<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Alessandro Aquilio</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/alessandro-aquilio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Aids: dalla Germania testimonial dell’orrore in una campagna non profit.</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009668_aids-dalla-germania-testimonial-dell%e2%80%99orrore-in-una-campagna-non-profit/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009668_aids-dalla-germania-testimonial-dell%e2%80%99orrore-in-una-campagna-non-profit/#comments</comments> <pubDate>Mon, 11 Jan 2010 13:15:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Aquilio</dc:creator> <category><![CDATA[Rubriche]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9668</guid> <description><![CDATA[Da alcuni anni apparentemente “dimenticata” dai mezzi di comunicazione, torna alla ribalta mediatica una delle malattie più odiose che abbiano mai colpito la salute pubblica Se sul fronte della medicina sembrano comparire i primi risultati che fanno ben sperare per un futuro vaccino contro il virus dell’Aids, su quello comunicazionale si registra la bufera mediatica [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em>Da alcuni anni apparentemente “dimenticata” dai mezzi di comunicazione, torna alla ribalta mediatica una delle malattie più odiose che abbiano mai colpito la salute pubblica<br /> </em><br /> Se sul fronte della medicina sembrano comparire i primi risultati che fanno ben sperare per un futuro vaccino contro il virus dell’Aids, su quello comunicazionale si registra la bufera mediatica intorno a una campagna pubblicitaria non profit lanciata nel settembre 2009 in Germania.<span id="more-9668"></span></p><p>Il video, della durata di 30 secondi circa, mostra un uomo e una donna fare sesso in una stanza in penombra. Impossibile scorgere l’identità della coppia. Quella di lui viene rivelata solo negli attimi conclusivi dello spot: il protagonista maschile ha il volto di Adolf Hitler. Subito dopo, ecco comparire il claim: “L’Aids è un omicida di massa. Proteggetevi”.</p><p>Chiaro il significato simbolico della campagna non profit: l’Aids è responsabile di milioni di vittime, per contrastarne la diffusione l’unica arma a disposizione è l’utilizzo del preservativo, soprattutto nel caso di rapporti occasionali. Il virus è responsabile di un vero e proprio sterminio, paragonabile a quello perpetrato dal Führer.</p><p>Il perché di questa scelta, viene chiarito dagli stessi creativi della Das Comitee che hanno realizzato lo spot: &#8220;Ci siamo domandati quale volto si poteva dare al virus, e non poteva essere un volto carino. La campagna è concepita per scuotere la gente, per mettere la questione dell&#8217;Aids al centro della scena e per rovesciare la tendenza alle relazioni sessuali non protette&#8221; (Fonte: rainews24.it).</p><p>Se l’intento era quello di shockare l’opinione pubblica, non si può certo negare che l’obiettivo sia stato pienamente raggiunto. Discorso diverso, invece, va fatto per l’opportunità o meno della scelta. Da anni oramai anche il mondo del non profit affida spesso il proprio messaggio a dei testimonial, più o meno celebri, più o meno appropriati.</p><p>Mai, però, era accaduto che il testimonial selezionato fosse non solo deceduto, non solo appartenente alla Storia, ma soprattutto responsabile di uno dei crimini contro l’umanità più deplorevoli e desolanti.</p><p>Ecco quindi che il dibattito a livello internazionale è andato concentrandosi sull’opportunità o meno di questa personificazione del virus. Può una malattia incarnarsi nel corpo di un uomo realmente esistito che ha ucciso consapevolmente, premeditando la distruzione di un intero popolo?</p><p>Una risposta critica arriva da Stephan Kramer, Segretario Generale del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi: “Hitler fa vendere. Le terapie d’urto sono certo il mezzo più diffuso nel mondo dei media per attirare l’attenzione. E funzionano. Il problema è che ci sono anche effetti collaterali. Questo è un insulto alle vittime dell’epoca nazista. E tra quanti sono stati inviati nei campi di concentramento ci sono stati anche migliaia di gay e lesbiche” (www.euronews.it).</p><p>E proprio qui sta il nocciolo della questione: è giusto che per creare “rumore” intorno a un problema così grave come quello dell’Aids, si faccia ricorso a una scelta reclamistica potenzialmente in grado di offendere la memoria di chi ha subito l’orrore dei campi di sterminio e della follia nazista? Non si corre il rischio che il malato di Aids possa essere percepito come un killer seriale, come un untore dell’orrore?<br /> La comunicazione sociale deve porsi questo tipo di problematiche. Non può non pensare a tutte le conseguenze delle proprie scelte: dalla correttezza del messaggio proposto, alla validità delle tecniche creative, al rispetto delle persone direttamente colpite dalla problematica oggetto di comunicazione.