<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Dante Fantini</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/dante-fantini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>L&#8217;infanzia e gli insetti</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001421_linfanzia-e-gli-insetti/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001421_linfanzia-e-gli-insetti/#comments</comments> <pubDate>Tue, 30 Sep 2008 16:02:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1421</guid> <description><![CDATA[Gli insetti attraevano la mia attenzione durante la mia infanzia,anche adesso che di anni ne sono trascorsi a bizeffe,amo osservarli,ammiro la loro organizzazione,la loro forza in proporzione al corpo. Aspettavo con una certa trepidazione,il mese di maggio che ci avrebbe portarto,dopo il lungo inverno,quel tepore che avrebbe risvegliato la natura;le acque del fiume Sangro si [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gli insetti attraevano la mia attenzione durante la mia infanzia,anche adesso che di anni ne sono trascorsi a bizeffe,amo osservarli,ammiro la loro organizzazione,la loro forza in proporzione al corpo.</p><p>Aspettavo con una certa trepidazione,il mese di maggio che ci avrebbe portarto,dopo il lungo inverno,quel tepore che avrebbe risvegliato la natura;le acque del fiume Sangro si sarebbero intiepidite consentendoci di bagnarsi e lavarsi integralmente col sapone di marsiglia,e,la raccomandazione di mia madre ;attenzione al sapone,non lasciartelo sfuggire dalle mani,la corrente dell’ acqua te lo porterebbe via. <span id="more-1421"></span></p><p>Quello di maggio,era il primo bagno,col permesso materno con un vecchio lenzuolo col quale asciugarsi e la &#8220;scraita &#8220;di sapone giallo;ma noi ragazzini avevamo provato le fredde acque del fiume,con le prime giornate di sole del mese si aprile;il segnale. erano le acque schiarite del fiume dalle piene invernali e a qualche giornata di sole consecutivo.Il primo di noi ragazzi che si tuffava nell’acqua che pur essendo gelida,alla domanda di chi era rimasto indeciso e tremolante a riva,;&#8221;com’è l’acqua?&#8221; rispondeva;è calda come &#8220;lu piscete&#8221;. Quell’enorme fandonia,incoraggiava i più timorosi a tuffarsi,per uscirne subito,imprecando all’indirizzo della sorella o della madre di chi lo aveva amichevolmente ingannato.</p><p>I grossi macigni,smussati e levigati dalle piene di millenni dalle acque del fiume,avevano incamerato i raggi del sole,essi restituivano il calore ai nostri corpi nudi,poi,ci si girava dalla parte opposta e il freddo svaniva. Ci si vantava con gli amici;abbiamo fatto il primo bagno della stagione e l’acqua era calda&#8230;&#8230;&#8221;a le canalune.&#8221;</p><p>Mi sono perso nei ricordi,il tempo trascorso li ha resi più dolci;la trasgressione quasi un atto eroico,le fredde acque un sfida al raffreddore e alla polmonite&#8230;..lo spauracchio paventato dalle nostre madri.</p><p>Torniamo a raccontare degli insetti. Catturare un grillo era cosa facile,reggerlo tra le dita creava qualche problema al grillo e stupore a chi lo reggeva in mano;i grandi occhi con visione a trecentosessanta gradi,le piccole antenne poste alla sommità della testa si dirigevano in tutte le direzioni,le piccole zampette raspavano le dita tentando una via di fuga,le zampe posteriori atte al salto,erano imprigionate tra le dita&#8230;poi una di queste si liberava e il grillo saltava lasciando nella tua mano il moncherino che continuava a muoversi autonomamente per qualche minuto suscitando la tua incredulità;come fa il grillo a cantare,emettere quello stridio tanto acuto,da così piccola bocca?</p><p>Io l’ho appreso l’altro ieri;il maschio frega le due ali che coprono le seconde membranose&#8230;ed ecco il canto del grillo,che rallegra lo spirito e rasserena il cuore.</p><p>Roma 22 Settembre 2008. Dante Fantini.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001421_linfanzia-e-gli-insetti/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gli angeli custodi: Domenico Sulpizi e Tonino Pavia</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001420_gli-angeli-custodi-domenico-sulpizi-e-tonino-pavia/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001420_gli-angeli-custodi-domenico-sulpizi-e-tonino-pavia/#comments</comments> <pubDate>Sun, 28 Sep 2008 16:02:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1420</guid> <description><![CDATA[Mi trovo in un ambiente surreale, un mondo dell’inconscio che evoca un passato sfumato dal tempo. Una luce blu soffusa mi circonda, mi avvolge in una serenità mai provata prima d’ora. Un grande disco lunare mi sovrasta, il chiarore non infastidisce, anzi,contribuisce a una pace profonda mai vissuta. Ombre in camice e mascherina verde e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mi trovo in un ambiente surreale, un mondo dell’inconscio che evoca un passato sfumato dal tempo. Una luce blu soffusa mi circonda, mi avvolge in una serenità mai provata prima d’ora. Un grande disco lunare mi sovrasta, il chiarore non infastidisce, anzi,contribuisce a una pace profonda mai vissuta. Ombre in camice e mascherina verde e guanti in lattice si aggirano in questo ambiente, sussurrano tra loro; non riesco a comprendere il significato del loro chiacchiericcio.<span id="more-1420"></span></p><p>Poi, una di queste ombre si avvicina dove io sono disteso, mi guarda intensamente; io conosco quegli occhi, riconosco quello sguardo, &#8221; Mi hai riconosciuto, sai chi sono? Sono Domenico, Domenico Sulpizi, il tuo amico d’infanzia e di gioventù.