<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Alessandra Renzetti</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/alessandra-renzetti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Nuovi incontri ad Ortona: “Parliamo d’Europa”</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022555_nuovi-incontri-ad-ortona-parliamo-deuropa/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022555_nuovi-incontri-ad-ortona-parliamo-deuropa/#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Feb 2012 13:12:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Eventi]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22555</guid> <description><![CDATA[Ancora una volta il dinamico comune di Ortona è pronto ad offrire a quanti siano interessati nuovi spunti per conversazioni mirate ed interessanti, perfezionate anche dalla presenza di diversi ospiti che daranno il loro contributo ai due incontri previsti per domenica 5 e sabato 11 febbraio 2012. Argomento centrale di questi incontri sarà infatti l’Europa [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-22557" title="incontri-ortona" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2012/02/incontri-ortona.jpg" alt="" width="180" height="256" /><br /> Ancora una volta il dinamico comune di Ortona è pronto ad offrire a quanti siano interessati nuovi spunti per conversazioni mirate ed interessanti, perfezionate anche dalla presenza di diversi ospiti che daranno il loro contributo ai due incontri previsti per domenica 5 e sabato 11 febbraio 2012.</p><p align="JUSTIFY">Argomento centrale di questi incontri sarà infatti l’Europa e sarà trattato all’interno della sala Eden di Ortona famosa per aver ospitato molte altre iniziative di grande interesse. È stata l’Associazione Culturale “Identità Europea” a promuovere gli incontri che saranno anche l’occasione per la presentazione di due nuovi libri oltre che per discutere di questo vasto e coinvolgente tema.</p><p align="JUSTIFY">Il primo appuntamento, che ci sarà domenica 5 febbraio alle 17.30 godrà della presenza di Franco Cardini docente di Storia Medioevale presso l’Università degli Studi di Firenze il quale mostrerà il suo nuovo libro dal titolo “Il turco a Vienna” edito da Laterza, 2011, mentre nella giornata di sabato 11 febbraio alle ore 17.30, sarà il Professor Giuseppe Girgenti, docente di Storia della Filosofia Antica presso l’Università Vita- Salute San Raffaele di Milano a presentare il suo ultimo libro dal titolo “Atene e Gerusalemme. Una fusione di orizzonti”, Il Prato 2011.</p><p align="JUSTIFY">Interverranno a queste iniziative anche il primo cittadino di Ortona, Nicola Fratino, l’Assessore alla Cultura della Provincia di Chieti, Remo Di Martino ed il giovane filosofo Andrea Fiamma, esperto promotore di cultura nel suo comune. A seguire ci sarà una vera e propria “Cena con l’Autore” presso il Ristorante “Al Vecchio Teatro”e quanti sono interessati dovranno chiamare il numero 333/9132466.</p><p align="JUSTIFY"><p align="JUSTIFY"><p align="JUSTIFY"> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022555_nuovi-incontri-ad-ortona-parliamo-deuropa/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>“Reminescenze” di Felice Marcantonio: “Il nonno Feliciano”.</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022525_reminescenze-di-felice-marcantonio-il-nonno-feliciano/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022525_reminescenze-di-felice-marcantonio-il-nonno-feliciano/#comments</comments> <pubDate>Sat, 14 Jan 2012 11:52:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Abruzzesistica]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22525</guid> <description><![CDATA[Gli anni passano velocemente: la vita scorre davanti ai nostri occhi ammaliandoci con i suoi profumi, le sue passioni, in alcuni casi anche rattristandoci con i suoi problemi eppure ci sono aspetti e situazioni che non dimenticheremo mai e rimarranno sempre impressi nella nostra mente diventando veri e propri ricordi oltre che parti integranti della [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Gli anni passano velocemente: la vita scorre davanti ai nostri occhi ammaliandoci con i suoi profumi, le sue passioni, in alcuni casi anche rattristandoci con i suoi problemi eppure ci sono aspetti e situazioni che non dimenticheremo mai e rimarranno sempre impressi nella nostra mente diventando veri e propri ricordi oltre che parti integranti della nostra esistenza.</p><p>Ugualmente emozionanti sono le “remiscenze” che il nostro amico Felice Marcantonio vuole condividere con noi lettori renderci parte integrante della sua vita..</p><p>“Mio nonno Feliciano, oltre alle sue attività di contadino e di pastore, faceva anche il boscaiolo ed il carbonaio, aiutato dai figli. Io, ragazzo, ero affascinato nel vedere le fasi di preparazione della carbonaia, quando mio padre mi conduceva con sé in montagna. Trovavo già il nonno a “depezzare” legna con l&#8217;accetta o a preparare la base della carbonaia. In quel periodo il nonno dormiva spesso solo dentro un precario capanno costruito tra i faggi, tranquillo come una pasqua, come fosse una cosa del tutto naturale. A volte si preparava anche il pasto, se era solo&#8230; Ripensandoci ora, a me vengono invece i brividi.</p><p>Di notte, si sa, il bosco si anima di ogni sorta di voci: civette, allocchi, gufi e barbagianni si sfogano in lugubri lamenti, simpatici solo ai poeti. Per la carbonaia prima bisognava preparare la base in uno spiazzo adatto e pianeggiante di circa 100-150 mq. La legna da carbonizzare era indicata dai militi forestali ed era di proprietà demaniale destinata ad uso civico previo compenso al Comune. Preparata la base con piccone e badile e resa il più possibile pianeggiante, con rialzi di zolle e pietre, si procedeva a comporre la carbonaia con tronchi di legna lunghi circa un metro e di diametro vario, di 20 cm al massimo. I tronchi più grandi si spaccavano in quattro o più parti. Ora che ne scrivo, rivedo il nonno all&#8217;opera con la pipa di terracotta spenta tra le labbra, con il corpetto liso e sbottonato e con la camicia, senza il collare, piuttosto insudiciata&#8230;Ad uno spuntone di ramo era appesa la giacca della quale era difficile conoscere la stoffa iniziale per le tante toppe che la costituivano. Una giacca pluridecorata insomma&#8230;Agiva in silenzio, con mosse precise, studiate. Tra le labbra aveva sempre, come detto, la sua pipa di terracotta spenta e ne ciucciava continuamente la cannuccia tanto che le ganasce assumevano la forma del sedere di galline. Un piccolo fuoco era sempre acceso a lato della carbonaia, per compagnia di giorno, mentre di notte, diceva nonno, per tenere lontani gli animali feroci e ridacchiava, sapendo di mentire. Allora non c&#8217;erano i cinghiali nel bosco ma, oltre agli innocui uccelli notturni, c&#8217;erano lepri, volpi, faine e martore, anch&#8217;essi innocui&#8230;. Quando sentiva il bisogno di prender fiato, si sedeva su un sasso e caricava la pipa per una fumatina. Usava il tabacco detto trinciato forte o, in mancanza, foglie secche di betonica frantumate, che raccoglieva e seccava lui stesso&#8230;Ho ancora impresso nella memoria l&#8217;originalissimo modo che usava per accendere la pipa. Toglieva dal fuoco, con una schiappa di legno, un pezzetto di carbone acceso, lo poneva nel palmo della mano e, agitandolo per non scottarsi, lo faceva scivolare nel cratere della pipa aspirando più volte. Mi fermavo a seguire incantato quelle nuvolette di fumo che gli uscivano di bocca a volte sottoforme di anelli come nei fumetti degli indiani. Solo quando il fuoco era spento, usava i fiammiferi di legno, gli &#8220;zolfanelli&#8221;, ma diceva che mai, e poi mai, avrebbe dato a qualcuno un centesimo se l&#8217;avesse visto accendere la pipa con i fiammiferi se nei pressi ci fosse stato un fuoco con brace viva.</p><p>Nonno iniziava l&#8217;attività di carbonaio verso fine aprile, appena dopo che nel bosco s&#8217;era sciolta la neve. Per prima cosa, con pali e frasche, si preparava il capanno, la &#8221; camera da letto &#8221; per passarvi le notti. Il materasso era costituito da uno strato di foglie secche dello spessore di una decina di centimetri. Si copriva con vecchie coperte militari o vecchi mantelli, anch&#8217;essi militari. Non so dire come se li fosse procurati, i mantelli, le cappe o mantelline, come si diceva. Mia nonna li aveva ritinti affogandoli in una tinozza di acqua entro cui faceva bollire noci acerbe, col mallo ancora verde. I mantelli assumevano un bel colore nerastro con riflessi azzurrini. Certo io non sempre ero vicino al nonno in tempo di scuola, ma d&#8217;estate sì, mi portava mio padre quando il nonno, aveva bisogno di lui per comporre la carbonaia o per insaccare il carbone.