A spasso tra leggenda e tradizione. E’ notorio che la tradizione popolare si nutre di leggende legate a diverse credenze derivanti da fatti che, agli occhi del volgo, sembrano di natura imperscrutabile ma in realtà si legano a fenomeni magari di carattere naturale. Così persone particolarmente dotate di qualche qualità peculiare o che abbiano un sapere superiore alla massa vengono indicate come streghe o maghi, per questo molti hanno pagato con l’isolamento dal consorzio civile, nel migliore dei casi, le loro peculiarità.
Nel territorio di Roccascalegna, secondo la tradizione popolare, esistono numerosi luoghi legati a leggende di vario genere. Si narra, infatti, che i ruderi di una casa situata su un pianoro è conosciuta come “ la casa delle fate”, pare sia “visitata” da strane entità volanti che alcuni definiscono streghe altri fate. Si dice, infatti, che nella tradizione queste due figure sono simili e spesso si confondono nei racconti popolari.
Si afferma a proposito della casa chiamata “casa delle fate” che ai numerosi proprietari, che si sono susseguiti nei vari anni dal suo costruttore, Domenico, in poi sono accaduti diversi avvenimenti curiosi come: strane apparizioni o fenomeni soprannaturali. Forse a causa della sua posizione particolarmente strategica, essa è stata al centro della storia recente di Roccascalegna. Dopo l’Unità d’Italia, per esempio, nelle sue vicinanze vi fu una battaglia tra briganti e esercito piemontese.
Uno dei tanti proprietari sosteneva che una notte d’estate, mentre sua moglie era via, decise di portare il letto dalla stanza da letto in cucina, la quale ha una decorazione particolare sul pavimento e che pare che sia la stanza più inquietante di tutta la casa. L’uomo si mise a letto ma non appena si coricò sentì come qualcosa, che dal soffitto gli saltava nel letto, per poi alzarsi di nuovo e ricominciare a saltare. L’uomo dopo un attimo di smarrimento fuggì in un’altra stanza.
Altri testimoni oculari sostengono di aver sentito voci di bambini provenire dall’interno della casa quando questa era vuota, oppure donne che apparivano e scomparivano nell’aia volando oppure stando ferme a mezz’aria e forse da qui la nomea di “ casa delle fate”. Altri asseriscono d’aver visto un corvo nero come la pece volare su quella casa nell’attimo esatto in cui la moglie di uno dei tanti proprietari morì. Si dice, infatti, che gli animali cari alle streghe siano i gatti neri e i corvi e che queste donne siano in grado di volare a cavallo di una scopa o di librarsi in aria in ogni momento.
Il tema delle fate o delle streghe ritorna anche in un’altra leggenda nella quale si sostiene che, al tempo dei tempi le fate vivevano in una caverna alle pendici nord della Majella, meglio nota come “la coda delle montagna”. Questa caverna era proprio di fronte a località situata tra i confini di Gessopalena, Torricella e Roccascalegna. Le fate, così, visitavano i luoghi posti nelle vicinanze. Un brutto giorno, però, queste magiche creature fecero irritare un santo, forse San Martino, che le punì facendo franare la montagne chiudendo, così, per sempre l’ingresso della caverna e le fate, per non perire, furono costrette a disperdersi per il mondo.
Tra le tradizioni e i racconti fantastici vi è una forte credenza sull’operato di maghi e fattucchiere. Molto conosciuta era una fattucchiera, chiamata “Comare Rosa”, che viveva proprio alle pendici della rocca del castello. La comare Rosa era molto conosciuta per le sue doti magiche e l’onorario veniva pagata in grano.
Succedeva spesso che, molti neonati si lamentassero a causa di strane ecchimosi sul corpo, allora si ricorreva sempre alla magia e in questo caso alla comare Rosa, la quale per il modico prezzo di un sacco di grano, riusciva guarire questi disturbi attraverso strani rituali.
Si dice anche che, non fosse raro incontrare delle streghe, che riunite in sabba infernali all’ombra di grandi querce si divertissero a passare i neonati sul fuoco.
