<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>Cultura inAbruzzo&#187; Achille Giuliani</title> <atom:link href="http://cultura.inabruzzo.it/00author/achille-giuliani/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://cultura.inabruzzo.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:38:38 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0017028_castelvecchio-subequo-aq-riapre-la-chiesa-di-san-francesco/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0017028_castelvecchio-subequo-aq-riapre-la-chiesa-di-san-francesco/#comments</comments> <pubDate>Tue, 28 Dec 2010 09:45:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Castelvecchio Subequo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=17028</guid> <description><![CDATA[È la vigilia di Natale e nei borghi della Valle Subequana, sparpagliati come piccoli presepi controllati a vista dalle vette innevate di un dolce Sirente, si vive e si percepisce la “lenta frenesia” degli ultimi preparativi, quelli che scandiscono le ore mancanti alla mezzanotte, alla festa cristiana più attesa dell&#8217;anno: il Natale, il secondo dopo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio0.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17029" title="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio0.jpg" alt="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" width="500" height="375" /></a></p><p>È la vigilia di Natale e nei borghi della Valle Subequana, sparpagliati come piccoli presepi controllati a vista dalle vette innevate di un dolce Sirente, si vive e si percepisce la “lenta frenesia” degli ultimi preparativi, quelli che scandiscono le ore mancanti alla mezzanotte, alla festa cristiana più attesa dell&#8217;anno: il Natale, il secondo dopo il terremoto del 6 aprile.<span id="more-17028"></span></p><p>Quasi per caso, allungo la mia attesa su Castelvecchio. È giorno di mercato, lo sguardo fruga i volti della gente e rimbalza tra i vicoli e le pietre di un centro storico che in estate s&#8217;apriva al turista e all&#8217;amatore con gli “antichi mestieri”, tra dimore gentilizie di nobiltà decadute e piccole botteghe improvvisate.</p><p>Sto&#8217; andando via, quando noto di sfuggita l&#8217;impalcatura che riveste la facciata della splendida chiesa di San Francesco, stretta stretta all&#8217;omonimo convento e al grosso campanile, ancora puntellato e muto delle sue campane; raro <em>locus</em> della presenza francescana in terra d&#8217;Abruzzo, impreziosito da manufatti di oreficeria e argenteria sulmonese (fin dall&#8217;età medioevale, tra le più alte scuole della nostra regione) e da un doppio ciclo di affreschi; il più antico (XIII sec.), mal conservato e con un insolito volto imberbe del Santo, è dietro l&#8217;altare maggiore, il successivo (seconda metà del XIV sec.), a imitazione di quello giottesco che ad Assisi racconta la vita e le opere del Santo, adorna invece la piccola e meravigliosa cappella di San Francesco.</p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17031" title="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio2.jpg" alt="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" width="500" height="375" /></a></p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17032" title="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio3.jpg" alt="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" width="500" height="375" /></a></p><p>Il portone della chiesa è serrato, ma il cancello del convento è aperto e di fronte a me, in un angolo del chiostro, l&#8217;anziano parroco ramazza il lastricato&#8230; e allora mi sovviene un baldanzoso e cinematografico don Camillo in bianco e nero. Chissà come avrebbe reagito lui al terremoto, e all&#8217;estenuante e interminabile dopo terremoto, e alle tante e troppe disparità e attese del dopo terremoto!</p><p>Questa immagine è il mio invito ad entrare. Due occhi buoni, e semplici, mi danno il “permesso” di vedere, anzi di osservare. Bastano poche parole per entrare in sintonia, e avere fiducia l&#8217;uno dell&#8217;altro. E così, tra la polvere degli ultimi ponteggi, osservo il chiostro e ne godo la sua pace silenziosa. Da una porticina laterale accedo alla chiesa, l&#8217;impianto d&#8217;aerazione butta aria calda: il profumo dell&#8217;incenso ha lasciato il posto all&#8217;odore del cemento e degli intonaci che devono finire l&#8217;asciugatura. Sono solo, e in rigoroso silenzio fisso nella mente le immagini di una sacralità disegnata dall&#8217;uomo, dal tempo e dai terremoti. Molto diversa, ma più bella di come la ricordava la mia infanzia.</p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17033" title="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio5.jpg" alt="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" width="500" height="375" /></a></p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio7.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-17034" title="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" src="http://www.abruzzocultura.it/wp-content/restauro-convento-castelvecchio7-374x500.jpg" alt="Castelvecchio Subequo (Aq): riapre la chiesa di San Francesco" width="374" height="500" /></a></p><p>Offro di cuore l&#8217;obolo della mia ingerenza aiutando a (ri)entrare i paramenti sacri e i libretti corali, sotto una pioggerella fitta e beffarda. La “lenta frenesia” per la messa di mezzanotte deve trasformarsi nel caldo abbraccio per i fedeli, il primo e il più atteso da quel 6 aprile.</p><p>(Anche per gli affreschi, si vedano le belle immagini catturate dagli scatti del nostro direttore Giovanni Lattanzi, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://foto.inabruzzo.it/provincia%20l'Aquila/A-C/Castelvecchio%20Subequo%20-%20San%20Francesco/index.html">http://foto.inabruzzo.it/provincia%20l&#8217;Aquila/A-C/Castelvecchio%20Subequo%20-%20San%20Francesco/index.html</a></span>)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0017028_castelvecchio-subequo-aq-riapre-la-chiesa-di-san-francesco/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>La nostra Italia, tutta uguale, da Nord a Sud</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0016307_la-nostra-italia-tutta-uguale-da-nord-a-sud/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0016307_la-nostra-italia-tutta-uguale-da-nord-a-sud/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Nov 2010 15:57:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=16307</guid> <description><![CDATA[L’anno che volge al termine segna l&#8217;inizio delle commemorazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con la famosa impresa dei Mille. Da Nord a Sud, con le nuove celebrazioni, torneranno a brillare gli eroi e le imprese del Risorgimento italiano, l’epoca più gloriosa del nostro recente passato, l&#8217;epoca studiata sui libri di scuola e già [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’anno che volge al termine segna l&#8217;inizio delle commemorazioni per il 150° anniversario dell’<strong>Unità d’Italia</strong>, con la famosa impresa dei Mille. Da Nord a Sud, con le nuove celebrazioni, torneranno a brillare gli eroi e le imprese del Risorgimento italiano, l’epoca più gloriosa del nostro recente passato, l&#8217;epoca studiata sui libri di scuola e già dimenticata. Ma il 2010, ahimè, entrerà nella storia del Bel Paese per le battaglie vinte dalla natura sulle italiche genti. Una lotta impari e sempre con lo stesso vincitore, da Nord a Sud, dal mare ai monti. Nessuna distinzione, né bimbi né vecchi, né donne né uomini, né ricchi né poveri. Tutti uguali, tutte vittime innocenti, tutte vittime preannunciate&#8230; o tutte vittime sacrificabili?<span id="more-16307"></span></p><p>Italia, culla di antiche civiltà, terra di cultura e arte, di storia e musica, di moda e auto di lusso, di emigrati ed emigranti, di scienziati e cervelli in fuga, di “cosa nostra” e magistrati senza paura. Terra di luoghi meravigliosi, agognati e invidiati da tutto il mondo. Italia, terra di alluvioni e terremoti, di condoni e funerali di Stato, terra della non prevenzione e di una Protezione Civile da grandi eventi, terra dove vestigia millenarie si sbriciolano indifferenti sotto una pioggia più forte del “normale” (come se per l’uomo fosse “normale” il diritto di controllare la natura), terra dove le ricostruzioni a volte durano più di trent’anni.