Atri, città di proverbi in una raccolta di Concezio Leonzi

Atri e la sua preromanica storia. Atri ed i suoi splendori artistici. Una città ed una storia da preservare. Personaggi e tradizioni che hanno accompagnato la storia dell’antica Hatria e dell’Abruzzo intero. Come si preserva la storia? Come si riesce a far rimanere viva la cultura di un popolo? Un proverbio potrebbe anche bastare, nell’epoca della globalizzazione che è arrivata sin quassù.

Dunque, leggete bene. Attacche l’àsene dova vò lu patrone ( Lega l’asino dove vuole il padrone); Je va li scarpe stritte (E’ di malumore, come chi ha le scarpe strette); Lu Juste se le magnò l’asene (Il giusto se lo mangiò l’asino. La giustizia è così rara); Ndenemmoie! ( Non sia mai!); Accoje l’acque che la canestre (Tirar l’acqua dal pozzo col cesto; fare una cosa inutile, da cretini); Li schirne nasce all’orte: ci li fa se le porte (Gli scherni nascono all’orto, chi li fa se li porta. Chi deride…l’aspetti). Sono alcuni dei 500 proverbi di Atri inclusi nel libro “500 proverbi e modi di dire nel dialetto atriano”, raccolti da Concezio Leonzi per i tipi della tipografia Hatria.

Il libricino di Leonzi, che insegna musica nella Scuola Media Statale e dirige la Schola Cantorum “A. Pacini”, il Coro e l’Archivio-Museo “A. Di Jorio” di Atri è, come si suol dire, da leggere tutto d’un fiato. Perché questi proverbi, in un tempo non molto lontano facenti parte dell’immaginario sociale dell’intera città, rappresentano uno spaccato storico di quella Atri che fu, di quella Atri che oggi è radicalmente cambiata nel suo modo di ragionare, di pensare, di vivere una vita che è troppo diversa da quelli di soli trent’anni fa. Ma erano proverbi che dettavano una saggezza sociale ora scomparsa (L’amicizie che lu vine dure poche – L’amicizia stretta fra i bicchieri dura poco), impregnate di valori (Chi cummanne nen sude – Chi comanda non suda), di ironia (Mije a murì che malecambà – Meglio morire che vivere male), di speranza: “Al ripasso”, disse lu re (Al ripasso disse il re) è una espressione per dire che questa o quella richiesta non potrà mai essere esaudita.

La storia di questo proverbio è esemplificativa di tutti i proverbi trascritti: anni fa si diffuse la notizia che sulla linea ferroviaria in corrispondenza di Atri sarebbero passati il Re ed il suo seguito. Molti atriani raggiunsero Pineto per salutare il monarca, il quale al suo passaggio fu invitato a visitare Atri: “Maestà, ad Atri, ad Atri”. Un alto ufficiale, senza scomporsi e facendo roteare l’indice destro rispose: “Al ripasso”. Proverbio storico, da tramandare ai posteri.

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