Quindici racconti di scrittori “giovani ma non sprovveduti”. Esce per le Edizioni Las Vegas una fra le più interessanti antologie degli ultimi anni.
E’ fresca di stampa l’antologia di racconti “Viva Las Vegas” curata dallo scrittore Andrea Malabaila (torinese, classe 1977, autore dei romanzi “Quelli di Goldrake” e “Bambole cattive a Green Park”). L’antologia inaugura la collana “i jackpot” della casa editrice Las Vegas (www.lasvegasedizioni.com). Gli autori dei racconti sono Ivano Bariani, Giuseppe Bottero, Dario Buzzolan, Marco Candida, Gabriele Dadati, Danilo Deninotti, Giorgio Fontana, Chiara Gamberale, Elisa Genghini, Michele Governatori, Christian Mascheroni, Carlo Melina, Gianluca Mercadante, Gianluca Morozzi e Alessio Romano. Ecco cosa Malabaila ci ha detto di questo libro.
Un giorno uno si sveglia, prende il caffè, poi magari riceve una telefonata dove gli dicono “ti va di curare un’antologia di racconti”? A te com’è andata? Com’è partita l’avventura di “Viva Las Vegas”?
“Non ho ricevuto telefonate. Semplicemente, prima è nata l’idea di Las Vegas e poi l’idea di festeggiare questa nuova casa editrice con un’antologia di racconti di giovani scrittori che mi sembravano in sintonia col progetto”
Che mi dici di questa nuova casa editrice?
“Tutto il bene possibile, ovviamente. Con Las Vegas vorremmo davvero riuscire ad essere un punto di riferimento per i giovani scrittori di qualità. E questa antologia è solo il primo passo. Seguiteci e ne vedrete delle belle”
Ma cosa “cerca” Las Vegas, come casa editrice?
“Las Vegas cerca storie giovani, ironiche, rock, romantiche, glamour. Per il momento esiste una sola collana, “i jackpot”, che è una collana di narrativa pura, non di genere. La vocazione di Las Vegas è quella di scovare delle belle storie che divertano ed emozionino”
Senti, essere il curatore di un’antologia è sempre un lavoraccio. Contatti, testi, organizzazione del lavoro. Insomma, c’è da pensare a mille cose: tu come ti sei regolato?
“Verissimo. Infatti ho deciso di non curare antologie almeno per i prossimi vent’anni. Sembra un lavoro da niente, ma vivi sempre sul filo perché succedono un sacco di imprevisti: un autore che si dimentica, un altro che posticipa la consegna, un altro che ci ripensa, un altro che sparisce, un altro che vuole rivedere il testo. Insomma, è un lavoro “in progress” che tendenzialmente potrebbe non finire mai… Ma per fortuna esistono le scadenze ed esistono anche gli autori che non si dimenticano, non spariscono, etc., ma sono estremamente disponibili. E vorrei ringraziarli”
Veniamo alla scelta degli autori: quali criteri hai usato per la selezione?
“Come dicevo prima, cercavo autori che fossero in linea col mondo di Las Vegas edizioni. Perché “Viva Las Vegas” doveva essere – e in effetti è – una sorta di biglietto da visita con cui presentarci al pubblico. Non mi interessava, in assoluto, il “nome”, perché avrebbe potuto dare una percezione sbagliata della nostra linea. Preferivo la coerenza”
Li conoscevi tutti? Oppure qualcuno ti è stato presentato da qualcun altro che avevi contattato? Come in una sorta di passaparola, per così dire.
“Li conoscevo quasi tutti, e oltre a conoscerli li stimavo. Alcuni invece si sono proposti perché informati da altri autori già contattati. Ma questo non significa che siano stati inseriti automaticamente”
Tutti giovani…
“Giovani ma non sprovveduti. Quasi tutti sono scrittori affermati o che si stanno affermando. Nessuno è completamente sconosciuto. Sì, sono molto contento della squadra che ho allestito. E sono così contento che la cito a memoria: Bariani, Bottero, Buzzolan, Candida, Dadati, Deninotti, Fontana, Gamberale, Genghini, Governatori, Mascheroni, Melina, Mercadante, Morozzi, Romano”
Ma qual era il tuo obiettivo? Cosa doveva “dire” questa antologia?
“Non è un’antologia a tema, volevo, dare massima libertà agli autori. E credo che il risultato mi abbia dato ragione”
La fisionomia dell’antologia – quella di oggi – riflette quella dell’idea di partenza? Oppure, come spesso accade con un work in progress, le cose hanno “preteso” una loro forma?
“Mi sono limitato a raccogliere i racconti e a dare loro un ordine, un po’ come fa un dj. Ho cercato di miscelare al meglio i vari umori e i toni diversi. Poi, come dicevo prima, per vari motivi ho dovuto più volte montare e rimontare tutto quanto”
Hai fatto dell’editing?
“Mi sono limitato a suggerire piccoli cambiamenti e a correggere qualche refuso”
In questi casi, di solito, non mancano i confronti, talvolta anche accesi…
“No, anzi. Ho incontrato solo gente disponibile e senza alcun tipo di presunzione”
Se dovessi indicare delle costanti fra i racconti, cosa diresti? Sempre che esistano costanti…
“Sono racconti diversi tra di loro, eppure chi vuole proporre un testo a Las Vegas dovrebbe leggerli con attenzione, perché qui c’è (quasi) tutto quello che cerchiamo”
Che lingua è quella che parlano (e scrivono) i “tuoi” autori?
“Anche gli stili sono diversi e vale quello che ho detto nella risposta precedente. Poi c’è da dire che le antologie sono anche delle buone palestre per sperimentare. Ad esempio, Gabriele Dadati per questa antologia ha scritto il suo primo racconto in versi”
E nelle storie qual è il sentimento (quali sono i sentimenti) prevalente (prevalenti)?
“C’è un po’ di tutto, ma alla fine – gira e rigira – vince sempre l’amore, anche perché è un sentimento che può essere visto da un sacco di lati diversi”
C’è più amore per lo stile o per le trame?
“Credo che le due cose vadano di pari passo. Queste sono tutte storie che hanno una trama ma che hanno anche un loro stile. Del resto, il primo comandamento qui a Las Vegas è: “Cerchiamo storie che abbiano un inizio, uno svolgimento e una fine (ma non necessariamente in questo ordine). Ma che, soprattutto, abbiano stile.” Questo perché penso che il “che cosa” sia importante, ma il “come” lo sia anche di più”
C’è qualcosa che non t’aspettavi e che t’ha colpito? Voglio dire: a lavori conclusi, c’è stato un aspetto di queste storie che non ti saresti aspettato?
“Forse non mi aspettavo così tanti bei racconti. Vuol dire che gli autori non si sono limitati a mandarmi un racconto perché ce l’avevano lì e non sapevano che farsene”
Prima che scrittori, si è lettori. Quali “numi tutelari” ti è parso di vedere tra le pagine dei racconti dell’antologia? Che so? Carver…Bukowski…Fante…Hemingway…Oppure Ammaniti…Ferracuti, Veronesi e via dicendo.
“Beh, ognuno avrà i suoi numi tutelari e non sta a me svelarli. Ma il bello di questi autori è che hanno uno stile loro, già ben riconoscibile. Ad esempio, il racconto di Morozzi lo potrebbe scrivere solo Morozzi. E lo stesso vale anche per molti altri”
Quanto al cinema e alla musica, quali “influenze” hai colto?
“Anche qui ce n’è per tutti i gusti. Credo che alcuni racconti potrebbero diventare degli ottimi cortometraggi e altri abbiano una loro precisa musicalità”
Intervista di Simone Gambacorta


