“Aggiungi un posto a tavola” riporta ai fasti della Commedia musicale un cartellone 2010 ricco di grandi nomi, importanti produzioni e belle sorprese, in una varietà di generi e di momenti evocativi emozionanti.

A Roma il Sistina è vissuto come una presenza familiare, che non ha bisogno di dare o trovare conferme, è lì rassicurante, carico com’è di storia e di ricordi. Per questo è diverso dal teatro inteso nel senso tradizionale, paludato nella classicità o lanciato nell’avanguardia più ardita oppure impegnato nel combinare tali matrici. Il Sistina è altro, c’è anche la Commedia musicale, uno spaccato dell’Italia si riflette su quel palcoscenico, ne fa sentire i suoni e i colori, l’atmosfera e le emozioni che sapeva suscitare. Abbiamo parlato di storia, vanno sottolineate memoria e nostalgia, non c’è solo arte e cultura, c’è anche costume e umanità: c’è la vita.
Aggiungi un posto a tavola
Forse per questo, pensando al teatro, non sempre si pensa al Sistina, mentre vi sono tutte le espressioni; per questo soltanto ora, dopo aver dato conto del cartellone di cinque grandi teatri romani approdiamo al Sistina. Nello stesso modo di un allenatore che prende la squadra a campionato iniziato, parallelo che ci invita a dire, come il famoso film di Troisi, “scusate il ritardo”. Ma forse questo è significativo, “prendiamo la squadra” in occasione del “derby”, il momento più suggestivo che suscita ricordi ed emozioni perché ha risvegliato in noi la febbre del Sistina; senza evocare la “febbre azzurra” di Macario torna una delle più amate e suggestive commedie musicali, il momento magico di “aggiungi un posto a tavola”, produzione propria del teatro.
Il “derby” non è tra due squadre della stessa città, è tra due artisti della stessa famiglia, il figlio si confronta con il padre, l’oggi si rilegge nella visione di ieri. Un confronto particolarmente intrigante dato che il padre firma la “ripresa teatrale” della regia originaria di Garinei e Giovannini, quindi sarà “in campo” nella squadra del figlio; il “derby” si sentirà tra il presente e i ricordi, nell’anima di tutti, dei protagonisti come degli spettatori. E’ la storia simbolica scritta da Garinei e Giovannini con Iaia Fiastri, ispirata liberamente ad “After me the deluge” di David Forrest, entrata ormai nella memoria collettiva di un’epoca, si dipana tra l’arca salvatrice, la canonica e la piazza del paese, torna alla mente Don Camillo la cui arca era la bassa padana con le anime a lui affidate, c’era la canonica, la piazza e il sagrato e anche “la voce di lassù”. A pensarci bene, infatti, anche qui ci sono un sindaco, ma piuttosto gretto, e gli innamorati; vicende che Don Silvestro deve dipanare tra risate e commozioni con continui cambiamenti di scena in due ore di spettacolo.
Per parte nostra la ricordiamo nitidamente quella serata, la grande arca di legno, un capolavoro di ingegneria teatrale e il palco girevole, la tonaca svolazzante di Johnny Dorelli e i movimenti scenici: il teatro, insomma, in tutta la sua spettacolarità. Anche “aggiungi un posto a tavola” di quest’anno sarà spettacolare, un ritorno alla rappresentazione teatrale fonte di emozioni, le scene girevoli che diventano personaggi con la loro forza evocativa e i loro movimenti, lo spessore visivo della vicenda. Come sarà la grande arca? E la tonaca di Gianluca Guidi? E “la voce di lassù”, ancora di Renato Turi, che effetto farà ora? E la bianca colomba?
Questi interrogativi hanno fatto tornare per noi il Sistina nell’attualità più viva prendendolo dal ripostiglio della memoria e, anche se il “campionato” è iniziato, ci godiamo il “derby” come un anticipo. Ma nello stesso tempo, non possiamo fare a meno di studiare tutto il campionato; cominciando dalle “partite” già “giocate”. E non sono certo trascurabili, le citeremo non per mera completezza ma per delineare il profilo artistico di una stagione che celebra i sessant’anni del teatro e per ciò stesso non può che essere memorabile.
