Studi sul Rinascimento e sull’umanesimo platonico. “Art et Humanisme à Florence au temps de Laurent le Magnifique. Étude sur la Renaissance et l’Humanisme platonicien”.
Opera del francese André Chastel (1912-1990), pubblicata in Francia nel 1959 e per la prima volta in Italia nel 1964, in cui l’Autore analizza i rapporti tra arte e umanesimo sotto il principato di Lorenzo il Magnifico (1469-92).
Se questo periodo fu sempre considerato – per usare le parole di H.Taine – un “momento incantevole” dal punto di vista artistico, ovvero l’ “età d’oro fiorentina”, C. dimostra invece come tale interpretazione poetica e letteraria sia da abbandonare in favore di una più concreta valutazione di quella che l’Autore definisce “una situazione inquieta della cultura”, caratterizzata più da problemi che da certezze.
Infatti, al di là del movimento platonico – di cui non si nega l’importanza ma che certo non esaurisce l’intera storia dell’umanesimo fiorentino – a partire dal 1460-70 emergono forti problematiche che assillano da un lato gli intellettuali, e dall’altro pittori e scultori, impegnati nell’elaborazione di un nuovo stile che si accordi con le idee circolanti dell’epoca.
Molto rilevante risulta allora – per le conseguenze avute sia sulla vita intellettuale che sull’arte – la crisi fiorentina di fine secolo, dalla quale i maestri del Cinquecento trarranno regole e simboli, con risultati che tuttavia raggiungono i vertici più alti non a Firenze, ma altrove: il “mito” del Rinascimento trova infatti piena attuazione a Roma, con l’arte sacra del pontificato di Giulio II (1503-13), che culmina con il nuovo S. Pietro, la Cappella Sistina e la Stanza della Segnatura. In questo quadro d’insieme, l’Autore mira a mettere in luce non tanto un “visione del mondo”, quanto i “minima” significativi utili a chiarire tale visione: artisti, umanisti, collezioni, testi, forme e opere sono gli elementi che concorrono a definire – nelle tre parti in cui è suddiviso il saggio – la cultura artistica fiorentina.
E tuttavia l’orizzonte si allarga anche ad alcuni centri vicini, in cui avviene l’incontro con le idee e lo stile elaborati a Firenze: Chastel si sofferma allora sull’arte umanistica prodotta a Rimini e Urbino, e sui celebri cicli pittorici realizzati in Umbria, quali la Sala del Cambio a Perugia e la Cappella di S. Brizio ad Orvieto.
Partendo dal presupposto che “la storia dell’arte è storia dello spirito attraverso le forme” (H.Focillon), l’Autore rivela pertanto l’intento di creare dei legami tra i diversi ordini della conoscenza storica, per cui si passa (senza tuttavia confonderle) dalla “storia degli stili” all’ “iconologia”, che vengono entrambe connesse ai “modi di lavoro” propri di ogni ambiente e di ogni artista, fino a determinare gli elementi base che hanno portato alla formazione dell’arte rinascimentale.
Si intrecciano pertanto, nell’opera di Chastel, molteplici prospettive volte ad individuare i delicati congegni dell’arte, dal mito vasariano della “Scuola del giardino di S. Marco” costituitasi intorno al vecchio scultore Bertoldo fino alla nascita delle Accademie – in cui rifluiscono la “gloria di Raffaello”, la “grandezza” di Leonardo e la “tragedia” di Michelangelo” – nella volontà di cogliere l’attività dello spirito operante nella sua totalità.
Manuela Valleriani