</p><p>L’Italia è tutta uguale dinanzi all’ultima sciagura, da Nord a Sud, sia prima sia dopo e cambia ben poco se gli “ingrati” Aquilani (abitanti di una città provvisoria da quasi due anni!) continuano a chiedere al Governo, tra cordoni di Polizia, quello che i Veneti “sgobboni” hanno già chiesto e forse ottenuto (!?) – me lo auguro di cuore, da Italiano e Aquilano – mentre continuano a spalare il fango dalle loro case e dalle loro aziende, tuonando la minaccia di un più civile ed evoluto “sciopero fiscale” (nulla a che vedere con le proteste, fastidiose, animate dal goliardico e borbonico “popolo delle carriole”, poveri evasori montanari), invocando la nascita del bramato federalismo fiscale, condannando l’assenza d’informazione. La stessa (dis)informazione delle proteste aquilane, la stessa (dis)informazione del “miracolo” aquilano, la stessa (dis)informazione che dalla fine dell&#8217;estate ha puntato i riflettori sul “Grande Fratello” del macabro&#8230; quello che si gira tra i muretti a secco e gli ulivi secolari di Avetrana, quello che inizia ad annoiare quando mancano i colpi di scena.</p><p>L’Italia è tutta uguale, da Nord a Sud, perché a questo “sistema Italia”, oramai, non crede più nessuno, da Varazze ad Atrani, da Prato a Vicenza, da Giampilieri a Padova. Chiudo ricordando la frase, celeberrima e mai anacronistica, attribuita a Massimo d&#8217;Azeglio: “““<em>Abbiamo fatto l’Italia. Ora si tratta di fare gli Italiani”””.</em> Fa male pensarlo, però, a parte le grandi tragedie, ho l&#8217;impressione che l’ultima volta in cui gli Italiani si son sentiti veramente uniti, da Nord a Sud, era una notte d’estate, magica e spensierata, quando il cielo di Berlino s’è tinto d’azzurro.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0016307_la-nostra-italia-tutta-uguale-da-nord-a-sud/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>L&#8217;Aquila: il rispetto per la paura</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0015293_laquila-il-rispetto-per-la-paura/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0015293_laquila-il-rispetto-per-la-paura/#comments</comments> <pubDate>Sun, 12 Sep 2010 12:26:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/?p=15293</guid> <description><![CDATA[Negli ultimi giorni le telecamere e le polemiche sono tornate nel comprensorio aquilano, ma questa volta non si parla di una nuova ondata di “turisti delle macerie” o dei censurati “piagnoni” che rivendicano in massa diritti ed equità: sono i reporter in caccia dello sciame sismico, il mostro invisibile che ha ricominciato a terrorizzare gli [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni le telecamere e le polemiche sono tornate nel <strong>comprensorio</strong> <strong>aquilano</strong>, ma questa volta non si parla di una nuova ondata di “turisti delle macerie” o dei censurati “piagnoni” che rivendicano in massa diritti ed equità: sono i reporter in caccia dello <strong>sciame</strong> <strong>sismico</strong>, il mostro invisibile che ha ricominciato a terrorizzare gli abitanti del capoluogo e dei borghi arroccati nell&#8217;ormai celebre distretto dei <strong>Monti</strong> <strong>Reatini</strong>. <span id="more-15293"></span></p><p>Ricordo bene che a ridosso del ferragosto nel piccolo comune di <strong>Montereale</strong> (AQ) ordinarono la chiusura degli edifici di culto, nel timore che un terremoto di forte intensità sorprendesse gli abitanti durante le celebrazioni liturgiche; la cosa non fece notizia, se non a livello locale, però non mi lasciò indifferente, spingendomi anzi alla più logica delle riflessioni: nel 1461 gli Aquilani, allertati dal medesimo precursore sismico e dalla paura che infonde all&#8217;uomo il più elementare buon senso, non attesero impreparati la grande scossa, la Camera fece costruire le <em>logge</em> (antenate dei moderni e coloratissimi MAP) negli spazi all&#8217;aperto e il cardinale Amico Agnifili, tutte le mattine, officiò le sante messe in un altare allestito in piazza duomo, le cronache raccontano di 80 vittime a dispetto di crolli e collassi strutturali superiori a quelli censiti nella famosa e snobbatissima “lista nozze” del G8; nel 1703 ci si affidò a una processione votiva propiziatoria, ma fra le mura cittadine persero la vita 3.000 persone, l&#8217;evento distruttivo infatti colpì mentre le chiese brulicavano di fedeli per la festa della candelora&#8230; e se la scossa delle 3 e 32 avesse ritardato fino all&#8217;ora della campanella o della passeggiata sotto i portici a L&#8217;Aquila ci sarebbe stata una mattanza, e ci si sta male solo al pensiero.</p><p>Perciò l&#8217;ordinanza del 31 agosto firmata dal sindaco Cialente per interdire la “zona rossa” del centro storico a L&#8217;Aquila e nelle frazioni (con la relativa chiusura dei cantieri, dei negozi, della basilica di Collemaggio e della chiesa delle Anime Sante – storpie, ma ancora più belle di come le si conoscevano – oltre alla differita riapertura degli asili nido comunali), la successiva individuazione delle “aree di attesa” e il ritorno delle tende se da un verso risvegliano quel clima di profonda angoscia che gli Aquilani si erano sforzati di archiviare nell&#8217;angolo più remoto della mente dall&#8217;altro, anche se può apparire come un grottesco e inopportuno paradosso, muovono il primo e importantissimo passo verso la nascita della prevenzione sismica&#8230; l&#8217;atavico buon senso rievocato poc&#8217;anzi, che in alcuni Paesi è già evoluto in cultura civica di massa, ma che nell&#8217;amato Bel Paese – dove ogni giorno è buono per consumare l&#8217;ennesima tragedia annunciata, speculando magari sulle disgrazie altrui e sulla ricostruzione – lo si confonde ancora con il fiabesco e irriverente “al lupo al lupo”. Con il senno di poi il 6 aprile del 2009 sarebbe stato diverso, ahimè molto diverso.</p><p>Non è mai troppo tardi per far tesoro degli errori commessi nel passato, e poco importa se qualcuno si permette il lusso di criticare o schernire la paura degli Aquilani, la paura va rispettata perché in fondo è lei che salva l&#8217;uomo&#8230; e quella notte dannata ce l&#8217;ha insegnato benissimo, ma questa considerazione, evidentemente, è affar di pochi.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0015293_laquila-il-rispetto-per-la-paura/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Santo Stefano di Sessanio (Aq) e il &#8220;simbolo&#8221; della ricostruzione</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0015039_santo-stefano-di-sessanio-aq-e-il-simbolo-della-ricostruzione/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0015039_santo-stefano-di-sessanio-aq-e-il-simbolo-della-ricostruzione/#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 Aug 2010 09:21:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Santo Stefano di Sessanio]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=15039</guid> <description><![CDATA[Certo, scivolerò nella banalità ma Santo Stefano di Sessanio oltre a essere uno dei borghi più belli del comprensorio aquilano è sicuramente tra i più affascinanti d’Italia, un fascino antico dove natura è sopravvivenza, dove storia è turismo e tutto s’intreccia in dolce armonia. Un borgo medioevale che sembra scolpito nella roccia, animato dalla roccia, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15042" title="sessanio-ricostruzione-giuliani2" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani2.jpg" alt="Santo Stefano di Sessanio" width="500" height="371" /></a></p><p>Certo, scivolerò nella banalità ma <strong>Santo Stefano di Sessanio</strong> oltre a essere uno dei borghi più belli del comprensorio aquilano è sicuramente tra i più affascinanti d’Italia, un fascino antico dove natura è sopravvivenza, dove storia è turismo e tutto s’intreccia in dolce armonia. Un borgo medioevale che sembra scolpito nella roccia, animato dalla roccia, dove le scalinate abbracciano le casette fin sopra l’uscio e le donne fanno a gara con i loro coloratissimi gerani, dove il profilo slanciato della torre spicca(va) in lontananza, a memoria di un lontano passaggio di consegne fra l’austera matrice dell’incastellamento aquilano e le raffinate architetture sospinte dall’infeudazione medicea: loggiati e portali, archi e bifore.