata? Stando a quel che è accaduto non mi sembra che vi fossero pompe, visto che è andato sotto metri d&#8217;acqua, ne che vi fossero segnalazioni automatiche di allagamento. E perchè non c&#8217;erano? Non era importante metterle? Era solo importante farlo quel sottopasso e poi&#8230;arrivederci a tutti?</p><p>E tutti quegli amministratori locali che stanno svendendo il loro territorio da decenni ai costruttori, che permettono e auspicano che ogni singolo centimetro quadrato di terra venga coperto da capannoni, case, strade, piazzali, non sanno che questo rende tutto impermeabile all&#8217;acqua? Che in caso di pioggia non esiste più una capacità di drenaggio da parte della superficie terrestre e che la massa d&#8217;acqua si trasforma in una furia distruttrice? Non lo sanno, non gli interessa perchè tanto si dichiara lo stato di calamità e il governo paga, o lo sanno e &#8220;se ne fregano&#8221; perchè come tutti guardano sempre e solo all&#8217;immediato dell&#8217;oggi? Sono piogge eccezionali - dicono - che vengono ogni 30/40 anni: bene, il mandato di un politico dura 5, massimo 10 anni, quindi perchè preoccuparsi?</p><p>La verità è che si vive alla giornata e nessuno pensa al domani, a tutti i livelli.</p><p>Questo vale per il sottopasso di Mosciano dove l&#8217;acqua ha portato via Pietro, ma vale quasi per ogni altro luogo d&#8217;Abruzzo. Oggi quelli allagati, domani altri.</p><p>Eppure basterebbe un po di buon senso e di lungimiranza. Per evitare i drammi dei sottopassi sarebbe bastato dipingere sulla colonna centrale una scala metrica, in modo da consentire a chiunque arrivi di capire quanta acqua lo attende: pochi euro di vernice e una idea responsabile per il domani.</p><p>Non manca la vernice&#8230;mancano le idee e il senso di responsabilità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0017770_in-memoria-di-pietro-rizziero/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Catania. Svelato l&#8217;inedito &#8220;Agata&#8221; di Modigliani</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001156_catania-svelato-linedito-agata-di-modigliani/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001156_catania-svelato-linedito-agata-di-modigliani/#comments</comments> <pubDate>Wed, 12 Jan 2011 18:24:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[pittori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.amalarte.com/?p=1156</guid> <description><![CDATA[Nel corso della conferenza stampa di presentazione della mostra “Modigliani, ritratti dell’anima”, allestita a Castello Ursino dall’11 dicembre 2010 all’11 febbraio 2011, è stato presentato nel Municipio di Catania, l’inedito “Ritratto di Agata”, disegno di Modigliani mai pubblicato che rappresenta la santa patrona di Catania. Un’iniziativa nuova per la città siciliana che, grazie alla presenza [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1159" href="http://www.amalarte.com/001156_catania-svelato-linedito-agata-di-modigliani.html/agata-modigliani"><img class="alignnone size-full wp-image-1159" title="agata-modigliani" src="http://www.amalarte.com/wp-content/uploads/2011/01/agata-modigliani.jpg" alt="Catania. Svelato l'inedito &quot;Agata&quot; di Modigliani" width="600" height="675" /></a></p><p>Nel corso della conferenza stampa di presentazione della mostra “<strong>Modigliani, ritratti dell’anima</strong>”, allestita a Castello Ursino dall’11 dicembre 2010 all’11 febbraio 2011, è stato presentato nel Municipio di <strong>Catania</strong>, l’inedito “<strong>Ritratto di Agata</strong>”, disegno di Modigliani mai pubblicato che rappresenta la santa patrona di Catania. Un’iniziativa nuova per la città siciliana che, grazie alla presenza di questo dipinto – definito come uno tra le poche raffigurazioni del cristianesimo rivisitato, breve periodo nella produzione di Modigliani, dedicata all’iconologia della santità – intreccia la sua storia con quella del famoso artista toscano. L’esposizione è promossa dal Modigliani Institut Archives Légales, Paris-Rome, con la collaborazione del Comune di Catania e della galleria di Giovanni Gibiino ed è patrocinata dal Ministero dei Beni Culturali.<span id="more-1156"></span></p><p>L’Agata di Modigliani appartiene a un gallerista italo-londinese che l’ha prestata alla mostra grazie all’intervento di Giovanni Gibiino, collezionista catanese che per l’esposizione ha procurato sette opere concesse temporaneamente a gallerie e musei internazionali ma mai arrivate in Sicilia. Il ritratto della santa nasce durante gli anni parigini di Modigliani, attorno al 1919, e viene ritrovato casualmente da un collezionista di documenti antichi, diversi anni dopo l’acquisto di un lotto in una famosa casa d’aste internazionale. Si trovava dietro a una lettera, piegata in diverse parti e perciò impossibile da vedere, redatta da un prelato di Noto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001156_catania-svelato-linedito-agata-di-modigliani/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rivisondoli: presepe vivente 2011, una delusione</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0017310_rivisondoli-presepe-vivente-2011-una-delusione/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0017310_rivisondoli-presepe-vivente-2011-una-delusione/#comments</comments> <pubDate>Thu, 06 Jan 2011 15:56:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Eventi]]></category> <category><![CDATA[Presepe]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=17310</guid> <description><![CDATA[Ieri , 5 gennaio, siamo stati a Rivisondoli per assistere all&#8217;ormai tradizionale Presepe Vivente. Mancavo da due edizioni, ma avendone viste più di 15 avevo ormai fissata in mente l&#8217;idea di uno spettacolo emozionante e coinvolgente, e quello mi attendevo, ma forse mi ero abituato male: l&#8217;edizione 2011 è stata una grande delusione. Ricordavo una [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/presepe-vivente-rivisondoli-2011-3.jpg"></a><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/presepe-vivente-rivisondoli-2011-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17315" title="presepe-vivente-rivisondoli-2011-2" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/presepe-vivente-rivisondoli-2011-2.jpg" alt="Rivisondoli: presepe vivente " width="500" height="333" /></a></p><p>Ieri , 5 gennaio, siamo stati a <strong>Rivisondoli</strong> per assistere all&#8217;ormai tradizionale <strong>Presepe Vivente</strong>. Mancavo da due edizioni, ma avendone viste più di 15 avevo ormai fissata in mente l&#8217;idea di uno spettacolo emozionante e coinvolgente, e quello mi attendevo, ma forse mi ero abituato male: l&#8217;edizione 2011 è stata una grande delusione.