L’Aquila e le zone del cratere, colpite al cuore dai venti secondi di terremoto del 6 aprile 2009, stanno vivendo terribili momenti di difficoltà dovuti all’ondata di maltempo che si è abbattuta nella regione da qualche giorno con il relativo crollo repentino delle temperature e la comparsa della prima neve sui monti. Fronteggiata la prima emergenza siamo, a distanza di sei mesi, alle prese con un’altra altrettanto grave: l’incubo gelo che se non affrontato immediatamente con risolutezza e coraggio provocherà più vittime del sisma soprattutto tra la parte più indifesa della società: anziani e bambini.
Lo avevo già detto e scritto più volte tre mesi fa allorché si sbandieravano ai quattro venti proclami, impossibili, secondo cui tutti entro settembre avrebbero avuto un ricovero sicuro. Non è stato e non sarà così soprattutto in considerazione del fatto che gli espropri per la costruzione dei famosi MAP sono stati fatti appena qualche giorno fa e ci vorrà del tempo per la sua realizzazione anche in considerazione del fatto che gli operai per quanto bravi e volenterosi, con avverse condizioni climatiche non possono lavorare. La stessa cosa dicasi per alcune scuole elementari dell’Aquila i cui lavori sono iniziati recentemente e verranno ultimati prima di natale.
Ecco cosa scriveva su facebook un genitore le cui figlie ancora non riprendono la scuola:” la scuola delle bambine, la cui costruzione è iniziata i primi di settembre, è ancora un cantiere… le vacanze dureranno fino a Natale? PROMESSA MANTENUTA vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna, vergogna…” Non è assolutamente possibile né pensabile portare i bambini a scuola nelle tendopoli o, peggio ancora, tenerli a dormire nelle tende con temperature che di notte scendono sotto lo zero.Un po’ in tutta l’Aquilano, da Pianola All’Alta Valle dell’Aterno ,ci sono delle continue proteste dei genitori che non vogliono mandare i loro figli a scuola nelle tendopoli ed alcuni sono arrivati a dire che il terremoto inizia adesso.
Sono ancora circa 6000 coloro che vivono nei sessanta punti di accoglienza articolati in duemila tende – piegati dal terremoto sia sul piano morale che materiale – cui bisogna dare necessariamente una sistemazione rispettando quelle che sono le loro sacrosante esigenze logistiche e di attaccamento al territorio per farli continuare a sentire parte integrante di una Comunità. Ho visto tempo fa l’estrema protesta di una signora che si era barricata nella casa inagibile pur di non lasciare l’Aquila in quanto aveva la mamma anziana non era automunita e avrebbe dovuto fare tutti i giorni circa 100 Km per raggiungere il posto di lavoro. Mi stringeva il cuore il solo pensiero che quella povera donna sulla cinquantina fosse dovuta arrivare ad un gesto del genere pur di farsi sentire.
Come si può pensare al ribaltamento delle abitudini di vita e degli affetti di gente che,scampata al terremoto,vive nella precarietà più assoluta ed in un’insopportabile solitudine ed incertezza infinita. Le reali motivazioni per cui tanti non vogliono spostarsi sono di carattere pratico: i loro figli frequentano la scuole all’Aquila,lavorano in città, hanno lì parenti ed amici,tanti ricordi ed in definitiva elemento non trascurabile, vogliono evitare la disgregazione sociale e seguire direttamente la ricostruzione.
Siamo di fronte ad un quadro contraddittorio e, per alcuni versi, desolante in cui nessuno dei tanti cittadini ancora nelle tendopoli ha la certezza di un tetto e non ne vuole sentire di lasciare i luoghi in cui ha trascorso la sua esistenza un dì agiata ed oggi semplicemente senza alcun bagliore di luce. A costoro tutta la mia vicinanza e solidarietà. Sono al contempo felicissimo per le casette consegnate ad Onna e Stiffe, al di fuori del progetto della Protezione Civile, frutto di una collaborazione tra la Croce Rossa Italiana e la Provincia Autonoma di Trento. Sono state inoltre assegnate 900 case tra Cese di Preturo, Bazzano e S. Elia anche ad alcuni miei amici di Cabbia ed i miei cugini dell’Aquila altre sono in arrivo ma sono ben lungi dal rispetto dei tempi e dalla risoluzione dei problemi dei tanti sfollati.