</p><p>Impazza il dibattito, come è giusto che sia, tra chi condanna duramente e chi invece giustifica la scelta effettuata. Frattanto, per verificare gli effetti di questa campagna di sensibilizzazione &#8211; che sembra aver creato più interesse intorno al testimonial che sul messaggio proposto &#8211; non ci resta che attendere: a breve arriveranno ulteriori spot che proseguono sul solco tracciato.</p><p>Protagonisti altri testimonial dell’orrore: Stalin e Saddam Hussein.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009668_aids-dalla-germania-testimonial-dell%e2%80%99orrore-in-una-campagna-non-profit/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Il nuovo album di Mina: &#8220;Facile&#8221; sì, ma non scontato</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/008845_il-nuovo-album-di-mina-facile-si-ma-non-scontato/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/008845_il-nuovo-album-di-mina-facile-si-ma-non-scontato/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 Dec 2009 17:04:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Aquilio</dc:creator> <category><![CDATA[Rubriche]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=8845</guid> <description><![CDATA[Un videoclip, brani azzeccati e a una voce che cambia pur restando uguale E’ da poco uscito il nuovo album di Mina, &#8220;Facile&#8221;. Quest’ultimo lavoro arriva a pochi mesi di distanza dal raffinato, e per certi versi sottovalutato (in Italia almeno, vediamo cosa succederà negli USA dove è uscito di recente) &#8220;Sulla tua bocca lo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un videoclip, brani azzeccati e a una voce che cambia pur restando uguale<br /> </strong><br /> E’ da poco uscito il nuovo album di Mina, &#8220;Facile&#8221;. Quest’ultimo lavoro arriva a pochi mesi di distanza dal raffinato, e per certi versi sottovalutato (in Italia almeno, vediamo cosa succederà negli USA dove è uscito di recente) &#8220;Sulla tua bocca lo dirò&#8221;, un cd di opere classiche/liriche che ha avuto il grande merito di riportare questo tipo di musica non solo negli i-pod dei giovani, ma anche in top ten.<span id="more-8845"></span></p><p>Tornando a &#8220;Facile&#8221;, colpisce innanzitutto la copertina: dietro i tratti di matita guidata da mano infantile che vanno a disegnare il volto di Mina, si nasconde invece la mano esperta di Mauro Balletti, storico collaboratore della cantante che ha più volte dimostrato di saperne cogliere l’animo e che realizza una delle cover più interessanti degli ultimi anni.</p><p>Ma del cd non si può trascurare la sostanza, ovvero le 12 canzoni (più una traccia fantasma) che ci regala la grande interprete. Chi scrive, ha avuto un “colpo di fulmine” uditivo con &#8220;Adesso è facile&#8221;, il singolo attualmente on air, cantato in duetto con Manuel Agnelli degli Afterhours. Una musica accattivante, un testo non banale per una delle canzoni più armoniose oggi in circolazione. E da qualche giorno, un’ulteriore novità, molto appetitosa: un video nuovo di zecca interpretato da Benedetta Mazzini, secondogenita di Mina alla quale assomiglia in modo impressionante, e non solo nel fisico. L’auspicio è che le varie reti musicali se ne accorgano e trasmettano il clip, a dimostrazione che oltre Lady Gaga c’è di più.</p><p>Il resto dell’album è un susseguirsi di ballate e canzoni arrangiate in modo moderno e asciutto da Franco Serafini, Nicolò Fragile, Gabriele Comeglio e Massimiliano Pani. Nell’insieme, emergono l’intensa &#8220;Con o senza te&#8221; nella quale Mina commuove cantando con un filo di voce, alla “molleggiata” &#8220;Volpi nei pollai&#8221;, alla rarefatta e suggestiva &#8220;Non ti voglio più&#8221; scritta da Boosta dei Subsonica, fino a &#8220;Ma tu mi ami ancora&#8221;, esempio lampante di come la voce di Mina sia davvero eccezionale, nel senso di fuori dalla norma.</p><p>Facile conferma la voglia di sperimentare di Mina, il suo coraggio professionale che l’ha portata negli ultimi anni ad abbracciare strade difficilmente collocabili sul mercato (tanto per usare le parole della sanguigna Maionchi), passando dalla musica sacra in latino, al jazz di Sinatra, alla canzone napoletana.</p><p>Insomma, in vista del Natale se amate regalare della buona musica un pensierino su Facile andrebbe fatto.E lo spazio di MediaticaMente è sempre a disposizione per accogliere eventuali pareri e critiche, commenti e consigli…Facile, no?<br /> Alla prossima!</p><p><em>Alessandro Aquilio, nato a L’Aquila 30 anni fa, lavora come Ufficio stampa di una multinazionale farmaceutica. È autore del libro “Parola di Testimonial” (ed. Lupetti), finalista al Premio Lamerica 2009. Su AbruzzoCultura è possibile leggere l&#8217;intervista ad Aquilio sul suo libro<br /> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/008845_il-nuovo-album-di-mina-facile-si-ma-non-scontato/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Comunicazione? Occhio agli aggettivi</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/007222_comunicazione-occhio-agli-aggettivi/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/007222_comunicazione-occhio-agli-aggettivi/#comments</comments> <pubDate>Fri, 16 Oct 2009 18:08:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandro Aquilio</dc:creator> <category><![CDATA[Rubriche]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=7222</guid> <description><![CDATA[L’articolo di oggi inaugura una nuova rubrica che lo Staff di Abruzzocultura.it ha avuto l’ardire di affidarmi. Il suo nome è MM – MediaticaMente, uno spazio per discutere di tutto quanto ha a che fare con il mondo dei media: da riflessioni sul sistema e sulle forme della comunicazione, al loro impatto nella nostra vita, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo di oggi inaugura una nuova rubrica che lo Staff di Abruzzocultura.it ha avuto l’ardire di affidarmi.