<span id="more-15039"></span></p><p>Qui ho sempre voglia e piacere di tornare, e di portare gli amici di fuori perché da queste parti nulla si è perduto e tutto ha il gusto del buono: le immagini, i suoni, i profumi, i volti. Qui ho sempre cibato la mente di quello strano senso di protezione che può infondere solo il vivere “chiuso” con le (mie) vette a far da mura … che impagabile senso di libertà.</p><p>E così vi ho rimesso piede, in agosto, ed è stata la prima volta dopo il sisma che il 6 aprile dell’anno corso l’ha resa orfana della sua bella torre tondeggiante, sbriciolata sotto il peso di un anello in cemento armato che non sapeva difenderla … destino crudele comune a tanti altri paesini, colpiti a morte dall’uomo e non dalla Terra. Le sue ferite aperte (forse) non paiono così brutte, e profonde, perché il trasformare il borgo in un albergo senza trasformare però gli elementi umili di una civiltà contadina, montana e transumante, l’ha salvato prima dall’oblio e poi dal terremoto, perché lo spirito di chi ha trovato qui il suo posto nel mondo è impavido, e non trema. Non può e non deve farlo.</p><p>Con il fiatone, ma con un rinnovato piacere, ho scarpinato su per i vicoletti, chiassosi di lingue e dialetti tanto diversi, come ricordavo. E poi fino in cima, dove la <strong>gabbia</strong> <strong>metallica</strong> (ri)disegna nel cielo i merli della <strong>torre</strong>, dove quel gatto all&#8217;uncinetto dà sempre le spalle, pronto a fuggire sui tetti con uno scatto di puerile fantasia.</p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15044" title="sessanio-ricostruzione-giuliani1" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani1.jpg" alt="Santo Stefano di Sessanio" width="343" height="500" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15045" title="sessanio-ricostruzione-giuliani3" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani3.jpg" alt="Santo Stefano di Sessanio" width="500" height="379" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15046" title="sessanio-ricostruzione-giuliani4" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani4.jpg" alt="Santo Stefano di Sessanio" width="357" height="500" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15047" title="sessanio-ricostruzione-giuliani5" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani5.jpg" alt="Santo Stefano di Sessanio" width="346" height="500" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani6.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15048" title="sessanio-ricostruzione-giuliani6" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani6.jpg" alt="Santo Stefano di Sessanio" width="500" height="364" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani7.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15049" title="sessanio-ricostruzione-giuliani7" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani7.jpg" alt="Santo Stefano di Sessanio" width="500" height="360" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani8.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15050" title="sessanio-ricostruzione-giuliani8" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/sessanio-ricostruzione-giuliani8.jpg" alt="Santo Stefano di Sessanio" width="500" height="346" /></a></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0015039_santo-stefano-di-sessanio-aq-e-il-simbolo-della-ricostruzione/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Acciano, estate 2010: una cartolina dal passato</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0014995_acciano-estate-2010-una-cartolina-dal-passato/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0014995_acciano-estate-2010-una-cartolina-dal-passato/#comments</comments> <pubDate>Mon, 23 Aug 2010 05:33:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Paesi e borghi]]></category> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Acciano]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=14995</guid> <description><![CDATA[Come accade ogni anno, in estate i paesi dell&#8217;Abruzzo montano tornano a popolarsi delle “loro” genti, attratte da questi luoghi con un richiamo quasi ancestrale, dalla voglia e dal senso di appartenenza a una Terra difficile, ma sempre gentile; anche con l&#8217;ultimo arrivato, anche con i forestieri. Una sorta d&#8217;immigrazione o di transumanza al contrario. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/acciano-giuliani1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15059" title="acciano-giuliani1" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/acciano-giuliani1.jpg" alt="" width="500" height="382" /></a></p><p>Come accade ogni anno, in estate i paesi dell&#8217;Abruzzo montano tornano a popolarsi delle “loro” genti, attratte da questi luoghi con un richiamo quasi ancestrale, dalla voglia e dal senso di appartenenza a una Terra difficile, ma sempre gentile; anche con l&#8217;ultimo arrivato, anche con i forestieri. Una sorta d&#8217;immigrazione o di transumanza al contrario. Luoghi che raccontano di gioventù lontanissime e di occhi protesi al futuro, di ricordi, di delusioni e di speranze.<span id="more-14995"></span></p><p>Come ad <strong>Acciano</strong> (AQ). Luoghi dove tutto sembra fermo, sensazione che percepisco ogni qualvolta il bioritmo di città svanisce nelle immagini di sempre, quelle senza età. Le rocce del Sirente che legano l&#8217;azzurro al verde, i serpentoni di gradini che avvolgono le casette di pietra del borgo antico, il muretto della chiesa che una volta mi faceva da scivolo, le corse dei bimbi in piazza o giù per la fonte, i volti cresciuti e quelli scolpiti dal tempo. Gesti che si ripetono. Tutto senza età.</p><p>In quegli attimi quasi dimentichi che poco più di un anno fa il blu delle tende invadeva “capo l&#8217;aia” e le sue memorie di civiltà contadina, che il vecchio asilo è – anche oggi – la parrocchia del paese. Ma il ricordo più caro di un caldo pomeriggio d&#8217;agosto, in questa estate, è scandito dalle immagini festose e chiassose di una piccola sfilata in abito tradizionale, dove grandi e piccoli, divertiti, hanno dato vita a un bellissimo momento di aggregazione. Retaggio culturale assai prezioso.</p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/acciano-giuliani2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15060" title="acciano-giuliani2" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/acciano-giuliani2.jpg" alt="" width="462" height="500" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/acciano-giuliani3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15061" title="acciano-giuliani3" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/acciano-giuliani3.jpg" alt="" width="370" height="500" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/acciano-giuliani4.jpg"><em><img class="alignnone size-full wp-image-15062" title="acciano-giuliani4" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/acciano-giuliani4.jpg" alt="" width="500" height="202" /></em></a><br /> <em>La chiesa di Santa Petronilla, prima e dopo il restauro post sisma</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0014995_acciano-estate-2010-una-cartolina-dal-passato/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>È davvero così, a L&#8217;Aquila &#8220;anche le pietre parlano&#8221;</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0014869_e-davvero-cosi-a-laquila-anche-le-pietre-parlano/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0014869_e-davvero-cosi-a-laquila-anche-le-pietre-parlano/#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Aug 2010 