<span id="more-17310"></span></p><p>Ricordavo una superba scenografia, fatta di luci nascoste che illuminavano i figuranti e le scene con grande suggestione, manovrate da una saggia regia. E invece, oltre a poche luci fisse, ecco solo un gelido occhio di bue, tipico dei teatri, che puntava diretto e tagliente sui personaggi. L&#8217;effetto sconografico risultante era pessimo, freddo; per giunta nelle scene con due soggetti, come Maria-Angelo dell&#8217;Annunciazione, l&#8217;occhio di bue altalenava tra i due oscurando giocoforza ora uno ora l&#8217;altro.</p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/presepe-vivente-rivisondoli-2011-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17314" title="presepe-vivente-rivisondoli-2011-1" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/presepe-vivente-rivisondoli-2011-1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p><p>La musica scelta era &#8211; ad avviso mio e di altri presenti &#8211; poco adatta, ed è sparita più volte poichè l&#8217;audio manifestava evidenti problemi. La voce narrante ha perso anche alcune battute: il momento saliente dell&#8217;intera narrazione - la Nascita di Gesù - si è praticamente perso in un &#8220;buco&#8221; dell&#8217;audio.</p><p>Le scene poi erano poche, meno del solito, ma soprattutto si svolgevano con una rapidità inusitata, quasi non si vedesse l&#8217;ora di recitarle e passare oltre. L&#8217;intera manifestazione è durata poco meno di mezz&#8217;ora, quindi assai più breve del solito.</p><p>Per una incomprensibile scelta di regia, sul palcoscenico naturale di Piè Lucente, davanti alla capanna, si aggiravano senza sosta decine di figuranti - che avrebbero dovuto rappresentare forse la gente comune &#8211; i quali vagavano avanti e indietro senza meta e senza scopo. Non credo che nella notte di Bethlem vi fosse tanta gente che vagava senza meta&#8230; sarei quindi curioso di sapere dal regista il perchè di questa invenzione; forse per riempire con poco sforzo una scenografia del tutto vuota?</p><p>E cosa dire dei tanti &#8211; troppi &#8211; fotografi e cameraman che si aggiravano sulla scena, spesso terribilmente visibili al pubblico? Quando molti anni fa andai a fotografare il Presepe, mi fecero vestire da pastore, abbigliato di tutto punto, per potermi muovere sulla scena senza disturbarla visivamente. Dove sono finite queste belle e giuste accortezze? Forse all&#8217;organizzazione interessa più di apparire in TV che di rievocare in maniera adeguata e bella un evento così importante? </p><p><em><img title="presepe-vivente-rivisondoli-2011-3" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/presepe-vivente-rivisondoli-2011-3.jpg" alt="Rivisondoli: presepe vivente " width="500" height="335" /></em><br /> <em>Nei tondi rossi i cameraman presenti sulla scena&#8230;.</em></p><p>Ma la cosa più grave sta nel fatto che tutto è sembrato &#8220;forzato&#8221;, veloce, sbrigativo, quasi una cosa che andava messa in scena per dovere, per obbligo di tradizione, ma senza alcuna passione e soprattutto senza fede. Un Presepe vivente non è una commedia teatrale, ma un atto di speranza, di devozione e di fede cristiana. Rievoca un evento fondamentale per la nostra storia ma soprattutto per il Cristianesimo. Non è detto che sia necessario essere uomini di fede per realizzarla e parteciparvi, ma di certo bisogna avere passione per quello che si sta facendo, avendone chiaro in pieno il significato spirituale profondo che vi si racchiude. Qui è mancata questa consapevolezza, è mancata la passione, è mancata la fede.</p><p>Se per quella del 2012 dobbiamo attenderci una replica di questa, ebbene, meglio regalare al ricordo le emozioni che sapeva dare il vero Presepe vivente di Rivisondoli e dedicarsi ad altro, magari una sfilata di Miss qualcosa, che sicuramente attirerà più gente e più stampa.</p><p>Una nota infine sul servizio d&#8217;ordine. Ieri sera volevo delle informazioni sulla manifestazione, da giornalista, e da giornalista ho chiesto a tutti quelli che si occupavano dell&#8217;organizzazione di poter parlare con un ufficio stampa, ammesso che vi fosse. Nessuno mi ha risposto. Alla fine mi hanno indirizzato al varco di ingresso. Qui mi sono trovato davanti un buttafuori da discoteca, praticamente &#8220;sordomuto&#8221;, che rispondeva alle mie richieste con la rigidità della sua faccia inespressiva. Posso comprendere tutto, anche quello che non andrebbe compreso, ma una richiesta di informazioni di un giornalista che chiede di parlare con l&#8217;ufficio stampa della manifestazione merita sempre una risposta.</p><p>La cosa che mi ha però amareggiato maggiormente è che al varco passavano solo i &#8220;vip&#8221; invitati, che andavano a sedersi davanti a tutti, dentro al recinto, su un palco per privilegiati. Mi sono domandato con una punta di tristezza: ma la lezione di Gesù sull&#8217;umiltà non ha insegnato nulla? Egli nasce in una mangiatoia dentro una stalla e le &#8220;autorità&#8221; non posso assistere al Presepe come tutti gli altri stando in piedi?</p><p>Agli organizzatori un suggerimento e una domanda.</p><p>Il suggerimento è quello di andare il prossimo 26 dicembre a Cerqueto, sui monti teramani, per vedere come si fa (e soprattutto come si migliora nel corso degli anni) un vero presepe vivente. Quella di quest&#8217;anno a Cerqueto è stata una edizione che, nonostante la pioggia e il freddo, ha davvero emozionato i cuori: capolavoro di scenografia e regia, organizzazione perfetta e grandiosa.</p><p>La domanda è: quanto è costata l&#8217;edizione 2011 del Presepe di Rivisondoli? Rispetto alle precedenti il budget è aumentato o diminuito? Ci sono forse problemi di fondi che hanno costretto a impoverire la manifestazione? E come sono stati ripartiti i costi? Ci sono nuove spese che assorbono parte del bilancio? Lo chiedo perchè immagino siano dati che possono essere resi pubblici, giusto? Li vorremo quindi sapere tutti noi che ieri eravamo nella piana, a zero gradi, per capire come mai una grande tradizione sia finita così in basso.