Certo, scivolerò nella banalità ma Santo Stefano di Sessanio oltre a essere uno dei borghi più belli del comprensorio aquilano è sicuramente tra i più affascinanti d’Italia, un fascino antico dove natura è sopravvivenza, dove storia è turismo e tutto s’intreccia in dolce armonia. Un borgo medioevale che sembra scolpito nella roccia, animato dalla roccia, dove le scalinate abbracciano le casette fin sopra l’uscio e le donne fanno a gara con i loro coloratissimi gerani, dove il profilo slanciato della torre spicca(va) in lontananza, a memoria di un lontano passaggio di consegne fra l’austera matrice dell’incastellamento aquilano e le raffinate architetture sospinte dall’infeudazione medicea: loggiati e portali, archi e bifore.
nati in Abruzzo per parlarvi di cultura
Santo Stefano di Sessanio (Aq) e il “simbolo” della ricostruzione
Acciano, estate 2010: una cartolina dal passato
Come accade ogni anno, in estate i paesi dell’Abruzzo montano tornano a popolarsi delle “loro” genti, attratte da questi luoghi con un richiamo quasi ancestrale, dalla voglia e dal senso di appartenenza a una Terra difficile, ma sempre gentile; anche con l’ultimo arrivato, anche con i forestieri. Una sorta d’immigrazione o di transumanza al contrario. Luoghi che raccontano di gioventù lontanissime e di occhi protesi al futuro, di ricordi, di delusioni e di speranze.
È davvero così, a L’Aquila “anche le pietre parlano”
Immaginiamo di prendere un libro di storia e di strappar via le pagine difficili da capire, spiegare, accettare; più semplicemente, quelle “scomode”. Immaginiamo adesso che il nostro libro racconti la storia dell’Aquila, una città unica nel suo genere, la “città-territorio” creata, distrutta e ricostruita così tante volte da sembrare un museo itinerante a cielo aperto, città che oggi conosciamo in maniera quasi ossessiva perché abbiamo imparato a leggere i suoi mille profili – o ciò che ne resta, ahimè – camminando con il naso all’insù o magari fermandoci a contemplare una stupida rete metallica … limite invalicabile alle tante – e troppe – “zone rosse”, barriera di vento al cospetto di un vissuto che non è possibile ignorare e da cui non è possibile staccarsi.
Lago Sinizzo: la “riapertura” dopo il terremoto
Con ordinanza comunale dello scorso 5 agosto, il sindaco di San Demetrio ne’ Vestini (AQ) ha restituito alla popolazione una delle maggiori attrattive turistiche del territorio: il lago Sinizzo, specchio d’acqua incastonato tra il verde dei boschi e noto ai più come la “spiaggetta degli Aquilani”, luogo di relax a pochi minuti dalla città. La rimozione delle transenne che precludevano l’accesso all’area è stata possibile grazie ai lavori di messa in sicurezza delle sponde, letteralmente squarciate dal terremoto del 6 aprile 2009.
Ritorno a L’Aquila: una sera, nella mia città
Il caldo estivo è arrivato anche all’Aquila, ma un vento fulmineo e il grigiore nel cielo minacciano pioggia. Prima di sera voglio tornare in centro, ancora una volta; non posso farne a meno, non ci riesco … è quasi un magnetismo.
Un anno dal sisma: un pensiero per chi c’è
6 aprile 2009, ore 3:32
Una data, un’ora. Semplicemente, numeri … funerei.
Numeri, elementi matematici così freddi e astratti da farsi odiare per la loro crudeltà, come la Terra che in una notte ingentilita dalla primavera ha tremato più forte per chiamare a sé 308 vite, distruggendo le certezze di tutti gli altri, violentando i sogni di tutti gli altri, cambiando le vite di tutti gli altri.
Terremoto: l’angolo della memoria
Dal 6 aprile sono trascorsi poco più di nove mesi. Nove mesi, il tempo che ci chiede madre natura per accogliere in casa una nuova vita. A nove mesi dal terremoto (quella forza nera e incontrollabile che da secoli è la “spada di Damocle” sulla testa della mia gente) le vite e i sogni spezzati, la città e i tanti borghi fantasma li ricordano solo gli Aquilani, i poveri disgraziati che hanno impietosito il mondo e i “Grandi della Terra”.
Ma oggi dov’è finito il mondo che piangeva? Più ti allontani da queste montagne e più ti accorgi che a nove mesi dal terremoto quel mondo non ha più lacrime per gli Aquilani, ed è così, perché non ha più freddo nell’anima: quel mondo gioisce sbalordito quando gli raccontano che le case promesse (le case del più grande “miracolo italiano”) esistono davvero e pian piano, scommettiamoci pure, guarderà con passione anche la telenovela giudiziaria del terremoto (quella farà sempre ascolti, mettendo alla gogna chi ha fatto della nostra meravigliosa città una falsa “città mediatica di cartapesta”). Per quel mondo, oggi, il terremoto dell’Aquila è tutto qui, è finito da un pezzo.
Terremoto: L’Aquila non diventerà la Pompei del terzo millennio
Sono andato via dalla mia città perché da ragazzo mi andava stretta, perché mi soffocava quella borghesia piccola piccola che fa morire i sogni e le idee, perché volevo conoscere quello che c’era oltre la cima delle montagne, perché volevo essere libero di decidere ma fuori dagli schemi.
Terremoto: le ferite nascoste di Pedicciano
Quando la presenza maestosa e ingombrante del Gran Sasso lascia il posto alla vetta morbida e discreta del Sirente hai un’altra percezione delle cose: la natura cambia volto e all’improvviso è tutto più raccolto, quasi rassicurante. Per un attimo dimentichi di avere alle spalle il cuore ferito della tua città, finché non scopri che le frustate del terremoto sono sempre le stesse, impietose. Un altro borgo martoriato dal sisma è Pedicciano (frazione di Fagnano Alto), bellezza delicata di quel puzzle storico-naturalistico da cui prende forma il comune di Fagnano Alto, uno dei 99 castelli che nel 1254 partecipò alla fondazione dell’Aquila. Un borgo ferito dal terremoto e dall’indifferenza di chi non ha seguito attentamente la via crucis aquilana del 6 aprile.
Terremoto: la ripresa silenziosa di Vallecupa (frazione di Fagnano Alto)