</p><p>Al centro dello spiazzo dove sarebbe sorta la carbonaia, mio padre o uno dei miei zii o il nonno stesso, scavano quattro profonde buche agli angoli di un virtuale quadrato di circa 80 cm di lato e collocavano in esse quattro lunghe pertiche di faggio belle dritte e ben fissate. Nasceva così le scheletro del camino della carbonaia. I tronchi di legna di non oltre un metro di lunghezza erano stati in precedenza disposti ai bordi dell&#8217;area interessata all&#8217;opera. Ora si lavorava in equipe,nonno e figli, ed anch&#8217;io cercavo di rendermi utile in qualche modo. Si cominciava a disporre sui quattro lati del camino i tronchi più grandi,uno sull&#8217;altro, formando una gabbia. In questa fase nessuno parlava, gli uomini sudavano per la fatica e, di tanto in tanto, si dissetavano bevendo a turno acqua direttamente dall&#8217;anfora di terracotta&#8230;L&#8217;anfora di terracotta, quanti ricordi! In dialetto si chiamava &#8221; la VOZZ&#8217;&#8221; per la sua forma panciuta, come un bozzo, entro cui l&#8217;acqua rimaneva fresca anche al sole. Ho capito il perché molto tempo dopo. quando ho appreso, studiando,il significato di capillarità. La terracotta è porosa, trasuda,e le micro particelle di acqua, uscendo, evaporano rapidamente sottraendo calore alla superficie dell&#8217;anfora che pertanto non si calda!</p><p>Ora il discorso si fa più arido dovendo sinteticamente descrivere la parte operativa di costruzione del manufatto. L&#8217; altezza della gabbia del camino era di circa 2,5-3 m. Era praticamente un prisma a base quadrata. Sempre in silenzio, o quasi, nonno,che coordinava anche il lavoro, papà e zii, disponevano ora i tronchi in piedi tutt&#8217;intorno ai lati della gabbia, leggermente inclinati. All&#8217;inizio su tre file ottenendo così il cosiddetto tronco di cono di base. In questa fase si usavano i tronchi di maggiore spessore che, essendo più vicini al camino e quindi nella zona a temperatura più alta, iniziavano a carbonizzare prima per essere in fase con la carbonizzazione dei più sottili tronchetti esterni. Si passava poi al secondo stadio poggiando i tronchi sopra quelli del primo stadio, in doppia fila, questa volta, mettendo sempre i più spessi verso la gabbia. Con un solo strato di tronchi sul secondo gradino si otteneva il terzo ed ultimo stadio. Poi il nonno e gli altri congiunti ponevano opportunamente altra legna sui tre livelli e tutt&#8217;intorno in modo da arrotondare gli spigoli fino ad ottenere una costruzione a cupola,di circa 15 m di diametro e alta,come detto in precedenza, intorno a 2,5-3 m. e con un buco al centro, il camino&#8230;A questo punto la soddisfazione del team era palpabile. Il nonno caricava la pipa,a testa bassa, senza parlare. Ora il grosso era fatto. Il completamento era rimandato al giorno dopo. Così stanchi e soddisfatti gli uomini tornavano a casa ed io con loro&#8230;.</p><p>Il giorno dopo non andammo nel bosco. Aveva piovuto per tutta la notte e non c&#8217;è nulla di peggio che maneggiare legna di faggio bagnata. Scivola dalle mani come anguille vive col rischio di farsi male. Allora non s&#8217;usavano guanti, ma solo le mani appunto, ruvide, callose e forti. Per il nonno stare in casa era una pena, non conosceva l&#8217;ozio, non sopportava i fannulloni, li chiamava: mangia pane a tradimento. Passò la giornata rosicchiando la cannuccia della pipa, spesso borbottando. Non saprei dire se esprimeva rammarico per l&#8217;imprevisto contrattempo o sfogasse la rabbia con qualche irripetibile bestemmia. Il giorno dopo mamma mi svegliò prima dell&#8217;alba, il tempo si era rimesso al bello, si vedevano ancora molte stelle e all&#8217;orizzonte i primi rosastri colori dell&#8217;alba&#8230; Una tazza di caffè d&#8217;orzo con una fetta di pane raffermo e via.. verso il bosco, con mio padre che aspettava fuori, già pronto, e zio Vincenzo col mulo a cavezza, per il trasporto del cibo e degli attrezzi. A quell&#8217;ora il nonno doveva essere già sul posto. L&#8217;avrete già capito, mio nonno, Feliciano, era uomo rude, a volte burbero, non cattivo, certo severo. Era il capo del clan, a tavola nessuno si sedeva prima di lui e nessuno s&#8217;alzava senza il suo consenso. Dati i tempi e per la sua cultura elementare, non vedeva di buon occhio che io studiassi. Una volta, tornando dal collegio, mentre lo salutavo, bruscamente mi disse: “ <em>abbosch&#8217;t&#8217; a magnà</em> ( guadagnati il cibo)”,come a dire che con lo studio non avrei avuto di che sostenermi. Uno dopo l&#8217;altro, i tronchi prima e i tronchetti dopo, si impilavano sui tre stadi della carbonaia, in modo da formare una cupola compatta e curando bene che non vi fossero spazi vuoti tra i legni. Cavità anomale avrebbero prodotto difetti di carbonizzazione. Due giorni occorsero perché tutta la legna prevista fosse sistemata&#8230;</p><p>Ora il lavoro si faceva più semplice. Mio nonno copriva la carbonaia con le frasche verdi dei faggi recisi, mentre mio zio e mio padre setacciavano il terriccio circostante, accumulandolo. Poi insieme coprivano la carbonaia con abbondante strato di foglie secche, raccolte in sito. Le foglie si ricoprivano infine con la terra stacciata usando come setaccio una vecchia rete da letto e badili. Si poneva in ciò la massima cura, l&#8217;isolamento della legna da carbonizzare doveva essere perfetta per evitare anomale combustioni. Doveva rimanere abbastanza terra a lato del manufatto per intervenire in tempo a spegnere eventuali focolai indesiderati. Finalmente la carbonaia era pronta; non restava che accenderla.</p><p>Un breve riposo per mangiare qualcosa, frittata con peperoni e cipolle, un sorso di vino casareccio, una passata del dorso della mano sulla bocca per asciugare le labbra e tutti di nuovo al lavoro. Da bere per me solo acqua, a sorsate, direttamente dall&#8217;anfora di terracotta. Restava da introdurre sterpaglie secche e minuti legnetti nel &#8220;camino&#8221; servendosi di una scala a pioli per accedere all&#8217;imboccatura. Si versava infine nel camino alcune palate di brace viva e sterpi accesi per avviare la combustione. Prima un fil di fumo, poi un flusso sempre più denso, erano segni di buona partenza. In questa fase, molto delicata, bisognava alimentare in continuazione il braciere della carbonaia con pezzetti sottili di legna, possibilmente secchi, per tener viva la combustione. Allo stesso tempo, sulla circonferenza della carbonaia, a circa mezzo metro dal suolo, si praticavano, con un palo appuntito, alcuni fori di pochi centimetri di diametro. Erano gli sfiatatoi per la fuoriuscita del vapor d&#8217;acqua. Bisognava alimentare il cratere per 24-36 ore, con interventi anche notturni, finché la brace non arrivasse quasi alla sommità del camino. Il calore prodotto in questa fase serviva ad attivare la carbonizzazione della legna prossima alla brace. A questo punto la trasformazione diventava autonoma e l&#8217;imboccatura veniva chiusa con frasche e terra. D&#8217;ora in poi la carbonaia doveva essere accudita con cura particolare tenendo in gran conto le esperienze precedenti. Per questo scopo restava solo il nonno, anche di notte, e a me toccava ogni giorno portargli il cibo. Il nonno ci dialogava con la carbonaia. Se l&#8217;attività gli sembrava troppa intensa chiudeva con la terra alcuni dei fori di respirazione o ne apriva altri lungo la parete a diversa altezza in caso contrario. A mano a mano che la cottura procedeva, la forma della carbonaia si modificata, implodeva su se stessa. Il colore azzurrognolo del fumo e l&#8217;odore acre avvertivano che la reazione era completata&#8230; C&#8217;era ora da liberare dal terriccio e dalle altre scorie il carbone prodotto, l&#8217;oro nero, come dicevano i sapienti. L&#8217;operazione richiedeva perizia ed attenzione. A fianco della carbonaia difatti erano disposte alcune taniche piene d&#8217;acqua. C&#8217;era anche un bel cumulo di terra setacciata. Tornavano in campo gli uomini di casa, ed io con loro, per le incombenze meno impegnative. Con rastrelli di legno a denti larghi, si scopriva pian piano la carbonaia ancora fumante. Con palate di terra o spruzzi d&#8217;acqua si spegnevano gli eventuali focolai ancora attivi o causati al momento da combustione spontanea. Il carbone, ancora caldo, si radunava in piccoli mucchi, nella piazzola per essere, una volta freddo, vagliato ed insaccato.<br /> Quanto tempo è passato ! Rivedo la faccia del nonno, piena di rughe e di polvere nera ovunque, sulle ciglia, dentro le orecchie e le narici, sui baffi, persino sulle labbra&#8230;Rivedo il mulo mentre veniva caricato che scuoteva la testa, o le orecchie, o la coda, per scacciare quel noiosissimo tafano. Rivedo&#8230;..!”</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022525_reminescenze-di-felice-marcantonio-il-nonno-feliciano/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Anche quest&#8217;anno il premio “D’Annunzio” rende omaggio a Pescara</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022276_anche-questanno-il-premio-%e2%80%9cd%e2%80%99annunzio%e2%80%9d-rende-omaggio-a-pescara/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022276_anche-questanno-il-premio-%e2%80%9cd%e2%80%99annunzio%e2%80%9d-rende-omaggio-a-pescara/#comments</comments> <pubDate>Fri, 21 Oct 2011 22:26:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[premi e concorsi]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22276</guid> <description><![CDATA[Nella città di Gabriele D’Annunzio, quando l’estate va via non trascina con se anche le iniziative culturali per cui essa è famosa; Pescara continua ad essere illuminata anche in autunno dal fascino di un premio che ormai si trova alla sua XIX edizione e si tratta proprio del famigerato “Premio D’Annunzio”. 