&#8221; ha sussurrato l’ombra amica.</p><p>&#8220;Ma cosa ci fai tu, Domenico, in questo luogo, qualcuno di noi due si trova nel posto sbagliato, anzitutto, dimmi, dove mi trovo in questo momento? Non riesco a raccapezzarmi, sono confuso&#8230;&#8221;replicai in fretta.</p><p>&#8220;Stai tranquillo, sei in una sala operatoria,&#8221; rispose Domenico, e continuò, &#8220;i medici ti hanno sostituito la valvola mitralica con una meccanica, tutto è andato bene, noi siamo qui per proteggerti, siamo i tuoi angeli custodi.&#8221;</p><p>&#8220;Ti ringrazio, caro Domenico, tu hai appena detto-noi-, ma, chi è l’altro?&#8221; &#8211; risposi incuriosito.</p><p>&#8220;Hai ragione,&#8221; disse Domenico- &#8220;l’altro è il tuo amico, Tonino Pavia, quello che andò a lavorare a Roma, all’albergo Plaza, come paggio di portineria, e dopo qualche mese tornò a Villa S. Maria disteso in una bara. Il montacarichi che lui stesso manovrava l’aveva tradito. Aveva l’innocenza dei suoi quindici anni, era veramente un bravo ragazzo; eppure la necessità di contribuire, col suo misero stipendio, in quel periodo difficile per tutte le famiglie, l’aveva spinto a quel passo, purtroppo fatale per lui, e sprofondato nel lutto inconsolabile l’intera famiglia.&#8221;</p><p>A questo punto, Domenico, come se stesse rivivendo quella lontana tragedia, smise di parlare, ne approfittai, per fargli la seguente domanda; &#8220;L’ultima immagine che ho di te è quando salivi la scaletta per raggiungere la pedana dell’alto trampolino con l’intenzione di tuffarti; la siluetta del tuo corpo a testa in giù si stagliava nell’azzurro cielo di Lorenzo Marquez, un tuffo perfetto il tuo&#8230;. ma fu l’ultimo&#8230;. L’avviso di divieto di tuffarsi quando c’era la bassa marea, era lì, in inglese e portoghese, accanto alla scaletta del trampolino, non l’hai visto? non l’hai capito?&#8221;</p><p>&#8220;Si, caro Dante, l’avevo visto e letto quel cartello di cui mi parli, ma la mia voglia di fare un tuffo, è stato più forte; eravamo venuti da Johannesburg, in tanti, tutti villesi che lavoravamo al Carlton Hotel, volevo iniziare la prima giornata di vacanza con un tuffo, come quelli che facevo al fiume Sangro, a le canalune, l’ultima cosa che ricordo di quel tuffo, sono le mie mani giunte in avanti che fendono l’acqua, poi, la mia testa che affonda nella stessa e con violenza urta nella sabbia, poi, un gran dolore alle vertebre del collo&#8230;. poi, il buio; non ricordo altro.&#8221;</p><p>Domenico continuò, senza esprimere alcun rammarico per la vita spezzata nel fiore della sua giovinezza, come qualcosa accaduto ad altra persona.</p><p>&#8220;Sai, caro amico mio, sono qui con Tonino, perché c’è un piccolo problema che si è evidenziato, dopo che i medici hanno suturato il tuo torace; la pressione del tuo sangue è così bassa che suppongono che ci sia una perdita ematica all’interno&#8230;. devono riaprire e vedere&#8230;., noi, siamo qui,&#8221;- continuò Domenico- per creare serenità tra il personale e in te stesso, ed anche ai tuoi figli e tua moglie che sono in sala d’attesa&#8230;. l’ombra di Tonino da lontano agita una mano in segno di saluto&#8230;. Io non so; è stato un sogno, o, è veramente accaduto tutto quello che ho raccontato?</p><p>Policlinico Gemelli, Dicembre 2002.<br /> Roma, 23 Maggio 2008.<br /> Dante Fantini</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001420_gli-angeli-custodi-domenico-sulpizi-e-tonino-pavia/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il malocchio e la mano di mamma: antiche usanze di paese</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001415_il-malocchio-e-la-mano-di-mamma-antiche-usanze-di-paese/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001415_il-malocchio-e-la-mano-di-mamma-antiche-usanze-di-paese/#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Sep 2008 15:17:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[tradizioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1415</guid> <description><![CDATA[Una curiosa storia di malocchio, mamme-sciamane e antichi rimedi raccontata dal nostro Dante Fantini, testimone vivo e memoria preziosa del &#8220;come si viveva&#8221; nei nostri paesi prima della guerra. Villa Santa Maria, marzo 1935 Un pomeriggio,quando frequentavo la seconda elementare,sono tornato da scuola con un forte mal di testa. Sapevo che mia madre aveva un rimedio [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Una curiosa storia di malocchio, mamme-sciamane e antichi rimedi raccontata dal nostro Dante Fantini, testimone vivo e memoria preziosa del &#8220;come si viveva&#8221; nei nostri paesi prima della guerra.</p><p>Villa Santa Maria, marzo 1935</p><p>Un pomeriggio,quando frequentavo la seconda elementare,sono tornato da scuola con un forte mal di testa. Sapevo che mia madre aveva un rimedio per tutti i possibili malanni e che certamente mi avrebbe suggerito un rimedio per il caso specifico.<span id="more-1415"></span></p><p>Difatti, mia madre mise subito in atto le sue arti sciamaniche; &#8220;prendi la sediolina e siediti di fronte a me.&#8221;mi disse. Questa frase,pronunciata con una sicurezza e con voce impostata da  antica sapienza,mi aveva predisposto a un sollievo dalla mia sofferenza.