L’inizio del “campionato” nel 2009
Evocare i sessant’anni fa sfilare i ricordi che si materializzano in immagini: i grandi “allenatori” Garinei e Giovannini, il loro logo con le mani intrecciate nella scrittura congiunta, e poi tanti campioni. Walter Chiari e Carlo Campanini, Gino Bramieri e Delia Scala, Nino Taranto e Aldo Fabrizi, Paolo Panelli e Bice Valori. Sono scomparsi come la loro epoca, pur recente, ma la forza eternatrice dell’arte li fa rivivere imprimendo nella memoria le emozioni e i sentimenti che hanno saputo suscitare in tutti, e non possono svanire.
Anche perché si trasmettono al presente non permettendo al ricordo di esaurirsi nel rimpianto, le Commedie musicali sono diventate “musical”, prosa e danza, musica e canto hanno riportato quelle atmosfere secondo i mutamenti della società e del costume esprimendo i nuovi contenuti culturali e le tendenze più moderne. Sommando le emozioni presenti a quelle antiche, facendo rivivere sul palcoscenico, in platea e in galleria, il tumulto di sentimenti che può nascere al succedersi di generazioni: i “due Dorelli” ne sono la prova vivente.
E dato che abbiamo di nuovo evocato “aggiungi un posto a tavola”, passiamo subito al riassunto delle puntate, o meglio delle “partite” precedenti. Si è iniziato con “Carmen”, e non si può che avere il rimpianto di non aver goduto della sensualità di un’opera interpretata da Rossella Brescia dall’1 al 4 ottobre. Con l’intervallo di Enzo Jannacci, grande musicista e uomo di spettacolo dall’humor graffiante il 19 ottobre, dal 6 al 25 ottobre il rimpianto cresce, pensando a “Shakespeare in Jazz” con Giorgio Albertazzi che passa da Amleto ad Otello, da Marcantonio a Romeo al ritmo jazzistico di Duke Ellington, e con lui Amii Stewart nei panni di Cleopatra o Lady Macbeth e Serena Autieri in quelli di Giulietta e Ofelia. Tre giorni dopo, fino al 22 novembre, il programma del famoso musical internazionale “Cats”, la cui rappresentazione si ritrova ancora a metà aprile. Subito dopo, il 23 e 24 novembre, è andato in scena Vinicio Capossela seguito il giorno successivo da Malika Ayane in concerto. Qui finisce la quaresima di rimpianti per ottobre-novembre.
“Aggiungi un posto a tavola” dal 2 dicembre al 10 gennaio 2010 allieterà le feste natalizie e di fine anno con lo “champagne”, o meglio lo spumante italiano, stappato per il sessantennale. Torneranno l’emozione e il divertimento, il sentimento e la comicità, gli ingredienti del teatro antico che si rinnovano in un “remake” dopo 35 anni con molto di allora, dalle musiche di Trovajoli alle scene e costumi di Coltellacci con le coreografie di Gino Landi, nomi che danno i brividi, e anche con la ripresa teatrale di Johnny Dorelli che abbiamo già ricordato come momento particolarmente significativo. Ma molto di nuovo, e non solo il protagonista Gianluca Guidi con Enzo Garinei e Marisa Laurito; siamo diversi anche noi e lo è il contesto culturale e di costume in cui viviamo; con l’accoglienza divenuta un motivo centrale della nostra società.
II “campionato” invernale 2010
Lasciato alle spalle il “cenone” allietato dal volo della colomba sul posto aggiunto a tavola, non solo simbolicamente, prende il largo il “campionato” invernale del teatro Sistina, per restare nella metafora.
E’ passata anche l’Epifania, che “tutte le feste si porta via”, e già il giorno dopo la conclusione del grande spettacolo del sessantennale, l’11 e 12 gennaio arriva “Lo schiaccianoci”, messo in scena dal “Croatian National Ballet Theatre” diretto da Almira Osmanovich. che torna in Italia dopo il successo della passata stagione. La grande tradizione russa nella danza, con il suo rigore tecnico e la sua potenza espressiva, si unisce alla musica “sognante e fantasiosa” di Chaikovskij per trasmettere l’emozione e il romanticismo di una storia che riporta al clima natalizio. La magia e il sogno nascono la vigilia di Natale con la famiglia raccolta intorno all’albero mentre scendono i fiocchi di neve: la magia viene da uno schiaccianoci a forma di soldatino regalato da un uomo misterioso alla ragazza che si addormenta stringendo il talismano; il sogno la porta a volare lontano, non è la lampada di Aladino che fa apparire il gigante, ma qualcosa di più, lo schiaccianoci si trasforma nel Principe delle. fiabe. Il tutto reso da numeri coreografici spettacolari nella composizione ed esecuzione, con l’innata dolcezza e il grande talento di artisti di assoluta eccellenza.
