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“Lu Passagalle” e il suo… “Bonnì bonn’anne”

pubblicato il 5 febbraio 2008 alle 17:19
scritto da A. G.
tematiche affrontate: Cultura tradizionale, danza, musica

Intervista a Carlo Di Silvestre, etnomusicologo e fondatore del gruppo “Lu Passagalle” che sabato 5 gennaio 2008 ha tenuto il concerto nella Sala Polifunzionale della Provincia di Teramo, presentando il cd live “Bonnì bonn’anne”.

Com’è andata?

«Un concerto di grande soddisfazione sia perché il pubblico è stato molto attento e sia perché abbiamo presentato nel nostro capoluogo un repertorio di tradizione orale abruzzese inusuale e non facile all’ascolto ossia un repertorio che, esulando dallo stereotipo musicale folcloristico, dall’esemplificazione e dalla banalizzazione della cultura popolare, racchiude i generi poetico-musicali che sintetizzano l’espressione della cultura orale regionale».

Parliamo un po’ di voi… Quando nasce il gruppo?

«Lu passagallë nasce nel 1998 e compie nel 2008 dieci anni di attività concertistica».

Da chi è composto?

«I componenti sono: Guerino Marchegiani, Graziella Guardiani ed il sottoscritto di Pineto, Marco Giacintucci di Pescara e Fabio Di Gabriele di Villa San Romoaldo di Castilenti».

Che tipo di musica suonate?

«Musica di tradizione orale abruzzese ossia un genere di musica che è stata ed è tutt’ora l’espressione spontanea degli individui e delle varie collettività. Una musica legata maggiormente alla cultura agro-pastorale abruzzese, una musica funzionale alle pratiche rituali, al ciclo calendariale agrario ed alla vita umana della classe considerata subalterna. Una musica che, definita come marginale perché sempre considerata di serie B, in realtà esprime in versi i sentimenti e gli stati d’animo dell’uomo posto in rapporto con gli altri e con il divino».

Perché questa scelta?

«La scelta non è stata casuale e tutto è nato dalla lunga ricerca sul campo che ho svolto nella nostra regione dal 1984 ad oggi inizialmente per le esigenze degli studi universitari, allorquando Roberto Leydi mi forniva gli stimoli giusti, e poi per l’esigenza che avevo di ascoltare e documentare le testimonianze degli anziani depositari della cultura orale. Di seguito sentii la necessità di divulgare tale patrimonio culturale non solo attraverso le pubblicazioni di libri e CD ma anche attraverso la riproposta dal vivo. Questa idea fu subito condivisa da Guerino Marchegiani e da Graziella Guardiani: nasceva così Lu passagallë».

Che significa “Lu Passagalle”?

«La parola Lu passagallë deriva da passagalli che etimologicamente può significare il passar dei galli o passar per i vicoli. Le due ipotesi si riferiscono comunque al passaggio per le vie sino all’alba di alcuni suonatori e cantori che portavano le serenate alle ragazze. Le prime citazioni le troviamo nella descrizione degli usi e costumi degli abitanti di Atri (Te) e Città Sant’Angelo (Pe) (libro IV Il Regno delle due Sicilie della seconda metà dell’ottocento). I passagalli tornano ad essere citati da Gabriele D’Annunzio (Novelle della Pescara “La vergine Orsola”): …I canti e le risa crescevano nelle serate d’estate, tra i passagalli delle chitarre, fra gli urti della danza sul terreno. La più recente testimonianza è dell’informatore D. B. che ha eseguito nel 1995 la serenata dë lu passagallë (in: Partenza dillërosë, serenate, stornelli e ninne nanne, vol. IV della Collana di Etnomusicologia Abruzzese, C. Di Silvestre, Ed. Il passagallo, 2003)».

E il titolo del cd “Bonnì bonn’anne”?

«Bonnì bonn’annë è un canto di questua di origine medioevale legato ad antichi rituali di propiziazione e a credenze pre-cristiane connesse al ciclo del solstizio d’inverno. Nelle antiche civiltà agricole il canto era collegato ai riti solari del solstizio d’inverno (nascita del dio Sole che cade attorno al 25 dicembre). I questuanti propongono auguri di benessere, di salute e di abbondanza e in cambio ricevono del cibo, vino e piccole somme di danaro».

A quale pubblico si rivolge?

«Ad un pubblico di certo non omologato ai bombardamenti sonori dei mass-media ma attento ed incuriosito; ad un pubblico che vuole essere emozionato e che vuol sentirsi partecipe. Il nostro pubblico comprende ogni fascia di età».

L’aspetto timbrico-sonoro della vostra musica nasce da un lungo lavoro di ricerca musicale e interpretativa. Quali sono gli strumenti utilizzati?

