Museo Archeologico della Civitella a Chieti

Nella zona più alta di Chieti, in fondo a via Ravizza, da dove si gode un magnifico panorama su tutta la Valpescara fino alla catena del Gran Sasso, sorgeva anticamente l’acropoli della romana Teate. Qui erano i templi e l’anfiteatro, riusato adattandolo a stadio comunale ancora fino a pochi anni. Liberato dalle strutture moderne, il monumento romano è tornato alla luce e l’intera area è stata attrezzata con un nuovo edificio, in parte sotterraneo, in parte emergente dal terreno, che ospita il Museo Archeologico della Civitella.

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Il progetto ha voluto restituire alla città un luogo che non è solo un museo secondo l’accezione tradizionale del termine, ma è un ambiente vivo in cui si fondono in maniera armonica la documentazione archeologica della città, la cultura, lo sport e lo spettacolo. Il dato di partenza è stato dunque la presenza dell’anfiteatro e delle altre testimonianze archeologiche che si trovano in un quartiere di Chieti abbastanza degradato. Nulla è rimasto invece dei vari lavori di sistemazione urbana che si sono succeduti nel corso dei secoli, compresa la piazza d’armi che fu realizzata nell’800.

Il progetto che ha portato nel 2000 all’apertura della nuova sede museale, a seguito di interventi di scavo e ricerca archeologica durati più di 20 anni, ha restituito al pubblico un’area oggi divenuta fruibile e di grande funzionalità, alla quale ha lavorato una equipe interdisciplinare formata da  architetti, archeologi, scenografi, pittori, grafici ed esperti di multimedialità. Il Museo della Civitella è dedicato all’antica Teate Marrucinorum, municipium romano ricordato per la sua fedeltà all’Urbe, capoluogo della gente italica dei Marrucini. È organizzato come una struttura polifunzionale fatta di giardini, zone pedonali  e una serie di servizi.

Un museo moderno che mette in mostra i reperti ma all’interno di un completo e complesso sistema di comunicazione. Espedienti grafici ed immagini, giochi di luci e di suoni, ben compatibili con il contesto, coinvolgono i cinque sensi del visitatore.  L’edificio museale è una struttura articolata su più livelli, con una superficie espositiva di oltre 3000 metri quadri.

Il primo itinerario è dedicato all’inizio della storia urbana e offre al visitatore i reperti della fase antica di Chieti, cioè dal III al II secolo a.C. , con particolare approfondimento sui due poli religiosi della città: l’Acropoli, ricca dei grandi templi con gli splendidi frontoni decorati da lastre e statue di terracotta dipinta a vivaci colori e il santuario centrale oggi conosciuto come i Tempietti. In realtà per esporre i frontoni, una volta ricomposti dai frammenti contenuti in 400 casse, è stato necessario costruire sale su misura.

In effetti a Chieti, sebbene siano visibili i resti dei Tempietti, mancava l’occasione di visione completa dell’antica realtà cittadina. Il museo finisce così per ricordare il passato con le suggestioni dei suoi monumenti e dei suoi colori. Del primo frontone, quello del Capitolium della Teate romana, è stato possibile ricomporre undici personaggi in terracotta: al centro c’è la cosiddetta triade capitolina con Giove, Giunone e Minerva; a destra Mercurio che guida un corteo delle ninfe, a sinistra Marte e Apollo. Il secondo frontone mostra invece al centro Giove con i Dioscuri accompagnati da Venere ed Elena. Il terzo gruppo ha invece al centro Apollo con le Muse.

Nel secondo itinerario, intitolato da Roma a Ieri, sono esposti i reperti della città romana e al suo divenire nel tempo raccontando i monumenti pubblici come il foro, il teatro, l’anfiteatro, le terme e le necropoli. Nello spazio dedicato alla vita pubblica ci sono due pregevoli ritratti di Tito e di Augusto e varie statue di personaggi vestiti con la classica toga. Nella sezione dedicata alle terme è in mostra una selezione dei preziosi marmi colorati che ne decoravano gli ambienti. Nell’area dedicata ai culti funerari è allestito il monumento di Lusius Storax, vissuto nella prima metà del I secolo d. C.; nel fregio è rappresentato un combattimento tra i gladiatori e Lusius Storax che assiste allo spettacolo dato a sue spese, circondato da magistrati.
Il terzo itinerario racconta la terra dei Marrucini con reperti provenienti dal territorio di Chieti: spicca per la sua bellezza, ma anche per la suggestione che la sala riesce a creare, la dea del Colle di Rapino.

Strumenti dell’età della pietra e le ceramiche del villaggio di Catignano introducono alla sezione dedicata alla grotta di Bolognano. In sintesi l’allestimento punta a una comunicazione ipertestuale, dove i temi e gli oggetti sono connessi tra loro ed il visitatore può costruirsi un proprio percorso. Questo lo rende particolarmente adatto ad un uso da parte dei bambini.

Dopo aver visitato il Museo si può scendere lungo la strada per vedere prima i resti dell’anfiteatro e poi i Tempietti. Si trovano in una piazzetta davanti alla Biblioteca Provinciale e consistono in due edifici simili, più antichi, ed un terzo più piccolo e più recente. Realizzati nella seconda metà del I secolo d.C a spese di Vettio Marcello, personaggio molto noto al tempo di Nerone. Nel Medioevo furono adattati a chiese cristiane gemelle dedicate a San Pietro e San Paolo, soppresse poi con i lavori di recupero dell’area archeologica nel 1934. Sempre a Chieti si possono visitare la Cattedrale di San Giustino, il Museo Archeologico Nazionale e le terme romane, poco fuori dal centro.

Giovanni Lattanzi