<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Anna Ventura</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/anna-ventura/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Mario Ranalli poeta da riscoprire</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/002407_mario-ranalli-poeta-da-riscoprire/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/002407_mario-ranalli-poeta-da-riscoprire/#comments</comments> <pubDate>Sat, 12 Apr 2008 15:48:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Ventura</dc:creator> <category><![CDATA[Letteratura]]></category> <category><![CDATA[poesia]]></category> <category><![CDATA[Umberto Russo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=2407</guid> <description><![CDATA[Nel volume &#8220;Altri Orizzonti&#8221; i versi dell&#8217;autore neretese scomparso nel 1992. Anni fa si parlava di “due culture”, quella classica, letteraria, sostenuta da una lunga tradizione, e quella tecnologica, proposta fortemente dalla grande avanzata della scienza. Oggi, il dualismo appare superato, o, almeno, non più degno di grande dibattito. A mio avviso, tuttavia, un altro [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nel volume &#8220;Altri Orizzonti&#8221; i versi dell&#8217;autore neretese scomparso nel 1992.</p><p>Anni fa si parlava di “due culture”, quella classica, letteraria, sostenuta da una lunga tradizione, e quella tecnologica, proposta fortemente dalla grande avanzata della scienza. Oggi, il dualismo appare superato, o, almeno, non più degno di grande dibattito. A mio avviso, tuttavia, un altro dualismo, oggi, mi sembra degno di attenzione: quello tra cultura nota e cultura sommersa.<span id="more-2407"></span></p><p>La forza della pubblicità (quella televisiva, soprattutto, ma anche quella sostenuta da giornali e riviste di larga diffusione) è capace di imporre a tutto il mondo un autore, un libro, un gruppo culturale. La molla di questa diffusione è mossa da grandi interessi, economici, politici, talvolta anche ideologici, raramente puramente estetici. In queste condizioni, proporre un bravo scrittore morto o vivente, su scala anche solo nazionale, senza l’aiuto dei mezzi di cui ho detto, è pura utopia.</p><p>Fortunatamente, di recente, sempre più si va valorizzando la cultura regionale, che ripropone, in un ambito meno vasto, ma sicuramente capace di accoglienza, gli uomini migliori del territorio. La globalizzazione lo impone; d’altronde, anche il Medioevo, davanti all’immane astrazione del Papa e dell’Imperatore, coltivava un’arte locale, e il Rinascimento, nella frantumazione delle Signorie, propose gli artisti di corte.</p><p>In Abruzzo, le iniziative di recupero dei grandi del passato, prossimo o remoto, sono molteplici, in linea con lo spirito conservativo che è proprio della nostra gente; bisogna riconoscere che anche la classe politica, guardata spesso con sospetto dagli intellettuali, fa la sua parte. Per cui molte riscoperte interessanti sono state operate a livello istituzionale, mentre altre, ancor più lodevoli, vengono sostenute da associazioni, amanti della letteratura, parenti che si preoccupano di restituire a un congiunto perduto quell’attenzione che gli è stata negata, o poco attribuita, in vita, e che il tempo potrebbe annullare del tutto.<br /> E’ il caso di questo ottimo libro di Mario Ranalli, che l’Associazione Culturale Allenamenti, di Nereto (Teramo), e la famiglia Ranalli propongono all’attenzione degli studiosi e dei lettori di poesia (Mario Ranalli, “Altri orizzonti”, Allenamenti, Teramo, 2007, pp.268). Mario Ranalli non è certo uno sconosciuto, nella cultura abruzzese e anche nazionale, ma la sua natura discreta e rigorosa, la prematura morte, avvenuta nel ‘92, a poco più di sessant’anni &#8211; un’età che è avanzata per uno sportivo, ma fertile per un letterato &#8211; ha impedito che la critica lo collocasse nel posto di sicuro rilievo che gli compete.