Fotografia, installazioni e video in una doppia esposizione alla White Project di Pescara
Sabato 28 novembre, alle ore 19, la galleria White Project di Pescara inaugura la personale doppia di Andrea Scopetta e Driant Zenelli, a cura di Francesca Referza e aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2010.
“Afelio o linearità del tempo nell’organizzazione politica” è il titolo dell’esposizione di Andrea Scopetta (Macerata, 1977), incentrata su una serie di riflessioni sul tempo e in particolare sul suo sviluppo in relazione alla società umana, caratterizzata dalla vita in comunità e dalle leggi della politica.
Mosso dalla studio delle moderne dinamiche socio-politiche, Scopetta fornisce nei suoi lavori l’interpretazione di un tempo non lineare, che permette quindi di avere una visione trasversale e libera degli eventi (passati e futuri). Tale pensiero si traduce nella produzione di tre opere fotografiche e due installazioni, ovvero due aste con bandiere ed una colonna di fogli bianchi e neri che occupano uno spazio in senso ‘politico’.
Quest’ultima opera – alta quasi due metri e visibile fin dall’esterno della galleria – si presenta come “una sorta di totem visivo” (F. Referza), dettato dalla sovrapposizione di fogli che, salendo progressivamente, sfumano dal nero al bianco, seguendo “una scala di grigio”.
L’artista, attingendo al suo personale archivio cartaceo di ricerche – maturate anche in sèguito alla lettura del saggio nietzschiano “Sull’utilità e il danno della storia per la vita” – insiste sui rapporti tra società e politica nel tempo, a partire dalla recente storia inglese. Le foto in bianco e nero mostrano, infatti, immagini (recuperate dalla rete) che documentano le lotte sindacali e gli scioperi dei minatori inglesi avvenuti intorno al 1895 contro le riforme del governo Thatcher.
Con la chiusura delle miniere di carbone “gli sconfitti non furono solo i minatori, ma anche una certa idea storica di lavoro, organizzazione e società. Da qui il nesso che collega il tempo alla politica e la scelta di usare come metafora il sole”. L’afelio, nel linguaggio astronomico, definisce il punto di massima distanza di un corpo dal Sole: il titolo della mostra rimanda dunque al concetto di assenza, o comunque, estrema lontananza della politica dalla società attuale.
Il materiale di cui sono costituite le bandiere è, in questo caso, l’alluminio: in realtà si tratta di coperte isotermiche – comunemente utilizzate per il primo soccorso – di cui l’artista si serve per esprimere una funzione ‘calda’ ed una ‘fredda’, ottenute con due teli dello stesso colore esterno: se la prima è di color argento, la seconda è in oro. Private della loro originaria funzione, le bandiere isotermiche assumono un forte valore simbolico: insieme ai documenti fotografici e alla colonna di fogli – tutte opere ‘senza titolo’ – indagano sui significati di ‘tempo’ e ‘storia’, quindi sui temi della contemporaneità, senza tuttavia chiamarla direttamente in causa.
Il giovane albanese Driant Zeneli presenta due progetti: il fotografico “Behind the sun” (2009) ed un video dal titolo “This will be my space” (2008): nel primo – realizzato mediante “Google maps” – sono visualizzati e ‘attraversati’ in modo virtuale alcuni luoghi fotografati dall’artista. Le immagini, catturate da “Google street view”, sono tuttavia nascoste (come evidenziato nel titolo dell’opera, “Dietro il sole”, ndr) – anziché disvelate – dalla luce, che diventa il filo conduttore tra passato e presente.
Zeneli mette infatti volutamente in mostra angoli e dettagli di luoghi colpiti dai raggi del sole che, con il loro riverbero, creano dei “punti vuoti grigi” che rendono l’immagine in gran parte illeggibile.
Ciò che viene registrato, dunque, non è tanto la geografia di un luogo, quanto la sua accessibilità attraverso un programma. Evidente è l’allusione al fatto che quel che ci viene mostrato dei vari Paesi del mondo è sempre in qualche modo ‘filtrato’, penetrato dunque in maniera fittizia attraverso la ‘virtualità’: la tecnologia rileva allora “il silenzioso e pervasivo controllo esercitato dalla politica sulla vita di ciascuno”.
Il secondo lavoro in mostra riproduce invece tutte le persone transitate nell’appartamento in affitto dell’artista (un mese prima di essere lasciato) e riprese con telecamere nascoste all’interno della casa. La dimensione privata si intreccia a quella sociale, in una riflessione sui luoghi del vivere contemporaneo, spazi di transito legati alla temporaneità.
Da qui l’ironica malinconia del titolo (“Questo sarà il mio spazio”, ndr): lo spazio in realtà non è mai posseduto veramente, perché la sua natura transitoria rende vana ogni affermazione di stabilità.
Il progetto – ha dichiarato l’artista – mette in scena una situazione personale, “un andare e venire di situazioni diverse, di passaggi, di modifiche” che fanno di uno spazio vissuto (e che pertanto tendiamo a considerare ‘nostro’) una specie di scala mobile in cui tanti passano, ma in cui poi nessuno è destinato a fermarsi.
Info:
White Project
28 nov. 2009 – 31 gen. 2010
Piazza Garibaldi, 7 – Pescara
tel. 085 2018183
info@whiteproject.net
www.whiteproject.net