Si cambia genere con il “Teo Teocoli show” dal 13 al 24 gennaio nel quale, pur nella modernità anzi nella viva attualità, si ritorna ai lontani inizi del cabaret suo e dei maggiori artisti italiani del genere, da Cochi e Renato a Jannacci; si parla del “Derby”, non quello “calcistico” che abbiamo evocato per il posto a tavola, bensì del celebre locale milanese al centro del “Progetto Derby” il cui direttore artistico è proprio Teocoli che ne fu animatore nel periodo di grande fulgore, gli anni ‘70 e ‘80. Negli sketch di Teocoli come nelle sue rievocazioni personali c’è uno spaccato della società e del costume che evolve nel tempo, le sue esilaranti imitazioni sono ritratti di caratteri nei quali la caricatura magistrale dell’umorista non fa satira corrosiva ma scava nella psicologia del personaggio per metterne in luce l’umanità con sapida e forse irridente ma leggera ironia. Pur trattandosi senza dubbio di un “one man show”, il quinto, riceverà “visite” illustri, artisti che ha incontrato nel suo percorso, dal musicista Mario Lavezzi al cantante Tony Dallara, fino al suo tradizionale “compagno di viaggio”, Armando Celso, il cui nome d’arte è tutto un programma, si chiama “Ossario”.
All’interno della decade riservata all’ “one man show”, il 18 gennaio c’è l’“one day show”, “Havana de Hoy” del Ballet de Cuba, diretto da Delia Maria Barroso, uno spettacolo con dodici ballerini e dieci musicisti della Havana di Raoul Salvador Herrera Graña. E’ una esaltante cavalcata nella musica cubana, tra modernità e tradizione, che fa rivivere con uno stile attuale la “canciòn” e il “baile” di quella che fu chiamata la perla delle Antille; il cui “sound” nasce dal folklore originario delle zone interne misto ai suoni africani ricchi di ritmo e percussioni. Non sarà trascurato lo spettacolo visivo con le sfolgoranti coreografie mentre l’anima sarà sollecitata da ritmi familiari, il bolero con la sua vena malinconica e il mambo scanzonato e vivace, il “cha cha cha” allegro e movimentato fino all’esotica salsa. Un’atmosfera coinvolgente che al divertimento liberatorio unisce il sentimento struggente e un tocco di sensualità. Così ne viene descritto l’effetto sugli spettatori: “Sedotti dalla melodia delle voci, incantati dall’esplosione di luci e di colori, estasiati dalla passione che si sprigiona sul palco. Non è solo danza,, è un invito alla vita”.
Un giorno di sosta dopo Teocoli e dal balletto si passa al musical, il marchio di fabbrica del Sistina. Va in scena dal 26 gennaio al 14 febbraio “Il Pianeta Proibito The Rock Musical”, con la regia di Luca Tomassini. La presenza dei ragazzi di “X Factor” in uno spettacolo che vanta anni di successi nel mondo, dal Regno Unito al Giappone, dagli Stati Uniti all’Australia, trasmette l’italianità oltre che l’attualità, tanto più che è nato trent’anni fa a Londra in un gruppo sperimentale, e tale è anche quello dei giovani interpreti italiani. Siamo anche qui nella contaminazione musicale di Shakespeare, come nello spettacolo di Albertazzi di ottobre con il jazz, le opere più famose vengono alla ribalta, da Amleto a Macbeth, da Giulio Cesare a La tempesta, da Re Lear a Il mercante di Venezia. Due ore di spettacolo, con Rock e canzoni, da Elvis Presley ai Beach Boys, da Jerry Lee Lewis a Roy Orbison, in un’ambientazione fantascientifica su un’astronave che evoca quella del film omonimo di Wilcox del 1956, nella quale agli spettatori sembrerà di essere trasportati tra luci ed effetti speciali prodotti dalla tecnologia avanzata fino a un misterioso “sottile fumo ‘cosmico’”.
