Intervista ad Andrea Fiamma, presidente dell’associazione culturale “Officina Ortona”.
Quando e come è nata l’Associazione?
«L’associazione Officina Ortona nasce ufficialmente lo scorso anno, il 7 novembre 2008, grazie alla cooperazione e all’energia di alcuni ragazzi ortonesi, uniti dall’interesse verso la nostra bella città. In effetti possiamo dire che l’associazione nasce non tanto da una decisione o da un evento, ma da un “sentire comune“, da una voglia di partecipazione attiva alla crescita di Ortona, anzitutto dal punto di vista culturale e artistico. In particolar modo ci premeva creare una vera e propria piattaforma, un luogo dove unire le nostre forze per rendere possibili e attuabili le idee di ognuno. Troppo spesso i ragazzi sono soli con le loro proposte e le loro iniziative, che difficilmente vengono a galla e si realizzano; ecco, la nostra idea era proprio quella di creare una opi-ficina, ossia un luogo dove riunire le forze, le capacità e le energie per creare, produrre, far nascere qualcosa di nuovo e particolare che possa ridare il giusto splendore al nostro “borgo medievale” – mi piace intenderla così – che si affaccia sull’Adriatico, che ha un porto e vive di pesca, ma che ha gli occhi puntati verso la “Maiella madre“. Ortona ha visto arrivare gli Aragonesi o i Saraceni, è stata messa in ginocchio dalla seconda guerra mondiale; è la città che ha dato i natali a Francesco Paolo Tosti e custodisce le ossa dell’Apostolo Tommaso. Insomma, sentivamo la necessità di renderci degni di conservare questa tradizione e dare il nostro contributo per lo sviluppo futuro».
Di cosa si occupa nello specifico?
«Ci occupiamo di tutto ciò che possa creare movimento e innovazione: dalle mostre ai concerti, dalle raccolte di firme alle conferenze. Il primo evento di grosso calibro è stato un concerto di inizio 2009, il 3 gennaio, nel quale abbiamo tentato di dare “voce“ a tanti ragazzi ortonesi che coltivano la passione della musica e che hanno scarse occasioni di esibirsi in pubblico. Inoltre nei mesi successivi ci siamo attivati per una raccolta firme che ha avuto un discreto successo (800 firme) nella quale si chiedeva l‘apertura di una “sala prove” comunale; la proposta è ancora in fase di discussione in consiglio comunale. Quindi abbiamo cercato di inserirci nel sociale, ma anche nella cultura attraverso delle presentazioni estive di libri; ci occupiamo di tutto ciò che possa creare movimento e, perché no, anche distrazioni e in tal senso abbiamo organizzato un viaggio al carnevale di Venezia per gli associati e non».
Da chi è composta?
«Questa è una domanda importante perché Officina Ortona ha un “target“ davvero eterogeneo: dai 18 ai 30 anni. Io ne ho 22 e a livello anagrafico sono un po’ il tramite tra tanti associati giovanissimi e altri un po’ più “esperti” sulla trentina».
Che tipo di eventi organizzate?
«Gliene avevo citati alcuni poco fa ma approfitto dello spazio per parlarvi del nostro concorso di arti visive dal titolo “Nuove identità Ortonesi“. L‘idea è stata quella di indire un concorso di arti visive in modo da stimolare gli artisti a rappresentare la nostra città da angolazioni particolari, da scorci o da punti di vista del tutto nuovi per creare un nuova “immagine“ di Ortona. In questo senso abbiamo puntato a pubblicizzare l‘evento soprattutto fuori città, perché ci interessava avere opere di artisti che sapessero rappresentare la città con un certo “distacco“ o comunque da prospettive tutte nuove per noi».
Si legge nelle informazioni della pagina di face book questa frase: “E che dire di una società che non impiega il massimo della sua forza biologica, quella che i giovani esprimono dai quindici ai trent’anni, progettando, ideando, generando? […] Non è in questo prescindere dai giovani il vero segno del tramonto della nostra cultura?” (U. Galimberti, L’ospite inquietante, Feltrinelli 2007).
A cosa vi riferite?
«Lo scorso anno avevamo bisogno di qualche riferimento culturale o, diciamolo, di uno spot per la nostra associazione; così ho estrapolato questa frase di Umberto Galimberti, che rappresenta a pieno la nostra posizione: da un lato una denuncia nei confronti di una società che lascia poco spazio alla creatività giovanile perché fondamentalmente non ci crede e dall‘altro verso la convinzione di avere, noi giovani, la forza di cambiare questa società».
Invece nella homepage del sito dell’Associazione se ne legge un’altra: “A Te, viaggiatore, pellegrino, straniero, che questa piccola insenatura ti sia amica! Non indugiare. Qui ritroverai quello Spirito che Ti era fratello in gioventù, quella voglia di lavorare per la propria città. Quella passione e quell’amore per la Tua terra, quell’entusiasmo sommerso dal fango del narcisismo, delle strette di mano, o dell’indifferenza di chi, alla propria città, non vuol guardare negli occhi. Non indugiare..”.
«Sì, questa l‘ho scritta io qualche tempo fa. Dato che è una mia “ispirazione“ non posso parlarne oltre».
Il 5 agosto scorso, nella Cattedrale San Tommaso di Ortona, si è svolto un incontro con lo scrittore Marco Vannini sul libro “Sulla Grazia”. Com’è andata?
«A dire il vero è andata oltre ogni più rosea previsione e ringrazio la diocesi di San Tommaso per averci dato tanta disponibilità e fiducia. Marco Vannini è il maggior esperto italiano di mistica e riuscire a portarlo ad Ortona per me è stato motivo d‘orgoglio. Siamo riusciti a creare intorno a Vannini un‘atmosfera particolare, tra l‘evocazione della poesia, il suono del flauto e la visione di due stupendi quadri che l‘artista marchigiano Mario Vespasiani ha realizzato per l‘occasione. La partecipazione è stata straordinaria: 150 persone, tra ortonesi e forestieri, hanno assistito e apprezzato l‘evento. Speriamo di organizzarne altri».
Studi Filosofia presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti. Cos’è per te la filosofia?
«E’ anzitutto una scelta di vita. Una scelta radicale».
In programma?
«Vivo molto alla giornata. Per ora mi sto impegnando ad organizzare la premiazione del concorso fotografico, alla quale ti invito, il 7 novembre 2009 nella Sala Eden di Ortona; poi si vedrà. Grazie mille per l‘intervista».


Bello l’articolo, anche se sulla scelta di vita non sono daccordo: filosofi lo si è fisiologicamente, si è strutturati in un certo modo, non si sceglie di esserlo.
Ciao!!