Reti oncologiche: le istanze dell’Associazione Dossetti
Scritto da Romano Maria Levante il 8 ottobre 2009
L’Associazione “Giuseppe Dossetti”, in un Convegno al Palazzo Marini di Roma il 29 settembre 2009 cui hanno partecipato clinici illustri, ha richiamato tutti sul rischio di una spaccatura del paese “tra malati di serie A e di serie B” sul piano dell’assistenza sanitaria. “In Italia la difformità degli accessi alle cure, ai farmaci e all’assistenza domiciliare ha raggiunto livelli inaccettabili per un paese civile”; vi sono “clamorosi ritardi nell’investimento di risorse negli hospice oncologici”. Risultato: “Ingiusti spostamenti dalle regioni del Sud verso i centri in cui operano da tempo tali strutture territoriali”. Rimedio: i malati devono “essere trattati nel loro territorio di residenza, evitando disastrosi e diffusi episodi di sofferenze inutili causate da file d’attesa, spostamenti da una regione all’altra, mancanza cronica di assistenza psicologica alle famiglie, assenza d’informazioni”.
Su un piano generale l’on. Ombretta Fumagalli Carulli, Presidente dell’Associazione, da noi avvicinata al termine del Convegno, ci ha dichiarato: “Dalle analisi e comparazioni svolte dai maggiori esperti e dirigenti delle reti oncologiche regionali, con particolare riguardo a quelle di Lazio e Toscana, Piemonte e Lombardia, e del sistema nazionale, è emerso che i problemi di ‘governance’ sono diversi anche in riferimento all’informatizzazione delle strutture che non è dovunque soddisfacente. C’è poi il tema primario dell’assistenza, un test importante per la nostra Associazione che si ispira a un cattolico come Giuseppe Dossetti e ai suoi valori. Si deve operare per una maggiore umanizzazione diffusa sull’intero territorio e non soltanto a macchia di leopardo come oggi, e per garantire le più elevate prestazioni mediche a tutti, non solo a realtà privilegiate”.
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