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“Il Nuovo Tempio” di Teramo

pubblicato il 12 dicembre 2007 alle 18:32
scritto da Antonella Gaita
tematiche affrontate: musica

Quattro tempi. Introduzione-adagio-allegro con fuoco. Tema con variazioni-adagio-moderato-adagio. Fugato, andante-allegro con brio-trio-allegro maestoso. Allegretto-adagio-allegro con fuoco.

Questi sono i quattro movimenti che hanno inaugurato il Duomo di Teramo lo scorso 25 ottobre 2007 grazie al Maestro Enrico Melozzi e all’organista Roberto Marini.

Un’emozione continua per tutte quelle persone che hanno assistito a questa sinfonia concertante dal titolo “Il Nuovo Tempio” tra un gioco di luci ed ombre all’interno della Cattedrale.

Da un incipit che sembra quasi una visione tra pause, riprese, sussulti ad una leggera brezza. “Ai toni cupi – ha spiegato Melozzi – si affiancano quelli delicati e l’insistenza degli accordi finali scolpisce i toni del terrore”.

Il secondo tempo sembra quasi voler esprimere un atteggiamento di ascolto. I violini vengono associati alla figura di Dio con una grande ricchezza musicale. Ogni strumento disegna perfettamente il “trono di Dio”.

La legge del tempio è data da suoni stridenti, quasi a voler essere un pianto, ma subito dopo c’è una nuova visione. “Sono richiamati nell’immaginario di chi ascolta gli episodi decisivi della vita di Gesù prima di essere sentenziato di morte”.

Il terzo tempo fa percepire lo smarrimento dell’uomo moderno tra tonalità inquietanti e una musica che sembra quasi sconnessa. All’improvviso un attimo di luce, ma “il dramma non si arresta”. Grazie all’ingresso dell’organo, delle viole e dei violoncelli l’uomo “può diventare il riflesso vivente di Dio” con motivi che esprimono gioia.

Le percussioni dell’ultimo tempo annunciano l’ultima visione. I passaggi si alternano da rapidi a lenti e ritorna il tema del primo tempo quasi a compiere un movimento circolare.

“Il senso delle cose è come trafitto misteriosamente nel cuore di Dio e risplende con vigore nel suo volto”, le note finali, infatti, rappresentano il sole, l’acqua e la vita che “ridonda in Colui che è, che era e che viene”.

Antonella Gaita

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