Quando le luci mediatiche del terremoto aquilano lasciano il posto alle ombre mute e sorde dei borghi “invisibili”, quelli senza morti perché vivere in questi borghi è una scelta di vita, perché le vecchie case di questi borghi sono quasi tutte seconde case come uno chalet di Cortina o una villa sulla Costa Azzurra, allora capisci che se il terremoto non ha guardato in faccia nessuno, l’Uomo-cronista (che per mesi e mesi ha fotografato, raccontato e scritto del terremoto) non è stato invece così imparziale.
Terremoto: a Beffi torna fruibile la chiesa di San Michele Arcangelo

Tra i 29 edifici di culto della Diocesi aquilana rientrati nel piano di recupero “Una chiesa per Natale” c’è anche San Michele Arcangelo (XV sec.) di Beffi, piccola frazione di Acciano danneggiata dal terremoto del 6 aprile.
Terremoto: a San Lorenzo di Beffi (frazione di Acciano) la vita non si è fermata

Danni nel centro storico
Dal toponimo Villa Sancti Laurentii – poi evoluto in San Lorenzo di Beffi (la più piccola frazione di Acciano) – è facile capire che quasi mille anni di storia non hanno mutato l’assetto del borgo, ancor oggi abitato da poche decine di persone. Un fazzoletto di case che risale la Valle dell’Aterno, modellato a ridosso degli edifici gentilizi (i palazzi Marino Piccoli e Lattanzi) e della chiesa parrocchiale.
Terremoto: situazione e danni a Succiano (frazione di Acciano)

Conosciuto dagli Aquilani – e non solo – per la sagra estiva del tartufo, eccellenza gastronomica del territorio e dell’intera Provincia, il borgo di Succiano (frazione di Acciano) non è scampato agli effetti distruttivi del sisma. Il versante più colpito corre dal fianco alto del paese, dov’è tuttora interdetta la stradina che costeggia le vecchie abitazioni, verso l’area prospiciente la chiesa parrocchiale, tenuta in piedi dal provvidenziale intervento dei Vigili del Fuoco.
Terremoto: messa in sicurezza della Tiburtina Valeria SS-5

Lontani dalle mete turistiche principali dell’Abruzzo aquilano, a dispetto delle bellezze naturalistiche offerte dal Parco Regionale Sirente Velino e dai tanti borghi che hanno mantenuto l’incantevole assetto architettonico di epoca tardo medievale, i paesi addossati al confine tra le Valli Subequana e Peligna solo di recente hanno potuto riavere una piena e più sicura fruibilità della Tiburtina Valeria (strada statale n. 5) – l’antica direttrice fra l’Abruzzo costiero e Roma – che dopo il terremoto dell’Aquila era stata prontamente e giustamente interrotta per la caduta di massi nel tratto che unisce il comune di Molina Aterno a quello di Raiano, una manciata di chilometri che fiancheggia le acque dell’Aterno tagliando le pareti a strapiombo della Gola di San Venanzio, un percorso noto agli amanti dell’arrampicata e che nell’asprezza degli elementi (l’acqua, la roccia e i boschi) sintetizza lo spirito selvaggio del territorio.
Terremoto: i danni a Beffi, frazione di Acciano

Nella consapevolezza che il testo porta ritardo sulla mia visita nel borgo di Beffi, voglio comunque difendere le sensazioni provate il 12 settembre, giorno che la Chiesa di Roma dedica al Nome di Maria. Ironia della sorte nel cuore del paese, a pochi metri di distanza l’una dall’altra, la comunità ha eretto due chiese intitolate al culto della Vergine: la Madonna del Rifugio e la Madonna degli Angeli (XVII sec.); tutt’e due colpite dal sisma del 6 aprile, anche se in maniera diversa, e tutt’e due chiuse ai fedeli in quel sabato pomeriggio.