</p><p>Mia madre aveva già posto su una vecchia sedia impagliata dal pianoro logoro,una scodella piena d&#8217;acqua,ai piedi della seggiola una bottiglia con un rimasuglio d&#8217;olio. Mise la sua mano sinistra sulla mia testa,al primo contatto mi parve di sentire un calore benefico che si espandeva in profondità.</p><p>Col pollice della mano destra tracciava il segno della croce sulla mia fronte per tre volte,ripeteva gli stessi<br /> gesti sul petto dalla parte del cuore,mentre mormorava qualche formula magica per me incomprensibile.<br /> Questo rito l&#8217;ho ripetè per tre volte. Poi,prese la bottiglia dell&#8217;olio,tappò col pollice il collo e fece <br /> cadere una goccia nella scodella piena d&#8217;acqua, questa si allargò fino a sparire;la stesso successe alla seconda goccia,la terza si tenne compatta,formando una sfera gialla.</p><p>&#8220;Lo vedi&#8221;disse mia madre,&#8221;hanno tentato di farti il malocchio, ma non ci sono riusciti,perchè io te l&#8217;ho<br /> incantato&#8230;..&#8221; &#8220;Adesso prendi questa scodella piena d&#8217;acqua e buttala nel fiume ed il mal di testa verrà trasportato dalla corrente,&#8221;ed aggiunse,&#8221;mi raccomando non buttare anche la scodella&#8230;..&#8221;</p><p>Tornando verso casa con la scodella in mano, pensavo al malocchio che  viaggiava come una barchetta<br /> di carta sulle limpide acque del fiume Sangro. Il mal di testa era scomparso per far posto a quel calore benefico della mano di mia madre.</p><p>Roma 24 Settembre 2008.     Dante Fantini.</p><p> </p><p> </p><p> </p><p> <br />  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001415_il-malocchio-e-la-mano-di-mamma-antiche-usanze-di-paese/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il bimbo diventa ometto</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001411_il-bimbo-diventa-ometto/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001411_il-bimbo-diventa-ometto/#comments</comments> <pubDate>Mon, 22 Sep 2008 16:10:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[personaggi storici]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1411</guid> <description><![CDATA[Avevo cinque anni nel 1932; ricordo un pomeriggio del mese di agosto, tornavo dall’asilo infantile San Francesco Caracciolo, come sempre mio padre era seduto su una vecchia sedia impagliata con lo schienale poggiato al grande portone verde della bottega&#8230;. Corsi tra le sue braccia, lui appoggiò la sua mano forte e callosa sulla mia testa [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Avevo cinque anni nel 1932; ricordo un pomeriggio del mese di agosto, tornavo dall’asilo infantile San Francesco Caracciolo, come sempre mio padre era seduto su una vecchia sedia impagliata con lo schienale poggiato al grande portone verde della bottega&#8230;.<span id="more-1411"></span></p><p>Corsi tra le sue braccia, lui appoggiò la sua mano forte e callosa sulla mia testa e con le ginocchia mi strinse a se, una tenerezza celata allo sguardo della gente;il pudore del suo affetto, non doveva trapelare; e mi disse; ormai, tu sei grande, sei un ometto, questi segni di affetto è bene non scambiarceli.</p><p>Fino al giorno precedente ero bambino, ora, come per una malvagia magia, in un attimo, facevo parte di una nuovo mondo a me ignoto; perchè tutto questo?</p><p>Io ero piccolo,avevo bisogno ancora di carezze,di essere riassicurato attraverso quei gesti di affetto che, domani, tra un mese, tra dieci anni, avrei potuto ritrovare sempre a disposizione nella mia mente,insieme a<br /> quell’odore stantìo di tabacco, misto a un vago profumo di farina e un accentuato odore di sudore, che aveva preso possesso dei vestiti e del corpo di mio padre.</p><p>Mio padre, fini’ di pronunciare quelle poche parole, forse a lungo meditate, che a me giunsero inaspettate. Non le afferrai appieno; solo dopo molti anni,ne compresi il significato;mio padre si vergognava di mostrare la sua tenerezza in publico; doveva apparire un uomo forte, i sentimenti bisognava celarli,essi,erano considerati segni di debolezza per quei tempi, particolarmente da parte di un padre verso il figlio.</p><p>Adesso, proseguì mio padre, ti racconto un fatto accaduto nel 1927, proprio in agosto il giorno della tua nascita; tua madre era a letto e aspettava che tu decidessi ad affacciarti alla vita emettendo il primo il primo vagito;</p><p>Era una giornata caldissima,la banda musicale scendeva giù dalla &#8220;stretta&#8221; mi venne in mente di festeggiare e accellerare la tua nascita, facendo sostare i musici davanti casa e pregandoli ,con un fiasco di vino in mano, di intonare una marcetta di buon augurio per te e che il desiderio di tua madre si avverasse&#8230;..</p><p>Quel sorso di vino che i musicisti bevvero di primo mattino, li rese euforici e attaccarono una canzone in voga.</p><p>Dalle prime note riconobbi il motivo;scappai via per non ascoltarla tutta; avevano intonato &#8220;Giovinezza&#8221;, l’inno fascista&#8230;.per un socialista convinto,come lo ero io, era una provocazione&#8230;&#8230;.