di Matteo Grimaldi
“Una stagione Inattesa” si discosta di gran lunga dalla tipologia di opera prima che ci si aspetterebbe da un esordiente. Raffaele Turturro sembra non preoccuparsi affatto di volersi imporre come abile scrittore, di cercare poesia e forme espressive dense di chissà quale complicazione od orpelli stilistici tipici di chi domina la parola, di chi si sente esperto e navigato autore; il suo unico intento, al contrario, appare quello di dire semplicemente la sua, esprimersi come chiunque potrebbe, su temi spesso non semplici, e lo fa trasportando il lettore in piccole storie dal potere emozionale fortissimo. Sono molti gli spunti di riflessione che Turturro offre, e non sempre privi di dolore. La caducità del tempo, la diversità, il razzismo, il senso della vita, il senso di ogni giorno e del Tutto insieme. La sofferenza e la sua fine, o la felicità, a seconda dell’ottica da sui si osserva un amore. Il racconto che vorrei citare è “Una stagione di fede assoluta”, in particolare il passaggio in cui Turturro prova a raccontare la verità sull’Amore e i suoi meccanismi. E lo fa così: “La scelta di un uomo o di una donna ai quali pensiamo di legarci è una grande espressione di fede. Il discorso vale per tutte quelle unioni che abbiano in comune il pensiero che quella determinata persona sia per noi la migliore di qualsiasi altra. Diciamo che “l’altra metà della mela”, “l’essere fatti l’uno per l’altra” sono frasi adatte ad incartare i cioccolatini. Non è mai possibile dimostrare che la persona scelta sia la migliore in assoluto per noi, non fosse altro perché non abbiamo conosciuto che un piccolissimo numero di opzioni. E’ solo la fede nell’amore a costituire una solida base per la fedeltà verso una persona.. L’Amore visto come atto di fede, l’Amore quasi privato dell’impulso che parte da dentro, l’Amore desiderato e costruito in funzione di una volontà, non tanto di un’esigenza viscerale. L’Amore voluto e difeso anche quando qualcosa cambia, perché qualcosa prima o poi cambia sempre. Sedici racconti che dicono senza dire, dicono di altro per dire di altro ancora, ma ci riescono perfettamente sfoderando come unica e brillante arma quella dell’essenzialità. E c’è ottimismo quando è giunto il momento di chiudere il libro. Perché si ha come l’impressione di avere ancora qualche possibilità non goduta per essere felici.
(Raffaele Turturro, “Una stagione INattesa”, Gingko, pp. 132, Euro 7.50)
Matteo Grimaldi


