Giuseppe Caporale: L’Aquila non è Kabul

Vuole capire e raccontare, Giuseppe Caporale, e lo fa avvalendosi della propria arte, la scrittura. L’itinerario che percorre nel tempo e nello spazio parte alle ore 04:30, del 6 Aprile 2009, in via XX settembre a L’Aquila, quando il gelo della morte lo accoglie tra il buio della notte, le grida dei sopravvissuti e la polvere della distruzione.

Con gli occhi del cronista, ripercorre gli allarmi lanciati dai cittadini e mai ascoltati, e con gli occhi dell’uomo, scrive della cecità della morte, dell’annientamento dei luoghi, dell’aiuto dell’Italia intera, delle visite delle Autorità, delle inchieste avviate e dell’impegno ufficiale alla ricostruzione.

Il suo cammino, impavido e privo di retorica, si interrompe con gli interrogativi, tanti e umani, che dal giorno dell’orrore, continuano a tarlare l’animo dei sopravvissuti, interrogativi che procedono a senso unico verso una sola direzione: L’Aquila, tornerà ad essere viva? L’effettiva possibilità di raggiungere un risultato positivo è posto al vaglio della sua trattazione che, muovendosi in assoluta libertà, consente una descrizione dei fatti lineare e onesta.

Scava nell’animo umano, Caporale, e indaga sulle effettive intenzioni di coloro che si sono attivati per un aiuto materiale, prime fra tutti le Autorità e lo fa con un unico intento: non fare scendere il sipario sui sopravvissuti che con il terremoto hanno perso tutto, tranne il diritto alla loro dignità.

Si giunge così alla conclusione che, quando le luci dei riflettori puntati su L’Aquila si sono spente, e hanno preso ad illuminare nuove e diverse questioni, quello che è rimasto è l’assenza dei morti e il dolore dei vivi.

E’ a questo punto che l’inchiesta, consente al lettore di interrogarsi su una domanda semplice e pulita: il destino che ha travolto il capoluogo abruzzese, ha seguito il suo corso o è stato deviato dalla non curanza e dall’inettitudine dell’uomo? Ognuno può rispondere a se stesso, ma questo interrogativo è sicuramente il punto di partenza per ricostruire, nell’animo e nella materia, la città che è sita alle pendici del Gigante che dorme perché, se nulla può essere modificato del passato, tutto può essere migliorato nel presente.

(Giuseppe Caporale, “L’Aquila non è Kabul. Cronaca di una tragedia annunciata ”, Castelvecchi editore, pp 187, Euro 14,00)