Non era raro, per esempio, che se un nostro avo, agli inizi del Novecento, vedeva una luce o qualcosa che luccicava si affrettasse a piantare un coltello o qualcosa di puntuto nel terreno, per neutralizzare il potere di ciò che pensava fosse uno stregone o entità simili, poiché, essi erano pervasi da una sorta di sacro terrore nei confronti di queste figure o entità sovrannaturali ed incontrollabili.
Si narra che nel secolo scorso, una bambina venne rapita dalle streghe, affinché diventasse una di loro. Ella venne portata in uno bosco al limitare del territorio di Roccascalegna dove si consumavano macabri rituali all’ombra di grandi querce. Fortunatamente, mentre queste trasportavano in volo la bimba impaurita, incontrarono suo padre che cominciò a inveire contro di loro. Le streghe, spaventate dall’inatteso incontro, lasciarono cadere la bimba, che portata in chiesa fu fatta benedire.
Alla fine dell’ottocento, un uomo stava lavorando nei campi all’imbrunire quando notò una luce che si avvicinava, allora il contadino spaventato ficco un coltello nel terreno e improvvisamente gli apparse un uomo vestito di nero che lo scongiurava di liberarlo. Il contadino acconsentì di togliere il coltello dal terreno a patto di lasciare in pace la sua famiglia fino alla settima generazione.
È errato, comunque, pensare che credere al potere degli stregoni sia cosa del passato poiché ancora oggi questa credenza è molto forte. Spesso si ricorre ai malefici per distruggere la vita e il lavoro altrui.
Una signora vedeva i suoi affari retrocede dopo un periodo di relativo benessere e quando la donna si rivolse a uno di queste persone queste le dissero che era sotto effetto di un maleficio. La donna, allora, chiese di essere protetta ed improvvisamente l’attività ricominciò a rifiorire.
La stregoneria era molto sentita nella tradizione abruzzese e queste pratiche non rappresentavano qualcosa di obsoleto, come verrebbe oggi da pensare all’uomo moderno che disdegna questi fatti. Nonostante queste pratiche fossero molto usate non solo a Roccascalegna, ma anche in paesi limitrofi, non esistono, comunque, documenti relativi a processi per stregoneria.
La tradizione vuole che vi siano diversi modi per fermare il potere delle streghe o degli stregoni, chiamate in dialetto di Roccascalegna “Strgheun”.
Il metodo più comune è quello di porre una scopa dietro la porta , così queste creature sovrannaturali resteranno per tutta la notte a contare le setole della scopa nel frattempo alla luce del giorno queste non avranno più potere e così riprenderanno il loro aspetto originale, cioè quello umano. Un altro metodo o stratagemma che i nostri avi usavano per fermare l’orda del male quando queste scatenavano i loro adepti era quello di ficcare un coltello oppure un oggetto puntuto per terra, in prossimità di questi esseri così da costringerli a riprendere il loro aspetto umano.
Gli stregoni e le streghe consumavano strani riti come quello di prendere un neonato per le estremità degli arti e passarlo sul fuoco di un falò, oppure nutrirsi della linfa vitale degli stessi neonati. Questi, infatti, hanno il potere di trasformarsi in qualsiasi cosa sia esso animale o cosa inanimata come per esempio soffio di vento.
Molti anni or sono, quando l’emigrazione degli italiani verso il l’America Latina era molto forte, un mio avo partì per la lontana Argentina lasciando al paesello sua moglie e i suoi figli. Durante il viaggio che lo portava a destinazione, l’uomo incontrò uno strano personaggio che gli disse di essere un mago e che lo avrebbe aiutato per ogni sua esigenza. L’uomo ignorò le parole del mago e cominciò una vita di privazioni e stenti. In Italia, intanto, la moglie non era una novella Penelope e così in breve, i parenti dell’uomo fecero sapere all’uomo della vita poco monastica che conduceva sua moglie. Così il povero emigrante si ricordò dell’uomo incontrato in precedenza e lo contattò. Questi gli disse che nel giro di una nottata sarebbe andato e tornato dall’Italia per vedere la situazione ma egli non avrebbe mai potuto influire in nessuna maniera sulla vita di sua moglie altrimenti sarebbe morto. L’uomo accettò e così quella notte l’uomo tornò a casa sotto forma di alito di vento che spalancò le finestre della camera da letto della moglie che dormiva e mentre questa riposava ebbe una strana sensazione di freddo come se una mano gelida le stringesse la gola.
