Da Corfinio una mano tesa verso i bambini filippini

L’associazione “Corfinum Onlus” è fra i trenta parteners mondiali che partecipano al progetto.

Una mano tesa a sollevare dalle strade dei baranggay (borghi) delle città filippine, i tanti bambini abbandonati o rimasti orfani, lasciati in una povertà che offende il pudore e la dignità dell’uomo. Orfani di affetto e di cure, ma anche di un tetto sotto cui stare. Una storia triste, e già raccontata, in un paese dove l’infanzia abbandonata è un’emergenza umanitaria. Questa volta, però, ha un epilogo felice.

A San Carlos, nell’Isola di Negros, ha finalmente preso vita la casa di accoglienza per bambini, realizzata nell’ambito di un progetto di volontariato internazionale, sotto la direzione delle suore laiche dell’Istituto Santa Famiglia. Un impegno missionario prezioso, per salvare creature umane e donare la speranza di un futuro migliore.

Ma la vera notizia è che, tra i 30 partners mondiali che hanno reso possibile tutto ciò, c’è anche un po’ d’Abruzzo ed è l’associazione “Corfinum Onlus”. La piccola organizzazione peligna, nata a Corfinio (AQ) a fine 2005, è al suo debutto in un progetto di impegno internazionale e i suoi 170 soci ne sono contentissimi.

Una soddisfazione che ci racconta il dott. Francesco Di Nisio, vice presidente della Onlus e responsabile delle relazioni esterne.

“Siamo entrati in questo progetto quasi per caso, per una felice coincidenza. Avevamo già un gancio, poi abbiamo inviato un’e-mail alla madre superiora, che ci ha accolti a braccia aperte, e da qui è cominciato tutto. Il passo successivo è stato mandare un nostro ambasciatore, l’ing. Sabatino Falasca, che ha incontrato le suore”.

La struttura, realizzata in solo sei mesi (gennaio-luglio 2007), è già operativa e, dagli inizi di novembre, accoglie le sue prime cinque bambine. In realtà, il centro dovrebbe ospitarne circa una sessantina, di età compresa fra i 5 e i 12 anni. Qui, potranno ricevere cura ed assistenza medica, attività formativa ed istruzione, in un percorso graduale di “educazione alla vita sociale”.

Ma quest’esperienza di solidarietà internazionale non è stata solo un’occasione di grande visibilità per l’associazione. Oltre ogni previsione e con sorpresa, da una goccia è scaturito un mare. “Quello che a noi interessava era far parte di un contesto che potesse dare risposte concrete, direttamente visibili. E la casa famiglia lo è sicuramente. Certo, si tratta di una struttura diversa dalle nostre, costruita per di più in legno. Ma in piccola parte è frutto di quanto siamo stati capaci di dare. Pensiamo che il nostro contributo è stato minimo, solo 300 euro, ma dalle continue e-mail della madre superiora, ci siamo resi subito conto che per loro era una somma altissima, pari a 10 nostri stipendi. É come se arrivassero da noi 15mila euro.”

Un gruzzoletto, peraltro, venuto fuori attraverso tre cene di “autofinanziamento” che hanno coinvolto, a più riprese, i soci.

Dunque, – conclude – “il messaggio che abbiamo cercato di dare è che si può fare del bene, e si può fare anche con poco. Ma quello che è davvero importante è che con il nostro aiuto concreto abbiamo costruito un rapporto vero di umanità e, con esso, la consapevolezza di poter fare anche per la nostra comunità. In tal senso, è stata una spinta formidabile”.

Dopo il supporto alla fase realizzativa, l’associazione continua a seguire da vicino la vita della casa famiglia.

Molte le iniziative anche in territorio peligno, dove la onlus ha puntato su “ambiente e cultura”, partendo dai talenti del luogo. Nascono da qui il Premio socio-culturale “Aquila d’oro”, il progetto di un Info point italico, museo virtuale su “dove nacque l’Italia”, e quello di un Giardino regionale dell’Iris.

Perché – ci ricorda – “il significato politico dell’Italia nasce a Corfinio”, e questo è solo un esempio del “pane che abbiamo tra le mani e che non mangiamo”.

Angela Di Giorgio