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0017310_rivisondoli-presepe-vivente-2011-una-delusione/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Catania. Mostra dedicata ad Amedeo Modigliani</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00957_catania-mostra-dedicata-ad-amedeo-modigliani/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00957_catania-mostra-dedicata-ad-amedeo-modigliani/#comments</comments> <pubDate>Fri, 03 Dec 2010 17:39:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Mostre]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.amalarte.com/?p=957</guid> <description><![CDATA[Il Museo Civico Castello Ursino di Catania accoglierà dall’11 dicembre 2010 all’11 febbraio 2011 l’esposizione “Modigliani, ritratti dell’anima” che attraverso opere e documenti d’epoca ripercorrerà la vita del maestro livornese, continuatore della tradizione rinascimentale toscana. Un centinaio di opere d’arte, tra oli, disegni, sculture e poi taccuini, fotografie, lettere e persino pagelle scolastiche per ricostruire [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Museo Civico Castello Ursino</strong> di <strong>Catania</strong> accoglierà dall’11 dicembre 2010 all’11 febbraio 2011 l’esposizione “Modigliani, ritratti dell’anima” che attraverso opere e documenti d’epoca ripercorrerà la vita del maestro livornese, continuatore della tradizione rinascimentale toscana. Un centinaio di opere d’arte, tra oli, disegni, sculture e poi taccuini, fotografie, lettere e persino pagelle scolastiche per ricostruire il percorso umano e artistico del grande maestro toscano: un percorso, quello dell’ambito affettivo e delle sue ripercussioni sull’opera, mai studiato finora. A fare da linea guida il “Diario della madre”, una specie di giornale di famiglia che Eugénie Garsin Modigliani iniziò a scrivere nel 1886.<span id="more-957"></span></p><p>L’esposizione è allestita dal Modigliani Institut Archives Légales, con la collaborazione del Comune di Catania, del Ministero dei Beni Culturali e di Giovanni Gibiino, responsabile delle collezioni del ritrattista livornese, su iniziativa di Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania, e della stilista Marella Ferrera, Assessore alla Cultura e ai Grandi Eventi.</p><p>La mostra racconterà per immagini e con il supporto delle testimonianze di amici e familiari la vita e l’opera di Modigliano, artista che più di tutti, benché abbia vissuto e lavorato a Parigi, ha mantenuto visibile e forte il suo rapporto con l’Italia. Verranno esposti 25 disegni, 5 sculture, 4 oli su tela, oltre a 7 disegni scelti da Gibiino tra quelli posseduti dai collezionisti siciliani e creati a Parigi fra il 1909 e il 1919 dove conobbe intellettuali e artisti come Cocteau, Picasso, Apollinaire, Max Jacob. Il programma prevede anche visite guidate da storici dell’arte e conferenze d’approfondimento sulla vita e l’opera di Modigliani aperte al pubblico e realizzate con la collaborazione dei professori dell’Ateneo e dell’Accademia catanese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00957_catania-mostra-dedicata-ad-amedeo-modigliani/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Protetto: Comunicati stampa: notizie vere e casi umani</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0016415_comunicati-stampa-notizie-vere-e-casi-umani/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0016415_comunicati-stampa-notizie-vere-e-casi-umani/#comments</comments> <pubDate>Fri, 19 Nov 2010 19:48:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=16415</guid> <description><![CDATA[Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.]]></description> <content:encoded><![CDATA[Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0016415_comunicati-stampa-notizie-vere-e-casi-umani/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Agrigento. Antropologia nuziale in Sicilia</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00866_agrigento-antropologia-nuziale-in-sicilia/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00866_agrigento-antropologia-nuziale-in-sicilia/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Nov 2010 23:30:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[fotografi]]></category> <category><![CDATA[Mostre]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.amalarte.com/?p=866</guid> <description><![CDATA[Venerdì 19 novembre 2010, alle 18.30, presso le Fabbriche Chiaramontane di Agrigento sarà inaugura la mostra &#8220;Il valzer di un giorno&#8221;, indagine del fotografo Franco Carlisi dedicata al matrimonio, inteso come rituale di passaggio per antonomasia della civiltà occidentale. Protagoniste dell&#8217;esposizione per immagini, un po&#8217; riflessione sulle identità rimanenti della società contemporanea e un po&#8217; indagine [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-870" href="http://cultura.inabruzzo.it/00866_agrigento-antropologia-nuziale-in-sicilia/larte-italiana-di-mario-salmi/"><img class="alignnone size-full wp-image-870" title="Agrigento 1998" src="http://www.amalarte.com/wp-content/uploads/2010/11/IL-VALZER-DI-UN-GIORNO-pag.-65-ph.-Franco-Carlisi-LGT.jpg" alt="" width="600" height="398" /></a><a rel="attachment wp-att-869" href="http://cultura.inabruzzo.it/?attachment_id=869"></a></p><p>Venerdì 19 novembre 2010, alle 18.30, presso le <strong>Fabbriche Chiaramontane</strong> di <strong>Agrigento</strong> sarà inaugura la mostra &#8220;Il valzer di un giorno&#8221;, indagine del fotografo <strong>Franco</strong> <strong>Carlisi</strong> dedicata al matrimonio, inteso come rituale di passaggio per antonomasia della civiltà occidentale.<span id="more-866"></span></p><p>Protagoniste dell&#8217;esposizione per immagini, un po&#8217; riflessione sulle identità rimanenti della società contemporanea e un po&#8217; indagine antropologica, sono le nozze religiose e i loro numerosi attori e comparse, in una serie di scatti raccolti da Carlisi in anni di studio nell&#8217;entroterra della Sicilia e recentemente raccolti nel libro &#8220;Il valzer di un giorno&#8221;, la cui premessa porta la firma del critico Vito Bianco, dello scrittore Andrea Camilleri e del cantautore Gianmaria Testa.</p><p>Prima ancora che il titolo dell&#8217;esposizione e del volume di Franco Carlisi, &#8220;Il valzer di un giorno&#8221; è il titolo del disco di Gianmaria Testa, uscito nel 2000, che ha reso famoso il cantautore piemontese anche in Italia, dando il via a una meravigliosa tournèe nei più importanti teatri italiani.</p><p><a rel="attachment wp-att-869" href="http://cultura.inabruzzo.it/?attachment_id=869"><img class="alignnone size-full wp-image-869" title="Copertina Libro foto grande" src="http://www.amalarte.com/wp-content/uploads/2010/11/IL-VALZER-DI-UN-GIORNO-copertina-ph.