Daniela D’Orazio, l’irradiante gioia di vivere

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Importante mostra di Daniela D’Orario, artista pescarese ma da anni residente a Tivoli, al Plus Florence di Firenze a partire dal 21 novembre 2009 fino al 16 aprile 2010. La mostra, curata da Carlo Franza, evidenzia la coerenza di una ricerca portata avanti sempre all’insegna della gioiosità cromatica con un linguaggio espressionistico di raffinata eleganza luministica e accentuato dinamismo. E’ la stessa artista che recentemente si è aggiudicato nella sua città natale il II premio al XVII Premio D’Annunzio, a dichiarare in una sua intervista: “La mia pittura è sicuramente di impatto vitalistico. Nei miei quadri si evidenzia una spiccata e istintiva gioia di vivere, che deriva dall’uso di elementi cromatici a tinte calde, che in assoluto prediligo”.

Una ricerca dunque, quella della pittrice abruzzese indubbiamente legata alla realtà percepita nella sua gioiosa ed esilarante freschezza e nel suo splendore cromatico reso scoppiettante e fluente da una fitta ed anarchica (talvolta) rete segnica. Eppure dell’aspetto fenomenico della realtà nulla rimane in piedi, sfrangiata com’è da una sorta di violenza giovanile che si abbatte con prepotenza sulle superfici spesso assolate e gravide di calore intrinseco alla pasta cromatica. Questo superamento del dato veristico, fondamentale perché le immagini diventino documento del suo sentire, è reso possibile dalla sua grande perizia tecnica e grafica e diviene cifra probante di un incedere sull’impervio campo della pittura paesaggistica con sicurezza ed audacia. Sì, perché la giovane artista mostra un coraggio non indifferente nel momento in cui evoca dalla sua memoria brani figurativi di assoluta valenza estetica. Coraggio, audacia, ma potremmo anche chiamarla temerarietà la sua prassi operativa consistente nel velare/svelare il paesaggio campestre, tema da lei prediletto accanto a quello del ritratto.

Ecco, nei suoi dipinti, dotati di una luminosità tipicamente mediterranea che affonda le radici nei grandi della nostra cultura a cominciare da Giotto per non parlare di Mantegna e Piero della Francesca, autori a lei molto cari, la riconoscibilità del dato percepito c’è, ma assolutamente larvale, quasi si divertisse ad assottigliarne i connotati per indirizzare la visione verso forme suggestive di astrattismo. C’è in ogni sua opera una reductio o una diminutio della pesantezza fenomenica; pertanto trattasi di vera e propria spiritualizzazione della materia o, se si preferisce una terminologia più laica, di idealizzazione della stessa in virtù della catarsi affidata alla luce che sembra essere la sua aspirazione ricorrente. Nell’analisi delle singole opere è dato riscontrare sovente, ma starei per dire sempre, una dialettica intrinseca al dipinto i cui poli sono per un verso un nucleo centrale giocato su colori tetri, attorniato da collaterali zone soleggiate che proprio in virtù dell’ossimoro pittorico acquistano chiara evidenza. Va poi notato come D’Orazio sia eccellente nelle stesure tonali calde con inserimenti di tessere strutturali geometriche in grado di estrinsecare la sua volontà di rendere logica ogni componente informale a cui indubbiamente fa riferimento.

In definitiva questi i parametri ermeneutici di una pittura solo velatamente iconica: luce, trasparenze, atmosfera, evanescenze tonali, rapporto dialogico intenso tra visibile e realtà intuita, catarsi di un colore che diventa catarsi della scena raffigurata, registro della lontananza da un vissuto agreste ormai estinto, apologia delle piccole emozioni con talvolta inserimenti di brani visivi altamente simbolici come possono essere uccelli fantastici, api, bicchieri, chiesette di montagna, composizioni floreali e così via. E poi ancora elegia non crepuscolare perché il ritmo gioioso della composizione e del colore ci parla di un viaggio espansivo più che di ripiegamento pessimistico sul proprio io: tocchiamo qui il carattere dell’autrice che con evidenza si riflette nella sua opera.

Le campiture squillanti dei mirabili ocra, gialli, arancioni sono un fraseggio troppo ricco di positività e direi di erotismo per non rappresentare una sicura tessera d’identità del suo mondo interiore. Del resto chi abbia la fortuna di conoscere Daniela D’Orazio potrà testimoniare la sua irradiante gioia di vivere che idealmente costituisce l’ossatura poetica e quasi l’impegno etico del suo fare arte. Nella mostra fiorentina vengono esposti per la prima volta gli ultimi lavori ove più ricorrente si fa la tematica della figura trattata con linguaggio espressionistico e un incedere cromatico talora materico a dimostrazione, come detto, delle sue simpatie per filoni della poetica informale.