A Vicenza si ripercorre la storia di Sperimentale p.

 

Due splendidi volumi in cofanetto documentano la storia davvero singolare del Gruppo “Sperimentale p. (pura), Lia Drei e Francesco Guerrieri” pubblicati in occasione della mostra in corso nelle sale espositive Valmore Studio Arte di Vicenza dal 10 dicembre 2010 al 26 febbraio 2011. Sono esposte opere dello storico sodalizio eseguite negli anni ’60-’70.

Ricordiamo che il gruppo prende il via nel settembre del 1963 in seguito alla scissione del “Gruppo ’63” di cui facevano parte insieme ai due suddetti artisti anche Di Luciano e Pizzo, tutti operatori intenzionati a superare l’orgia materica ed espressionistica informale, divenuta ormai una forma linguistica accademica. Le premesse di questa volontà di ricostruzione dei valori estetici e formali si erano avute già nello storico Convegno internazionale di Verucchio (Rimini). Questa esigenza fu avvertita da altri gruppi che si costituirono in quegli anni (Gruppo N di Padova, Gruppo Uno a Roma). Ad esempio nella capitale un drappello di artisti (Biggi, Santoro, Frascà, Pace, Uncini) nel fondare il Gruppo Uno con il nome stesso nome stesso intendevano significare il nuovo itinerario: infatti l’uno è il numero che viene dopo lo zero rappresentato dalla poetica informale.

Parimenti lo Sperimentale p., facendo leva sugli assunti teorici della psicologia della Gestalt, intendeva superare l’alienazione e l’incomunicabilità allora dominante attraverso appunto una sperimentazione pura facendo ricorso ai mezzi tradizioni della pittura (pennelli, colori) senza l’ausilio di strumenti meccanici o tecnologici.

Un’accurata indagine storica del gruppo se da un lato ci consegna il duo Drei Guerrieri sempre in sintonia circa i principi teorici, dall’altro permette di individuare identità artistiche inconfondibili tra loro. A questo proposito illuminante un pensiero espresso dall’indimenticato Filiberto Menna, uno degli storici che maggiormente si è interessato dello Sperimentale p.: “All’interno della poetica comune è comunque possibile individuare la diversità delle due declinazioni, più mentale e riflessiva quella di Guerrieri, più emozionale e felice quella di Drei”.

In una bella intervista contenuta nel secondo volume che accompagna l’esposizione di Vicenza è lo stesso Guerrieri ad evidenziare le differenti espressività dei due artisti: “Le opere di Lia Drei aiutano a capire il mondo, mentre quelle di Guerrieri aspirano a cambiare il mondo”.

Tornando alla mostra vicentina e ai due volumi c’è da osservare proprio come in Guerrieri la geometria acquisisca una impostazione costruttivistica, limitando la gamma cromatica che invece in Drei nel mentre si amplia persegue quella letizia estetica che è stata sempre a fondamento del suo fare arte. Non va dimenticato che la grande artista Drei che purtroppo ci lasciò nel 2005 dopo lunga malattia, compagna del Guerrieri, realizzò anche opere-ambiente e libri d’artista e praticò assiduamente anche la Mail Art e la Poesia visiva. La sua ricerca, così come quella del gruppo vanta un’antologia critica straordinaria con nomi di prim’ordine, quali quelli di Argan, Assunto, Celant, Di Genova, Finizio, Menna, Ponente. Nei due volumi, riccamente illustrati sono riportate queste testimonianze insieme ai saggi critici di Teodolinda Coltellaro, Cinzia Folcarelli, Luciano Marziano.

Nel mentre segnaliamo ai nostri lettori questa mostra da non perdere che finalmente costituisce un punto fermo in chiave storica sul gruppo Sperimentale p., ci preme evidenziare come nell’intera produzione dei due ci sia, al di là del rigore proprio dell’arte programmata, un afflato lirico di straordinaria intensità. Intanto originale appare l’interazione arte-scienza, ma poi come non accorgersi che sovente l’esercizio pittorico è arricchito dalla componente luministica sollecitata sia dalla relazione tra forma e spazio, sia da certe pause che evocano quelle musicali, per eccellenza espressive più delle melodie stesse. La timbricità del colore puro mai sottomesso ai capricci dei connubi troppo spesso innaturali come accadeva nell’informale, l’esattezza scientifica illuministica in grado di superare ogni problematicità, sono tutti capitoli di un romanzo che negli anni sessanta non ebbe ad entusiasmare forse, ma che oggi trova straordinaria accoglienza: un vero peccato che Drei non possa registrare questo meritato successo postumo.