-Franco-Carlisi-LGT.jpg" alt="" width="437" height="600" /></a></p><p>Carlisi ha sempre cercato di raccontare attraverso la fotografia, stando in equilibrio tra simbolismo e descrizione e cercando di non cadere nell&#8217;aneddotica, delle storie. Ogni fotografia vorrebbe rappresentare l&#8217;inizio di una storia, i cui sviluppi avvengono nella testa dell&#8217;osservatore: una ricerca sul mistero della vita e dei sentimenti che si manifestano nel giorno del matrimonio.</p><p>L&#8217;ingresso alla mostra è gratuito.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00866_agrigento-antropologia-nuziale-in-sicilia/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Abruzzo e rischio petrolio: la verità dei fatti</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0016185_abruzzo-e-rischio-petrolio-la-verita-dei-fatti/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0016185_abruzzo-e-rischio-petrolio-la-verita-dei-fatti/#comments</comments> <pubDate>Wed, 03 Nov 2010 12:55:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=16185</guid> <description><![CDATA[Da molti mesi la “questione petrolio”, o meglio il timore di un possibile “rischio petrolio” tiene alta la tensione in Abruzzo; il recente incidente occorso alla piattaforma estrattiva nel Golfo del Messico ha poi magnetizzato, incrementandola ulteriormente, l&#8217;attenzione pubblica su questa tematica. Su un possibile problema reale si sono però innestate le azioni propagandistiche dell&#8217;ambientalismo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/petrolio-abruzzo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-16186" title="Abruzzo e rischio petrolio: la verità dei fatti" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/petrolio-abruzzo.jpg" alt="Abruzzo e rischio petrolio: la verità dei fatti" width="500" height="329" /></a></p><p>Da molti mesi la “questione petrolio”, o meglio il timore di un possibile “rischio petrolio” tiene alta la tensione in Abruzzo; il recente incidente occorso alla piattaforma estrattiva nel Golfo del Messico ha poi magnetizzato, incrementandola ulteriormente, l&#8217;attenzione pubblica su questa tematica. Su un possibile problema reale si sono però innestate le azioni propagandistiche dell&#8217;ambientalismo estremo, ma soprattutto quelle di aree politiche ostili all&#8217;attuale maggioranza che governa la regione, che lo hanno cavalcato a più riprese per ottenere visibilità e screditare l&#8217;immagine dell&#8217;avversario politico. Ci siamo quindi incuriositi e siamo andati a verificare per capire come stiano realmente le cose nel settore dell&#8217;estrazione petrolifera in Abruzzo e quale sia, se vi è, un “rischio petrolio” nella nostra regione.<span id="more-16185"></span></p><p>Abbiamo quindi interpellato l&#8217;architetto <strong>Antonio</strong> <strong>Sorgi</strong>, Direttore Regionale con competenza &#8211; tra gli altri- su Territorio, Valutazioni Ambientali, Energia, quindi la massima figura tecnica e istituzionale preposta al comparto estrattivo nell&#8217;ambito della Regione Abruzzo. In una lunga intervista sono emersi molti elementi di grande interesse per il pubblico desideroso di capire, ma soprattutto siamo riusciti noi stessi finalmente a delineare la situazione con grande chiarezza, cosa che leggendo i molti articoli apparsi sulla stampa &#8211; e recependo i tanti allarmi lanciati da ambientalisti d&#8217;assalto e partiti politici &#8211; non eravamo mai riusciti a fare.</p><p><strong>Concessione e autorizzazione</strong></p><p>Il primo punto su cui occorre avere chiarezza è che l&#8217;attività estrattiva in generale si esplica attraverso due distinti passaggi amministrativi: la <strong>concessione</strong>, che da in uso il terreno dove si trova il giacimento, e l&#8217;<strong>autorizzazione</strong>, ossia il permesso a costruire e far funzionare l&#8217;impianto di estrazione, sia esso una miniera, una cava o un pozzo di petrolio. La prima ha durata di 20 anni, la seconda di 5. La prima, senza la seconda, non ha ragione di esistere: avere la concessione senza autorizzazione è come avere l&#8217;affitto di un terreno agricolo senza poterlo poi coltivare. Inoltre non vi è automatismo tra la prima e la seconda, ossia il possesso di una concessione non permette automaticamente di avere una autorizzazione.</p><p><strong>Gli estrattori</strong></p><p>Le compagnie minerarie o petrolifere fanno attività imprenditoriale ed è normale che richiedano concessioni e poi autorizzazioni per svolgere il loro lavoro. Le prime vengono richieste direttamente a livello nazionale al Ministero competente; con la Regione interessata viene poi perfezionata una “intesa” che regolamenta lo svolgimento dell&#8217;attività. Non è quindi la Regione a dare il benestare, alla concessione estrattiva, ma il governo nazionale. Questo vale sulla terraferma, ma in mare le cose sono oggi diverse.</p><p><strong>La legge “salva mare”</strong></p><p>L&#8217;attuale governo nazionale, per atto del ministro Prestigiacomo &#8211; particolarmente sensibilizzato sul tema “rischio petrolio” dall&#8217;incidente del Golfo del Messico -, ha varato una legge (art. 6 del Decreto Legge 128 del 2010, comma 17) che finalmente disciplina, in senso protettivo per l&#8217;ambiente, le regole per l&#8217;estrazione in mare. Sono infatti state proibite, per la prima volta nella storia nazionale, le perforazioni e le estrazioni di idrocarburi liquidi (quindi petrolio) nella fascia delle 5 miglia dalla costa (1 miglio = 1852 metri, ossia 9,26 Km); in prossimità delle aree protette, come la zona del Cerrano in Abruzzo, questo limite sale a 12 miglia (22,22 Km) e include anche le attività estrattive di idrocarburi gassosi (metano). Ecco quindi che la bocciatura della <strong>piattaforma Ombrina</strong> si deve all&#8217;esistenza di una provvidenziale legge nazionale di recente istituzione, che mette quindi anche le coste abruzzesi per sempre al riparo da futuri pozzi petroliferi.</p><p><strong>L&#8217;intesa</strong></p><p>Per quanto riguarda invece le attività a terra, dove la legge Prestigiacomo non è competente, come detto poc&#8217;anzi alla Regione spetta la sottoscrizione di una “intesa” che regolamenti l&#8217;attuazione della concessione rilasciata dal Ministero. Per agire legalmente in maniera limitativa contro nuovi pozzi, fino a ieri i precedenti governi regionali avevano attuato una politica basata sul varo di “leggi ad orologeria”, ossia dei provvedimenti legislativi ad hoc, che tamponavano al momento il problema, ma che era già previsto andassero incontro a una bocciatura da parte della Corte Costituzionale. Il loro valore era immediato, effettivo dal momento della promulga, ma durava solo fino alla inevitabile e scontata bocciatura; ecco quindi il termine “orologeria”. Di fatto era uno stratagemma che permetteva si di tamponare l&#8217;emergenza, ma non ha mai dotato la Regione Abruzzo di un vero strumento legislativo efficace e certo con cui potersi opporre a nuove trivellazioni ritenute a rischio.