Solo un giorno di intervallo anche questa volta e arriva Enrico Montesano per restare sul proscenio più di un mese, dal 16 febbraio al 21 marzo, e poi passare il testimone stagionale alla primavera. Non è il cabaret, l’altra corda nell’arco di un artista duttile e versatile: “Un sogno di famiglia” è una “commedia con musiche” scritta dall’artista insieme ad Anna Maria Carli e Francesco Asioli, le musiche sono di Armando Trovajoli definito “un vero e proprio ‘monumento’ della musica italiana e del Sistina in particolare”. Montesano la considera “una commedia divertente e amara sui ‘valori’ del nostro tempo”. E’ la vicenda di una famiglia che si presta alla spettacolarizzazione televisiva del proprio “privato” per ottenerne vantaggi in modo analogo a chi lo strumentalizza per l’“audience”; una storia attuale in cui non si accusa la “telecrazia” ma l’uso perverso. Autenticità e sentimenti, così ne parla ancora Montesano: “I veri protagonisti rimangono però i valori veri, quelli in cui la gente si riconosce e di cui mostra di avere sempre più bisogno, il senso profondo della famiglia, l’altruismo, l’onestà dei sentimenti, che se pur messi alla prova, alla fine trionfano.
L’ultima parte del “campionato” nella primavera 2010
Non ammette soste l’entrata della primavera, il testimone passa da Montesano a Massimo Ranieri che irrompe con la sua trascinante energia, con lui il piccolo Lele D’Angelo. Resterà dieci giorni, dal 23 marzo al 4 aprile con il suo “Canto perché non so nuotare…. da 40 anni”. Ha scritto anche i testi, con Gualtiero Peirce, e sue sono le scenografie e la regia, un vero mattatore come lo è anche nel teatro di prosa dove ha creato personaggi di straordinario spessore. E’ un ritorno dopo un travolgente successo, si potrebbe chiamare “tutte donne meno io”, dato che l’orchestra e il corpo di ballo, presenti in scena, sono di sole donne. Non si tratta soltanto di canzoni, anche se c’è il suo repertorio cui si aggiungono le canzoni d’autore di artisti come Battisti e Battiato e la mitica Mina che lui si trova ad interpretare per la prima volta, un evento. Alla voce di Ranieri si aggiungono i costumi di Giovanni Ciacci e le coreografie di Franco Miseria nel comporre quadri d’autore che illustrano le canzoni. Ma non si limita a cantare, balla e recita con la vitalità che ha sempre mostrato nei suoi spettacoli, raccontando la sua vita, come ha cominciato a cantare a otto anni: “per paura”.
A grande richiesta il 14 aprile torna, fino al 18 aprile e forse anche oltre, “Cats” di Webber, dal libro di T. S. Elliot “Old Possum’s Book of Practical Cats”, messo in scena dalla compagnia della Rancia con la regia di Saverio Marconi. Un’orchestra suona dal vivo, tra l’altro la canzone “Memory”, incisa da 150 cantanti, compresi la Streisand, la Dion e i Tre Tenori. E’ definito “uno dei più grandi successi teatrali di tutti i tempi per spettatori, numero di recite e incassi”, quindi è già un evento che la “Real Useful Group” abbia concesso i diritti a una compagnia italiana. Come si spiega il successo ininterrotto per trent’anni, di uno spettacolo partito da Londra nel 1981 poi proseguito a Broadway con quasi 17 mila repliche, rappresentato finora in 250 città di 20 paesi, recitato in 10 lingue, finalmente anche in italiano? Forse perché è una storia fantastica e magica insieme, invece dei centouno cani dalmata e la megera ci sono venticinque gatti che si incontrano in una notte speciale per conoscere il gatto che rinascerà salendo al cosiddetto “Livello Superiore”. Chiamarli gatti è riduttivo, incarnano vizi e virtù umane, sono capaci di sentire e far provare dei sentimenti.
Dopo una sosta ancora indefinita, il 4 maggio si riprende fino al 23 maggio con “Pinocchio il Grande Musical”, di nuovo il Sistina “gioca in casa”, è il caso di dire; la Compagnia della Rancia e Saverio Marconi, a cui si devono testo e regia, con le musiche dei Pooh, di nuovo in scena. E’ il settimo anno dopo il debutto del marzo 2003 che ha visto mietere un successo dopo l’altro con 350 mila spettatori catturati da quello che è stato definito “un allestimento colossale in stile Broadway”; andrà poi su tanti altri palcoscenici Il recente “exploit” del nuovo “Pinocchio” televisivo che ha battuto nell’“audience” il “Grande Fratello”, dimostra l’amore persistente di grandi e piccoli per il burattino nel quale è stata vista anche una metafora della creazione e delle vicissitudini del genere umano, tra protezione divina e libero arbitrio, buoni sentimenti e tentazioni, cadute e rinascite, fino alla liberazione finale. Ma il musical è puro spettacolo senza questi arditi paralleli, c’è la poesia e la magia, il sentimento e l’allegria in una fantasmagorica galleria di immagini e cambi di scena che ci portano a riconsiderare con occhi nuovi personaggi cui siamo affezionati da sempre.
