“L’uomo fiammifero”: semplicemente un film bello

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Sono appena tornato dal cinema Smeraldo, di Teramo, dove sono andato a vedere il film “L’uomo fiammifero”. Ne avevo sentito molto parlare, avevo letto il libro realizzato prima del film stesso, avevo avuto modo giorni addietro di conoscere Marco Chiarini, il regista autore. Ma sono andato senza una particolare attesa, senza un’idea precisa di cosa stavo per vedere. Ero solo curioso. Ebbene, sono uscito dal cinema dopo 80 minuti con una fretta matta di tornare a casa e scriverne, tant’è che ne scrivo ora, alle 0.51 della notte. Confesso che non potevo resistere e che, per giunta, non volevo assolutamente lasciare svaporare quelle sensazioni ricevute a caldo. Mi sono rigirato in testa le riflessioni e i fotogrammi per tutto il percorso del rientro e adesso che sto per scriverne mi viene in mente solo una parola: bello. Semplicemente bello. Bello e semplice allo stesso tempo.

Premetto che non sono un critico cinematografico, ma un semplice giornalista, e quindi non posso parlare di un film, di nessun film incluso questo, in termini tecnici, filosofici, storici, eruditi, etc. Ne parlo solo da uomo della strada, da semplice spettatore che entra in sala e si approccia alla visione con animo inconsapevole e curioso. Ebbene, per la mia pur modesta opinione questo film è un piccolo gioiello. Un delicato viaggio di favola, dove la realtà trasfigura con garbo in fantasia per tornare reale, una metafora dolce e struggente, ma anche ironica e giocosa, della fanciullezza e della crescita dell’uomo, di tante cose profonde che ci riguardano tutti molto direttamente. Sullo schermo mi sono rivisto bambino alla scoperta del mondo, delle cose della natura, della vita, della donna intesa come essenza femminile. Mi sono ritrovato nell’invenzione di quei piccoli miti che rendevano avventurosa l’adolescenza di provincia; ero tornato il coraggioso esploratore della fabbrica abbandonata, il futuro astronauta che sogna guardando puntini luminosi nel telescopio giocattolo, il novello navigatore che sfida le onde della seconda secca con suo canotto arancione. Ma sono riuscito a rivivere le sensazioni struggenti del complesso rapporto padre-figlio dei miei 11 anni, fatto di amore e rigore, ma anche di tante debolezze umane di quegli adulti che devono essere genitori e spesso non sanno come esserlo, e vanno a tentativi, ora sbagliando ora azzeccando. In questo film ci sono tanti spunti per argomenti grandi e spessi, che toccano l’animo di ognuno di noi perchè tutti li abbiamo vissuti.

Questo film mi ha stupito, mi ha emozionato, mi ha persino commosso in certi passi, e mi ha divertito in altri. Comunque mi ha intrigato per quel suo modo così delicato e creativo di narrare le cose semplici ed essenziali della vita condendole con una fantasia garbata e vitale. Certo, ci sono quelle leggere scivolate del tutto normali nel lavoro di un giovane e promettente regista, ma ci sono anche tanti passaggi che toccano il cuore, altri che rappresentano delle straordinarie invenzioni di una fantasia sana e gioiosa, come il maialino che vola o lo Zio Disco. Insomma, una bella metafora dell’adolescenza nella quale ognuno può riconoscersi, a patto di ammettere a se stesso di essere stato anche lui bambino, e forse di esserlo ancora oggi. Sconsigliato invece a tutti quelli che pensano di essere nati già adulti e cinici, che negano di aver mai sognato, che fingono di non avere lacrime da versare.

Infine, un bel plauso di merito va al bravo regista teramano, Marco Chiarini. E non solo per la semplice e convolgente bellezza della sua opera prima, ma soprattutto per aver creduto davvero nel suo lavoro, per essersi speso fino in fondo per dargli corpo e vita, per aver inseguito il suo sogno.

Vai al sito del film http://www.uomofiammifero.it/