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Tre sono le opere certe che verranno presentate: il busto di “Clemente De Caesaris” che aveva liberato l’Abruzzo dai Borbone, creato da Luigi Polacchi nel 1952, poeta e storiografo considerato il “Vate” del Risorgimento abruzzese italiano appunto; in seguito D’Emilio presenterà anche il ritratto di “Pasquale Castagna”,storico e giurista di Città Sant’Angelo, figlio del patriota Michelangelo realizzato da Paolo De Cecco nel 1867: essendo lesionato non è stato possibile presentare al pubblico anche il ritratto dello stesso Michelangelo che sottoposto ad opera di restauro, potrebbe essere presentato in una nuova occasione. Non mancherà anche la presentazione di un’ulteriore opera che è quella del ritratto di “Andrea Costantini”, capo dei mazziniani teramani, realizzato da Giuseppe Bonolis nella prima metà dell’800. Molte altre saranno le informazioni storiche presentate dallo stesso Andrea a quanti vorranno raggiungere il luogo della mostra.</p><p align="JUSTIFY">Un altro atteso intervento è quello del Professore di Sociologia presso l’ Università “G.D’Annunzio” di Pescara, Arturo Di Cera il quale esporrà nella giornata di sabato 29 ottobre presso la Sala Tosti dell’Aurum di Pescara il risultato dei suoi recenti studi inseriti all’interno del suo libro dal titolo “Dinamiche interpersonali. Come il linguaggio del corpo genera le relazioni”: presenterà il Professor Galliano Cocco ed oltre all’autore stesso saranno presenti anche l’Editore Giuseppe Laterza e la Professoressa Eide Spedicato. Si tratta di un volume che guarda soprattutto al concetto di cultura come forma di comunicazione e come forma di agire sociale che va a sottolineare l’ estensione della comunicazione interpersonale all’interno della quotidianità ed approfondisce il settore offerto da quella comunicazione complessa perché definita non verbale, eppure anche senza un effettivo dialogo, oggi l’uomo comunica ugualmente grazie ad un’evoluzione delle possibilità comunicative. La presentazione del volume e la mostra delle opere all’interno del Premio si sposano perfettamente: entrambe mettono in luce una forma di comunicazione tra “l’artista” ed il “mondo dei lettori”.</p><p align="JUSTIFY">La valutazione delle opere sarà affidata ad una giuria popolare ma anche ad una giuria tecnica con critici di professione che sapranno confrontarsi durante l’analisi dei lavori artistici.</p><p align="JUSTIFY">Molti sono coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo premio- simbolo per la città di Pescara, ma in particolare si ringraziano l’Assessore alla Cultura della Regione Abruzzo, Luigi De Fanis ed il Vice presidente della Provincia di Pescara Fabrizio Rapposelli.</p><p align="JUSTIFY">Per ulteriori informazioni si può consultare il sito <a href="http://www.premiodannunzio.com/" target="_blank">http://www.premiodannunzio.com/</a> .</p><p align="JUSTIFY">Un grande in bocca al lupo a tutti i partecipanti da culturainabruzzo.it !</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022276_anche-questanno-il-premio-%e2%80%9cd%e2%80%99annunzio%e2%80%9d-rende-omaggio-a-pescara/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Pretoro. In ricordo di Za Ndunièll&#8217; a mammoin&#8217;, la &#8220;levatrice&#8221;</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022220_pretoro-in-ricordo-di-za-nduniell-a-mammoin-la-levatrice/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022220_pretoro-in-ricordo-di-za-nduniell-a-mammoin-la-levatrice/#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Oct 2011 10:55:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22220</guid> <description><![CDATA[Questa è la storia di un altro grande personaggio di Pretoro e come sottolinea Felice Marcantonio nell&#8217;ultima parte della sua storia, si tratta di una donna poco ricordata; eppure ha avuto così tanta importanza da non poter fare a meno di menzionarla, almeno.. E&#8217; un personaggio che ancora una volta entra a far parte del [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la storia di un altro grande personaggio di <strong>Pretoro</strong> e come sottolinea <strong>Felice Marcantonio</strong> nell&#8217;ultima parte della sua storia, si tratta di una donna poco ricordata; eppure ha avuto così tanta importanza da non poter fare a meno di menzionarla, almeno.. E&#8217; un personaggio che ancora una volta entra a far parte del bagaglio culturale di questo paese: esso infatti viene raccontato proprio attraverso i suoi personaggi e la sua cultura. L&#8217;anima di un paese è simile ad un grande &#8220;puzzle&#8221; fatto delle molte anime dei suoi abitanti che si uniscono in un abbraccio virtuale e ne favoriscono il ricordo, senza perderne le tracce..</p><p>Lasciamoci raccontare da Felice chi fu questa &#8220;levatrice&#8221; di Pretoro..</p><p>&#8220;Si chiamava Antonia Baldassarre e proveniva da Manoppello, allora provincia di Chieti. Era venuta a Pretoro nella prima decade del 1900 già sposata e con tre figli piccoli, due femmine e un maschio. Era stata chiamata a Pretoro come levatrice professionale ( “<em>a mammoin’</em> “, la mammina, la levatrice). Nel 1900, il 23 agosto, aveva conseguito presso la Regia Università di Napoli il diploma di levatrice a firma dell’allora rettore Luigi Pinto in nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele III, per grazia di Dio e volontà della nazione, Re d’Italia.</p><p>L’uomo, che improvvidamente aveva sposato, era un fannullone vagabondo e presto il loro rapporto si incrinò tanto che una sera, dopo l’ennesimo diverbio, zà Ndunièll’ gli versò in testa una zuppiera di “sagne” bollenti ed il malcapitato capì che era ora di “smammare”. Partì per l’Argentina, anche se nessuno lo sa per certo, e se ne persero le tracce. Alla moglie restarono tre figli piccoli da mantenere.</p><p>Aiutava a nascere i bambini nelle misere casupole del paese. Bastavano un catino di acqua tiepida e la perizia delle sue mani . Era sempre disponibile con qualunque tempo e si accontentava di più che modesti compensi: un fascio di ceppi secchi, qualche uovo fresco, una bottiglia d’olio e altre cose del genere.</p><p>Oltre al suo mestiere che esercitava con riconosciuta e lodata bravura, sapeva ingegnarsi in tante altre attività. Cuciva indumenti, specie quelli di panno ruvido tessuto dalle massaie del paese, indistruttibili. Praticava iniezioni a chi ne aveva bisogno e, all’occorrenza, cavava anche i denti con una pinza che definire rudimentale vuol dire elogiarla. “Sciaccut’ la vòcch’ ngh’ l’acqua frèdd’, ordinava ad operazione conclusa ( sciacquati la bocca con l’acqua fredda )”.</p><p>Ricorrevano a lei soprattutto le mamme, ma non solo, a cercar consigli, in genere per i malanni dei bambini: “ Oddì, Nduniè, c’aija fa, stu cét’l’ n’n cach’ ! ( sto ragazzo non va di corpo!) “e lei consigliava il rimedio adatto, in questo caso una suppostina fatta a mano di sapone di casa. Oppure: “stu cét’l’ tè la sciòlt’, ch’ jaia dà? ( sto ragazzo ha la diarrea, che cosa gli devo dare?)” e lei suggeriva l’astringente appropriato, succo di limone e riso in bianco.</p><p>Alle ragazze da marito insegnava a cucire, a ricamare ed anche a preparare le coltri di lana per il letto. Mi par di rivederla mentre sistemava sullo spiazzo avanti casa un capace telaccio che fissava a terra con quattro chiodi agli angoli. Sul telaccio stendeva la stoffa che imbottiva con lana cardata usando spago e ago da materassaio.</p><p>Di molti bimbi era chiamata lei dalle neomamme a far da madrina al fonte battesimale, per il bene che le volevano e per sentita riconoscenza. Ne aveva tenuti a battesimo tantissimi negli oltre quarant’anni di attività. A volte si lamentava perché a Pretoro molti bambini nascevano d’inverno e lei doveva correre con qualunque tempo, anche nelle frazioni. “Per forza”, diceva, “s’accoppiano in primavera, quando si risveglia la natura…!”</p><p>Quando le cose non le andavano nel verso giusto, sfogava la rabbia con l’imprecazione :” p’ Crist’, Domino nostro!”, spesso reiterata! Con questa frase accompagnò il suo gesto liberatorio allorché versò in testa al marito, come s’è detto, la zuppiera di “sagne” bollenti che costrinse il malcapitato a togliere il disturbo…<br /> Per le frazioni più lontane, soprattutto d’inverno, qualche parente del nascituro veniva a prenderla col cavallo che lei montava, come un’amazzone, indossando sempre un paio di pantaloni alla zuava. Tanta ormai era l’esperienza in campo sanitario che il giovane medico del paese, Mario Civitarese, la voleva sempre appresso, durante le visite, per conoscerne il parere prima di declinare la diagnosi.