«L’aspetto timbrico-sonoro de Lu passagallë proviene dallo studio delle modalità espressive ed esecutive del repertorio e degli strumenti musicali. L’analisi di antichi reperti, di fonti scritte ed iconografiche e la considerazione di testimonianze orali attendibili, hanno condotto i musicisti alla scelta di strumenti dalle caratteristiche etno-organologiche specifiche, attinenti al contesto storico-socio-culturale della civiltà agro-pastorale abruzzese. Gli strumenti musicali tradizionali usati sono di varie tipologie: organetti, zampogne e ciaramelle, tamburi a cornice, pifferi, mandola e mandolino, violino, chitarra battente e chitarra ottocentesca, colascione».

Sullo sfondo musicale si innestano storie, racconti e leggende dai caratteri mediterranei ed europei. Perché?

«Trattasi di un repertorio assai eterogeneo per generi e funzione; un repertorio caratterizzato da elementi culturali appartenenti ai vari popoli che nel corso dei secoli sono passati nella nostra regione. Molti canti, come le arie sul lavoro e le antiche orazioni, sono caratterizzati da sonorità mediterranee con la presenza di melodie fortemente melismatiche, arabeggianti ed un’esecuzione vocale a gola stretta; altri, come le ballate provenienti dal settentrione, presentano melodie omoritmiche e sillabiche con un’esecuzione vocale più intima e da narrazione. Differenti quindi sono gli stili musicali, differenti sono le strutture metrico-poetiche, differenti sono gli argomenti trattati di tipo soggettivo (versi amorosi, sentenziosi e di sdegno) o di tipo oggettivo (narrazione di storie di eroi e di santi) dove il cantore canta in terza persona ossia racconta ed incanta chi ascolta».

Dallo scorso novembre fino al prossimo giugno si terranno i laboratori di musica e balli tradizionali presso Villa Filiani di Pineto, sede del C.E.d’A. (Centro Etnomusicologico d’Abruzzo) coordinati da voi con quattro Associazioni Culturali del Centro-sud Italia dedite alla valorizzazione del patrimonio culturale della tradizione orale. Di cosa si tratta esattamente?

«Vogliamo divulgare la musica ed i balli tradizionali sia regionali che del centro-sud perché la musica rappresenta la forma di aggregazione per eccellenza e la musica popolare riesce ad essere una salutare evasione dal mondo frenetico in cui oggi viviamo. Molti sono i giovani interessati al canto , ai balli tradizionali, agli strumenti come gli organetti, la chitarra battente, le zampogne ed i flauti dritti di varie tipologie. I laboratori che svolgiamo sono strutturati da una serie di incontri di gruppo finalizzati alla socializzazione ed all’apprendimento di ciò che l’Unesco definisce come patrimonio culturale dell’umanità. E’ l’occasione per molti di conoscere un passato non lontano e riscoprire l’appartenenza alle proprie radici. Lungo il percorso didattico si organizzeranno dei momenti di aggregazione in cui suonare, cantare e ballare tutti assieme. Per saperne di più sulla tipologia dei laboratori si consiglia di visitare il sito www.lupassagalle.it».

Il nuovo CD è stato presentato al MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza per i dieci anni della vostra attività. Com’è andata?

«E’ stata l’occasione per rivedere gli amici che operano nel settore world music e per presentare ad altri la nostra realtà musicale abruzzese. Abbiamo riscontrato un particolare interesse da parte degli organizzatori di festival (Folkermesse, folkest, Loano) e di case editrici come GEOS, NOTA per la quale sto preparando un programma editoriale di più volumi con DVD sulla musica tradizionale abruzzese».

Avete partecipato a diversi Festival. Quale ricordi con più piacere?

«Tra i festival e rassegne ricordo Acustic Music Festival di Pescara, Il Maggio festeggiante di Teramo, Spoltore Ensamble, Ernica Etnica, Esino Festival di Falconara, Cortona Festival, La falce e la croce di Campello, San Polo festival, Aspettando il Maggio di Polverigi, Civitella Alfedena Folk festival, Maiella folk festival di San Valentino, CentroItalia Folk Festival “La notte della Saltarella”, Giulianova che ho curato nel 2007, Canti della Terra, Roma ed i recenti servizi su RAI Radio 3 SUITE (18.12.08) e sul TG3 Abruzzo (05.01.08)».

E con meno entusiasmo?

«Ce ne sono stati e forse ce ne saranno ancora, l’importante è suonare sempre con entusiasmo ciò che piace suonare».

Un ringraziamento particolare a…

«Ringrazio i miei genitori, il mio prof. Roberto Leydi, tutti i detentori della musica tradizionale che ho conosciuto in ventiquattro anni di ricerca sul campo, coloro che hanno sostenuto i vari progetti di divulgazione ed in particolare ringrazio Guerino Marchegiani, Graziella Guardiani, Marco Giacintucci e Fabio Di Gabriele per aver dato a Lu passagallë il “flatus vocis” delle genti d’Abruzzo».

Antonella Gaita

(Pubblicato su “La Città”, mensile, gennaio 2008, edizione provincia)

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