13:23:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Culturalia]]></category> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=14869</guid> <description><![CDATA[Immaginiamo di prendere un libro di storia e di strappar via le pagine difficili da capire, spiegare, accettare; più semplicemente, quelle “scomode”. Immaginiamo adesso che il nostro libro racconti la storia dell&#8217;Aquila, una città unica nel suo genere, la “città-territorio” creata, distrutta e ricostruita così tante volte da sembrare un museo itinerante a cielo aperto, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Immaginiamo di prendere un libro di storia e di strappar via le pagine difficili da capire, spiegare, accettare; più semplicemente, quelle “scomode”. Immaginiamo adesso che il nostro libro racconti la storia <strong>dell&#8217;Aquila</strong>, una città unica nel suo genere, la “città-territorio” creata, distrutta e ricostruita così tante volte da sembrare un museo itinerante a cielo aperto, città che oggi conosciamo in maniera quasi ossessiva perché abbiamo imparato a leggere i suoi mille profili – o ciò che ne resta, ahimè – camminando con il naso all&#8217;insù o magari fermandoci a contemplare una stupida rete metallica … limite invalicabile alle tante – e troppe – “zone rosse”, barriera di vento al cospetto di un vissuto che non è possibile ignorare e da cui non è possibile staccarsi.<span id="more-14869"></span></p><p>Chi legge quel libro di storia capisce all&#8217;istante che il 6 aprile 2009 ha fatto da spartiacque tra la vita del “prima” e la vita del “dopo”, ma è solo l&#8217;ultimo in ordine di tempo, quanto basta per sapere – e non dimenticare – che le messe in piazza e le baracche di legno salvarono intere generazioni. Oggi però, grazie anche alla “nostra” AbruzzoCultura – e il buon Giovanni Lattanzi, uomo dall&#8217;intelligenza sensibile e direttore di questa testata, mi passi l&#8217;appropriazione – chi deciderà di essere o di continuare ad essere informato sulla storia contemporanea dell&#8217;Aquila sarà libero di trovare tutte le pagine mancanti. Scoprirà così i (tanti e pochi) perché e le celate verità delle “carriole”, della marea umana che ha inondato di bandiere nero-verdi il centro storico della città (ferito, ma non sepolto, perché il cuore dell&#8217;Aquila batte e non ha mai smesso di farlo), delle manganellate di Roma.</p><p><strong>Capirà cosa è “l&#8217;aquilanità”.</strong></p><p>Vorrei tanto che un dovere di cronaca univoco sbattesse in prima pagina la pura essenza dei “pizzini” attaccati sui muri, sulle transenne, sulle vetrine impolverate della città. Vorrei tanto che la curiosità (?) di certi turisti che continuano a immortalare le rovine per taggare la loro vacanza alternativa si tramutasse in una presa di coscienza partecipata. Vorrei tanto che in quella sera di giugno i tre ragazzi (dall&#8217;accento marcatamente forestiero) che mi chiesero di scattar loro una foto con il duomo per sfondo non avessero sghignazzato indicandomi di spostare l&#8217;obiettivo a sinistra per dare spazio alla famosa cupola crollata, quella vista e rivista in TV ma di cui non sapevano neppure il nome.</p><p>Forse per certi “sogni” basterebbe una sola briciola di quella delicatezza d&#8217;animo che Patrizia Tocci, donna e poetessa aquilana, ripone amorevolmente nella sua penna ogni volta che scrive della città ferita, quasi volesse accarezzare le morbide rughe disegnate dal tempo sulle gote di un povera vecchietta, bella e inerme come una bambina. E a volte di quella naturale sensibilità ne percepisco, solidalmente, il rammarico. Ma una vita senza sensibilità non può dare altro che una visione a bianco e nero delle cose, di tutte le cose. Ecco allora che nel vedere e nel pensare alla nostra città, alle rovine della nostra città, il mio pensiero abbraccia il suo: <em>“““anche le pietre parlano”””</em> e lo fanno perché quelle pietre raccontano la nostra vita, quella del “prima” e quella del “dopo”.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0014869_e-davvero-cosi-a-laquila-anche-le-pietre-parlano/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Lago Sinizzo: la “riapertura” dopo il terremoto</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0014785_lago-sinizzo-la-%e2%80%9criapertura%e2%80%9d-dopo-il-terremoto/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0014785_lago-sinizzo-la-%e2%80%9criapertura%e2%80%9d-dopo-il-terremoto/#comments</comments> <pubDate>Wed, 11 Aug 2010 10:29:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[San Demetrio ne Vestini]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=14785</guid> <description><![CDATA[Con ordinanza comunale dello scorso 5 agosto, il sindaco di San Demetrio ne&#8217; Vestini (AQ) ha restituito alla popolazione una delle maggiori attrattive turistiche del territorio: il lago Sinizzo, specchio d&#8217;acqua incastonato tra il verde dei boschi e noto ai più come la “spiaggetta degli Aquilani”, luogo di relax a pochi minuti dalla città. La [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14788" title="riapertura-lago-sinizzo5" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo5.jpg" alt="" width="500" height="377" /></a></p><p>Con ordinanza comunale dello scorso 5 agosto, il sindaco di <strong>San Demetrio ne&#8217; Vestini (</strong>AQ) ha restituito alla popolazione una delle maggiori attrattive turistiche del territorio: il <strong>lago Sinizzo</strong>, specchio d&#8217;acqua incastonato tra il verde dei boschi e noto ai più come la “spiaggetta degli Aquilani”, luogo di relax a pochi minuti dalla città. La rimozione delle transenne che precludevano l&#8217;accesso all&#8217;area è stata possibile grazie ai lavori di messa in sicurezza delle sponde, letteralmente squarciate dal terremoto del 6 aprile 2009.<span id="more-14785"></span></p><p>La sponda sinistra del lago, dove gli scherzi e il baccano dei ragazzini che si tuffavano dalla corda resta un dolce ricordo, è in gran parte sommersa e la si percorre unicamente con il sentiero alternativo; quella destra, invece, è recuperata ma la parete boschiva che la sovrasta è cinta di transenne perché a rischio smottamento. Il timore che le due sorgenti (<strong>Acquatina</strong> e <strong>Sinizzo</strong>) smettessero di alimentare il lago e che le sue acque sprofondassero nelle grotte carsiche sotterranee sembra ora scongiurato.</p><p>La presenza dei turisti e i volti sereni donano speranza per il futuro e muovono un altro piccolo passo verso la “ricostruzione” della nostra identità.</p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14790" title="riapertura-lago-sinizzo1" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo1.jpg" alt="" width="500" height="390" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14791" title="riapertura-lago-sinizzo2" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo2.jpg" alt="" width="500" height="381" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14792" title="riapertura-lago-sinizzo3" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo3.jpg" alt="" width="500" height="397" /></a></p><p><a href="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-14793" title="riapertura-lago-sinizzo4" src="http://cultura.inabruzzo.it/wp-content/riapertura-lago-sinizzo4.jpg" alt="" width="500" height="367" /></a></p><p><em>(tutte le foto sono: ph. Achille Giuliani)</em></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0014785_lago-sinizzo-la-%e2%80%9criapertura%e2%80%9d-dopo-il-terremoto/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ritorno a L&#8217;Aquila: una sera, nella mia città</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0013612_ritorno-a-laquila-una-sera-nella-mia-citta/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0013612_ritorno-a-laquila-una-sera-nella-mia-citta/#comments</comments> <pubDate>Fri, 11 Jun 2010 09:31:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=13612</guid> <description><![CDATA[Il caldo estivo è arrivato anche all’Aquila, ma un vento fulmineo e il grigiore nel cielo minacciano pioggia. Prima di sera voglio tornare in centro, ancora una volta; non posso farne a meno, non ci riesco … è quasi un magnetismo. Risalendo una desolata via XX Settembre decido però di scendere al borgo Rivera, luogo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il caldo estivo è arrivato anche <strong>all’Aquila</strong>, ma un vento fulmineo e il grigiore nel cielo minacciano pioggia. Prima di sera voglio tornare in centro, ancora una volta; non posso farne a meno, non ci riesco … è quasi un magnetismo.