<br /> E capitava talvolta che gli dicesse:” no, don Mario, non mi pare colite”, oppure :” è un ittero, ha le pupille gialle” ed altri numerosi interventi che il medico vagliava con attenta riflessione.<br /> Negli oltre quarant’anni di servizio era diventata un mito. Spesso i pretoresi vedendola, già vecchia, ma ancora attiva, si ripetevano tra loro:” chissà quanti mijécul’ a ttaccat’ za Ndunièll’( chissà quanti ombelichi ha legato zia Antoniella)”.</p><p>Già poco tempo dopo che era a Pretoro era indicata col solo epiteto: “a mammoin’…Ehi. mo so vést’ a mammoin’(ora ho visto la “mammina”)” oppure:” s’ sta fijà Marì…a mammoin’ sta dèntr’ “, e così via. Questo epiteto è passato poi ad indicare tutti i componenti della sua famiglia, figli e nipoti, ed è ancora diffuso anche ai tempi nostri tra questi discendenti.</p><p>Si ritirò dall’attività nel 1950. Il suo carattere austero e schivo, la sua cercata indipendenza, l’avevano portata, col passar del tempo, ad avere diversi dissapori con i parenti. Scelse perciò di vivere sola, nella sua casa di via Girone. Una delle figlie, Concettina, già madre di cinque rampolli, morì di parto. Toccò a lei, sostanzialmente, allevare i nipoti. Si rammaricava spesso della morte prematura della figlia Concettina. Dopo aver fatto nascere con successo centinaia di bambini, non era riuscita a salvare la figlia…! Non so come visse gli ultimi anni. Io a gennaio del 1951 andai a lavorare al nord. Seppi un giorno che si era serenamente spenta. Ora a Pretoro pochi la ricordano ancora…&#8221;</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022220_pretoro-in-ricordo-di-za-nduniell-a-mammoin-la-levatrice/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Pescara. Al via il corso di &#8220;Lingua e cultura neogreca&#8221;</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022144_pescara-al-via-il-corso-di-lingua-e-cultura-neogreca/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022144_pescara-al-via-il-corso-di-lingua-e-cultura-neogreca/#comments</comments> <pubDate>Thu, 29 Sep 2011 09:45:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[corsi]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22144</guid> <description><![CDATA[Tra le tante attività promosse dall’ormai famosa A.G.F.A. , l’Associazione dei Greci e Filogreci d’Abruzzo ce n’è una tanto attesa dagli amanti della cultura greca; si tratta del corso di lingua e cultura neogreca organizzato sempre con la costate collaborazione della “Comunità Ellenica di Brindisi, Lecce e Taranto” e con il prezioso contributo del centro [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-22145" title="corso greco" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/uploads/2011/09/corso-greco.jpg" alt="Pescara. Al via il corso di &quot;Lingua e cultura neogreca&quot;" width="600" height="497" /></p><p align="JUSTIFY">Tra le tante attività promosse dall’ormai famosa A.G.F.A. , l’Associazione dei Greci e Filogreci d’Abruzzo ce n’è una tanto attesa dagli amanti della cultura greca; si tratta del corso di lingua e cultura neogreca organizzato sempre con la costate collaborazione della “Comunità Ellenica di Brindisi, Lecce e Taranto” e con il prezioso contributo del centro di lingua “Dimitris Glaros” che ha sede a Brindisi.</p><p align="JUSTIFY">Si tratta del primo corso in assoluto di neogreco della nostra regione Abruzzo e per quanti abbiano voglia di avere notizie approfondite sul percorso linguistico l’appuntamento è per sabato 22 Ottobre alle ore 19.00 presso la sede dell’Assocral di Pescara che si trova a Piazza Pierangeli, 2.</p><p align="JUSTIFY">Si consiglia a quanti siano interessati di non mancare alla presentazione del corso, infatti esso ha una disponibilità limitata e si rischia di perdere la possibilità di prendere parte a questa nuova esperienza che aiuterà la diffusione e la promozione della lingua e della cultura greca in quell’Abruzzo desideroso di conoscere anche altre realtà culturali.</p><p align="JUSTIFY">Per qualsiasi informazione sul corso e sulla stessa associazione è possibile chiamare uno dei due numeri : 393.4265656 o 320.6367485 oppure mandare un fax al numero 085.9432605 ma anche una mail all’indirizzo <a href="mailto:info@agfabruzzo.org">info@agfabruzzo.org</a> .</p><p align="JUSTIFY">Auguriamo a tutti gli interessati una piacevole passeggiata con la cultura!</p><p align="JUSTIFY"> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022144_pescara-al-via-il-corso-di-lingua-e-cultura-neogreca/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Matteo Taglieri. Delicate parole di un elegante poeta</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0022050_matteo-taglieri-delicate-parole-di-un-elegante-poeta/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0022050_matteo-taglieri-delicate-parole-di-un-elegante-poeta/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Sep 2011 17:19:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=22050</guid> <description><![CDATA[La fragile emozione di un attimo e le delicate parole di un elegante poeta  Molto spesso ci fermiamo a riflettere sulla nostra vita, sui momenti e gli attimi che l’hanno caratterizzata e ci sembra realmente concreta l’idea che gli istanti più belli siano quelli che hanno un passo più rapido nell’andar via rispetto ai momenti [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-22051" title="deserto" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/deserto.jpg" alt="" width="600" height="161" /></em></p><p><em>La fragile emozione di un attimo e le delicate parole di un elegante poeta </em></p><p align="JUSTIFY">Molto spesso ci fermiamo a riflettere sulla nostra vita, sui momenti e gli attimi che l’hanno caratterizzata e ci sembra realmente concreta l’idea che gli istanti più belli siano quelli che hanno un passo più rapido nell’andar via rispetto ai momenti più dolorosi che invece sembrano incarnare la matrigna cattiva di una “Cenerentola” afflitta, sempre presente ma costantemente pronta a rimproverare ed a mettere in castigo per aver solo sfiorato la perfezione.</p><p align="JUSTIFY">Però poi in realtà comprendiamo anche che i momenti belli sono quelli che imprigionano la nostra mente e che stanno più a lungo nel nostro cuore e nella nostra anima: tra la gioia di quell’attimo vissuto e la persona è evidente un matrimonio fatto di passione; ogni istante verrà ricordato con enfasi ed ogni singolo attimo verrà descritto quasi a voler rendere partecipe tutti coloro, che ci stanno vicino, della stessa inarrestabile emozione.</p><p align="JUSTIFY">Ringrazio il mio amico e poeta Matteo Taglieri per avermi aiutato: “Caro amico, sei riuscito in poche e sentite parole a darmi la possibilità di concretizzare l’emozione provata durante un viaggio durato un istante che velocemente è andato via, quell’istante fatto di lacrime di commozione, quell’istante fatto di sorrisi e sorprese in cui ho osservato e calpestato una terra vera, una superficie fatta di storia e di legami che non avranno mai fine, una terra sacra in cui vivere ed emozionarsi coincidono”.</p><p>“<em>Fragile fiore<br /> è un giorno felice,<br /> che subito s&#8217;apre<br /> che subito muore”.</em></p><p align="JUSTIFY">Nei versi di Matteo c’è una verità assoluta: un momento felice infatti è come quel fiore che quando sboccia stupisce per la sua bellezza, però poi muore, provocando una tristezza che però con il tempo verrà offuscata dal ricordo di quella bellezza mai vista prima.. come il ricordo di quella sacra Giordania dorata che in precedenza era stata solo immaginata.</p><p>(<em>Deserto della Giordania</em> foto di Alessandra Renzetti)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0022050_matteo-taglieri-delicate-parole-di-un-elegante-poeta/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>&#8220;Impressioni d’estate&#8221;: i versi autentici di Matteo Taglieri</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0021980_impressioni-d%e2%80%99estate-i-versi-autentici-di-matteo-taglieri/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0021980_impressioni-d%e2%80%99estate-i-versi-autentici-di-matteo-taglieri/#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Sep 2011 17:06:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=21980</guid> <description><![CDATA[Seduti sulla neve d&#8217;estate benedicemmo la terra dei frutti che inaspettati ci diede - amari - e con gioia folle e sconosciuta li sacrificammo a un dio volubile e ventoso. Non sono le temperature a scandire le stagioni, ma è il cuore a guardare oltre le caratteristiche dei mesi, dei giorni, degli anni.. E così [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Seduti sulla neve<br /> d&#8217;estate<br /> benedicemmo la terra<br /> dei frutti che inaspettati ci diede<br /> - amari -<br /> e con gioia folle e sconosciuta<br /> li sacrificammo a un dio volubile e ventoso. </em></p></blockquote><p align="JUSTIFY">Non sono le temperature a scandire le stagioni, ma è il cuore a guardare oltre le caratteristiche dei mesi, dei giorni, degli anni.. E così anche se ora la stagione estiva volge al termine le emozioni continuano ad accarezzare le nostre anime, come se volessero farci ricordare le lunghe passeggiate fatte in una terra lontana, la cui immagine non può essere rimossa con facilità dalla nostra mente e la cui bellezza ci invita con costanza a parlare di lei.