</p><p>15 Agosto 2008 Dante Fantini. </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001411_il-bimbo-diventa-ometto/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le precoche di mio zio: storie di Villa Santa Maria</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/001387_le-precoche-di-mio-zio-storie-di-villa-santa-maria/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/001387_le-precoche-di-mio-zio-storie-di-villa-santa-maria/#comments</comments> <pubDate>Tue, 16 Sep 2008 17:41:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=1387</guid> <description><![CDATA[A volte mi chiedo,faccio delle domande a me stesso e spesso non trovo risposta ad un quesito; non ho voglia di approfondire, troppo complicato, scarsi i mezzi di indagine,nessuna possibilità di verifica, ammesso, che abbia trovato risposta soddisfacente ad una soltanto delle domande che mi ero posto. Allora,penso,che ogni domanda che mi pongo,ha centinaia di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>A volte mi chiedo,faccio delle domande a me stesso e spesso non trovo risposta ad un quesito; non ho voglia di approfondire, troppo complicato, scarsi i mezzi di indagine,nessuna possibilità di verifica, ammesso, che abbia trovato risposta soddisfacente ad una soltanto delle domande che mi ero posto.</p><p>Allora,penso,che ogni domanda che mi pongo,ha centinaia di risposte, e nessuno conosce quella giusta, mi illudo che la mia risposta sia quella corretta. Non posso perdere altro tempo del poco rimasto disponibile.<br /> Perché mi sono buttato in questo ginepraio,non conoscendo la strada per uscirne?</p><p>Cerco invano una via logica per continuare lo scritto appena iniziato,mi prende una strana agitazione, un timore, primo accenno di paura che ho già provato in passato; ma quando?</p><p>Ed ecco apparire alla mia mente,un remoto ricordo;la voce di Stella Fantini che grida dalla finestra della sua casa;ti ho riconosciuto, il figlio di Belisario,ora vado dai carabinieri&#8230;&#8230;</p><p>Quella volta mi trovavo nel suo orto a rubare le prugne,quelle rosse,non ancora mature ma abbastanza dolci,per me,Mario Giordano,e Emidio Di Sciullo &#8230;..</p><p>Appena la voce di Stella raggiunse le nostre orecchie,facemmo un salto dal muro di cinta della sua proprietà, e ci trovammo intrappolati in un cespuglio di rovi,le cui spine,senza pietà graffiavano le nostre gambe.</p><p>Eravamo fisicamente in trappola;ne uscimmo con le gambe sanguinanti, ma felici di averla scampata.<br /> Quell’agitazione,la paura che provai quando la voce di Stella con la minaccia dei carabinieri,era rimasta stampata nella mia mente,nonostante i settant’anni trascorsi da quel giorno;</p><p>Così è successo quando ho iniziato a scrivere questa pagina, mi sono ritrovato in un ginepraio non sapendo come venirne fuori&#8230;.</p><p>Ma Stella Fantini,perché non ha gridato il nome del padre di Mario,oppure quello di Emidio? Stella, li conosceva bene,eravamo tutti dello stesso quartiere&#8230;. tutti colpevoli dello stesso reato,tentato furto di prugne;perché solo il nome di mio padre ? Io,ero il più piccolo del trio ?</p><p>Il desiderio di mangiare della frutta non si era assopito,anzi,si era rafforzato dopo il fallito blitz.</p><p>Emidio,ci propose di andare all’orto di suo zio dove certamente avremmo potuto cogliere a volontà pesche e prugne,&#8221;tanto mio zio non si trova in loco; &#8221; Oltrepassammo &#8220;La pantiere lu canalune,&#8221; e Emidio osservava,ma non riusciva a ricordarsi dove fosse l’orto di suo zio,poi una pianta di Precoche mature,improvvisamente, apparve ai nostri occhi e simultaneamente la voce di Emidio si fece sentire,&#8221;ecco,questo é l’orto di mio zio.&#8221;</p><p>Finalmente,con calma, potevamo scegliere le precoche più mature e mangiarle tranquillamente,senza<br /> quel senso di colpa,di peccato, che aleggiava nell’aria quando andavamo rubacchiando,qui e là.</p><p>Salimmo il muricciolo che delimitava la proprietà dello zio di Emidio,dall’alveo del fiume.<br /> Tutto era silente,solo il fruscio delle acque del fiume. Il tempo di guardare le succulenti Precoche,alzare il braccio per coglierne la prima&#8230;.ed il sibilo si una zappa che sorvola le nostre teste&#8230;..</p><p>La voce di Emidio,&#8221;scappiamo,mi sono sbagliato,questo é l’orto &#8220;di lu luccese&#8221;;&#8230;..</p><p>Mi aveva riconosciuto,&#8221;lu leccese&#8221;? O,a Stella Fantini dovevo aggiungere anche questa nuova paura?</p><p>Il tempo,ha steso il velo dell’oblio su tutta la vicenda,ma non ha cancellato del tutto quelle paure, che<br /> si ripresentano in modo distaccato,io stesso come spettatore e non protagonista&#8230;..</p><p>Il mio piccolo mondo antico,e fatto di misere cose, ma cari ricordi;quando le gambe rispondevano con vigore ad ogni impulso della mente,anche con la fuga verso la salvezza,non dell’anima, ma del miofisico dalla sicura punizione di mio padre&#8230;.</p><p>Roma 15 Maggio 2008. Dante Fantini.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/001387_le-precoche-di-mio-zio-storie-di-villa-santa-maria/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La Valigia di Cartone, Villa Santa Maria 1945</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00917_la-valigia-di-cartone-villa-santa-maria-1945/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00917_la-valigia-di-cartone-villa-santa-maria-1945/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 Apr 2008 22:00:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[tradizioni]]></category> <category><![CDATA[Villa Santa Maria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=917</guid> <description><![CDATA[La valigia di cartone pressato di marrone chiaro,era lì,chiusa sul letto della mia camera; due cinghie ai lati e altrettante chiusure a scatto di metallo giallo,al centro una rotonda serratura con un minuscolo foro dove stava infilata la piccola chiave. Era la mia prima valigia,che insieme ai miei sogni erano racchiusi tutti i miei ricordi, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La valigia di cartone pressato di marrone chiaro,era lì,chiusa sul letto della mia camera; due cinghie ai lati e altrettante chiusure a scatto di metallo giallo,al centro una rotonda serratura con un minuscolo foro dove stava infilata la piccola chiave.