</p><p><strong>Finalmente una legge vera</strong></p><p>L&#8217;attuale Giunta Chiodi ha invece deciso di affrontare il problema una volta per tutte e ha varato una legge sulla materia estrattiva, studiandola adeguatamente per ovviare alle note incongruità costituzionali che avevano portato alla bocciatura di tutte le precedenti. Si tratta della legge 32 del dicembre 2009. Naturalmente essa non ha superato l&#8217;esame costituzionale al primo passaggio, ma delle quattro osservazioni sostanziali ricevute due erano relative a emendamenti aggiunti e non al corpo del provvedimento, una all&#8217;estrazione a mare, che di fatto non rientra nelle competenza regionali, e l&#8217;ultima all&#8217;ipotesi di studiare un “piano estrattivo regionale”, argomento non ritenuto di competenza. Si tratta quindi di questioni che non hanno toccato l&#8217;impianto complessivo. Per il resto, le altre eccezioni sollevate sono state discusse in un tavolo tecnico ed è stata raggiunta una intesa soddisfacente che permette di superarle. La legge è stata quindi riformulata in maniera da essere in linea con le indicazioni della Corte Costituzionale e sarà ripresentata in Consiglio nei prossimi giorni. Ora, quindi, l&#8217;Abruzzo è finalmente dotato di una legge organica e stabile che disciplinerà l&#8217;attività estrattiva e permetterà di intervenire quando necessario per salvaguardare il territorio.</p><p><strong>Cosa dirà la legge</strong></p><p>La nuova versione della legge, di recente varo, pone molti limiti all&#8217;attività estrattiva sul territorio, coprendone la gran parte. Molte aree sono ora del tutto off limits alle perforazioni, in tante altre queste attività saranno soggette a forti limitazioni; nella valutazione del merito varranno infine regole rigide di tutela di realtà peculiari e rilevanti, come ad esempio l&#8217;agricoltura di pregio. Questa legge, relativa solo all&#8217;estrazione di idrocarburi liquidi come il petrolio, sarà vincolante sull&#8217;intesa Regione-Ministero che deve essere raggiunta per permettere alle compagnie di avviare una attività estrattiva sul territorio abruzzese.</p><p><strong>Il Centro Olii di Ortona</strong></p><p>Una nota a parte merita la questione del paventato e temuto Centro Olii di Ortona. Di fatto sarebbe stato un impianto estrattivo, con due pozzi, e di prima raffinazione del petrolio. L&#8217;impianto ha, perché sono ancora in essere, sia la concessione che l&#8217;autorizzazione, quindi sarebbe cantierabile. La prima risale al 2002, rilasciata dal Governo nazionale dell&#8217;epoca e validata dall&#8217;allora Giunta regionale con una apposita intesa; la seconda è del 2007. Sta alla cronaca dire chi era al governo nazionale e locale in quegli anni. Data l&#8217;esistenza di concessione e autorizzazione, non vi erano, e non vi sono ancora oggi da parte di nessuno, gli estremi legali per impedire la realizzazione dell&#8217;impianto. È stata una decisione dell&#8217;ENI, titolare dei permessi, quella di cancellare definitivamente l&#8217;ipotesi di costruire l&#8217;impianto. Sulla scia delle proteste e di un forte interessamento del Governatore Chiodi, durante una visita a L&#8217;Aquila nell&#8217;immediato del dopo terremoto, i vertici dell&#8217;ENI comunicarono la decisione di aver cancellato la costruzione del Centro Olii di Ortona dal piano strategico dell&#8217;azienda. Inoltre, mentre la concessione ha durata ventennale e decadrà solo nel 2022, l&#8217;autorizzazione, ossia il permesso di realizzare gli impianti estrattivi, ha durata solo quinquennale, e sta per scadere, e di certo non verrebbe rinnovata dall&#8217;attuale Giunta Regionale, forte anche della nuova legge ormai imminente. Vale la pena sottolineare come il progetto della costruzione di questo impianto abbia avuto origine nel 2000, in seguito al notevole ridimensionamento del centro ENI di Ortona; come conseguenza vi fu infatti un forte interessamento di molti sindaci del territorio in carica all&#8217;epoca, e dei relativi politici regionali e nazionali di riferimento, preoccupati di mantenere l&#8217;occupazione nel comprensorio, che spinse l&#8217;azienda a elaborare il progetto di un nuovo impianto.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0016185_abruzzo-e-rischio-petrolio-la-verita-dei-fatti/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Chiodi: caccia all&#8217;uomo&#8230;scomodo</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0015564_chiodi-caccia-alluomo-scomodo/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0015564_chiodi-caccia-alluomo-scomodo/#comments</comments> <pubDate>Thu, 30 Sep 2010 12:24:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=15564</guid> <description><![CDATA[Quel che sta accadendo in Abruzzo – e mi riferisco ai casi Stati e Venturoni-Di Zio &#8211; non è una semplice sequela di eventi giudiziari legati a singoli casi di mala-politica (ancora in fase di verifica), e molto probabilmente neppure l&#8217;emergere di una presunta rete di malaffare diffuso e ramificato che avvilupperebbe il centro-destra, anche [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quel che sta accadendo in Abruzzo – e mi riferisco ai casi Stati e Venturoni-Di Zio &#8211; non è una semplice sequela di eventi giudiziari legati a singoli casi di mala-politica (ancora in fase di verifica), e molto probabilmente neppure l&#8217;emergere di una presunta rete di malaffare diffuso e ramificato che avvilupperebbe il centro-destra, anche se disegnare questa ipotesi gratifica molti. Quella in corso in Abruzzo ormai da molti mesi è una vera a propria caccia all&#8217;uomo, che non mancherà di riservare nel breve futuro altre uscite “venatorie”. A cosa mi riferisco? É presto detto.<span id="more-15564"></span></p><p>Mi riferisco a Gianni Chiodi, l&#8217;uomo “scomodo” per eccellenza in questo momento storico in Abruzzo. Scomodo in maniera trasversale e quindi con tanti nemici in ogni schieramento. Non cogliete un sottile legame, temporale e causale, tra tutto quel che accade? Inchieste, voci, articoli, stampa&#8230;.tutto sembra sinergico per mandare un messaggio univoco alla gente: Chiodi non è pulito.  