</p><p align="JUSTIFY">“<em>Seduti sulla neve d’estate..”</em>così intanto i pensieri vagano aiutandoci andare oltre l’ordinaria realtà delle cose ed è lo stesso Matteo Taglieri giovane poeta abruzzese in questa poesia che ci aiuta ad concepire ma anche a riflettere sulla bellezza di una divina consistenza del mondo fatta di animo e di materia, fatta di spirito e di corpo, fatta di sogno e di realtà.</p><p align="JUSTIFY">La sua è una poesia che va oltre i confini del mondo e che prega il lettore di sedere su una poltrona affinché goda dello splendore di uno spettacolo e dunque osservi la bellezza del creato come se esso fosse un unico e continuo tramonto dai colori accesi che segna la fine di un giorno ma esorta a realizzare l’arrivo di un nuovo giorno.</p><p align="JUSTIFY">L’intima poesia di Matteo è fatta di versi elevati, nati dall’espressività dei suoi stati d’animo, un animo elegante che ha saputo adattarsi perfettamente ai momenti gioiosi ed ai momenti brutti della sua esistenza. I termini che egli stesso utilizza sembrano essere i profili dei soggetti di un quadro che vanno analizzati fino in fondo per poter essere capiti; la lettura dei suoi versi però sembra essere musica di cui necessitiamo in alcuni oscuri istanti della nostra vita.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0021980_impressioni-d%e2%80%99estate-i-versi-autentici-di-matteo-taglieri/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Le emozioni d&#8217;artista: Felice Marcantonio e alcuni ricordi della sua vita</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0021058_le-emozioni-dartista-felice-marcantonio-e-alcuni-ricordi-della-sua-vita/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0021058_le-emozioni-dartista-felice-marcantonio-e-alcuni-ricordi-della-sua-vita/#comments</comments> <pubDate>Wed, 10 Aug 2011 13:22:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=21058</guid> <description><![CDATA[Il vento forte Ha cessato il suo canto&#8230; Ora solo la brezza suona Il suo flauto di canna. Danzano le foglie Del noce e del ciliegio Senza stormire. Poco oltre sul pino Si sgola un verzellino. Tutto è ancora verde; Solo il ciliegio Ha già sui rami, Precarie, Alcune foglie gialle. La riconoscete? È la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-21059" title="scoiattolo-felice-marcantonio" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/scoiattolo-felice-marcantonio.jpg" alt="" width="180" height="271" /></p><p><em>Il vento forte</em></p><p>Ha cessato il suo canto&#8230;</p><p>Ora solo la brezza suona</p><p>Il suo flauto di canna.</p><p>Danzano le foglie</p><p>Del noce e del ciliegio</p><p>Senza stormire.</p><p>Poco oltre sul pino</p><p>Si sgola un verzellino.</p><p>Tutto è ancora verde;</p><p>Solo il ciliegio</p><p>Ha già sui rami,</p><p>Precarie,</p><p>Alcune foglie gialle.</p><p>La riconoscete? È la magica penna di Felice Marcantonio e questa è una delle poesie più belle del nostro amico ed artista abruzzese; il nome di questo componimento in versi è <em>“Cogli l’attimo..” </em>e lui, grande osservatore della natura, ha saputo osservare l’ambiente che lo ha da sempre cullato attimo per attimo dunque..</p><p align="justify">I suoi, sono versi sempre diversi, sempre curati, fotografie di una natura così variegata pur essendo sempre la stessa, pur avendo sempre lo stesso nome, eppure cambia di anno in anno, di stagione in stagione, di emozione in emozione. Le opere di Felice sono riuscite a dirci molto di lui, ci hanno aiutato a capire molto anche della sua vita, eppure mi sono permessa di porgli delle domande le cui risposte per molti saranno ancora una volta poesia..</p><p><em><strong>Se pronuncio la parola &#8220;Abruzzo&#8221; a cosa pensi? </strong></em></p><p>«Alla Majella.. Sono figlio della Majella, per me la più bella di tutte le montagne&#8230;ho vissuto 32 anni tra le Alpi, a Domodossola, maestose e superbe&#8230;Esse però non mi hanno dato il calore che ricevo invece da Maja. Pretoro, dove son nato e dove son tornato, è una perla incastonata tra le sue pietre: <em>Pr&#8217;tor&#8217; sta ttaccat&#8217; a la muntagn&#8217;&#8230;T&#8217; par&#8217; nu pr&#8217;sép&#8217; da luntan&#8217;..</em>.»</p><p><em><strong>..Majella: lo sfondo della tua esistenza, l&#8217;immagine costante della mia vita.. è lei che ispira la tua arte?</strong></em></p><p>«Si..Ho sempre sofferto, vivendo lontano, una struggente nostalgia. Molte mie poesie, in lingua o in dialetto, ne sono pervase.<br /> La Majella per me è una enciclopedia che mi mostra, ora che son vecchio, più ancora di quando giovane la subivo per il suo fascino e le sue peculiarità &#8230;Mi sono sentito sempre in simbiosi con lei&#8230;Ho imparato a conoscere i suoi boschi, le sue erbe aromatiche, i suoi profumi. Insomma molte sue voci&#8230;.Il volo a spirale della poiana, per esempio oppure il mormorio del fiume Foro. <em>&#8220;.. con impeto&#8230; dalla rupe si stacca.. Il superbo rapace”</em> .. così inizia una mia poesia : la poiana. Proprio &#8221; Il fiume Foro&#8221; invece è il titolo di un&#8217; altra poesia<em>: &#8230;il fiume che un tempo/ inondava i coltivi/ ora s&#8217;avverte appena&#8230;&#8230;.Tra i suoi anfratti /sonnecchia la salamandra</em>&#8230;.non vedevo l’ora di tornare a &#8220;casa &#8220;con la famiglia, dopo il lungo periodo passato al nord tra le ciminiere della Montedison, anche se sono rientrato a Pescara dove ho casa».</p><p><em><strong>Vieni spesso a Pescara? </strong></em></p><p>«A Pescara però io ci sto poco, scappo a Pretoro molto spesso e mi rifugio nel mio albergo,&#8221; Lo Scoiattolo&#8221; che ora gestiscono i miei figlioli. A costruirlo, anche col mio contributo, sono stati due miei fratelli, entrambi scapoli e prematuramente scomparsi. Per diversi anni l&#8217;ho gestito io in prima persona e mi sono anche molto divertito nell&#8217; inventare, per subentrata passione, manicaretti innovativi&#8230;Ma cuocere carni alla brace, agnello, vitello, salsicce ecc. è stato, ed ancora è per quanto mi consente l&#8217;età (82 cocuzze), la mia &#8221; specialità&#8221;. La curiosità di chimico ( il mio mestiere) e la passione per le erbe aromatiche mi hanno consentito di preparare diversi &#8220;intrugli&#8221; ed una miscela bilanciata di quattordici erbe e sale per insaporire le carni&#8230;</p><p>E intanto continuo la mia attività di &#8221; pennarolo&#8221; scrivendo poesie e racconti per mio diletto e quello, spero, degli amici&#8230;..»</p><p><strong>&#8220;Lo Scoiattolo&#8221;&#8230;come mai hai avuto l&#8217;idea di costruire un albergo tra le tue montagne?</strong></p><p>«L&#8217;idea di costruire uno chalet in media montagna nel lontano 1955 nacque tra me ed i miei fratelli da un&#8217;esigenza pratica&#8230;Io ero già da alcuni anni al nord e lanciai l&#8217;idea che fu raccolta. Furono poi i miei fratelli con le loro braccia a costruire una prima baracca dove cominciarono l&#8217;attività. Si pativano le ristrettezze del periodo&#8230;O l&#8217;espatrio o costruirsi una attività&#8230;Tempi duri. Economicamente aiutavano i genitori&#8230;Papà era venditore ambulante, contadino, pastore e così i miei fratelli&#8230;E poi un po&#8217; alla volta &#8230;».</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-21060" title="scoiattolo-felice-marcantonio-2" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/scoiattolo-felice-marcantonio-2.jpg" alt="" width="550" height="413" /><br /> (Immagine invernale dell’albergo “Lo Scoiattolo” presa dal sito www.loscoiattolomaiella.it )</em></p><p>Quando ho chiesto a Felice dove ha scritto la poesia “Cogli l’attimo..”, mi ha risposto che era seduto su una panchina del suo albergo: osservava il panorama ed ascoltava i suoni della natura mentre ne era ispirato.. non è difficile capire il perché..