nati in Abruzzo per parlarvi di cultura

sommario

Colledoro, il paese dove si canta

pubblicato il 21 gennaio 2009 alle 20:36
scritto da Gianfranco Spitilli

Una ricerca etnomusicologica alle pendici del Gran Sasso.

Colledoro è un paese dove si canta e si suona. Durante l’inverno, nelle case, o per le serenate e le feste, in primavera e in estate. Ed è un luogo dove la memoria ha lasciato tracce ancora nitide di antiche canzoni d’amore, stornellate per la mietitura, canti rituali per la Settimana Santa, voci che raccontano in versi le storie del paese, l’arrivo della luce elettrica, gli scambi e le amicizie, gli animali e i boschi vicini.



La processione del Venerdì Santo a Villa Petto

pubblicato il 21 gennaio 2009 alle 15:15
scritto da Gianfranco Spitilli

Un’équipe di ricercatori osserva dal 2005 il rituale teramano: un progetto di antropologia visuale per la realizzazione di un documentario etnografico, una raccolta audio, e un testo di ricerca con materiali fotografici. E per la creazione di un Archivio della Processione nei locali della chiesa di Santa Lucia, a disposizione della comunità.



Ginevra Bartolomei detta “la Gina”, poetessa della montagna

pubblicato il 21 gennaio 2009 alle 13:57
scritto da Gianfranco Spitilli
tematiche affrontate: abruzzesistica, poesia, società & cultura

Il ricordo di una grande memoria della montagna teramana, di una personalità eccezionale ed originale che ha attraversato quasi un secolo di storia.

“Tutti mi dicono che sono mezza matta,
per dir la verità sono matta in tutto.
Dei miei nipoti Graziano è il primo
gli consegno questo quaderno con tante poesie.

E chiunque le leggerà
o mio caro Buon Gesù
si ricorderà di me
quando non ci sarò più”.



Luoghi reali, luoghi immaginari

pubblicato il 16 dicembre 2007 alle 19:45
scritto da Gianfranco Spitilli

Storia e memoria in un’area dei Monti della Laga. La tradizione orale plasma il paesaggio con i racconti e le leggende: essa è il vissuto del rapporto mai finito tra il presente e il passato.

«A Nord est di Poggio Rattieri esisteva l’antica città di Fano, anticamente Beretra, sita in un altipiano a 700-800 metri dal livello del mare. Il viandante che da Teramo va a Rocca S. Maria o a Valle Castellana non può non fermarsi a contemplare un piano ben lungo e competentemente largo, circondato e come difeso dal banco di pietra, su cui è elevato, e tutto sparso di edifizii adeguati al suolo, ch’egli incontra a sinistra e non esclamare: qui fu una vera città. […] Vuole la tradizione che in una guerra Fano fosse distrutta e fossero i suoi abitanti passati a filo di spada; ed i superstiti parte si rifuggiarono nei paesi limitrofi Ginepri, Poggio Rattieri, S. Stefano, specialmente fondarono Borgonovo».



Discendenze di canti e sonate

pubblicato il 16 dicembre 2007 alle 19:39
scritto da Gianfranco Spitilli

 Una ricerca etnomusicologica alle pendici del Gran Sasso.

Colledoro è un paese dove si canta e si suona. Durante l’inverno, nelle case, o per le serenate e le feste, in primavera e in estate. Ed è un luogo dove la memoria ha lasciato tracce ancora nitide di antiche canzoni d’amore, stornellate per la mietitura, canti rituali per la Settimana Santa, voci che raccontano in versi le storie del paese, l’arrivo della luce elettrica, gli scambi e le amicizie, gli animali e i boschi vicini.



L’archivio della memoria

pubblicato il 16 dicembre 2007 alle 19:36
scritto da Gianfranco Spitilli

Nasce alle pendici del Gran Sasso il “Centro di Documentazione e Studi sulla vita e la cultura della Montagna Teramana”.

L’importanza dell’elaborazione locale di immagini – scrive Francesco Faeta, uno tra i più autoreveli studiosi italiani di antropologia visiva – colloca la fotografia “al centro di processi assai complessi di costruzione sociale e di plasmazione culturale”. I repertori fotografici autoprodotti all’interno di una comunità sono un oggetto efficacissimo per la comprensione di ciò che una determinata cultura ritiene importante, socialmente significativo, pubblicamente esponibile; utili per definire quali siano le modalità particolari di questa presentazione del sé – che equivale anche ad una sua costruzione e strutturazione -, quali le forme di oggettivazione, di rappresentazione della propria immagine.