Si vuol fare credere che anche se sembra onesto, anche se assicura di esserlo, anche se dimostra di esserlo, anche se i fatti lo confermano, però in fondo in fondo non lo è. Il perchè non si sa, e nessuno può dirlo, ma il dubbio viene comunque insinuato nella testa della gente.</p><p>Cos&#8217;è questa se non una vera e propria caccia all&#8217;uomo?</p><p>Dopo il repulisti giudiziario &#8211; di cui ancora non è del tutto delineato l&#8217;epilogo giudiziario &#8211; che esautorò la giunta Del Turco, si andò al voto; tra i nomi proposti in ambito centro-destra vi era quello di Chiodi, che fu gradito e sostenuto dai vertici nazionali del PDL, Berlusconi in primis. Quindi, divenne il candidato ufficiale e, come cronaca narra, vinse le elezioni. Naturalmente non era il solo in lizza e gli esclusi non furono certamente felici di esserlo; alcuni accettarono la scelta con rispetto dello spirito di squadra, altri no. I primi potenziali nemici in casa, sopratutto in virtù del fatto di aver guadagnato in breve la stima e l&#8217;apprezzamento di politici nazionali come Tremonti e Quagliariello, e dello stesso Presidente del Consiglio, diventando meno soggetto all&#8217;influenza e alle pressioni di quelli locali.</p><p>La scelta degli assessori fu un secondo passaggio critico. Chiodi è un “non politico”, che non vuol dire persona incapace di comprendere e vivere la politica, ma persona estranea mentalmente alle logiche &#8211; spesso perverse e malevole &#8211; della politica italiana degli ultimi decenni. Come tale ha scelto gli assessori per buona parte sulla base di fiducia e stima personale, scendendo meno di altri ai tradizionali compromessi basati sulla conta dei voti, dei territori, dei pesi di partiti e gruppi, tipici del manuale Cencelli. Ove le logiche politiche richiedevano scelte obbligate, ha comunque deciso sulla base di valutazioni meritocratiche. In sostanza ha chiamato a fare l&#8217;assessore quelli che riteneva all&#8217;altezza di farlo sulla base della propria esperienza diretta, forse sbagliando forse indovinando, ma di sicuro assumendosene la responsabilità. Ecco altri potenziali nemici in casa, perchè tutti vogliono qualcosa.</p><p>Ma la vera nota dolente giunge con l&#8217;inizio dei lavori della Giunta e del Governo regionale. La politica di Chiodi, sia per coscienza personale che per dovere istituzionale, è improntata da subito al massimo rigore: persegue la riduzione del colossale debito ereditato, attraverso il taglio degli sprechi, l&#8217;ottimizzazione delle risorse e il risparmio. Sbaglia chi pensa si tratti solo di un esercizio di virtuosismo economico e contabile fine a se stesso, perché un Abruzzo risanato è l&#8217;unica garanzia di futuro per gli abruzzesi e soprattutto per i giovani.</p><p>Risparmiare però significa spendere meno, quindi elargire meno soldi pubblici. E che differenza, quindi, tra questa gestione e quelle del passato, di quei governi regionali che al momento di scrivere la finanziaria per l&#8217;anno successivo si domandavano: “Di quanto ci possiamo indebitare”? Capite la dissennatezza insita in questa frase? Un governo regionale (ma succedeva anche a livello nazionale) che non si chiede, da buon padre di famiglia, quanti siano i reali denari in cassa da poter spendere, bensì quale sia il massimo debito contraibile. Nessuno lo dice, ma la verità è che si è vissuti sul debito per decenni e il risultato sono i 4 miliardi e 300 milioni di euro di passivo accumulato dall&#8217;Abruzzo. Il perché di questa apparente follia è presto detto. Spendere significava elargire soldi; quindi, nella migliore delle ipotesi ricavarne consenso e voti, assumere gente, affidare appalti, consulenze; nella peggiore delle ipotesi voleva dire tangenti. Chiodi ha invertito la rotta: pochi soldi e solo dove realmente necessari. Egli stesso vola con i low cost, mangia panini all&#8217;autogrill, dorme a Roma in un comune albergo, all&#8217;insegna del: sacrifici per tutti, innanzitutto per chi comanda, a dare il buon esempio. La stampa queste cose le sa? Le racconta ai suoi lettori? Eppure sono notizie più concrete e interessanti che non le “voci di corridoio” su fantasiosi arresti lanciate in apertura da un quotidiano qualche tempo fa e rivelatesi una bufala.</p><p>Questa nuova linea di rigore ha portato subito i suoi frutti, con un taglio del deficit sceso a già 3 miliardi e mezzo, un positivo giudizio delle agenzia internazionali di rating, persino i complimenti di Repubblica, di certo non un giornale amico. Ma il rigore ha portato anche alla fine di un&#8217;epoca agiata. Fine dunque del “tutto a tutti”, fine delle consulenze inutili, fine dei contributi a pioggia, fine delle sedi di rappresentanza e delle trasferte di gruppo, fine di tanti sprechi, ma anche fine della pacchia per molti, troppi, a destra come a sinistra, perché la mala usanza dello sperpero di denaro pubblico non aveva e non ha colore. Ecco quindi molti nemici reali.</p><p>In definitiva, sono tanti quelli per i quali Chiodi è divenuto un personaggio scomodo, fastidioso, esiziale per i propri interessi personali e di bottega. Egli ha rotto gli equilibri di quel sistema sperperone e consociativo che ci ha portato al disastro in cui siamo.</p><p>Per questo in tanti si sono messi in moto per lavorare contro di lui, per farlo cadere se possibile, per infangarne comunque l&#8217;immagine, per metterlo in cattiva luce, addirittura per abbatterlo, come tanti dichiarano pubblicamente di voler fare. Gli unici che dovrebbero tutelarlo tacciono. Chi sono? Gli abruzzesi, noi. Siamo gli unici che trarremo vantaggio dal suo lavoro una volta che avrà riassestato il bilancio e le finanza di questa regione, eppure non ce ne accorgiamo e non lo aiutiamo. Non si tratta di aiutare la politica, il centro destra, i politici, si tratta di capire che l&#8217;azione di un uomo sta agendo a favore di una regione, e di aiutarlo ad aiutarci. Invece molti godono di questa caccia all&#8217;uomo.</p><p>Ora, che ne godano quelli che, per interessi convergenti o per calcolo comune, la stanno conducendo, è plausibile, ma che ne goda la gente comune no. Comunque vadano le cose, quella che si sta cacciando non è una volpe, furba ma subdola, bensì una persona onesta. Una persona retta, sicura della sua onestà, decisa a compiere il suo lavoro fino in fondo. Forse siamo ormai disabituati all&#8217;esistenza di certe persone, e pensiamo che tutti siano ladri e delinquenti, ma faremo bene a tornare sulle nostre idee. Solo credere al bene rende possibile il bene.