</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0021058_le-emozioni-dartista-felice-marcantonio-e-alcuni-ricordi-della-sua-vita/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roccamontepiano. Omaggio a &#8220;Sand Rocc&#8221;: gli Stadio in concerto</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020972_roccamontepiano-omaggio-a-sand-rocc-gli-stadio-in-concerto/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020972_roccamontepiano-omaggio-a-sand-rocc-gli-stadio-in-concerto/#comments</comments> <pubDate>Tue, 02 Aug 2011 10:51:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category> <category><![CDATA[Feste popolari]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20972</guid> <description><![CDATA[Roccamontepiano (Ch), sorgente di San Rocco Quest’anno una delle feste religiose, da sempre, più attese d’Abruzzo sarà arricchita da un evento musicale che, da come si prevede, attirerà un gran numero di persone: si parla della festa di “Sand’ Rocc” (San Rocco) a Roccamontepiano in provincia di Chieti. In occasione di questa festività infatti si [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em><img class="alignnone size-large wp-image-20973" title="Roccamontepiano (Ch), sorgente di San Rocco" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/foto-Roccamontepiano004-600x400.jpg" alt="Roccamontepiano (Ch), sorgente di San Rocco" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Roccamontepiano (Ch), sorgente di San Rocco</em></p><p align="justify">Quest’anno una delle feste religiose, da sempre, più attese d’Abruzzo sarà arricchita da un evento musicale che, da come si prevede, attirerà un gran numero di persone: si parla della festa di “Sand’ Rocc” (<strong>San Rocco</strong>) a <strong>Roccamontepiano</strong> in provincia di Chieti.</p><p align="justify">In occasione di questa festività infatti si esibiranno in concerto gli “Stadio”, un gruppo simbolo della musica italiana apprezzato sia dal pubblico adulto che dal pubblico giovane. Il concerto, completamente gratuito, emozionerà quanti parteciperanno nella serata di venerdì 12 agosto alle ore 21.30 nel Parco della Grava.</p><p align="justify">Questo concerto inaugurerà i festeggiamenti in onore del Santo che si estenderanno fino al 16 agosto e per l’occasione infatti non mancheranno fiere e spettacoli, ogni giorno, dalle prime ore del mattino sino a tarda sera; si concluderanno martedì 16 agosto con la vera e propria festa religiosa in cui al mattino sfileranno le famose “Conche di San Rocco”, mentre nel tardo pomeriggio ci sarà la solenne processione.“CONCERTO di SAN PIETRO” (Comune e comitato feste). Ore 21.00 Area archeologica di San Pietro “Giuliano Di Berardino e Vincenzo De RITIIS in concerto”</p><p>GIOVEDì 11 AGOSTO 2011<br /> “FESTA DEI BAMBINI” (Comune e comitato feste)<br /> Ore 21.00 Via Roma Roccamontepiano musica e animazione per bambini</p><p>VENERDì 12 agosto concerto degli STADIO: ingresso libero<br /> Ore 19.00 Via Roma Roccamontepiano – gastronomia, sagra della pizza, luna park e fiera dell’artigianato<br /> Ore 21.00 Parco naturale della Grava – Roccamontepiano concerto con gli STADIO INGRESSO LIBERO<br /> Info 0871 77470 – 339 8364852</p><p>SABATO 13 AGOSTO 2011<br /> SAGRA DEL COCOMERO (Comitato Feste)<br /> Ore 19.00 Via Roma Roccamontepiano – gastronomia, sagra del cocomero, sagra della pizza, luna park e fiera dell’artigianato<br /> Ore 21.00 “Rocco Cogcciaglia Band” (liscio, anni 70)<br /> Ore 22.00 Parco dei Carpini Notte DANCE</p><p>DOMENICA 14 AGOSTO 2011<br /> &#8220;ROCCAinStrada” (Buskers festival Roccamontepiano) e Sagra della PIZZA<br /> località San Rocco ROCCAMONTEPIANO (Ch)<br /> Ore 06.30 località San Rocco ROCCAMONTEPIANO (Ch) Fiera di San Rocco, gastronomia e artigianato<br /> Ore 19.00 Sagra della pizza<br /> Ore 21.00 esibizione di spettacoli teatrali di strada compagnie internazionali di artisti per le strade e le piazzette del paese.<br /> Ore 22.00 Parco dei Carpini Notte DANCE<br /> Info 0871 77470 – 339 8364852</p><p>LUNEDì 15 AGOSTO 2011(comitato feste)<br /> “FESTA della Madonna dell’ASSUNTA e SAN ROCCO”<br /> località San Rocco ROCCAMONTEPIANO (Ch)<br /> Ore 06.30 Fiera di San Rocco, gastronomia e artigianato<br /> Ore 20.30 Piazza San Rocco Roccamontepiano Spettacolo di Cabaret con NDUCCIO e “il Sentimento Agricolo” orchestra<br /> Ore 23.00 Parco dei Carpini Notte DANCE<br /> Ore 23.30 Fuochi d’artificio</p><p>MARTEDI’ 16 AGOSTO 2011 (comitato feste)<br /> “FESTA DI SAN ROCCO”<br /> località San Rocco ROCCAMONTEPIANO (Ch)<br /> Ore 06.30 Fiera di San Rocco, gastronomia e artigianato<br /> Ore 07.00 Via Roma Roccamontepiano accoglienza dei pellegrini<br /> Ore 09.00 SFILATA delle CONCHE di SAN ROCCO<br /> Ore 19.00 SOLENNE PROCESSIONE di SAN ROCCO<br /> Ore 21.00 CONCERTO BANDISTICO “CITTA’ di CHIETI”<br /> Ore 22.00 Parco dei Carpini Notte DANCE<br /> Ore 23.30 Fuochi d’artificio<br /> Ore 24.00 estrazione biglietti della lotteria<br /> La serata terminerà con i fuochi d’artificio e l’estrazione dei biglietti della lotteria.</p><p align="justify">Per un programma più dettagliato di questa festività e molte altre, può essere consultato il sito del comune <a href="http://www.comune.roccamontepiano.ch.it/" target="_blank">http://www.comune.roccamontepiano.ch.it/</a> alla voce “eventi”, dove si potranno trovare anche numeri di riferimento da chiamare per maggiori informazioni.</p><p align="justify">È una vera e propria occasione per vivere qualche giorno la bellezza della tradizione abruzzese!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020972_roccamontepiano-omaggio-a-sand-rocc-gli-stadio-in-concerto/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pretoro. &#8220;Za Carmel&#8221;, l&#8217;anima buona ricordata da Felice Marcantonio</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020970_pretoro-za-carmel-lanima-buona-ricordata-da-felice-marcantonio/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020970_pretoro-za-carmel-lanima-buona-ricordata-da-felice-marcantonio/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 14:20:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Abruzzesistica]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20970</guid> <description><![CDATA[Ebbene si, anche se nel bel mezzo dell’estate questo tempo fa i capricci, a noi piace comunque vivere godendo delle bellezze della nostra regione; ci basta soltanto ricordare episodi legati al suo passato per emozionarci ed in questo chi può aiutarci se non il mago della scrittura del paese di Pretoro, Felice Marcantonio? Lacrime leggere [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #800000;">Ebbene si, anche se nel bel mezzo dell’estate questo tempo fa i capricci, a noi piace comunque vivere godendo delle bellezze della nostra regione; ci basta soltanto ricordare episodi legati al suo passato per emozionarci ed in questo chi può aiutarci se non il mago della scrittura del paese di Pretoro, Felice Marcantonio?</span></p><p align="justify"><span style="color: #800000;">Lacrime leggere di commozione e sorrisi ci accompagnano nella lettura dei suoi geniali racconti che fanno parte di un piccolo museo letterario in cui sono “osservabili” personaggi e situazioni che hanno attraversato la sua vita di paese e della quale, sappiamo già, lui non smetterà mai di volerci parlare, e della quale noi non smetteremo mai di voler sapere dato che ormai ne siamo incantati.</span></p><p align="justify"><span style="color: #800000;">È bello conoscere attimi e “signori” e “signore” della genuina vita di paese che ancora oggi stupisce per le sua semplicità contrapposta alla vita di città che invece non appare sempre piacevole ed a volte anche troppo pesante. Ancora una volta facciamoci raccontare da Felice, com’era simpatico vivere nella sua amata Pretoro in passato quando non si potevano ancora condividere queste piacevoli storie semplicemente attraverso un computer..</span></p><p align="justify"><span style="color: #800000;">Scrive Felice:</span></p><p align="justify">«Za Carmél’Cuntélij’, come tutti a Pretoro la chiamavano, ridesta in me, ricordandola, un sentimento di profonda simpatia. Il suo cognome era “ Pietrantonio”, ma pochi lo sapevano, né aveva particolare importanza saperlo. Nel paese indicare le persone con un soprannome era la regola, dato che in quasi tutte le famiglie, allora piuttosto numerose, c’erano diversi casi di omonimia di “rinnovare” al battesimo i nomi dei parenti anziani, i nonni in particolare.</p><p>Abitava sola vicino casa mia e tutte le volte che tornavo dal collegio mi diceva col suo vocione : <em>gna stì ?…Sì rm’néut’</em>(come stai ?…Sei tornato).</p><p align="justify">Compare e comare erano e sono appellativi riservati ai padrini e alle madrine nei battesimi e nelle cresime. Non essendo, za Carmèl’, madrina di nessuno della mia famiglia, l’epiteto, lo seppi dopo, derivava dallo scambio di un mazzetto di fiori di campo tra za Carmél’ e mia nonna, Anna. Il mazzolino di fiori era chiamato a Pretoro e in altri luoghi d’Abruzzo: “ u ramaijétt’”!</p><p align="justify">Chi voleva stabilire con un’altra persona un rapporto di amicizia o voleva rinsaldarla, inviava alla persona scelta e solo il 24 giugno, san Giovanni, il mazzetto di fiori a mezzo di qualche ragazzo “postino”. La risposta, se e quando c’era, doveva pervenire entro la settimana successiva.</p><p align="justify">Se la risposta c’era, si diventava “ compari e comare”, praticamente a vita, e tali diventavano tra loro anche gli altri componenti delle due famiglie. Non solo, ma il titolo veniva anche ereditato per alcune generazioni.</p><p align="justify">Ecco la ragione per cui za Carmél’ mi chiamava compare. Era comare di mia nonna e quindi anch’ io ero suo compare e lei mia comare…!