<span id="more-13612"></span></p><p>Risalendo una desolata via <strong>XX Settembre</strong> decido però di scendere al borgo Rivera, luogo simbolo della città, meta turistica ora ignorata e sospesa nel tempo, stilla di una memoria collettiva che l’urlo della Terra non può asciugare.</p><p>I tornanti corrono in una sequenza rapida ma interminabile, il tetto “seduto” di una vecchia abitazione e le casupole sventrate e nascoste e abbandonate hanno il sapore, amaro, di quella che oggi è divenuta semplice e indifferente “normalità”. Sotto il costone alberato vedo alcune macchine parcheggiate, l’acqua che sgorga dalla fontanella, i merli che si rincorrono e giocano a nascondino tra le siepi buie e poi le luci (vitali, finalmente), piccoli cuscini bianchi, persone ai tavoli della sala e alle finestre delle proprie stanze, tutte assorte nel singolo e placido vociare, bisbigli che si perdono in una sorta di “nulla” &#8230; immagini, suoni e sensazioni che forse non ti aspetti, ma che desideravi così tanto.</p><p>Adesso le mura disegnano il vero confine tra le “due” città. La porta della Rivera è accessibile ma stretta nei ponteggi, la magia delle <strong>99 cannelle</strong> è l&#8217;onirica percezione che affiora dalle impalcature del cantiere, la piccola e bella <strong>San Vito</strong> sembra una chiesetta di paese sommersa da una campagna incolta, con un misero telone che le fa da ombrello … e la mia mente vola nel ricordo a cercare i colori e i riflessi di tanti anni or sono, quando le meridiane della sua facciata incorniciavano la mia felicità.</p><p>Aspetto il tramonto aquilano. Le tinte rosa e celeste si stagliano tra le nuvole che fuggono via, lontano dalla mia città, lo spettacolo da qui è straordinario ed è così bello da farmi rabbia.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0013612_ritorno-a-laquila-una-sera-nella-mia-citta/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Un anno dal sisma: un pensiero per chi c&#8217;è</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/0012035_un-anno-dal-sisma-un-pensiero-per-chi-c-e/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/0012035_un-anno-dal-sisma-un-pensiero-per-chi-c-e/#comments</comments> <pubDate>Sun, 04 Apr 2010 17:01:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://cultura.inabruzzo.it/?p=12035</guid> <description><![CDATA[6 aprile 2009, ore 3:32 Una data, un&#8217;ora. Semplicemente, numeri &#8230; funerei. Numeri, elementi matematici così freddi e astratti da farsi odiare per la loro crudeltà, come la Terra che in una notte ingentilita dalla primavera ha tremato più forte per chiamare a sé 308 vite, distruggendo le certezze di tutti gli altri, violentando i [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>6 aprile 2009, ore 3:32</strong></p><p>Una data, un&#8217;ora. Semplicemente, numeri &#8230; funerei.</p><p>Numeri, elementi matematici così freddi e astratti da farsi odiare per la loro crudeltà, come la Terra che in una notte ingentilita dalla primavera ha tremato più forte per chiamare a sé 308 vite, distruggendo le certezze di tutti gli altri, violentando i sogni di tutti gli altri, cambiando le vite di tutti gli altri.<span id="more-12035"></span></p><p>Numeri che gli Aquilani – e chi, da quel momento, è “diventato” o si “sente” ancora Aquilano – leggono e vedono ogni giorno sulla propria pelle, dentro la loro pelle, come l&#8217;inchiostro di un tatuaggio. Un tatuaggio nero, e brutto, che puoi ostentare dinanzi al mondo o nascondere nel tuo silenzio, ma che non riuscirai a cancellare perché l&#8217;inchiostro è penetrato fin giù, macchiando il cuore, il cervello, l&#8217;anima.</p><h4>6 aprile 2010, ore 3:32</h4><p>Altri numeri, stesso gioco di numeri, stesse emozioni. Possiamo gridare a tutti che non è cambiato nulla, ma sappiamo che non è vero … è cambiato tutto.</p><p>Nel primo anniversario del terremoto, il terremoto che le nostre generazioni potranno raccontare – e per sempre – senza leggere libri o ascoltare vecchie storie, i riflettori torneranno all&#8217;Aquila e nei borghi tristi dell&#8217;élite mediatica … ancora luci, ancora ombre. Le stesse luci, le stesse ombre. Anzi, le solite luci e le solite ombre: famiglie e comunità distrutte o lacerate dal dolore o divise o “deportate” in luoghi sicuri (forse per il corpo, ma non per la mente), gli “angeli del soccorso” (eroi per mestiere, per vocazione o solo per caso) che hanno lottato e qualche volta battuto gli “angeli della morte” (impietosi ma imparziali, perché senza regole), sciacalli, storie di grande solidarietà, di coraggio, di forza, di passione, d&#8217;amore, di speranza.</p><p>Tutto come un anno fa, se non fossero cambiate le quinte (C.A.S.E. e M.A.P.), se non avessero lavorato anche le “carriole”, se nessuno avesse riso in una notte di luna piena destinata a gettare un popolo nel buio e nella polvere.</p><h4>Tutto come un anno fa, quasi un dovere di cronaca.</h4><p>Chiamatelo egoismo, emarginatelo per l&#8217;ingenuità o la diversità, ma quando gli orologi segneranno le 3:32 del 6 aprile 2010 il mio pensiero non andrà solo alle persone che non ci sono più, alle cose che non ci sono più, al modo di vivere che non c&#8217;è più, alle persone che hanno messo tutto dietro le spalle per correre in aiuto, all&#8217;umana dignità di cronisti e fotografi che hanno pianto, vomitato o deciso di spegnere i microfoni e tappare gli obiettivi &#8230; il mio primo pensiero sarà per chi c&#8217;è ed è voluto rimanere per ricominciare, nonostante tutto e tutti, donne e uomini che credono in un futuro ma possono farlo e lo vogliono solamente qui, dove la Terra trema.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/0012035_un-anno-dal-sisma-un-pensiero-per-chi-c-e/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Terremoto: l&#8217;angolo della memoria</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009814_terremoto-langolo-della-memoria/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009814_terremoto-langolo-della-memoria/#comments</comments> <pubDate>Sun, 17 Jan 2010 13:15:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[L'Aquila]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9814</guid> <description><![CDATA[Dal 6 aprile sono trascorsi poco più di nove mesi. Nove mesi, il tempo che ci chiede madre natura per accogliere in casa una nuova vita. A nove mesi dal terremoto (quella forza nera e incontrollabile che da secoli è la &#8220;spada di Damocle&#8221; sulla testa della mia gente) le vite e i sogni spezzati, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Dal 6 aprile sono trascorsi poco più di nove mesi. Nove mesi, il tempo che ci chiede madre natura per accogliere in casa una nuova vita. A nove mesi dal terremoto (quella forza nera e incontrollabile che da secoli è la &#8220;spada di Damocle&#8221; sulla testa della mia gente) le vite e i sogni spezzati, la città e i tanti borghi fantasma li ricordano solo gli Aquilani, i poveri disgraziati che hanno impietosito il mondo e i “Grandi della Terra”.</p><p>Ma oggi dov&#8217;è finito il mondo che piangeva? Più ti allontani da queste montagne e più ti accorgi che a nove mesi dal terremoto quel mondo non ha più lacrime per gli Aquilani, ed è così, perché non ha più freddo nell&#8217;anima: quel mondo gioisce sbalordito quando gli raccontano che le case promesse (le case del più grande “miracolo italiano”) esistono davvero e pian piano, scommettiamoci pure, guarderà con passione anche la telenovela giudiziaria del terremoto (quella farà sempre ascolti, mettendo alla gogna chi ha fatto della nostra meravigliosa città una falsa “città mediatica di cartapesta”). Per quel mondo, oggi, il terremoto dell&#8217;Aquila è tutto qui, è finito da un pezzo.