Giusto qualche giorno fa il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso ed il Sindaco Massimo Cialente in una lettera congiunta hanno chiesto agli Aquilani di avere ancora pazienza poiché non ci sono i famosi M.A.P. ( Moduli Abitativi Provvisori ) per ospitare tutti coloro che ne hanno bisogno. Si sta affacciando anche l’ipotesi, con la firma dell’ordinanza della Protezione Civile, della realizzazione di 500 M.A.R. ( Moduli Abitativi Removibili ) che sono utili si ma assolutamente insufficienti come rimarcava, sulla stampa, il Sindaco. Auspichiamo, tutti, che in questo difficile momento, dominato da condizioni metereologiche avverse, non si verifichi alcun decesso riconducibile al freddo poiché un evento del genere potrebbe avere riflessi incontrollabile sotto il profilo dell’ordine pubblico e tutti avremmo sulla coscienza una vita lasciata spegnere a distanza di sei mesi nelle tendopoli.
Tutto il resto è spettacolo indecoroso e sa di presa in giro nei confronti di quanti sono ancora all’addiaccio e dei tanti bambini che stanno facendo lezione in tenda o che non sono ancora rientrati a scuola. Al contempo desidero esprimere il mio personale ringraziamento ai tanti volontari che con la loro preziosa opera hanno alleviato tante sofferenze alla gente terremotata. All’Abruzzo colpito al cuore da un nemico invisibile resta la consolazione della generosità di tanti uomini e donne insieme alla tenacia che gli è congeniale e fondamentale per tornare a vivere,ricostruire il futuro e credere che, a fronte dell’inarrestabile violenza della natura,siamo tutti uguali e tutti fratelli. Mi auguro fermamente che le autorità Comunali e di Protezione Civile possano accorciare il più possibile i tempi trovando la giusta dimensione di impegno e responsabilità per dare un tetto ai tanti sfollati che meritano attenzione, considerazione, rispetto.
Essi non possono e non devono assolutamente essere lasciati marcire nell’inferno delle varie tendopoli sparse nel territorio della Regione. Ne va di mezzo la nostra credibilità e quella delle Istituzioni.
Bev venga il risalto che i media danno alla consegna delle case, però i conti potevano essere fatti anche prima di quanti appartamenti occorrevano visto che ci sono circa 6.000 persone che vivono nelle tende da oltre 6 mesi. Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P. La maggior parte degli Aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare.
Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili.
Come al solito interessnte la tua cronaca e scusa se ho voluto puntualizzare quanto ancora stia accadendo.
Bruno
Penso a questa gente che sta nelle tende . Ma non capisco perche lasciarli cosi nel freddo. Stiamo nel 2000 e in questo secolo nessuno non dovrebbe piu tribulare in questo modo. Governo ma che vergogna
La gente invece di scrivere VERGOGNA,VERGOGNA,VERGOGNA, dovrebbe rendersi conto che nella proprio città c’è stato un terremoto di grado 6.3!!!! che lo sciame sismico è durato oltre quattro mesi, e che a 6 messi “dalla prima scossa” e sottolineo dalla prima scossa… migliaia di famiglie hanno gia un appartamento di 70 metri di ultimissima generazione e totalmente antisismico, super arredato, completo di televisore lcd samsung, ferro da stiro roventa, piatti, pentole posate, coperte, asciugamani, e addiruttura un cesto di benvenuto!!! In Irpinia 30 anni fa ci sono voluti 10 giorni solo per capire se le vittime erano 100 o 10.000 NESSUNO HA FATTO NIENTE!!!
Molti aquilani sono umili e pazienti, altri sbandierano che gli venga restituito un qualcosa che per il momento non può essere restituito…daltronde dovrebbero assumersi le loro responsabilità se si sono comprati una casa in un quartire chiamato “pettino” costruito sopra su una delle faglie più pericolose d’Italia (che non a caso si chiama anch’essa “pettino”).
In prima persona sono profondamente addolorato per quello che è successo, ma credo che ognuno prima di prendersela col governo, dovrebbe rammentare di che partito è…e rendersi conto che probbabilmente tutte queste lamentele non sono il frutto di una riflessione oggettiva, ma di una ripicca politica…
Ciao Nando, dopo aver letto l’articolo non riesco a non provare rabbia e delusione. Credevo, o meglio speravo, che finalmente le cose stessero cominciando a mettersi al meglio per il popolo Aquilano. I nostri “governanti” dovrebbero finirla con discorsi di solidarietà o illudere con le false promesse: per 6000 persone ora servono i fatti, non le chiacchiere.