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0015564_chiodi-caccia-alluomo-scomodo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>10</slash:comments> </item> <item><title>Venturoni e Stati: certezza della colpa, presunzione di innocenza</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0015457_venturoni-e-stati-certezza-della-colpa-presunzione-di-innocenza/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0015457_venturoni-e-stati-certezza-della-colpa-presunzione-di-innocenza/#comments</comments> <pubDate>Fri, 24 Sep 2010 13:39:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=15457</guid> <description><![CDATA[Non so se Venturoni o la Stati siano innocenti o colpevoli; in verità, con certezza, lo possono sapere solo loro. Poi, in teoria, lo dovrebbe accertare la magistratura sulla base di approfondite e serie indagini. Tutti noi altri non lo possiamo sapere. Questo è un assunto naturale che mi porta a restare sconcertato leggendo in [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non so se <strong>Venturoni</strong> o la <strong>Stati</strong> siano innocenti o colpevoli; in verità, con certezza, lo possono sapere solo loro. Poi, in teoria, lo dovrebbe accertare la magistratura sulla base di approfondite e serie indagini. Tutti noi altri non lo possiamo sapere.</p><p>Questo è un assunto naturale che mi porta a restare sconcertato leggendo in queste settimane commenti e articoli dove si esprime senso di ovvietà per quanto accaduto, o addirittura soddisfazione e quasi gioia, se non vero e proprio tripudio, perché finalmente “il delinquente è finito dentro”.</p><p>Mi spaventa, e lo dico sinceramente, questa “certezza di colpevolezza”, quando la Costituzione e la Legge stabiliscono che si è innocenti fino a quando una dimostrazione contraria neghi la normale “presunzione di innocenza”.<span id="more-15457"></span></p><p>Se la pratica della “certezza di colpevolezza” può essere accettabile come sfogo qualunquista nelle “chiacchiere da bar”, ossia in quei luoghi popolani dove vige la regola del “piove, governo ladro”, diventa invece allarmante quando entra come regola mentale nei circoli della politica, della stampa e in altri gangli vitali della vita democratica nazionale.</p><p>La “certezza di colpevolezza” è però un virus mortale quando viene presa come elemento discriminante tra morale e amorale da singoli militanti o intere aree politiche, o addirittura da partiti.</p><p>Mi ricorda il dittatoriale “chi non è con me è contro di me”, che qui diventa “chi è con noi è onesto, chi non è con noi è ladro”. Come se fosse ovvio che qualsiasi politico di centrodestra è sicuramente un ladro e il suo arresto è solo la naturale conclusione di una carriera certamente criminale. Dico centrodestra perché questa differenziazione è purtroppo un vizio tipico della sinistra italiana, che ha sempre legittimato la sua opposizione e la sua azione politica con una presunta supremazia morale nei confronti dell&#8217;avversario; egli infatti non è mai un “parigrado” portatore di diverse idee, ma nella migliore delle ipotesi un amorale, se non un criminale, comunque un elemento negativo, negativo in quanto si oppone alle idee positive, ossia quelle di sinistra che la sinistra stessa autocertifica come “il giusto”.</p><p>Questa visione distorta della realtà morale del paese è ormai così diffusa da essere stata acquisita nel tessuto sociale fino a rimpiazzare, in ampie fasce di popolazione, la visione cattolica del bene e male, e questo anche grazie all&#8217;affermarsi di un anticlericalismo militante. Infatti, se ben si guarda alle radici del livore che traspare dai commenti di utenti e lettori su siti e social network, si evidenza come resista intatta una accesa, quando non ottusa, ricerca del bene formale, un bisogno di dimostrare di essere sempre e comunque dalla “parte giusta” (come se esiste una “parte giusta” piuttosto che “uomini giusti” distribuiti in ogni parte)</p><p>Ma se prima questa distinzione, ossia il metro per capire quale fosse la “parte giusta”, era basato sui riferimenti della dottrina e del pensiero cattolico, oggi, con l&#8217;esplosione dell&#8217;anticlericalismo e il rifiuto radicale del cattolicesimo, questo bisogno di “essere nel giusto” si manifesta in altre forme, ma non per questo in maniera meno ottusa e radicale, cieca e per certi versi bieca. Se prima il male era nell&#8217;eresia e l&#8217;eretico, il portatore di idee non ortodosse, meritava il rogo, oggi il portatore di idee politiche diverse da quelle di sinistra merita parimenti il rogo morale, indipendentemente da quel che vale e da quel che realizza come uomo, come individuo.</p><p>Mi sconcertano le opinioni che danno per acclarato che Berlusconi (lo cito solo come esempio attuale e rilevante) sia certamente un criminale, un amorale, un corruttore, e questo nonostante l&#8217;assenza di prove e soprattutto di condanne in tal senso; la risposta è che non servono condanne per stabilirlo, è ovvio che lo sia. Ovvio cosa? Come si fa ad arrogarsi una simile certezza di colpevolezza in assenza di quelli che la Costituzione e la Legge ritengono gli elementi vincolanti per dichiarare colpevole un cittadino? Come si può affermare che se è stato assolto è perché ha corrotto i giudici, che se non ci sono prove per condannarlo è perché le ha nascoste bene? Quindi, se venisse sottoposto a ordalia per accertarne l&#8217;innocenza, e risultasse tale, direbbero che ha corrotto anche Dio?</p><p>Si finisce per escludere, a volte persino in maniera subcosciente e inconsapevole, la possibilità che l&#8217;avversario collocato in un&#8217;area politica diversa da quella di sinistra possa essere retto, morale e onesto. Non è neppure necessario che vi siano fatti a dimostrarne una possibile amoralità. Non si diventa colpevoli a seguito di colpa dimostrata; si è colpevoli per certezza predefinita. Un politico che non sia di sinistra è amorale per definizione perché sta nella “parte sbagliata”. Il popolo di sinistra abruzzese non è disposto, ad esempio, a riconoscere i fatti dell&#8217;azione di governo di Gianni Chiodi, nonostante vi siano e si dimostrino rilevanti a livello nazionale, perché egli è collocato in ambito politico di centrodestra; ma sono assolutamente certo che gli stessi fatti realizzati dalla stessa persona, qualora fosse stata nel centrosinistra, sarebbero stati osannati come risultati straordinari e Chiodi celebrato come l&#8217;Obama d&#8217;Abruzzo. Ripeto, la stessa persona con gli stessi fatti. Quindi cosa possiamo pensare? Che la gente e la stampa di sinistra esaltino per simpatia e non per reale valutazione dei fatti? O che i fatti abbiano valori diversi a seconda dell&#8217;area politica dove sono compiuti? Torniamo quindi alla &#8220;parte giusta&#8221; come plus?