<span id="more-9814"></span></p><p>E per noi Aquilani? Se L&#8217;Aquila non ce la riprendiamo con le nostre idee, prima che con le nostre mani, non ce la ridarà nessuno e il terremoto questa volta ci avrà sconfitti. L&#8217;Aquila diventerà il nostro ergastolo, un inverno lunghissimo senza spiragli di luce, senza calore, senza fine. L&#8217;Aquila non ce la farà ad andare avanti … e non vivrà più.</p><p>Riprendersi la città non vuol dire contestare, non vuol dire mettere tutto a “ferro e fuoco”. Riprendersi la città significa non aspettare più l&#8217;arrivo di qualcuno, significa non dimenticare, significa imparare a prevenire perché quei morti sono i nostri morti, quelle case crollate sono le nostre case, quelle lacrime sporche sono le nostre lacrime, quell&#8217;arte in frantumi è la nostra arte, quelle facce imbruttite sono le nostre facce. L&#8217;Aquila non appartiene al mondo che ci ha osservato, L&#8217;Aquila appartiene a noi Aquilani e se il mondo che c&#8217;è là fuori non ha mai conosciuto L&#8217;Aquila come possiamo credere che sia capace di piangerla per quella che era e di ricostruir(ce)la come la vogliamo. Questo compito è il nostro, di tutti gli Aquilani che amano L&#8217;Aquila e che la rivogliono, senza tanti proclami. Questo è un dovere. E allora crediamoci fino in fondo, smettiamola di aspettare, continuiamo a ricordare, impariamo a rispettare il nostro territorio.</p><p>Io non credo alle bandiere perché basta un soffio di vento per farle voltare dall&#8217;altra parte, io credo al bene e al male. Io credo a un angolo della memoria che sappia mantenere le nostre radici storiche, culturali e sociali perché le crepe più grosse del terremoto le ho viste e continuo a vederle in mezzo alla gente, alla mia gente. L&#8217;Aquila e gli Aquilani si stanno sgretolando e ghettizzando da soli, giorno dopo giorno: “ji lupi alla montagna e ji coniji aju mare”, i “terremotati di serie B e C” che sfidano quelli di “serie A”, i “furbetti” multiproprietari, al caldo, e i poveri “irriducibili”, che avevano solo una tenda, al freddo &#8230; queste sono le crepe che mi fanno più male, non quelle che dei muri.</p><p>Io credo nell&#8217;angolo della memoria perché mi sono emozionato nel vedere gli Aquilani del consorzio “Piazza della Prefettura” stretti stretti vicino al Palazzo del Governo, quasi fossero alunni all&#8217;ultimo giorno di scuola. Per me quella piazza è il luogo dove ho imparato a leggere la storia della mia città, dove il mio cuore potrà solo ricordare la timida “maestra” che dietro i suoi occhialini regalava sorrisi, dove le “mie” donne coraggiose hanno salvato la memoria di una città che non le applaudirà mai, dove c&#8217;era il bar dei miei appuntamenti, dove uno straniero in cerca d&#8217;integrazione mi ricambiava sempre il saluto a testa alta, dove sognavo una casa in vetrina da comprare, dove non ho mai pensato di giocare con mio figlio. Per me quella piazza non sarà mai la passerella dove il modello più atteso ha sfilato in maniche di camicia dinanzi alle macerie dei miei ricordi e dei miei progetti. Quella piazza è, e resterà, un angolo della mia vita, un angolo della mia normalità perduta, un angolo dell&#8217;Aquila cancellato dalla violenza di un pugno maledetto durato venti secondi. Una goccia della nostra memoria.</p><p>Quando la natura farà del mio bambino un uomo lo porterò a Piazza della Prefettura e gli racconterò questa storia, per fargli capire il valore e l&#8217;importanza di una promessa … ma vorrei tanto che non passasse troppo tempo, perché in quella piazza mi piacerebbe giocare insieme a lui, almeno una volta.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009814_terremoto-langolo-della-memoria/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Terremoto: le ferite nascoste di Pedicciano</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009473_terremoto-le-ferite-nascoste-di-pedicciano/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009473_terremoto-le-ferite-nascoste-di-pedicciano/#comments</comments> <pubDate>Sun, 03 Jan 2010 13:57:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Paesi e borghi]]></category> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Pedicciano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9473</guid> <description><![CDATA[Quando la presenza maestosa e ingombrante del Gran Sasso lascia il posto alla vetta morbida e discreta del Sirente hai un&#8217;altra percezione delle cose: la natura cambia volto e all’improvviso è tutto più raccolto, quasi rassicurante. Per un attimo dimentichi di avere alle spalle il cuore ferito della tua città, finché non scopri che le [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9476" title="pedicciano01" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano01.jpg" alt="" width="500" height="200" /></a><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano01.jpg"></a></p><p>Quando la presenza maestosa e ingombrante del Gran Sasso lascia il posto alla vetta morbida e discreta del Sirente hai un&#8217;altra percezione delle cose: la natura cambia volto e all’improvviso è tutto più raccolto, quasi rassicurante. Per un attimo dimentichi di avere alle spalle il cuore ferito della tua città, finché non scopri che le frustate del terremoto sono sempre le stesse, impietose. Un altro borgo martoriato dal sisma è <strong>Pedicciano</strong> (<strong>frazione di Fagnano Alto</strong>), bellezza delicata di quel puzzle storico-naturalistico da cui prende forma il comune di Fagnano Alto, uno dei 99 castelli che nel 1254 partecipò alla fondazione dell’Aquila. Un <strong>borgo ferito dal terremoto e dall&#8217;indifferenza</strong> di chi non ha seguito attentamente la via crucis aquilana del 6 aprile. <span id="more-9473"></span></p><p>Il biglietto da visita del terremoto lo ritiri a Largo don Giovanni Ciccarelli: le case di una volta, quelle che da piccolo vedevo tutte le domeniche dal finestrino dell&#8217;automobile, ora sono cerchiate di giallo e profumano di legno. Da qui vedo i primi M.A.P., una coppia passeggia sottobraccio come avrà fatto chissà quante volte in quella stradina che fino a ieri era campagna, un ragazzo al cellulare scherza ad alta voce (o forse è il silenzio che me lo fa credere), una signora cura l&#8217;orto, da qualche comignolo esce il fumo. Ho quasi l’impressione di una normalità ritrovata.</p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano02.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9477" title="pedicciano02" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano02.jpg" alt="" width="400" height="343" /></a></p><p>Ma è solo un’impressione, non mi sono mai fermato alle apparenze e non ho voglia di cominciare adesso. Vado avanti: salgo da Via del Forno e proseguo per Via Campo dei Fiori, nomi bellissimi che regalavano suggestione e che oggi fanno tanta rabbia perché il fascino del tempo si è infranto nel blu di un telone, negli stucchi colorati che non avrei mai conosciuto in quelle case antiche, negli occhi tristi di quella Madonnina che dalla nicchia di un muro ha fatto il suo miracolo ma non è capace di scorgere le montagne che oggi spuntano dietro un vecchio portone sgangherato. Il borgo medievale porta i segni e il dolore di uno stupro.</p><p>Finita la strada c’è ancora campagna, tanto verde. Un grosso cane bianco mi viene incontro scodinzolando, sembra un bambino felice che ha tanta voglia di giocare ma non ha fiducia degli estranei. A pochi metri da qui gli operai lavorano per finire le altre casette di legno (è la vigilia di Natale, piove a tratti, ma non importa a nessuno), continuo a camminare e mi fermo in Piazza Santa Lucia: ci sono alcune macchine, tre roulotte e le cataste di legname (le “nuove” case del passato, del presente e del futuro). Alzo la testa per guardare le ferite della chiesa e incrocio lo sguardo di un Gesù povero che ha perso le mani, le cinghie danno la forza di resistere alla facciata e al campanile.</p><p>Me ne vado con il ricordo di una stretta di mano e un’emozione che per la prima volta non riesco a spiegare neanche a me stesso.