</p><p>Era la mia prima valigia,che insieme ai miei sogni erano racchiusi tutti i miei ricordi, dove faticosamente li avevo inzeppati, tra calzini di cotone e maglie di lana con maniche lunghe sferruzzati da mia madre,mutande di cotone bianco a mezza coscia con apertura centrale e elastico in vita.</p><p>Le tre camicie bianche con polsini e colletto di ricambio , erano sopra gli altri indumenti, insieme alla ripetuta raccomandazione di mia madre,&#8221; polsini e colletti si sporcano facilmente e si consumano rapidamente, prima di cambiarli, falli rivoltare,così le camicie durano di più&#8221;, e con questa e altre raccomandazione ella ve ne aggiunse un’altra, a mezza voce,buttata lì, quasi per caso,&#8221;figlio mio ,non andare con le ballerine,&#8221; ed aggiunse con voce flebile, &#8220;quella è carne venduta.&#8221;</p><p>Mi venne da pensare a Sanguino,il macellaio del paese e le carcasse di pecore appese ai ganci che mostravano le loro interiora dallo squarcio praticato verticalmente dal petto al ventre. Cosa volesse dire mia madre con quella sua raccomandazione,lo compresi soltanto dopo molti anni. Questo mio primo viaggio, come emigrante a Roma in cerca di una prima occupazione ebbe successo, non posso dire altrettanto con le ballerine; nonostante le mie assidue frequentazioni in avanspettacoli di infimo ordine, a volte, in teatri, svuotando il mio gia misero portafoglio in spettacoli di Vanda Osiris che prima di apparire in cima alla bianca scala, si faceva precedere da zaffate di profumo, (si diceva che un estratto profumato veniva spruzzato davanti ai ventilatori) la bianca luce dei riflettori,illuminava il gran mazzo di rose rosse dal lungo gambo sorretto dal braccio sinistro guantato della Osiris e con l’altra mano le distribuiva con arquati lanci agli spettatori,mentre i Boys in sontuosi frac le facevano ala; intanto l’orchestra Angelini iniziava le note della celebre canzone&#8230;&#8221;.sentimental&#8221;&#8230;..</p><p>Questa è stata la mia massima vicinanza&#8230;.alle temute ballerine&#8230;.vedi cara mamma, i tuoi timori erano infondati !!</p><p>Roma 4 Aprile 2008. Dante Fantini.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00917_la-valigia-di-cartone-villa-santa-maria-1945/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il cappotto fatto di coperta (Villa Santa Maria, 1945)</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00918_il-cappotto-fatto-di-coperta-villa-santa-maria-1945/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00918_il-cappotto-fatto-di-coperta-villa-santa-maria-1945/#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 Apr 2008 13:20:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[tradizioni]]></category> <category><![CDATA[Villa Santa Maria]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=918</guid> <description><![CDATA[Partii da Villa S. Maria,dopo le feste di agosto con la valigia di cartone; la Lancia di Eduardo era stracarica di valige con dieci passeggeri e il proprietario;di questo viaggio per Roma, racconterò prossimamente. Le truppe alleate occupavano ancora L’Italia, i lussuosi alberghi romani erano stati requisiti dai loro ufficiali, il cibo era razionato, calzature [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Partii da Villa S. Maria,dopo le feste di agosto con la valigia di cartone; la Lancia di Eduardo era stracarica di valige con dieci passeggeri e il proprietario;di questo viaggio per Roma, racconterò prossimamente. Le truppe alleate occupavano ancora L’Italia, i lussuosi alberghi romani erano stati requisiti dai loro ufficiali, il cibo era razionato, calzature e stoffe introvabili, il commercio clandestino (la borsa nera) con prezzi stratosferici per chi poteva permetterselo.<span id="more-918"></span></p><p>Era il mese di novembre del 1945,i primi freddi arrivarono;nella mia valigia non c’èra un cappotto,anche perchè non lo avevo mai posseduto;durante la mia adolescenza avevo sempre rimediato con vestiti e cappotti dei miei fratelli maggiori,oppure con la mantellina grigio verde di mio padre,cimelio della guerra del 15-18-.</p><p>Mio fratello maggiore,Bertrando,si era assunto il compito di tutore che io mal sopportavo,ma in questo caso si rivelò provvidenziale; comprò alla borsa nera una coperta verde dell’esercito alleato, la fece tingere di marrone per evitare che la polizia italiana me la sequestrasse e consegnandomela disse;&#8221;questo è l’indirizzo di un buon sarto che pratica prezzi modici,fatti prendere le misure e paga per la confezione.&#8221;</p><p>In quel periodo,al teatro Valle,la compagnia di rivista di Anna Magnani,cantava una canzone sulla borsa nera; &#8220;Molta gente gira-sospettosa e incerta-perchè indossa il cappotto-fatto di coperta-&#8221;. Il mio tutore, aveva fatto le veci dei miei genitori e mi aveva responsabilizzato per il pagamento della confezione, inducendomi al risparmio,e alla frequentazione meno assidua di spettacoli di varietà&#8230;.e le 24 gambe 24, delle ballerine,come annunciavano i manifesti publicitari&#8230;.