</p><p>Il suo nome è MM – MediaticaMente, uno spazio per discutere di tutto quanto ha a che fare con il mondo dei media: da riflessioni sul sistema e sulle forme della comunicazione, al loro impatto nella nostra vita, all’analisi di notizie curiose, all’ultimo fenomeno mediatico, editoriale o cinematografico, fino all’attenzione al mondo dello spot.<span id="more-7222"></span></p><p>Ma soprattutto MM nasce come uno spazio dedicato ai lettori del sito, in cui scambiare commenti, opinioni e suggerimenti sui temi da trattare. L’augurio è proprio quello di creare un appuntamento fisso, una piazza virtuale, nella quale ritrovarsi per scambiare idee e pareri sugli argomenti più disparati, dai più seri ai più sfiziosi.</p><p>Rompiamo quindi il ghiaccio e introduciamo il primo tema branded MM.</p><p>È di qualche giorno fa la sconcertante dichiarazione dell’eccentrico stilista Karl Lagerfeld, che ha affermato quanto segue nel corso di un intervista al periodico &#8220;Focus&#8221;: «Solo le mamme grasse sono contrarie alle modelle che sfilano in passerella sul piccolo schermo».</p><p>Devo dire che a prima vista ho pensato di aver letto male, ma mi son dovuto ricredere quando ho scorso le righe successive: «Ci sono mamme grasse che si siedono davanti al televisore con i loro pacchetti di patatine e dicono che le modelle magre sono brutte. Il mondo della moda è fatto di sogni e illusioni e nessuno vuole vedere donne rotonde».</p><p>Tutto questo perché il giornale tedesco “Brigitte” ha scelto di non pubblicare più in copertina modelle eccessivamente magre, preferendo invece lasciare spazio alle donne “normali”, sulla scorta utilizzata ad esempio dal marchio Dove che da qualche anno a questa parte utilizza per le proprie campagne di comunicazione donne più a misura di consumatore.</p><p>Posto che il punto di vista di chi vende immagine è certamente proiettato verso la promozione di un modello di bellezza standard e di una donna plasmata sull’abito (e non viceversa), non credo però che siano state scelte le frasi più opportune per commentare la legittima scelta della suddetta Brigitte, che delle proprie copertine può fare ciò che vuole.</p><p>Già in passato il bravo stilista di Chanel è balzato agli onori della cronaca per dichiarazioni che hanno fatto molto discutere, spesso promuovendo un concetto di bellezza femminile inscindibilmente legato a quello di magrezza. E lui stesso si è sottoposto a un drastico cambiamento di immagine, perdendo oltre 40 kg in 13 mesi. Senza contare le molte testimonianze che puntano il dito con l’ossessione per la (s)forma fisica, vero cruccio per lo stilista.</p><p>Che siano leggende metropolitane o verità, sta di fatto che da giri di frase che descrivono “mamme grasse” intente a rimpinzarsi di schifezze davanti alla Tv, traspare un certo disprezzo per chi ha misure di bellezza non canoniche o accenni di forme sotto la biancheria.</p><p>Concetto assai delicato da trasmettere, soprattutto per evitare che in particolar modo il pubblico dei giovanissimi possa ritenere che solo magro è bello e se è molto magro, bello lo è ancor di più. Senza contare l’etichetta negativa attaccata sopra l’immagine delle mamme in carne.</p><p>E il rischio insito in messaggi come questo va sottolineato con forza, soprattutto in un Paese come il nostro in cui si contano oltre 200.000 persone affette da disturbi dell’alimentazione come anoressia e bulimia nervosa, che insieme rappresentano la prima causa di morte tra le ragazze di fascia di età compresa tra 12 e 25 anni.</p><p>È ovvio che chi si ammala di queste terribili malattie non lo sceglie né tantomeno lo fa dopo aver visto un manifesto pubblicitario. Ma probabilmente la promozione di modelli di bellezza inscindibilmente legati a un’idea di magrezza eccessiva influenza negativamente la percezione di cosa sia gradevole e cosa meno. Con conseguente riflesso sui processi di accettazione e autovalutazione.</p><p>Insomma, non so come la pensiate, ma personalmente ritengo che bisognerebbe puntare più sugli aggettivi di qualità che di quantità. Le persone, prima che essere grasse o magre, sono in primo luogo distinguibili in brave persone e cattive persone, in oneste e disoneste.</p><p>Da questa irrinunciabile classificazione, possono poi seguire tutte le altre. E, per concludere, ben venga il ricorso alla saggezza popolare del sempre valido “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”…Alla prossima!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/007222_comunicazione-occhio-agli-aggettivi/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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