Nella lettura delle osservazioni di Nando, si è colti da un susseguirsi di vari sentimenti. Tristezza. Impotente rabbia. Consapevolezza che a tanti Aquilani – qualcuno certamente si può ritenere più fortunato – è stata carpita la buona fede dicendo loro, sapendo di mentire, che a settembre nessuno sarebbe rimasto più in tenda. Ma da quello che leggo nell’articolo di Nando e da altre notizie che si leggono in rete e da quello che orami molti delgi organi di informazione, non INFORMANO PIU’, la situazione emergenziale è lontana dal potersi dichiarare conclusa. Nando continua ad essere critico.
Un saluto.
Armando
Non sapevo che la situazione fosse ancora così drammatica, con l’avvicinarsi dell’inverno sarà veramente disastrosa, come tu, Nando ci ricordi nei tua bellissimi articoli verità ma purtroppo ciò che vediamo in tv è ben diverso, gente felice che inneggia il nostro “premier” e lui fiero di aver risolto la situazione in poco tempo, ma dove sono le denuncie ai Tg di questa gente che vive ancora nelle tendopoli con bambini e anziani? mi dispiace tantissimo per questa situazione e che la verità non emerga del tutto, comunque sono solidale con loro e auspico che almeno le autorità e la protezione civile come anche la croce rossa faccia il possibile per alleviare le loro sofferenze. Grazie Nando per il tuo contributo alla cittadinanza aquilana, ne hanno un gran bisogno. Grazie.
Sicuramente mantenere certe promesse non e’ facile, anche perche’ mettere in moto la macchina burocratica non e’ uno scherzo. La speranza e’ rivolta anche a tutti quei paesi che hanno aderito con le loro offerte ma ancora non hanno dato un seguito alle loro azioni, si resta in attesa.
La cosa che da piu’ pensiero e che moltissime famiglie e no, si trovano, con il freddo che e’ arrivato repentinamente, ancora nelle tendopoli, a loro va il nostro pensiero e la nostra solidarieta’, nella speranza che questo incubo finisca al piu’ presto. Parlarne sicuramente fa si che non ci si dimentichi…mai.
Mi dispiace, preferisco non fare commenti (meglio che conto fino a 10, come mi consigliava mio Padre). Grazie a Nando per il preciso e attento articolo.
Sì, è una situazione molto infelice…Speriamo soltanto che si possa risolvere in fretta e nel migliore dei modi.
Grande professore;
i suoi articoli sono di una bellezza e di una sbalordente realtà Giusto l’altro ieri uscendo di casa molto presto ed assalita da quel freddo pungente pensavo a coloro che ancora vivono nelle tende e mi stupiva il fatto che Lei non avesse ancora scritto nulla in proposito. Certo deve essere terribile tenere i bimbi a scuola sotto le tende inbacuccati o dormire vestiti e con tante coperte. Auguro alla gente abruzzese di trovare quanto prima una collocazione dignitosa e che finiscano le promesse di pulcinella di chi dice che tra sei mesi porterà i terremotati a cena. Il problema è serio ed in tale contesto va trattato.Troppe volte si è sentito parlare a sproposito e dire che si volevano mandare in crociera i ragazzi terremotati. La drammatica realtà è che a quasi sette mesi dal sisma ci sono ancora seimila persone al freddo delle tende.Continui a scrivere,Lei che ne ha la possibilità e le capacità, e la gente si sentirà meno sola. Grazie infinite,professore.
Certo, la situazione non e` bella per nessuno. Quest’anno la natura ha accelerato il proprio corso con un notevole anticipo della stagione fredda e la ricostruzione trova in questo un uleriore ostacolo. E` vero, qualcosa e` stato fatto ma la maggioranza delle persone si trova da sola di fronte al nulla: si e` soli con i propri ricordi, con le speranze, l’amarezza e le delusioni. Eppure qualcosa li muove ancora: e` forse poco quel carattere volenteroso e determinato della gente d’Abruzzo? A conti fatti, senza nulla voler togliere alle Amministrazioni, si dovra’ ringraziare loro se le conse dovessero risolversi.