</p><p align="justify">La ricordo vestita quasi sempre allo stesso modo. Sul davanti della gonna, molto pieghettata, portava sempre un grembiulone ( a mantér’) legato alla vita. Una tasca sul grembiule, a sinistra, di panno diverso, le serviva per il fazzoletto e per la corona del rosario. Si copriva la testa quasi sempre con una specie di foulard di lana “ u fazzùl’ pa còccij’” nel classico modo usato a Pretoro da tutte le donne d’età…Si univano due angoli opposti per formare un triangolo isoscele. Sulla fronte poggiava la base del triangolo, un lembo copriva la nuca, gli altri due scendevano lungo le gote e venivano o legati sotto il mento, in caso di freddo o maltempo, oppure ripiegati sul capo.</p><p align="justify">Za Carmél’ si guadagnava da vivere raccogliendo erbe aromatiche e medicinali tra cui valeriana, capelvenere, i fiori gialli del verbasco, le radici della genziana gialla, la profumata santoreggia ecc. Tutte piantine che la Maiella ancora dispensa generosamente. Nessuno ha mai saputo chi le avesse insegnato a distinguerle tra le tante altre presenti sul territorio.</p><p align="justify">Parte le vendeva ai farmacisti del circondario e parte le portava a piedi a Casacanditella per darle a za Cristinèll’, “la magara” che le usava per le sue pozioni…magiche!</p><p align="justify">In estate raccoglieva anche fragoline di bosco e lamponi ( o frall’nghèll’) che, sempre a piedi andava a vendere a Chieti che dista da Pretoro ben 27 km…</p><p align="justify">Era donna devotissima, soprattutto della Madonna della Mazza. Da circa 7 secoli la statua, per 10 mesi all’anno, sosta nel omonimo santuario sito a 1000 m s.l.m., ai margini della faggeta. Durante i mesi di maggio e giugno, è esposta alla venerazione dei fedeli in paese, nella chiesa di san Andrea. L’ultima domenica di aprile si raggiunge a piedi il santuario ( 6 km ) da dove inizia il pellegrinaggio con la statua verso il paese.. Sempre a piedi, la prima domenica di luglio, la statua è ricondotta nel santuario. In entrambi i casi risuonano canti e preghiere i cui echi dissolvono nelle pittoresche valli che si stendono lungo il percorso. Il canto più popolare, al tempo di questa storia, era: <em>bella Tu sei</em><em>qual sole</em>…<em>bianca com’è la neve</em>…che si intonava a squarciagola, nonostante i disagi, in particolare a luglio, per la calura e per il dolore dei piedi, piagati da calzature incotechite dal tempo e dall’uso.</p><p align="justify">La strada era una mulattiera, in più punti dissestata. E notevole era la pendenza. La pia donna, col suo saper fare, prima dei pellegrinaggi, radunava quanti più ragazzi poteva per far loro scansare i sassi lungo il sentiero, almeno per un paio di chilometri. Soprattutto nella zona detta “ i rutticéll’”, piccole grotte, da cui i sassi franavano. Così si rendeva più agevole il passaggio dei pellegrini. E così fu per tanti anni…|</p><p align="justify">Quando, per l’età avanzata, non potè più partecipare al pellegrinaggio, passava molto tempo, spesso anche da sola, al cospetto della “sua” Madonna nella chiesa di San Andrea, dove la statua sostava nei mesi di maggio e di giugno. Seguitava a tormentare i grani d’una coroncina del rosario e, con le labbra in continuo movimento, biascicava un’ interminabile preghiera.</p><p align="justify">Aveva oltre 90 anni quando per l’ultima volta volle salutare la Madonna prima che se ne tornasse in montagna. A fatica salì alcuni gradini della chiesa: sì fermò aggrappata al corrimano in attesa che uscisse la statua. All’apparire di questa le si illuminò il viso; con gli occhi lucidi e guardandola intensamente esclamò col suo solito vocione: <em>e mmò…T’ n’arvì</em> ?( e adesso…te ne rivai ?)».</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020970_pretoro-za-carmel-lanima-buona-ricordata-da-felice-marcantonio/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Corso di Neogreco 2012</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020838_corso-di-neogreco-2012/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020838_corso-di-neogreco-2012/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Jul 2011 10:51:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[corsi]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20838</guid> <description><![CDATA[Tra le tante novità osservabili nel cuore dell’Abruzzo ce n’è una incoraggiata dall’Associazione dei Greci e Filogreci d’Abruzzo grazie alla capacità dell’ organizzazione del Presidente Stefano Scagliarini ed i suoi preparatissimi collaboratori: finalmente nella nostra regione, per la prima volta verrà organizzato un corso di lingua neogreca. Il corso è stato organizzato grazie alla collaborazione [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-20843" title="corso-neogreco" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/corso-neogreco.jpg" alt="Corso di Neogreco" width="600" height="415" /></p><p>Tra le tante novità osservabili nel cuore dell’Abruzzo ce n’è una incoraggiata dall’<strong>Associazione dei Greci e Filogreci d’Abruzzo </strong>grazie alla capacità dell’ organizzazione del Presidente <strong>Stefano Scagliarini</strong> ed i suoi preparatissimi collaboratori: finalmente nella nostra regione, per la prima volta verrà organizzato un corso di <strong>lingua neogreca</strong>.</p><p>Il corso è stato organizzato grazie alla collaborazione del centro di diffusione della lingua greca <em>“Dimitris Glaros”</em> e della comunità ellenica di Brindisi, Lecce e Taranto.</p><p>Il corso è aperto a tutta la cittadinanza abruzzese che vorrà partecipare: esso si terrà presso l’aula corsi della sede assocrale a Pescara e precisamente in Piazza Pierangeli n. 2 (nei pressi del nuovo ospedale). Le lezioni avranno una durata di 120 minuti e si inizierà da un livello base proprio per non creare difficoltà a chi per la prima volta si avvicina a questa lingua; la preparazione sarà utile anche per sostenere esami di certificazione di lingua neogreca.</p><p>L’inizio del corso è stato programmato per la prima settimana di ottobre 2011, mentre la conclusione è prevista per maggio 2012, e possono essere inseriti nel dettaglio i costi. L’importo dovuto per i soci sarà di 79€, per gli studenti di qualsiasi ordine e grado 85€, mentre per coloro che non sono soci 95€. Le quote previste includono il materiale didattico ma non il vocabolario che verrà acquistato in seguito.</p><p>Per maggiori informazioni si può scrivere a <a href="mailto:info@agfabruzzo.org">info@agfabruzzo.org</a> , chiunque verrà ricontattato.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020838_corso-di-neogreco-2012/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pacentro. Al via i lavori di segnatura dei sentieri montani</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020802_pacentro-al-via-i-lavori-di-segnatura-dei-sentieri-montani/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020802_pacentro-al-via-i-lavori-di-segnatura-dei-sentieri-montani/#comments</comments> <pubDate>Fri, 15 Jul 2011 12:02:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Natura]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20802</guid> <description><![CDATA[Anche quest’anno sono stati curati i percorsi nel Parco Nazionale della Majella. Nel comune Pacentro, per esempio, i lavori per ristabilire la segnaletica ed in alcuni casi integrarla, sono stati effettuati dalla cooperativa Stella Alpina che ha cercato quindi di rendere maggiormente praticabili i percorsi della zona. L’intervento riguarda circa 22 km del territorio di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-20803" title="sentieri-pacentro" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sentieri-pacentro.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p><p>Anche quest’anno sono stati curati i percorsi nel Parco Nazionale della Majella. Nel comune Pacentro, per esempio, i lavori per ristabilire la segnaletica ed in alcuni casi integrarla, sono stati effettuati dalla cooperativa <em>Stella Alpina</em> che ha cercato quindi di rendere maggiormente praticabili i percorsi della zona.</p><p>L’intervento riguarda circa 22 km del territorio di Pacentro ed è curato dalla suddetta cooperativa con l’aiuto di altre associazioni presenti in ulteriori comuni del Parco. Questo progetto è stato voluto dall’Ente Parco Majella: esso mira a rendere pienamente fruibile l’intera sentieristica ufficiale. Esso sarà sarà ben distribuito nel corso degli anni e verrà messo in atto in base alla disponibilità delle risorse presenti.</p><p>Questo piano di lavoro è stato iniziato la scorsa estate: i primi sentieri ad essere segnalati sono stati quelli più importanti e rappresentativi ossia il sentiero del Parco ed il sentiero dello Spirito che attraversano tutta la Majella e tutta la zona del Morrone. Quest’anno invece il lavoro interessa soprattutto i sentieri minori che sono distribuiti su tutto il territorio.</p><p>Non possiamo che augurare una buona passeggiata a tutti gli interessati ed un buon lavoro a chi si prende cura delle nostre montagne!