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Deborah Malatesta: dall’Abruzzo al palcoscenico

pubblicato il 27 ottobre 2009 alle 15:14
scritto da Antonella Gaita
tematiche affrontate: Arti sensoriali, cinema, teatro

Deborah Malatesta e

Deborah Malatesta (classe 1976) è una giovane e promettente attrice, nata in Germania e trasferitasi in Abruzzo da bambina, che spazia con maestria e disinvoltura dal cinema al teatro. L’abbiamo intervistata per voi.

Partiamo proprio da questo punto. All’età di cinque anni, dalla tua città Kehl in Germania, ti sei trasferita in un piccolo paese dell’Abruzzo. Cosa ricordi?
«Ricordo che allora non comprendevo come mai i miei genitori mi mandassero così lontano…i Miei erano degli emigranti e come tali sognavano di ritornare nella loro terra di origine. E’ stata mia nonna materna (con l’aiuto di mia zia) ad educarmi in un paese che si chiama Giulianova»

La prima esperienza sul palco quando c’è stata?
«A 16 anni, sul palco del Teatro Ariston di Giulianova. Con lo spettacolo “Noi e l’Amore” scritto e diretto da Marcella Vanni Cibej».

Cosa hai provato?
«Paura e poi una gioia indescrivibile. Sembrerà assurdo ma quella paura è sempre la stessa. Ogni volta.»

Nel 1995 ti sei trasferita a Roma per frequentare l’Accademia d’Arte Drammatica Pietro Sharoff e per iscriverti alla Facoltà di Lettere e Filosofia de “ La Sapienza ”. Com’è andato il distacco dalla tua terra come si è evoluta la tua vita nella Capitale?
«Mi sono ritrovata catapultata in una realtà completamente differente. La mattina all’Università (pensa ero con Claudio Santamaria nel corso di Storia del Teatro con la Prof.ssa Falletti) il pomeriggio in Accademia. Ero giovane ma piena di buone speranze. Il mio obiettivo era la conoscenza. Conoscere il Teatro per riuscire ad esprimermi nel migliore dei modi. Ed è per questo che ho scelto di abbandonare la Sharoff (ero in classe con Manuela Arcuri e Loredana Cannata) per seguire con una decina di miei colleghi l’allora insegnante di recitazione Antonio Ferrante nello “Studio” che porterà il suo nome. Una scelta scomoda ma certamente dettata da coscienza.»

In seguito, so che hai partecipato a diversi spettacoli teatrali. Ce né uno che ricordi con maggior piacere?
«Si, decisamente: “Il Marinaio” di Fernando Pessoa. Recitavo nel ruolo della seconda vegliatrice »

Hai, inoltre, prestato la tua voce per la composizione di un brano di musica elettronica per il musicista Piergiorgio Del Nunzio. Com’è nato questo connubio?
«Io e Piergiorgio eravamo al Liceo nella stessa classe. Lui è sempre stato geniale. Non avrei pensato che potesse chiedermi di prestare la mia voce per un suo brano musicale. Incantata!!! »

Hai fatto cortometraggi, pubblicità, sei stata la presentatrice di un programma televisivo e hai lavorato con Claudio Sorrentino nel film “Die Hard-Vivere o morire” con Bruce Willis. Raccontami com’è andata.
« Massimo (Fersini) è stato il primo che mi ha dato la chance di lavorare davanti ad una telecamera come attrice. Si trattava di un cortometraggio “Le bilie” in cui ero al fianco di Cristina Moglia. Poi Antonio Nola mi ha voluta per “Figli delle tenebre” accanto a Roberto Bisacco e Anna Orso ( ricordo la grande professionalità del Direttore di fotografia Pino Pinori). E poi per Raitre “La principessa sul pisello” con Oreste De Fornari che sapientemente orchestrava il suo interrogatorio. Ancora per ( e con) Antonio Nola presentatrice di tre puntate di www.giovani.it. Ricordo il freddo di Ostia per girare nel Kursal la pubblicità contro l’ecstasy. E poi , poi… torniamo alla domanda : un incontro importante – il battesimo da parte di Claudio Sorrentino alla Fonoroma – i doppiatori italiani sono favolosi!!! »

Nel 2009 è arrivato il grande schermo con il film “Totem Blue” diretto da Massimo Fersini in cui interpreti un boss … Che mi dici?
«Vorrei, sono tentata di dirti tante cose…E’ stata una sfida. Un personaggio misterioso, enigmatico … Ti aspetto venerdì 13 novembre al Levante International Film Festival di Bari!»

Deborah Malatesta

Un grande cambiamento, quindi: dal face to face con il pubblico ad un rapporto indiretto con il pubblico stesso tramite una telecamera.
«Concordo. Assolutamente un grande cambiamento. Una realtà completamente diversa, apparentemente. Come dice Gide “…la costrizione rende liberi…”. La tecnica ti permette di superare l’impasse; la concentrazione ti permette di ritrovare quello stato energetico tipico del teatro, ti permette di “donarti” attraverso l’unità psicofisica. La recitazione è sempre e comunque un “atto di sincerità”.»

Ma Deborah, in realtà, si sente più legata al teatro o al cinema?
«Sinceramente? Senza nulla togliere al cinema, al teatro. Amo sentirmi sorretta dal respiro del pubblico. Ti assicuro che non è semplice esprimere la magia che si crea in teatro tra l’attore e lo spettatore. Come non è semplice descrivere l’umiliazione che si subisce in caso di spietata condanna da parte dello stesso pubblico. E’ una condanna senza appello!!!»

Se dovessi differenziarmi queste due forme d’arte così vicine, ma allo stesso tempo lontane, che mi diresti?
«Direi che non esiste cinema o teatro, piuttosto esiste del “buon cinema” o “del buon teatro”. Ritengo che la questione sia non in quello che si fa, ma in come lo si fa. “L’immortalità” è tipica dell’arte.»

In cantiere?
« Due, tre situazioni…Scaramanticamente mi avvalgo della facoltà di non rispondere…»

Un ringraziamento a …
«mia nonna ed a tutti coloro che hanno sempre creduto in me ed ancor di più a coloro che hanno tentato, invano, di dissuadermi dall’amore sincero che ho ed ho sempre avuto per la recitazione. Grazie, grazie infinite a voi tutti.»

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    bella intervista bella intelligenza,donna di grande fascino e di meditata cultura speriamo possa esaudire i suoi desideri auguri per una carriera tormentata e piena di soddisfazioni

    MATTEO LO PRESTI del 4 novembre 2009

 

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