</p><p>Ci si dimentica invece che vi sono uomini retti ovunque, così come uomini amorali ovunque. Non esistono etichette di rettitudine, ma solo la qualifica di uomo retto che viene conquistata sul campo, con i fatti, non con i proclami, le prese di posizione e le bandiere. Vi sono uomini retti in ogni schieramento, così come ladri in ogni partito, e le cronache italiane degli ultimi 30 anni lo dimostrano. Ma vi sono anche tanti casi di politici, o personaggi di ogni settore, dall&#8217;economia allo spettacolo, messi alla gogna e poi assolti perché rivelatisi del tutto innocenti.</p><p>Certamente, se si è morsi dal bisogno di dimostrare a tutti (soprattutto a se stessi) di essere sempre dalla parte giusta, è molto più facile scegliere uno schieramento che si dichiara tale, appuntandosi sul petto il distintivo di Giovane Marmotta, piuttosto che lavorare giorno dopo giorno, con umiltà e attenzione, per capire, per valutare oggettivamente fatti concreti e singole persone.</p><p>Richiede troppa fatica e oggi vogliamo tutti il cibo preconfezionato da mettere nel microonde.</p><p>Ma così, purtroppo, non si va da nessuna parte: ne noi, ne la politica, ne il paese.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0015457_venturoni-e-stati-certezza-della-colpa-presunzione-di-innocenza/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Bondi: L&#8217;Aquila avrà i fondi Arcus per il recupero del centro storico</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0015301_bondi-laquila-avra-i-fondi-arcus-per-il-recupero-del-centro-storico/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0015301_bondi-laquila-avra-i-fondi-arcus-per-il-recupero-del-centro-storico/#comments</comments> <pubDate>Tue, 14 Sep 2010 17:42:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Giovanni Lattanzi</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Gianni Chiodi]]></category> <category><![CDATA[L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=15301</guid> <description><![CDATA[Stamane (14 settembre 2010) a L&#8217;Aquila il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi ha presieduto un tavolo tecnico sulla ricostruzione e al termine, nel corso della affollata conferenza stampa conclusiva, ha comunicato i risultati raggiunti. 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Si tratta davvero di tre <strong>ottime</strong> <strong>notizie</strong> per L&#8217;Aquila e per il suo territorio colpiti dal sisma del 6 aprile.<span id="more-15301"></span></p><p>Il Ministro ha sottolineato come si ritenga ormai giunto il momento di considerare superata la fase dell&#8217;emergenza e di essere a tutti gli effetti in quella della <strong>rinascita</strong>. La priorità diventa quindi quella del recupero del <strong>centro storico </strong>del capoluogo in primis, ma parallelamente anche di quelli di tutti i <strong>borghi </strong>colpiti dal sisma. Si ritiene fondamentale, per raggiungere questo scopo, rendere di nuovo vivi e vitali questi luoghi; solo così essi potranno tornare davvero a essere i centri pulsanti di un territorio. Il Mibac, ha sottolineato il Ministro, ha dato e continuerà a dare priorità a questo processo con tutti i suoi interventi e mediante il lavoro incessante delle sue sedi periferiche e del suo personale.</p><p><strong>Arrivano i fondi Arcus per 10 anni</strong></p><p>Per questo scopo il Mibac ha accolto la proposta avanzata a suo tempo dal governatore <strong>Gianni Chiodi</strong> e ha ottenuto di destinare alla ricostruzione del centro storico dell&#8217;Aquila, e dei paesi del territorio, una consistente fetta dei<strong> fondi Arcus</strong>. Si tratta di fondi speciali dello Stato creati mediante l&#8217;accantonamento di una quota del 3% su tutti gli stanziamenti e i finanziamenti per le opere pubbliche. Questo vuol dire che la ricostruzione aquilana beneficerà di una cifra che oscilla tra<strong> 25 e 30 milioni di euro l&#8217;anno</strong>, e questo <strong>per tutti i prossimi 10 anni</strong>.</p><p><strong>Una curatrice aquilana per la &#8220;lista di nozze&#8221;</strong></p><p>La ormai celebre &#8220;<strong>lista di nozze</strong>&#8220;, ossia l&#8217;elenco delle 44 opere monumentali danneggiate dal sisma e per la cui ricostruzione il Governo aveva chiesto sostegno alle altre nazioni, ha già avuto alcune adesioni operative; altre sono in via di perfezionamento tecnico, e altre ancora sono rallentate da problemi di ordine buricratico e diplomatico. Per questa ragioen il minsitro degli Esteri Frattini ha nominato l&#8217;avvocato aquilano <strong>Fabrizia Aquilio</strong> come <strong>Coordinatore dei contatti con i paesi donatori</strong>, al fine di perfezionare e snellire le procedure per l&#8217;adozione dei monumenti aquilani, e un loro più rapido recupero.  </p><p><strong>Rinasce il Conservatorio di Collemaggio</strong></p><p>Il Ministro ha infine comunicato che sono stati superati i dubbi in merito al tipo di intervento da effettuare sul <strong>Conservatorio</strong> che si trovava nei locali attigui alla Basilica di <strong>Collemaggio</strong>. Il dibattito tecnico, dati i gravissimi danni subiti dalla struttura, verteva sull&#8217;opportunità di un suo restauro o di una ricostruzione ex-novo. La scelta è caduta sul <strong>restauro</strong>. A tale scopo un gruppo di noti artisti italiani aveva già raccolto una somme prossima al milione di euro, che attendeva di essere impiegata non appena la commssione tecnica avesse sciolto il dubbio su come procedere. Il progetto di recupero verrà elaborato dalla Soprintendeza entro due mesi, poi si procederà con i successivi passi attuativi.</p><p>Al tavolo tecnico erano presenti tra gli altri i Commissari per la ricostruzione, <strong>Chiodi</strong> e <strong>Cialente</strong>, la Soprintendente Regionale <strong>Reggiani</strong> , lassessore regionale <strong>Di Dalmazio</strong> e il presidente della Provincia di L&#8217;Aquila <strong>Del Corvo</strong>.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0015301_bondi-laquila-avra-i-fondi-arcus-per-il-recupero-del-centro-storico/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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