Solo due giorni di intervallo e un altro ritorno molto atteso, “Renzo Arbore l’Orchestra Italiana”, nella settimana dal 25 al 30 maggio. E’ un vero fenomeno che da quasi vent’anni riporta puntualmente alla ribalta la grande canzone napoletana, prima negletta, sulla scena nazionale e internazionale dando a questo grande patrimonio di storia e cultura, di tradizioni e valori, una veste sempre nuova e nello stesso tempo antica. I quindici solisti di livello elevato sono fusi da un’orchestrazione con i suoni napoletani dei mandolini potenziati al massimo e spesso abbinati alle sonorità più moderne del blues e del rock, del country e del reggae. E’ un mix che continua a trascinare ed emozionare, rinnovando la suggestione di un canto popolare che riesce a scavare nell’anima in ogni latitudine perché mosso da sentimenti profondi ai quali solo valori universali profondamente radicati possono dare una valenza così persistente nel tempo e nello spazio. Ma non si avrà tempo di pensare a queste cose, appena lo spettacolo avrà inizio ci si sentirà coinvolti a tal punto da dimenticare se si è al Sistina oppure a Parigi o Londra, New York o Tokyo, Pechino, Shanghai o Rio.
La finale di “campionato” il 10 e 11 giugno spetta alla lirica, al grande Mozart con il “Don Giovanni”, nell’adattamento di Alberto Cara, con la regia di Stefano De Luca: l’esecuzione è dell’Orchestra 13, i cantanti dell’Associazione Lirica Concertistica. Una delle tre opere “italiane”, composta dopo ”Le nozze di Figaro” e prima di “Così fan tutte” che debuttò a Praga nel 1787, presentata dalla Regione Lombardia e Pocket opera. E’ la nota vicenda del conquistatore impenitente che si trova impigliato nei suoi stessi giochi, in una galleria di personaggi specchio di una società presa di mira con un tono tra il serio e il giocoso. Tutti ricordano “madamina, il catalogo è vostro… e in Ispagna mille e tre”, una storia intricata fino all’epilogo del “pentimento” negato tre volte davanti al “convitato di pietra”, la statua del Commendatore di cui stringe la fredda mano di marmo prima dell’esito infernale: “questo è il fin di chi fa mal/ E de’ perfidi la morte/alla vita è sempre ugual”. La storia prende avvio nel dramma, poi diviene commedia, tra arroganza e servilismo, debolezze e viltà, ma anche comportamenti dignitosi, piacque a Kirkegaard e a George Bernard Shaw.
Con questa chiusura mozartiana si conclude il “campionato” del 2010 al Sistina, al quale si aggiunge “Dion Dion” il 14 dicembre 2009: un “Happy Day gospel singers”, eccezionali vocalist che vengono da Dallas per preparare il nostro Natale. Inoltre il calendario della stagione è arricchito da un nutrito programma dedicato alle scuole. Negli “spettacoli per ragazzi” si va da “Favole in viaggio”, “Hansel e Gretel” e “I 7 Re di Roma”, già presentati, a “Canto di Natale” e “Promessi Sposi”, “Arlecchino” e “Cassandra”, “Bruno e Buffalmacco” e “Il fantasma di Canterville”, fino all’”Odissea” in Musical; storie e autori prestigiosi per lo più classici; un tipo di rappresentazioni di successo, nel 2008-09 gli 11 titoli con 47 repliche hanno registrato oltre 51.000 presenze. La stagione principale ha avuto quasi 300.000 spettatori per 237 rappresentazioni.
Passato in rassegna il cartellone 2010 abbiamo nella mente l’ampio assortimento di spettacoli che tendono in vari modi e forme al musical nelle sue accezioni più diverse e con le contaminazioni più innovative. Un’immagine ci torna agli occhi in questo momento, ci ha colpito pochi giorni fa nell’assistere a una rievocazione televisiva di Franchi e Ingrassia. Una coppia che non era coppia, ma due solisti di grande levatura che furono posti ingiustamente nel ghetto della serie B, mentre riteniamo si avvicinino al livello del pur irraggiungibile Totò. Ebbene, cosa campeggiava nella scena dei commenti? La locandina di “Rinaldo in campo”, con i due comici nello spettacolo di Domenico Modugno e Delia Scala. Una locandina che reca il simbolo inconfondibile ed evocativo del Teatro Sistina. Un marchio di fabbrica che è tuttora una garanzia.