</p><p>Mia madre dal paese era la regista occulta dei miei comportamenti&#8230;.un sentito grazie a Bertrando per la sua<br /> generosità,e per mia madre &#8230;.che dire&#8230;.di mamma ve ne è una sola&#8230;..</p><p>Dante Fantini</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00918_il-cappotto-fatto-di-coperta-villa-santa-maria-1945/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La grande cucina e un inaspettato visitatore, a Villa Santa Maria.</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00849_la-grande-cucina-e-un-inaspettato-visitatore-a-villa-santa-maria/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00849_la-grande-cucina-e-un-inaspettato-visitatore-a-villa-santa-maria/#comments</comments> <pubDate>Wed, 02 Apr 2008 10:43:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[cucina]]></category> <category><![CDATA[tradizioni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=849</guid> <description><![CDATA[La prima stanza, entrando in una casa del mio paese era la grande cucina; essa era adibita, naturalmente, alla preparazione del cibo quotidiano; il grande tavolo rettangolare, posto al centro, coperto da tela cerata, a volte ingentilita da disegni riproducenti mazzetti di rosse ciliegie oppure pesche mature, ciliegie celava il rozzo legno, sul quale avveniva [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>La prima stanza, entrando in una casa del mio paese era la grande cucina; essa era adibita, naturalmente, alla preparazione del cibo quotidiano; il grande tavolo rettangolare, posto al centro, coperto da tela cerata, a volte ingentilita da disegni riproducenti mazzetti di rosse ciliegie oppure pesche mature, ciliegie celava il rozzo legno, sul quale avveniva la lavorazione di&#8221; sagnatielle,sagne a pezza taccune&#8221; e gnocchi di patate.</p><p>L&#8217;ampio cassetto, posto al centro del tavolo si apriva tirando il grosso pomello di legno, ed ecco cosa conteneva: un grosso coltello per affettare il pane, una grande forbice per sezionare il pollo prima della cottura, una grattugia per il formaggio pecorino, ed all&#8217;occorrenza veniva usata anche per la buccia di arance e limoni; il grande forchettone, coltelli, cucchiai e forchette in caotica confusione, convivevano allegramente con i minuscoli cucchiaini per il caffè, il cavatappi a vite fissa, che a volte, con la sua punta aguzza, era lì, pronto a pungere insieme all&#8217;apriscatole, le incaute mani, e, per concludere,le fauci semi aperte di un vecchio schiaccianoci.</p><p>Il pezzo di formaggio pecorino rinsecchito, la mezza cipolla, gli spicchi di aglio, aggredivano l&#8217;olfatto di chi apriva il cassetto, mentre, i tappi usati rotolavano qui e là in promiscua convivenza con oggetti taglienti&#8230;&#8230; L&#8217;uso principale del tavolo rettangolare, era quella riunione di famiglia; attorno ad esso,si creava un armonico silenzio, che nemmeno il raschiare di cucchiai, di forchette che avvolgevano spaghetti e il rumoroso risucchio, potevano interrompere. La parete più spaziosa della cucina, quella priva di finestre o stipetti, era uno splendore di oro ramato, là, era esposta la ricchezza , l&#8217;orgoglio della padrona di casa; qui, erano in bella mostra, la conca di rame dalla più grande a scalare, seguivano: &#8220;conca spase, dal fondo convesso, callare , callarelle, cutture e cotturielle &#8220;altri recipienti dal fondo piatto e manico d&#8217;ottone di differenti dimensioni,risaltavano dal muro bianco come antichi gioielli; questi splendevano maggiormente, nei primi giorni di primavera, dopo la vigorosa &#8220;sciurriete&#8221; alla quale erano stati sottoposti.</p><p>Niente detergenti chimici; un paio di mangiate di crusca, un pugno di sale fino ed alcuni decilitri di aceto ,il tutto ben amalgamato e&#8230;tanto olio di gomito, senza l&#8217;ausilio di guanti. L&#8217;altro mobile che arredava la grande cucina, era&#8221; l&#8217;arca&#8221;, o madia, dove s&#8217; impastava il pane e lo si custodiva, una volta cotto.</p><p>Sorretto dalla madia, lo stipetto con le ante di vetro, dove si conservava le tazzine da caffè e i bicchieri da liquore, non più grandi di un pollice, quelli da vermouth, poco più grandi; i due ripiani,erano decorati con fogli di carta, ricamata , traforate con forbici , esse pendevano e mostravano la capacità manuale della famiglia. In alcune cucine, la &#8220;furnacelle&#8221;, costruita in muratura e rivestita con maioliche bianche con due sportelletti in metallo che arieggiavano il soprastante carbone, sembravano due grandi occhi semi aperti; questa &#8220;furnacelle&#8221; era considerata un arredo di lusso se comparata a l&#8217;altra, ricavata da una latta di petrolio, dalla quale era stata tolta la parte superiore e conficcato un braciere per il carbone; inoltre, per arieggiare il carbone, nella parte frontale un&#8217;apertura di cm. 20&#215;20.</p><p>Il lavello, di cemento e pietra nera triturata, era di solito situato attiguo al muro della cucina che dava sulla strada; era un risparmio notevole non prolungare oltre il necessario le tubature; questo lavello era usato anche per lavare biancheria con l&#8217;ausilio della&#8221;struglapenne&#8221;, oltre che per lavare verdure e un rapido risciacquo a mani e visi che ne abbisognavano; tenere in fresco, l&#8217;anguria e la bottiglia di vino rosso, nelle calde giornate estive.