Agli inizi del secolo scorso si racconta che un neonato quando i suoi genitori tornavano dai lavori nei campi, lo ritrovavano ai piedi della scala di legno che portava alla loro camera da letto con il corpicino martoriato da ecchimosi e morsi. Il bambino non cresceva e stava sempre male. Suo padre, allora, decise di portarlo da una strega molto conosciuta in paese. La donna, quindi, lo sottopose ad uno strano rituale che lo guarì dalle ecchimosi ed egli non ebbe più problemi di questo genere e visse fino a novantacinque anni.
Sempre agli inizi del secolo una bambina che soffriva d’insonnia, venne rapita dalle streghe e portata in uno bosco al limitare del territorio di Roccascalegna. Fortunatamente, mentre queste trasportavano la bimba impaurita suo padre le incontro e cominciò a inveire contro di loro che spaventate dall’inatteso incontro lasciarono la bimba che portata in chiesa fu fatta benedire.
Alla fine dell’ottocento, un uomo stava lavorando nei campi all’imbrunire quando notò una luce che si avvicinava, allora il contadino spaventato ficcò un coltello nel terreno e improvvisamente gli apparse un uomo vestito di nero che lo scongiurava di liberarlo. Il contadino acconsentì di togliere il coltello dal terreno a patto di lasciare in pace la sua famiglia fino alla settima generazione.
Agli inizi del Novecento una famiglia di origine di Roccascalegna viveva in America. Questa bella famigliola aveva un alto tenore di vita ma, all’improvviso, una parente, che probabilmente era invidiosa di loro, e che, presumibilmente faceva uso anche di pratiche magiche, gli scrisse di tornare in Italia. In principio queste lettere furono ignorate, ma con il passare dei mesi il capo famiglia cominciò a sentire una voglia irrefrenabile di tornare in Italia, e così, venduto tutto e licenziati i servi, questi partirono alla volta dell’Italia. Si sussurra che i componenti di questa famiglia erano dediti a strani rituali di origine magica e un loro avo facesse uso di un bastone della magia con il quale condizionava le sue vittime.
In questi casi si potrebbe parlare anche di plagio, ma sta di fatto che, questi episodi inspiegabili, purtroppo, non sono obsoleti. Si dice che alcuni ricorrono a strani riti in cui al consumarsi della candela, alla quale si lega la vita della vittima predestinata,questa muore in maniera misteriosa nell’attimo in cui la candela si spegne.
Nella zona del pescarese, per esempio, durante l’omelia il prete ha ammonito coloro che facevano queste pratiche “magiche” poiché egli era stufo di ritrovare capelli o altri feticci simili nelle navate della chiesa.
La tradizione vuole, inoltre, che quando si raccontano fatti relativi alla stregoneria si incrocino le gambe. Mai disturbare le streghe durante il sabba pena… la morte, nel migliore dei casi. Non si deve mai tagliare una noce sotto che potrebbe servire alle streghe per i loro festeggiamenti e mai addormentarsi a mezzodì sotto tale albero perché si disturbano i suoi abitanti siano essi streghe o fate che seconda la tradizione sono facce di una stessa moneta.
Nicoletta Camilla Travaglini
mi piaccono molto questi racconti.cmq dove abito esistono anke dellle streghe.anzi qn mia mamma si è sposata mi ha raccontato ke sentiva tossire e alla fin fine si venne a sapere ke li c’erano le anime delle streghe.uau raccontarlo mi mette i brividi