“Non faccia la vittima, è uno degli artefici del clima violento”, intitolava “La Stampa”, giornale solitamente serio e ponderato, la sua intervista a Rosy Bindi subito dopo l’aggressione a Berlusconi. “Resta il fatto che tra gli artefici di questo clima c’è anche Berlusconi, non può sentirsi la vittima. Questi gesti vanno sempre condannati, mai giustificati. Qualche volta però sono spiegabili. Certo, se si continua a dividere questo paese, alla fine..”. Questa la piccola tempesta nella grande tempesta dell’aggressione, si è cercato di chiudere la falla con una imbarazzata precisazione della Bindi e la dichiarazione di Bersani recatosi al San Raffaele in visita al ferito: “Noi siamo tutti convinti, e parlo per tutto il PD, che ogni gesto di violenza va rifiutato. Senza se e senza ma”. Ma ormai la frittata era fatta. Anche Sgarbi, che era restato silente, ha rispolverato il suo “più bella che intelligente” per condannarne le dichiarazioni. E ci ha dato la soddisfazione di cimentarsi come noi facemmo a suo tempo, sulla risposta che Berlusconi avrebbe potuto dare al “Non sono una donna a sua disposizione”. Noi ipotizzammo un “Ora non si monti la testa”; a Sgarbi, lo ha scritto su “Il Giornale” del 15 dicembre, sarebbe piaciuto un “Meno male” oppure “Per fortuna”, sempre in omaggio alla sua battuta sulla bellezza che, scrive, “aveva la ferocia dell’apparente innocenza”.
Questa la notizia, nel commento ci ricolleghiamo ai due precedenti “round” tra Berlusconi e Bindi, nei quali la Bindi ha fatto la vittima dell’offesa, ritenuta sanguinosa, al punto da mobilitare la solidarietà di centomila sostenitori con tanto di foto a fianco alla maglietta con scritte le sue parole, quasi come il dannunziano “memento audere semper”. Poi ha respinto con durezza la precisazione di Berlusconi per restare nel ruolo della vittima. “Post hoc, non propter hoc”, di certo, sono arrivate la presidenza del PD e il successo editoriale, e forse per questa sua esperienza personale di vittima premiata eccome, teme che lo sia anche la nuova vittima e in misura proporzionata all’offesa veramente sanguinosa. Cosa dire ora alla vice presidente della Camera che ha fatto le sue dichiarazioni appena uscita dalla messa, come dal resoconto su “La Stampa”? Che è incappata nel più classico contrappasso, per stare nell’orbita dantesca; oppure che le tocca rivivere la storia la quale si manifesta in tragedia poi si ripete in farsa, per stare nell’ambito vichiano. Con la differenza che i ruoli si sono invertiti, la farsa è stata il suo sentirsi vittima, la tragedia è nell’essere diventato vera vittima il Presidente del Consiglio dei ministri del nostro paese. Alla vice presidente della Camera senso delle istituzioni e spirito cristiano dovrebbero ispirare ben altri sentimenti. O no?
Romano levante, spirito libero, analizza le parole, i fatti e i commenti di questo “caso” con la precisione del chirurgo. Ma…
Quando un paese è diviso tra curva sud e curva nord è difficile dire chi ha ragione. Ogni episodio è pretesto per attaccare l’altro. Se la politica uscisse dallo Stadio, penso che gli spalti, ora pieni di tifosi urlanti, piano piano si svuoterebbero. Ma perchè questo sia possibile bisogna che tutti facciano un passo indietro nel linguaggio e pensassero meno ai sondaggi e più ai problemi di questo nostro paese. Napolitano, aiutaci tu!