L’Aquila: Quadri lontani
Scritto da Gianfranco Giustizieri il 13 gennaio 2010
“In questo eterno limbo in cui ognuno cerca di ricostruire faticosamente una propria identità all’interno di una città fantasma, la memoria torna quotidianamente indietro nel tempo e la pellicola di un film ormai distrutto scorre in sequenze lontane.
Allora la malinconia prende l’anima, l’ansia stringe il cuore e la gola, gli occhi vorrebbero chiudersi per cancellare in un istante quella notte e riaprirsi verso orizzonti limpidi e sereni…
Una finestra si apre e torna il mercato mattutino con i colori ed i profumi stagionali di frutta e verdura, con i confusi odori di una piazza assolata dove ho sempre rispettato un mio personale appuntamento settimanale.
Il sabato mattina mi attende la spesa a quella storica bancarella, sempre la stessa, all’aria frizzante che non ci abbandona in ogni stagione:”Marina, il solito, a casa frutta e verdura non bastano mai!”. E’ il mio personale lasciapassare, la scusa per fermarmi, non correre dietro il tempo, la possibilità di respirare quei momenti, la gioia di poter vedere colori altrimenti perduti, la libertà di salutare ad alta voce, la licenza di fare una battuta mai respinta, la voglia di scherzare dietro il bancone.
Poi come non dare uno sguardo fugace alla facciata del Duomo dove l’orologio segna il tempo che scappa di un quotidiano scarsamente apprezzato! E i due campanili, con il loro colore quasi biscotto, sembrano sentinelle lontane poste a vigilare benevolmente l’umano frastuono, mentre i palazzi intorno racchiudono le grida ed i richiami di una piazza sempre in fermento.
C’è ancora un po’ di tempo, un salto sotto i portici semideserti per l’ora del mattino, un caffè al bar dell’angolo con l’amico appena incontrato, quattro chiacchiere veloci, il giornale da acquistare e poi in macchina con un ultimo sguardo distratto che abbraccia la piazza con i suoi rumori.
A sabato prossimo, si è fatto tardi, bisogna andare, ci sono ancora tante cose da fare…
Ecco la fretta, riprende la fretta del quotidiano che ora non c’è più.”
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