</p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano03.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9478" title="pedicciano03" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano03.jpg" alt="" width="500" height="379" /></a></p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano04.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9479" title="pedicciano04" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano04.jpg" alt="" width="500" height="314" /></a></p><p><a href="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano05.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9480" title="pedicciano05" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/pedicciano05.jpg" alt="" width="400" height="304" /></a></p><p>(ph. Achille Giuliani)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009473_terremoto-le-ferite-nascoste-di-pedicciano/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Terremoto: la ripresa silenziosa di Vallecupa (frazione di Fagnano Alto)</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009361_terremoto-la-ripresa-silenziosa-di-vallecupa-frazione-di-fagnano-alto/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009361_terremoto-la-ripresa-silenziosa-di-vallecupa-frazione-di-fagnano-alto/#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Dec 2009 14:39:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Paesi e borghi]]></category> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Fagnano Alto]]></category> <category><![CDATA[Vallecupa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9361</guid> <description><![CDATA[Quando le luci mediatiche del terremoto aquilano lasciano il posto alle ombre mute e sorde dei borghi “invisibili”, quelli senza morti perché vivere in questi borghi è una scelta di vita, perché le vecchie case di questi borghi sono quasi tutte seconde case come uno chalet di Cortina o una villa sulla Costa Azzurra, allora [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-9363" title="vallecupa-terremoto01" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/vallecupa-terremoto01-400x297.jpg" alt="vallecupa-terremoto01" width="400" height="297" /></p><p>Quando le luci mediatiche del terremoto aquilano lasciano il posto alle ombre mute e sorde dei borghi “invisibili”, quelli senza morti perché vivere in questi borghi è una scelta di vita, perché le vecchie case di questi borghi sono quasi tutte seconde case come uno chalet di Cortina o una villa sulla Costa Azzurra, allora capisci che se il terremoto non ha guardato in faccia nessuno, l&#8217;Uomo-cronista (che per mesi e mesi ha fotografato, raccontato e scritto del terremoto) non è stato invece così imparziale.<span id="more-9361"></span></p><p>Un borgo invisibile è Vallecupa, minuscola frazione di Fagnano Alto, una delle sue tante frazioni, tant&#8217;è che gli estimatori lo chiamano il comune “diffuso”, come gli alberghi che oggi fanno tendenza. Prima del 6 aprile Vallecupa era invisibile perché in una manciata di secondi percorrevi il curvone che la raccoglie, la notte del 6 aprile è bastata una manciata di secondi per distruggerla.</p><p>Dopo il 6 aprile il cartello marrone delle informazioni turistiche che spingeva il visitatore nella parte più antica del paese lasciava l&#8217;amaro in bocca perché in pochi metri vedevi crolli e demolizioni ma oggi, finalmente, ha un sapore diverso, il sapore della rinascita perché un cartello lavori dice che il 29 dicembre ultimeranno la struttura definitiva che accoglierà la farmacia e l&#8217;ambulatorio e poco distante da qui, fra gli artigli delle ruspe, ci sono le cataste di materiale con i finimenti dei M.A.P.</p><p>Ho scelto la vigilia di Natale per i miei scatti, sono andato via prima del buio, senza incontrare nessuno e sotto una pioggia battente ma questa volta il silenzio non mi ha fatto così male.</p><p><img class="alignnone size-medium wp-image-9364" title="vallecupa-terremoto02" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/vallecupa-terremoto02-400x303.jpg" alt="vallecupa-terremoto02" width="400" height="303" /></p><p><img class="alignnone size-medium wp-image-9365" title="vallecupa-terremoto03" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/vallecupa-terremoto03-400x301.jpg" alt="vallecupa-terremoto03" width="400" height="301" /></p><p><img class="alignnone size-medium wp-image-9366" title="vallecupa-terremoto04" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/vallecupa-terremoto04-400x302.jpg" alt="vallecupa-terremoto04" width="400" height="302" /></p><p><img class="alignnone size-medium wp-image-9367" title="vallecupa-terremoto05" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/vallecupa-terremoto05-400x300.jpg" alt="vallecupa-terremoto05" width="400" height="300" /></p><p>(ph. cortesia dell&#8217;autore)</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009361_terremoto-la-ripresa-silenziosa-di-vallecupa-frazione-di-fagnano-alto/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Terremoto: a Beffi torna fruibile la chiesa di San Michele Arcangelo</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/009325_terremoto-a-beffi-torna-fruibile-la-chiesa-di-san-michele-arcangelo/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/009325_terremoto-a-beffi-torna-fruibile-la-chiesa-di-san-michele-arcangelo/#comments</comments> <pubDate>Thu, 24 Dec 2009 09:53:41 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Architettura]]></category> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Beffi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=9325</guid> <description><![CDATA[Tra i 29 edifici di culto della Diocesi aquilana rientrati nel piano di recupero “Una chiesa per Natale” c&#8217;è anche San Michele Arcangelo (XV sec.) di Beffi, piccola frazione di Acciano danneggiata dal terremoto del 6 aprile. Il forte vento di scirocco e la pioggia caduta in questi ultimi giorni hanno dissolto il manto di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/beffi-san-michele-01.jpg" alt="beffi-san-michele-01" title="beffi-san-michele-01" width="400" height="295" class="alignnone size-full wp-image-9327" /></p><p>Tra i 29 edifici di culto della Diocesi aquilana rientrati nel piano di recupero “Una chiesa per Natale” c&#8217;è anche San Michele Arcangelo (XV sec.) di Beffi, piccola frazione di Acciano danneggiata dal terremoto del 6 aprile.<span id="more-9325"></span></p><p>Il forte vento di scirocco e la pioggia caduta in questi ultimi giorni hanno dissolto il manto di neve portando via le temperature polari che avvolgevano la chiesa, fedele compagna – fino all&#8217;autunno – della tendopoli allestita sotto l&#8217;ombra del suo maestoso campanile. Arrivato sul posto mi avvicino all&#8217;unico operaio presente, un “forestiero” come diremmo dalle nostre parti, orgoglioso di parlare con qualcuno del suo contributo alla ricostruzione, a conferma del fatto che la vasta eco della catastrofe è ancora viva nel cuore e nella mente di molti Italiani.</p><p>Le impalcature verranno smantellate quanto prima ma le opere di ristrutturazione esterna e di consolidamento strutturale sono terminate: la facciata e i muri perimetrali sfoggiano i colori della nuova tinteggiatura, le catene metalliche rinforzano il corpo di fabbrica in tre punti di giuntura (facciata, pilastri mezzani delle pareti laterali e parete di fondo); l&#8217;interno, però, avrà bisogno di successivi ritocchi per tornare quella di prima.