</p><p>Mario Ranalli è presente nella antologia “Poesia abruzzese del ‘900”, (Lanciano, Quadrivio, 1961), curata da Giammario Sgattoni con il rigore che gli era proprio. E’ presente ancora nella “Spiga”, (Firenze, Città di vita, 1973), curata dall’impareggiabile Margherita Guidacci; Vittoriano Esposito lo cita ampiamente nei suoi studi: nel “Parnaso d’Abruzzo”, (Roma, Dell’Urbe, 1980), e in “Nuove note di letteratura abruzzese” (Roma, dell’Urbe, 1991).</p><p>Ma non voglio dilungarmi in una serie di citazioni, anche perché la “Nota Bibliografica”, in appendice al libro in esame, fornisce dati precisi circa la presenza di Mario Ranalli in antologie, riviste, premi di tutto rispetto (tra cui quel “Lerici Pea, di cui tutti conosciamo il valore). L’ampia e puntuale “Nota Introduttiva”, a firma di Umberto Russo, già basta a collocare il poeta in una dimensione alta e, l’invito rivolto ad altri critici ad interessarsi alla sua opera è garanzia di questa dimensione.</p><p>Personalmente, nonostante il mio interesse alla poesia abruzzese sia di lunghissima data, e che di Mario Ranalli conoscessi il nome e la buona collocazione nell’ambito culturale degli anni 60/90, ho avvertito l’incontro con la sua opera come una scoperta.<br /> Scoperta di un poeta non comune, che coniuga, nel suo discorso, attenzione alla realtà e pensiero filosofico, capacità espressiva e grande conoscenza . La poesia di Mario Ranalli ha una pronuncia chiara, nitida, che esclude ogni enfasi o grido; eppure, il suo è un discorso di punta, in cui si intuisce lo sdegno dell’uomo di animo grande di fronte alle miserie del mondo, lo sgomento per l’imperscrutabilità dei nostri destini, l’ansia del buio incombente, pronto a ingoiare la luce.</p><p>Non a caso, nell’opera di Mario Ranalli, ricorre frequentemente la parola “impazienza”, anche nelle varianti di “ indocilità”, “irrequietezza”, “inquietudine”, e simili; questa è la cifra intorno a cui gira un discorso poetico alto, mai banale o di maniera, un discorso sorretto da un pensiero vigile, attento, capace di scavare fino al fondo, sempre alla ricerca della autenticità.</p><p>Parallelamente, è presente la critica all’impostura, alla superficialità, ai riti insulsi imposti dal consumismo, alla disattenzione alla bellezza, alla natura, alla tradizione. La natura rigorosa e schietta di Mario Ranalli, la sua cultura, la sua sensibilità, la sua sete di bellezza e di giustizia , il suo dialogo segreto, sommesso, eppure rivolto a tutti, austero eppure sotterraneamente commosso, emergono a mano a mano che si scorrono le sue pagine, si evidenzia il miracolo della vera poesia.</p><p>Perché nella sua opera c’è vera poesia, cioè il rivelarsi di un’arte innata, misteriosa, unica, un dono che non a tutti è dato di avere ; per cui non importano i temi via via trattati (peraltro, quasi tutti presi dalla realtà, anche la più modesta), ma il “come” vengono rivelati, secondo un ritmo che non è frutto di una elaborazione stilistica : è un linguaggio proprio, naturale, sorretto da un pensiero anche esso naturale, originale, libero.</p><p>Nella nota introduttiva, Umberto Russo cita, opportunamente, una definizione di poetica dello stesso Mario Ranalli (pag. 15): “non possiamo non riconoscere alla poesia la tensione a stabilire un rapporto più significativo con la realtà, a scoprire la domanda che freme nel silenzio, a esprimere grandezza e limiti dell’uomo e dell’umano”.</p><p>Parole finissime, che dicono come la poesia non sia invenzione ma valorizzazione del concreto, un filtro misterioso per cui la donzelletta, la gallina, l’acquaiolo del Leopardi si fanno simboli di una realtà universale, che è tale perché illuminata dall’attenzione del poeta. Bisogna leggere il libro per intero per poter stabilire un contatto diretto con Mario Ranalli; si scoprirà un discorso poetico che, sempre sorretto da quei valori che ho cercato di sottolineare, apre ad ogni pagina orizzonti nuovi, angolature diverse, riflessioni originali, squarci lirici appassionati e meditazioni ben ponderate.</p><p>Chi ama leggere la poesia sa che il rischio della caduta è sempre in agguato; eppure sarà difficile trovare in questo libro un solo passaggio non necessario, un solo compiacimento, una sola banalità. C’è sempre meno tempo per fermarsi a leggere e a riflettere; ma, se si vuole, questo tempo arriva, e vale la pena di spenderlo nella scoperta di un poeta.