Sant’Antonio e le Farchie, culto antico di San Martino sulla Marrucina

Amato in tutto Abruzzo sopratutto perchè legato al mondo agricolo nella cittadina martinese Sant’Antonio è storicamente veneratissimo, anche perchè legato alla presenza dal X secolo dell’antichissima abbazia benedettina omonima.La presenza dei benedettini ha certamente portato il culto del Santo, storicamente legato alla vita nei campi, ai raccolti ed alla protezione degli animali domestici.

Già nel XIV secolo vi era a San Martino sulla Marrucina (Ch) una chiesa intitolata a San Antonio Abate con un piccolo convento. Nel corso dei secoli l’antico edificio sparì ma la popolazione decise di riedificare una piccola chiesetta che prese il nome di Sant’Antoniuccio proprio per ribadire il legame con il Santo. Da oltre un secolo a San Martino la sera del 16 gennaio si è soliti realizzare le farchie in onore di San Antonio.

Le farchie sono alte pile di canne intrecciate e legate tra loro utilizzando rami di salice in maniera sapiente e tramandata di padre in figlio. In Abruzzo si tratta per eccellenza di una tradizione tipica di Fara Filiorum Petri che agli originari significati religiosi ha aggiunto memorie storiche dell’occupazione francese. Infatti secondo la tradizione farese fu San Antonio a “mimetizzare” la cittadina dietro una coltre di fiamme all’esercito napoleonico costringendo quest’ultimo a fuggire, durante la repressione dei comuni ribelli del 1799.

La vicinanza con Fara Filiorum Petri ha certamente contribuito notevolmente a diffondere la tradizione della farchie anche a San Martino che tuttavia considerando l’antica usanza puo’ essere considerata ormai a pieno titolo anche una tradizione martinese. Non va dimenticato tuttavia che mentre a San Martino l’aspetto popolare e tradizionale mantiene la supremaziona su quello prettamente religioso è a Fara Filiorum Petri che invece quest’ultimo raggiunge vera e propria venerazione, coinvolgendo per mesi e mesi la popolazione cittadina e attirando in paese decine di migliaia di persone.

Le farchie sono faresi proprio perchè è qui che l’evento raggiunge il massimo della devozione e della partecipazione ma certamente possono essere considerate a tutti gli effetti anche una tradizione martinese, tenendo conto che probabilmente esse non sono originarie neanche di Fara Filiorum Petri ma probabilmente si rifanno alla tradizione molisana molto piu’ antica ed ancora oggi diffusa delle “Faglie”, importata nella zona per i movimenti di popolazione dal molise attorno al XVIII secolo.

A San Martino la farchia verrà accesa sabato 16 Gennaio a partire dalle 19,30 alle porte del paese, presso la chiesetta della Madonna del Suffragio, a simboleggiare l’apertura dei paesani a tutti coloro che vogliono condividere la gioia per l’uccisione del maiale, che nella civiltà contadina ha sempre rappresentato una fonte di ricchezza per tutte le famiglie(e Sant’Antonio è anche protettore degli animali domestici). Grazie al lavoro dei signori Giovanni Dell’Arciprete e Rocco de Ritis, organizzatori da tempo insieme alla proprie famiglie e ad un folto gruppo di martinesi dell’antica tradizione martinese delle farchie, sarà offerto un lauto banchetto a base di dolci
tipici e carne a tutti coloro che interverranno.

“La tradizione delle farchie” spiega Marco Pantalone, presidente dell’associazione di studi storici locali “Corporazione Sancti Martini” è diffusa a San Martino da almeno un secolo e mezzo. Anticamente ogni contrada realizzava la sua farchia e tutte venivano accese nello spiazzo antistante l’antichissima chiesa di San Martino, nei pressi dell’auttuale Villa Comunale.Sebbene Fara Filiorum Petri ben meriti il titolo di “Paese delle Farchie” per la devozione, i preparativi e il gran numero di visitatori, consigliamo di visitare anche la farchia di San Martino e quelle della vicina Casacanditella, anch’esse legate ad una storia e tradizione secolare”.