</p><p>La chiesa è quasi pronta per accogliere i fedeli nella Notte di Natale, in una notte che preannuncia grande suggestione e, finalmente, una piccola grande normalità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/009325_terremoto-a-beffi-torna-fruibile-la-chiesa-di-san-michele-arcangelo/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Terremoto: a San Lorenzo di Beffi (frazione di Acciano) la vita non si è fermata</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/007790_terremoto-a-san-lorenzo-di-beffi-frazione-di-acciano-la-vita-non-si-e-fermata/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/007790_terremoto-a-san-lorenzo-di-beffi-frazione-di-acciano-la-vita-non-si-e-fermata/#comments</comments> <pubDate>Wed, 04 Nov 2009 15:49:13 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Paesi e borghi]]></category> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Acciano]]></category> <category><![CDATA[Beffi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=7790</guid> <description><![CDATA[Dal toponimo Villa Sancti Laurentii – poi evoluto in San Lorenzo di Beffi (la più piccola frazione di Acciano) – è facile capire che quasi mille anni di storia non hanno mutato l&#8217;assetto del borgo, ancor oggi abitato da poche decine di persone. Un fazzoletto di case che risale la Valle dell&#8217;Aterno, modellato a ridosso [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7793" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-7793" title="san-lorenzo-beffi02" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/san-lorenzo-beffi02.jpg" alt="san-lorenzo-beffi02" width="500" height="127" /><p class="wp-caption-text">Danni nel centro storico</p></div><p>Dal toponimo <em>Villa Sancti Laurentii</em> – poi evoluto in <strong>San Lorenzo di Beffi</strong> (la più piccola frazione di Acciano) – è facile capire che quasi mille anni di storia non hanno mutato l&#8217;assetto del borgo, ancor oggi abitato da poche decine di persone. Un fazzoletto di case che risale la Valle dell&#8217;Aterno, modellato a ridosso degli edifici gentilizi (i palazzi Marino Piccoli e Lattanzi) e della chiesa parrocchiale.<span id="more-7790"></span></p><p>La scossa del 6 aprile ha chiesto il dazio pure qui ma i Vigili del Fuoco hanno vinto la prova di forza. Come non parlare, allora, dei puntellamenti alla facciata e al campanile della chiesa di San Lorenzo (XVI secolo), dei tiranti che dal complesso monumentale Marino Piccoli risalgono per l&#8217;attigua chiesetta della Santissima Trinità – quest&#8217;ultima, dall&#8217;esterno, in buono stato – e della messa in sicurezza di gran parte delle abitazioni. Esula invece dal penoso scenario distruttivo palazzo Lattanzi (XVI secolo), chiaro esempio di come la ristrutturazione-valorizzazione di una dimora del borgo antico – sede di una rinomata locanda, men che mai strategica per la ricettività locale nella grave carenza abitativa del dopo sisma – ne diventi linfa vitale.</p><div id="attachment_7795" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-7795" title="san-lorenzo-beffi01" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/san-lorenzo-beffi01.jpg" alt="Danni alla chiesa di San Lorenzo" width="500" height="204" /><p class="wp-caption-text">Danni alla chiesa di San Lorenzo</p></div><p>Il profumo inconfondibile del mosto che inebria le viuzze, il minuscolo gregge che pascola liberamente a pochi passi dall&#8217;abitato e la serenità nei volti delle due persone incrociate lì vicino – cui ricambio lo schietto saluto – mi danno la certezza che il terremoto non è riuscito a spezzare le radici di questa comunità.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/007790_terremoto-a-san-lorenzo-di-beffi-frazione-di-acciano-la-vita-non-si-e-fermata/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Terremoto: situazione e danni a Succiano (frazione di Acciano)</title><link>http://cultura.inabruzzo.it/007605_terremoto-situazione-e-danni-a-succiano-frazione-di-acciano/</link> <comments>http://cultura.inabruzzo.it/007605_terremoto-situazione-e-danni-a-succiano-frazione-di-acciano/#comments</comments> <pubDate>Wed, 28 Oct 2009 15:55:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Achille Giuliani</dc:creator> <category><![CDATA[Architettura]]></category> <category><![CDATA[Paesi e borghi]]></category> <category><![CDATA[Terremoto]]></category> <category><![CDATA[Acciano]]></category> <category><![CDATA[Succiano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/?p=7605</guid> <description><![CDATA[Conosciuto dagli Aquilani – e non solo – per la sagra estiva del tartufo, eccellenza gastronomica del territorio e dell’intera Provincia, il borgo di Succiano (frazione di Acciano) non è scampato agli effetti distruttivi del sisma. Il versante più colpito corre dal fianco alto del paese, dov’è tuttora interdetta la stradina che costeggia le vecchie [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7610" title="succiano004" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/succiano004.jpg" alt="succiano004" width="400" height="140" /></p><p>Conosciuto dagli Aquilani – e non solo – per la sagra estiva del tartufo, eccellenza gastronomica del territorio e dell’intera Provincia, il borgo di <strong>Succiano</strong> (frazione di <strong>Acciano</strong>) non è scampato agli effetti distruttivi del sisma. Il versante più colpito corre dal fianco alto del paese, dov’è tuttora interdetta la stradina che costeggia le vecchie abitazioni, verso l’area prospiciente la chiesa parrocchiale, tenuta in piedi dal provvidenziale intervento dei Vigili del Fuoco.<span id="more-7605"></span></p><p>La chiesa di San Giovanni, per l’appunto, risulta totalmente devastata: la parte superiore della facciata è crollata, interessando anche la staticità della copertura e del sobrio portale; evidenti cedimenti appaiono nelle pareti laterali e in quella di fondo; la campana, invece, è stata dignitosamente collocata dinanzi all’ingresso. Dell’impianto originario, già esistente sul finire del XVI secolo, resta ben poca cosa e sempre a causa dei terremoti; a farmi da Cicerone è un anziano che abita lì vicino, gentile nei modi e sagace nella dialettica, la sua memoria diventa storia quando racconta che il terremoto della Marsica (1915) – ben più tragico di quello accaduto a L&#8217;Aquila lo scorso 6 aprile – rase al suolo la chiesa e i pochi monconi delle mura maestre tornarono a essere un luogo di culto solo a metà degli anni Trenta. Altri tempi, certo, ma il suo timore per una lunga attesa prima della ricostruzione è quanto meno comprensibile.</p><div id="attachment_7608" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-7608" title="danni-succiano01" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/danni-succiano01.jpg" alt="danni-succiano01" width="500" height="189" /><p class="wp-caption-text">Chiesa di San Giovanni</p></div><p>Sempre in zona, si notano i crolli e la messa in sicurezza di alcune strutture vetuste, adibite in prevalenza a stalle e pagliai, divenute oggetto di “rischio esterno” per le abitazioni confinanti e l’attigua viabilità.</p><p>Dalla piacevole conversazione vengo a sapere, poi, che le funzioni religiose si tengono nella chiesetta della Madonna di Loreto, ben restaurata anni fa e poco distante da qui, lungo la strada per il cimitero.</p><p>A pochi chilometri dall’abitato, sopra il monte Offermo, è scampato al pericolo un altro edificio sacro: l&#8217;eremo di Sant&#8217;Erasmo (XVI secolo), meta del concomitante pellegrinaggio con gli abitanti di Beffi che per secoli tenne in disputa le due comunità contadine; la notizia nell&#8217;occasione me la fornisce una coetanea, dopo aver giustificato la mia “intrusione” in paese, sollevata dal fatto che non si è imbattuta in un indesiderato “turista del terremoto”.</p><div id="attachment_7609" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-7609" title="danni-succiano02" src="http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/wp-content/danni-succiano02.jpg" alt="danni-succiano02" width="500" height="186" /><p class="wp-caption-text">Danni al centro storico</p></div><p>A pochi giorni dalla fine di ottobre, ecco il punto della situazione sulle aree di accoglienza allestite per l’emergenza sisma nel territorio comunale di Acciano: nell’aia del capoluogo campeggia una sola tenda, a Roccapreturo permane in effetti una certa operatività, a Beffi e Succiano le tendopoli sono già un ricordo.</p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://cultura.inabruzzo.it/007605_terremoto-situazione-e-danni-a-succiano-frazione-di-acciano/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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