La pittura di Nino Luca

Il 3 ottobre è stata inaugurata a Lanciano la mostra pittorica di Nino Luca intitolata “Il volto dell’Altro”. La mostra, ospitata dall’Auditorium Diocleziano, resterà aperta fino all’11 ottobre. Nino Luca è un artista messinese, residente da tempo a Lanciano, che dipinge su vari materiali – carta, vetro, legno, ferro, bronzo, ceramica – con risultati sempre originali e sorprendenti. Riproponiamo la una nota critica che Marcello Marciani ha pubblicato nel catalogo.

Dov’è l’Altro? Da quali fondali sta emergendo? Quali gradazioni del verde, del rosso, del giallo e del blu, del nero e del bianco, vividi come umori sgorganti da inabissate icone eppure taglienti come punte di pennelli affilati dal bagliore di più spade, stanno dipingendo i suoi tratti?

Da dove arrivano quegli sguardi attoniti di maschere arcane che sconvolgono i tempi, mischiano la calda pasta di reminiscenze pompeiane agli acidi cromatismi di allucinazioni pop, virati dal sogno incessante di un incontro mai raggiunto, rincorso in primi piani ossessivi, sigillati in tondi arcaici come enormi medaglie, o lenti di un canocchiale che riflettono all’infinito quella febbrata frenesia di colori e segni?

Dov’è l’Altro, se sa nascondersi alla quotidiana ovvietà ma affolla di inquietudine e mistero i fotogrammi del suo cinema occulto? Se è così fuggente, ambiguo e mutevole da attraversare l’intera polisemia delle nostre paure e speranze, da moltiplicarsi nel polimorfismo di quest’epoca schizoide? E soprattutto chi è tutto il possibile Altro: la sfinge in bianco e nero dagli occhi di brace o il marziano avvolto da girandole d’oro?

È la fanciulla colta in uno stupore di rosa, il nosferatu mediterra- neo coi denti tritati dal tempo, l’uomo col sole-lampada in fronte e il sasso mafioso in bocca, la statua metafisica che ci blocca con l’enorme mano di pietra? Cambia inces- santemente fisionomie e riferimenti, assume sembianze vampiresche e angeliche, medusee e clownesche, mostra la lucida compattezza di un cartone similtela e la fragilità del tabellone pubblicitario, sa sublimarsi nella trasparenza del vetro, stira i lineamenti per forare il manto cretoso della materia, tenta di sganciarsi dal finito, dal limite della forma come un novello prigione michelangiolesco.

E cambia posture l’Altro: come nelle foto segnaletiche offre di fronte e di lato le sue identità simulate, sfoggiando profili di lune infantili o di grifagni demoni, di totem doppi, di cariatidi vocianti, profili spesso affiancati in coppie gemelle, in replicanti sosia, bini o trini, spesso con saettanti fiati dalle bocche spasmodicamente aperte, atteggiate a volte in ghigni, con lingue di fuoco unite fra loro a tentare un inudibile dialogo. Ecco allora che l’Altro è anche l’Uno, le sue maschere sono i nostri volti, quel film di ombre cangianti che va girando è la proiezione espressionista del nostro stordito vivere.

Ma l’arte di Nino Luca sconfigge lo stordimento con il fulgore visionario,l’ansia epocale con l’intensità di una bellezza – di tratti, tinte, forme, squarci informali – capace di risorgere come indomita fenice dalle ceneri brucianti dell’inconscio.

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