Baruffe romanesche: dalle “botticelle” ai cortei

“Leggo con stupore le dichiarazioni del sindaco Alemanno rispetto all’accordo sottoscritto in Prefettura tra le forze politiche e le rappresentanze sindacali sul Protocollo per le pubbliche manifestazioni. Un protocollo sperimentale che è stato ampiamente rispettato e che ha dato degli ottimi risultati in termini di ordine pubblico e anche di gestione dei servizi da parte delle Forze dell’Ordine”. Questa volta scende nell’arena l’assessore provinciale alle Politiche della Sicurezza, Ezio Paluzzi, che così prosegue: “Il diritto di manifestare liberamente cercando di attenuare al massimo i disagi per i cittadini resta a far parte di quei diritti inalienabili che la Costituzione ci ricorda. Non si può pensare di modificare le volontà di tanti se non attraverso un Tavolo di concertazione che prenda in considerazione equamente le esigenze e le espressioni della società civile, del mondo politico e sindacale”.

E’ un “come eravamo” evocare il mitico “tavolo”, questa volta di concertazione, per regolare i cortei; ricorda Giorgio Gaber sui rinvii: “nomino una commissione di studio”. Paluzzi non è uno sprovveduto: “Riteniamo quindi un’assunzione di straordinaria responsabilità politica la volontà espressa dal sindaco Alemanno di voler risolvere la questione con una ordinanza”. Sa benissimo che è un potere primario del sindaco collegato alla responsabilità sulla sicurezza; l’assessore ha competenza sulle “politiche” a livello provinciale, non sugli interventi d’emergenza a livello cittadino, nella capitale. La giustizia amministrativa al riguardo ha riconosciuto la legittimità perfino delle ordinanze sui rifiuti pur in presenza di competenze esclusive dell’apposito Commissario. Perché questa nuova pubblica baruffa? Per richiamare alle “responsabilità politiche”. Ahimè, questa è la “coabitazione”.