</p><p>(Mario Ranalli, “Altri orizzonti”, Allenamenti, Teramo, 2007, pp.268)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/002407_mario-ranalli-poeta-da-riscoprire/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La scomparsa di Giammario Sgattoni</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/002410_la-scomparsa-di-giammario-sgattoni/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/002410_la-scomparsa-di-giammario-sgattoni/#comments</comments> <pubDate>Mon, 24 Sep 2007 15:58:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Anna Ventura</dc:creator> <category><![CDATA[Abruzzesistica]]></category> <category><![CDATA[Letteratura]]></category> <category><![CDATA[Anna Ventura]]></category> <category><![CDATA[Annunziata Scipione]]></category> <category><![CDATA[Giammario Sgattoni]]></category> <category><![CDATA[poesia abruzzese]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=2410</guid> <description><![CDATA[E’ difficile raccogliere in poche righe il ricordo di una personalità ricca e complessa come quella di Giammario Sgattoni; difficile stabilire l’angolazione giusta per rievocarlo: l’intellettuale,il poeta, l’amico, l’abruzzese doc, lo squisito ricercatore di testimonianze antiche, il cultore della nostra bellezza. ?Di molte cose gli sono debitrice: innanzitutto, della cortesia con cui accolse un mio [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>E’ difficile raccogliere in poche righe il ricordo di una personalità ricca e complessa come quella di Giammario Sgattoni; difficile stabilire l’angolazione giusta per rievocarlo: l’intellettuale,il poeta, l’amico, l’abruzzese doc, lo squisito ricercatore di testimonianze antiche, il cultore della nostra bellezza.<span id="more-2410"></span></p><p>?Di molte cose gli sono debitrice: innanzitutto, della cortesia con cui accolse un mio lavoro, un’antologia di poeti abruzzesi in lingua, “Il sole e le carte”, edito nel 1981 (Marcello Ferri), che si ricollegava ad una sua precedente pubblicazione sull’argomento, “Poesia abruzzese del&#8217;900” (Quadrivio, 1961). In quell’occasione nacque tra noi un’amicizia che è rimasta nel tempo, e si è espressa in vario modo e in varie circostanze, che sarebbe impossibile citare in uno spazio breve.?</p><p>Ma non posso fare a meno di ricordare i doni che da lui ho ricevuti, e che vanno dai suoi libri di poesia (pochi, e oggi quasi introvabili, e preziosi), ad alcune ceramiche deliziose, al volume, curato da Giammario e da Pasquale Cavatassi, dedicato alla pittrice naif Annunziata Scipione (Essegi, 1985), libro denso di colori, di oggetti, di autentica cultura contadina. Simile, nello spirito, a un altro libro a me carissimo, sempre dono di Giammario: “Tradizioni a Cerqueto” (Deltagrafica, 1983), che contiene un suo saggio particolarmente significativo: “Il folclore negletto”.</p><p>?Non ho citato a caso questi due volumi, perché in essi leggo un aspetto, per me particolarmente interessante, della personalità di Sgattoni: la consapevolezza dell’alto valore, estetico e umano, delle nostre testimonianze culturali (spesso, come lui nota, scioccamente neglette), siano esse gli umili oggetti del vivere quotidiano, siano esse lo splendido lascito dei nostri grandi ceramisti, o degli orafi impareggiabili.</p><p>?L’ansia per la possibile dissipazione di questa cultura, il rammarico per un ‘improbabile difesa di questa , il timore di un imbarbarimento che ci minaccia da vicino,trasparivano, talvolta, nel fare cortesissimo di Giammario Sgattoni, nella sua ironia garbata , nella sua alata parola. Vorrei potergli dire (ma è tardi) che la sua difesa della bellezza era più efficace ,ed evidente, di quanto lui pensasse; che l’Abruzzo, che lui ha molto amato, ricambia il suo amore:col sorriso misurato delle sue madonne lignee, col bagliore improvviso delle sue croci d’argento.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/002410_la-scomparsa-di-giammario-sgattoni/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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