</p><p>L&#8217;acqua bollente della pasta veniva scolata in una adeguata bagnarola di zinco posta dentro il lavello, per il lavaggio delle stoviglie e infine offerta al proprio maiale come bibita dissetante. Che dire,del camino; quel luogo magico della cucina dove con l&#8217;aiuto di un fuocherello si sviluppavano favole e racconti che si aggrovigliavano in spirali invisibili per insinuarsi in pianta stabile nella mente dei bambini; quel semicerchio, attorno al focolare, seduti su sedioline, generazioni di bambini hanno ascoltato e riascoltate le stesse favole e l&#8217;adulto affabulatore, non doveva cambiare trama; a volte, una &#8220;palella&#8221;, veniva posta sulla fiamma e vaganti ceci venivano cotti, più raramente apparivano le castagne, incise da un lato e sepolte sotto la cenere.</p><p>Ora, per completare questo colpo d&#8217;occhio della grande cucina, cerchiamo d&#8217;immaginarla il mese di gennaio: A questo visitatore immaginario, abbiamo permesso di toccare con mano, le nostre miserie che ci teneva uniti, mostrato con orgoglio i nostri gioielli di rame, ora, lo preghiamo di volgere gli occhi in alto,al soffitto. Qui, quattro pali di legno di olmo, legati tra loro formavano un rettangolo,dove erano esposti e penzolanti: 2 cosce di maiale, &#8220;futuri prosciutti&#8221;, 4 grossi pezzi di lardo, 2 di pancetta, 2 guanciali,salami e salamelle, 2 soppressate, &#8220;ricavati dai filetti di maiale&#8221;, una scura salsiccia di fegato, come grossa collana; le salsicce di carne arrotolate sul palo come un lungo serpente preistorico e per finire,la vescica di maiale, gonfiata, essiccata e riempita di sugna, sembrava la grossa testa bianca di un grande rettile&#8230;.il fumo del camino, sempre abbondante nella grande cucina, il sale marino, erano gli unici conservanti; è vero,quando tagliavi questi insaccati, il colore era di un rosso spento, ma che sapore&#8230;.questo è tutto per oggi,&#8230;..anzi, no, voglio mostrare al mio fantastico visitatore quella grande zuppiera di ceramica con coperchio conico e pirolo&#8230;alzo il coperchio e&#8230;.un lucente lago nero di mostarda d&#8217;uva, il maiale con suo sangue aveva contribuito , come ultimo sacrificio, alla preparazione di questa leccornia.</p><p>Un saluto, da Italia Fornari, Dante Fantini e il visitatore della cucina grande!!!</p><p>Roma 14 Marzo 2008.  </p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00849_la-grande-cucina-e-un-inaspettato-visitatore-a-villa-santa-maria/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La vita semplice e il riciclaggio dei rifiuti. Un esempio vincente.</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00846_la-vita-semplice-e-il-riciclaggio-dei-rifiuti-un-esempio-vincente/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00846_la-vita-semplice-e-il-riciclaggio-dei-rifiuti-un-esempio-vincente/#comments</comments> <pubDate>Tue, 11 Mar 2008 11:55:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/la-vita-semplice-e-il-riciclaggio-dei-rifiuti-un-esempio-vincente</guid> <description><![CDATA[Oggi è indispensabile avere in casa la lavastoviglie; il detersivo adatto, anti-calcare, brillantante e naturalmente acqua calda e energia elettrica. Vorrei raccontare ai più giovani come si lavavano i piatti, prima della seconda guerra mondiale, a Villa Santa Maria. La pasta fatta in casa, era più economica; niente valore aggiunto, nè industriale, commerciale di trasporto. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è indispensabile avere in casa la lavastoviglie; il detersivo adatto, anti-calcare, brillantante e naturalmente acqua calda e energia elettrica. Vorrei raccontare ai più giovani come si lavavano i piatti, prima della seconda guerra mondiale, a Villa Santa Maria.</p><p>La pasta fatta in casa, era più economica; niente valore aggiunto, nè industriale, commerciale di trasporto. Questa pasta casalinga, o, quella commerciale, la si cuoceva nel grande paiolo,(lu cutture)appeso alla catena sotto la cappa del camino.Far bollire l&#8217;acqua e cuocere la pasta richiedeva molto tempo,(la bombola del gas non c&#8217;era ancora), il fuoco sotto il paiolo era alimentato con (le ceppe), sottili rami con foglie di quercia,oppure tralci di potatura della vite ed anche con trucioli di legno &#8211; quella sottile e lunga falda prodotto dalla pialla &#8211; (sacarelle).</p><p>L&#8217;acqua di cottura, ricca di amido, era un ottimo detergente per rigovernare le stoviglie, non veniva buttata, quel poco grasso, quel vago sapore di sugo che rimaneva (davvero poco, i piatti erano già stati sottoposti a scarpetta) veniva dato al maiale che ne era particolarmente ghiotto.</p><p>Le deiezioni del maiale e la lettiera di paglia, venivano usate come concime per i campi.</p><p>Quasi tutto veniva riciclato,la miseria aguzzava l&#8217;ingegno,&#8230;..non c&#8217;era raccolta differenziata e l&#8217;acqua del fiume Sangro era abbondante e chiara&#8230;. acqua da bere&#8230;.</p><p>A volte, si vedeva per strada le deiezioni di cavalli, muli, pecore e capre, ebbene questi escrementi venivano raccolti dai contadini e portati e sparsi nei campi,ottimo concime.</p><p>Nel mio viaggio in India, mentre in auto percorrevo i magnifici viali New Dehli, lo spartitraffico era ingentilito con bouganville di diversi colori e prati di un verde smeraldo, dove vacche sacre pascolavano indisturbate e donne con un cesto,sostenuto tra la mano e il fianco, raccoglievano con le mani gli escrementi&#8230; sacri.</p><p>Chiesi a mio figlio,&#8221;Fabio,cosa ci fanno con quella roba?&#8221;la risposta fu,&#8221;tra poco vedrai!