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020802_pacentro-al-via-i-lavori-di-segnatura-dei-sentieri-montani/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Eclissi di luna: lettura di un&#8217;emozione&#8230;</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020670_eclissi-di-luna-lettura-di-unemozione/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020670_eclissi-di-luna-lettura-di-unemozione/#comments</comments> <pubDate>Sun, 03 Jul 2011 12:57:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20670</guid> <description><![CDATA[Ricordate la bellissima eclissi di luna che ci ha incantati nella serata del 15 giugno 2011? Credo proprio di si, il suo fascino è rimasto nella mente di molti e c’è chi come il nostro poeta Felice ha voluto catturare lo splendore di quell’evento naturale e farne una poesia. In realtà egli è rimasto ammaliato [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-20672" title="porto-notte-08" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/porto-notte-08-600x392.jpg" alt="" width="600" height="392" /></p><p>Ricordate la bellissima eclissi di luna che ci ha incantati nella serata del 15 giugno 2011? Credo proprio di si, il suo fascino è rimasto nella mente di molti e c’è chi come il nostro poeta Felice ha voluto catturare lo splendore di quell’evento naturale e farne una poesia.</p><p>In realtà egli è rimasto ammaliato dalle foto del nostro Direttore Giovanni Lattanzi ed ha voluto pertanto, dedicare la poesia proprio a lui che con la sua maestria ha dato a tutti la possibilità di vedere quelle immagini “da vicino”.</p><p>Parole ed immagini si fondono in un’unica suggestione, a tal punto che sembra di essere di nuovo con il viso rivolto in aria, con il sottofondo delle cicale che ci fanno compagnia, l’aria che intanto si è scaldata e l’occhio che nel frattempo furtivo cerca di cogliere anche una stella cadente per esprimere un desiderio:cosa sperare? La possibilità di vivere molte atre emozioni..</p><p>Grazie ad entrambi!</p><p><em>Da sempre, si sa, i celesti eventi</em></p><p>Turbato han la mente delle genti.</p><p>Ora però la scienza c&#8217;ha spiegato</p><p>Che sono solo segni del creato.</p><p>Ogni qualvolta allor che c&#8217;è l&#8217;evento</p><p>Sempre pensiam trattarsi di portento;</p><p>Così è stato nel lunare eclissi</p><p>Che verso il cielo ha spinto gli occhi fissi.</p><p>Stretti stretti, sul sasso, un po&#8217; sfocati,</p><p>Pronuba qui la luna fatta rossa,</p><p>Si baciavano due innamorati&#8230;</p><p>E tu, Giovanni, li hai immortalati</p><p>Con una foto ad arte un poco mossa</p><p>Per lasciarli sognare indisturbati.</p><p><em>Felice Marcantonio</em><em><br /> </em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020670_eclissi-di-luna-lettura-di-unemozione/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>La magia di San Giovanni: a Spoltore è festa</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020578_la-magia-di-san-giovanni-a-spoltore-e-festa/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020578_la-magia-di-san-giovanni-a-spoltore-e-festa/#comments</comments> <pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:34:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[Cultura tradizionale]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20578</guid> <description><![CDATA[Anche quest’anno i magici rituali della festa di San Giovanni saranno protagonisti nelle serate del 23, 24 e 25 Giugno nel comune di Spoltore, come in molti altri paesi della regione, essendo una festività molto sentita in Abruzzo. Verrà aperta la Chiesetta di San Giovanni il 23 Giugno per la celebrazione della messa in onore [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-20579" title="ballo per San Giovanni" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/ballo-per-San-Giovanni.jpg" alt="rituali della festa di San Giovanni" width="600" height="450" /></p><p>Anche quest’anno i magici rituali della festa di San Giovanni saranno protagonisti nelle serate del 23, 24 e 25 Giugno nel comune di Spoltore, come in molti altri paesi della regione, essendo una festività molto sentita in Abruzzo.</p><p>Verrà aperta la Chiesetta di San Giovanni il 23 Giugno per la celebrazione della messa in onore del Santo alle 18.00, a Largo San Giovanni si proseguirà con il percorso devozionale fino al tramonto: si accenderà il fuoco per dare il via ad una notte fatta di canti e balli tradizionali per salutare l’inverno ed accogliere finalmente la stagione estiva.</p><p>I “compari” e le “comare” coinvolti nella festa si scambiano “lu ramajette”e si proseguirà poi con il rito dell’acqua ed il fuoco. Interverranno in onore dell’evento:LA CUMBAGNIE DE LU SANTE GIUVANNE – Spoltore,Ass. Culturale I Colori del Territorio – Spoltore, Ass. Cult. Camminando Insieme – Chieti, Ass. Cult. Lu Ramajette – Chieti, Transubanda Ensemble di Tamburelli con danze e ritmi del Mediterraneo.</p><p>IL 24 Giugno invece, sempre dalle 18.00 in poi ci sarà nella sala consiliare del Comune di Spoltore il “Laboratorio sul Paesaggio – Esperienze e buone pratiche”, mentre il 25 Giugno dalle 18.00 in poi ci sarà una grande fiera lungo le strade del paese chiamata “Fiera Mercato delle Arti e delle Tradizioni”. La festa si concluderà con il concerto del gruppo Riserva Moac in Piazza D’Albenzio , dalle 22.30 in poi.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-20580" title="fuoco di San Giovanni" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/fuoco-di-San-Giovanni.jpg" alt="rituali della festa di San Giovanni" width="600" height="450" /><br /> Il fuoco di San Giovanni</p><p><em>(Foto di apertura: balli in onore del Santo. Entrambe le immagini sono cortesia <a href="http://www.unich.cata.it/" target="_blank">http://www.unich.cata.it/</a>, sito del Centro di Antropologia Territoriale degli Abruzzi per il Turismo, diretto dal Professor Francesco Stoppa)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020578_la-magia-di-san-giovanni-a-spoltore-e-festa/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Premio Internazionale Città di Ostia: in scena la poesia italiana</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0020560_premio-internazionale-citta-di-ostia-in-scena-la-poesia-italiana/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0020560_premio-internazionale-citta-di-ostia-in-scena-la-poesia-italiana/#comments</comments> <pubDate>Mon, 20 Jun 2011 19:06:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Renzetti</dc:creator> <category><![CDATA[poesia]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=20560</guid> <description><![CDATA[Cari lettori, i versi che sto per proporvi sono del nostro amico e grande poeta Andrea Cati, uno dei vincitori della 40esima edizione del “Premio Internazionale Città di Ostia”ed il titolo della poesia è “Il bivio che ci lega”: Il bivio che ha prodotto il nostro abbraccio è il luogo luminoso in cui risiede questo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-20561" title="andrea cati" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/andrea-cati1.jpg" alt="Premio Internazionale Città di Ostia" width="308" height="458" /></p><p>Cari lettori, i versi che sto per proporvi sono del nostro amico e grande poeta Andrea Cati, uno dei vincitori della 40esima edizione del “Premio Internazionale Città di Ostia”ed il titolo della poesia è <em><strong>“Il bivio che ci lega”</strong></em>:</p><p><em>Il bivio che ha prodotto il nostro abbraccio<br /> è il luogo luminoso in cui risiede<br /> questo durare tra gli avanzi<br /> di un dolore che non tace<br /> s’annida la tua pelle bianca<br /> l’inchiostro che ha inciso<br /> il primo bacio accanto ai colli.<br /> </em></p><p><em>Ti porto nello spazio dei miei denti<br /> morbida creatura, non è d’oro<br /> l’anello che ci lega ma una promessa<br /> che bagna la terra dura di questo cammino<br /> ci allaga gli occhi dal risveglio fino a sera<br /> fino a quando le lenzuola trattengono<br /> il nostro respiro prima di andare. </em></p><p>Sarà il Teatro di Ostia “Nino Manfredi” ad ospitare la prima serata di questo premio mercoledì 22 giugno 2011 dove sette nuove proposte della poesia italiana potranno leggere le loro creazioni; oltre ad Andrea Cati, Tommaso Di Dio, Valerio Grutt, Massimiliano Mandorlo, Michela Monferrini, Lucia Petrelli ed Anna Ruotolo avranno il compito di appassionare con le loro voci ed i loro versi il pubblico.</p><p>Inoltre la serata verrà ulteriormente impreziosita dalla lettura di poesie, figlie di poeti che in passato hanno reso omaggio alla cultura italiana, che saranno lette dal Professor Davide Rondoni: presente e passato avranno modo di convivere in una stessa ed emozionante serata dedicata alla cultura italiana.</p><p>Complimenti caro Andrea!</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0020560_premio-internazionale-citta-di-ostia-in-scena-la-poesia-italiana/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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