&#8221;</p><p>Terminata la parte nuova della città, piccole case bianche ad un piano ai lati della strada che improvvisamente si era ristretta e le bouganville erano svanite, (come dire a se stesse, perchè sprecare i nostri colori, la nostra elegante e sinuosa bellezza, in questo luogo?)</p><p>In un primo momento,fui piacevolmente sorpreso nel vedere le mura delle case, decorate con disegni rotondi di un verde-marrone&#8230;.</p><p>La voce di Fabio mi riportò alla cruda realtà &#8220;Ecco cosa ci fanno,la essiccano al sole e la usano come combustibile.&#8221;</p><p>Questo viaggio in India, in compagnia di mia moglie, ospiti di Fabio, solo dieci anni sono trascorsi &#8230;.</p><p>Un caro saluto, da Italia e Dante Fantini.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00846_la-vita-semplice-e-il-riciclaggio-dei-rifiuti-un-esempio-vincente/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Com&#8217;era bello fare la spesa nel 1937 (una sana lezione di ecologismo)</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/00832_comera-bello-fare-la-spesa-nel-1937-una-sana-lezione-di-ecologismo/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/00832_comera-bello-fare-la-spesa-nel-1937-una-sana-lezione-di-ecologismo/#comments</comments> <pubDate>Tue, 04 Mar 2008 15:43:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Dante Fantini</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/comera-bello-fare-la-spesa-nel-1937-una-sana-lezione-di-ecologismo</guid> <description><![CDATA[Questo racconto, cerca di descrivere come era la vita in un paese d&#8217;Abruzzo nel 1937, riguardo alla produzione di rifiuti. Questo storia potrebbe essere ambientata a Villa S. Maria, o in qualsiasi paesino dei dintorni. Mi trovo nella bottega di mio padre; entra il primo cliente:&#8221;due chili di pane; per piacere mi dai un foglio [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questo racconto, cerca di descrivere come era la vita in un paese d&#8217;Abruzzo nel 1937, riguardo alla produzione di rifiuti. Questo storia potrebbe essere ambientata a Villa S. Maria, o in qualsiasi paesino dei dintorni.</p><p>Mi trovo nella bottega di mio padre; entra il primo cliente:&#8221;due chili di pane; per piacere mi dai un foglio di carta quella paglierina,altrimenti mi sporco il vestito.!&#8221;</p><p>&#8220;Il pane te lo vendo volentieri,ma se aggiungo il foglio di carta tutto il mio guadagno vola al vento insieme alla carta.&#8221; Questa fu la risposta di mio padre.</p><p>Non è che mio padre fosse particolarmente avaro da rifiutare un foglio di carta;il pane era calmierato per legge, il guadagno era minimo sulla vendita di questo prodotto. (Esco dalla bottega, ma il racconto continua.)</p><p>Per esempio: l&#8217;olio, arrivava in fusti cilindrici di metallo, (a rendere) veniva travasato in grande contenitore di zinco, poi venduto sfuso; il cliente doveva portare la propria bottiglia che avrebbe riusato .</p><p>Gli spaghetti,uscivano dal pastificio Castracane,come erano stati tolti dalla canna di essiccamento,quella parte della pasta che appoggiava sulla canna, per la pressione dello stesso spaghetto,risultava di cottura più prolungata; essa veniva tolta dall&#8217;acqiurente e usata per minestre. Tutta la pasta lunga,non era avvolta completamente,solo la parte centrale con carta blu.</p><p>La farina,arrivava in sacchi di iuta da cento chili,il cliente doveva munirsi di grosso fazzoletto salvietta e così per la crusca,cereali ed anche per le dolci sciuscielle.(carrube)</p><p>Quella famosa carta paglierina,veniva usata per incartare lo zucchero, pepe, caffè e pochi altri prodotti.</p><p>La (varechina) arrivava dalla fabbrica in damigiane impagliate e venduta sfusa,il cliente provvedeva la bottiglia, questo prodotto veniva usato con parsimonia.</p><p>Il (flit), o insetticida,arrivava in contenitori da venticinque litri e venduto solo in un recipiente del cliente.</p><p>Così,per il sapone di marsiglia,o quello marmorato della Miralanza venduto senza carta.</p><p>Quel poco di carta che era stata usata con attenzione, non veniva buttata, ma conservata per probabile riuso, o come esca per accendere il fuoco.</p><p>Un mondo lontano, ma non troppo, solo settan&#8217;anni sono trascorsi da quei tempi.</p><p>Entrando nella bottega di mio padre, un odore di pane fresco, baccalà, sarde salate, provolone e mortadella ti accoglieva, misto a quello chimico del sapone, dell&#8217;insetticida e delle sciuscielle&#8230;..</p><p>Le spese di trasporto e facchinaggio con la cariola dal pastificio a bottega, non incideva sul prezzo, esso veniva eseguito dal sottoscritto e prima ancora dai miei fratelli, Emilio e Bertrando.</p><p>Devo confessare, non con eccessivo entusiasmo, anche noi dovevamo contribuire a guadagnarci il pane quotidiano&#8230;. come recita il Paternostro.</p><p>E&#8217; tutto per oggi,alla prossima puntata&#8230;&#8230;.</p><p>Roma 3 Marzo 2008</p><p>Dante Fantini</p><p><a target="_blank" href="http://homepage.mac.com/fotofabio">http://homepage.mac.com/fotofabio</a></p><p><a target="_blank" href="http://youtube.com/fotofabio">http://youtube.com/fotofabio</a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/00832_comera-bello-fare-la-spesa-nel-1937-una-sana-lezione-di-ecologismo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached
Database Caching using memcached
Object Caching 560/663 objects using memcached

Served from: cultura.inabruzzo.it @ 2012-02-08 22:48:44 -->
