Francesca Cinquina, bibliotecaria nel guado

A colloquio con un’operatrice culturale emigrata per passione. Oggi lavora al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Allora Francesca, ti devo beccare al volo che sei di passaggio, piombata a Vasto dalla Città che t’accoglie per un fine settimana di tranquillità…Classe 1976, nata cresciuta e in parte pasciuta a Vasto, partita per Urbino e successivamente per Roma seguendo il tuo istinto, il tuo talento. Parlaci della tua esperienza di bibliotecaria alla Sapienza di Roma: che cos’è oggi il tuo mestiere, come ci si arriva e dove porta?

«Come hai anticipato tu attualmente sono bibliotecaria presso la Biblioteca del Dipartimento di Scienze della Terra alla Sapienza di Roma, ma ho trascorso i primi sette anni dopo la laurea da precaria, lavorando a progetto per cooperative che pagavano – e pagano tuttora – a cottimo, a libro catalogato. L’esperienza alla Sapienza, se da un lato è estremamente positiva, dall’altro si scontra con tutti i problemi di una qualsiasi pubblica amministrazione: carenza di fondi, iter burocratici macchinosi, poteri decisionali affidati a persone competenti ma che spesso non hanno idea di cosa sia una biblioteca al giorno d’oggi.

Ciò che c’è invece di positivo è l’attenzione all’utenza, la possibilità di consultare Banche Dati tematiche, di scaricare articoli attraverso gli abbonamenti a riviste in formato elettronico, l’accesso alla Rete e a tutte le risorse – gratuite e non – di cui essa dispone. Fondamentale è l’attenzione rivolta agli utenti, unita alla volontà di fornire servizi sempre più completi, grazie anche alle politiche di cooperazione tra le biblioteche di tutta Italia (prestito interbibliotecario, document delivery).

Nel mondo Anglosassone, ad esempio, una biblioteca universitaria è un fondamentale supporto per la ricerca, qui in Italia si ha difficoltà non solo a riconoscere la specificità della professione del bibliotecario ma anche l’importanza che riveste la biblioteca nella ricerca e la conseguente necessità di sostenerla attraverso politiche adeguate. A questo mestiere si arriva attraverso studi specifici che partono dalla laurea in Scienze Librarie per arrivare alle scuole di specializzazione post-lauream in Archivistica o in Biblioteconomia. Normalmente poi si fa un tirocinio in biblioteca per imparare a catalogare e a gestire le molteplici risorse che vengono messe a disposizione dell’utenza (libri, periodici, cd, dvd, carte, fotografie…) e poi… precariato, cooperative, contratti a termine e concorsi, tanti concorsi, finché non si arriva ad un lavoro cosiddetto fisso.

Per quanto mi riguarda l’amore per i libri affonda le sue radici nell’infanzia e nell’adolescenza. Durante l’ultimo anno di liceo mi capitò tra le mani un “Vademecum” (oggi si direbbe “Guida dello studente”) dell’Università di Urbino; vi erano riportati gli esami, i programmi, la bibliografia, i piani di studio. La Facoltà di Lettere e Filosofia aveva al suo interno il corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali (indirizzo: Beni archivistici e librari), e rimasi affascinata dalla possibilità di poter lavorare con i libri, per i libri, in biblioteca.

Mi reputo una persona fortunata vista la situazione attuale. Svolgo il lavoro per cui ho studiato e che amo (mi sono poi specializzata presso la Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari di Roma) e, nonostante le difficoltà, non lo cambierei per un altro più remunerativo. Il rammarico, se devo essere sincera, è di non svolgerlo all’estero, dove il bibliotecario viene considerato un professionista dell’informazione, remunerato di conseguenza, e dove si fa carriera più rapidamente valutando gli obiettivi raggiunti ed il merito personale.

Infine mi chiedi “dove porta questo mestiere”? Secondo me la presenza in biblioteca di personale altamente specializzato e formatosi per svolgere questo lavoro fa sì che la biblioteca sia un organismo attivo all’interno della società, svolgendo una funzione educatrice, conservatrice e di grande valorizzazione di un patrimonio che non è più confinato solo al libro ma che si estende a tutte le forme attraverso cui si manifesta il sapere. All’interno di questa realtà il bibliotecario è il vero intermediario tra il sapere e le sue molteplici manifestazioni. La biblioteca diventa un luogo in cui la cultura si promuove in tutte le sue forme, per venire incontro ai bisogni di un’utenza sempre più consapevole e proiettata verso il futuro e la tecnologia».

Il futuro, la tecnologia…Qual è il futuro della Letteratura, dell’inchiostro su carta, del libro; in questo passaggio epocale come si vive affetti dal “morbo di Gutenberg” e nella consapevolezza di non poter dare il meglio di sè?

«Quando presi la decisione di iscrivermi a Conservazione dei beni culturali per diventare bibliotecaria, una delle obiezioni – tra le tante! – che mi fu mossa, fu che la carta non avrebbe avuto futuro perché sarebbe stata soppiantata dall’editoria on line e dalle risorse che offriva la Rete. Sono felice di poter affermare che quell’informatico si sbagliava di grosso e che nonostante esistano e-books, articoli in pdf e risorse accessibili solo in Rete, il mondo del libro e della carta non è morto. Ci sono stati dei cambiamenti epocali in questo settore negli ultimi 15 anni, le stesse biblioteche si sono arricchite di materiali diversi e non sono più solo “contenitori di libri” , ma l’universo del libro mantiene ancora una sua unicità ed una sua vita.

Più complesso, e rischioso da affrontare, è il tema del futuro del nostro patrimonio culturale in quanto viviamo un momento storico piuttosto buio, anche perchè non vi è mai stata una vera politica nazionale di valorizzazione per le biblioteche e gli archivi. Vi sono realtà locali di eccellenza laddove esiste una politica attenta a queste istituzioni, ma se guardiamo la situazione delle biblioteche più genericamente osserviamo una costante carenza di personale, di fondi e investimenti, di consapevolezza che le menti si educano fin dalla più tenera età e che il futuro di un Paese risiede nell’educazione dei suoi figli.

Come ho però affermato prima esistono biblioteche di eccellenza, universitarie, comunali, di quartiere, che promuovono la lettura, le mostre, corsi al loro interno, che richiamano tutte le fasce d’età e che si collocano come veri e propri laboratori culturali presenti nella vita dei cittadini con servizi di grande qualità».

Dunque, vediamo…mi pare che alla fine della fiera non fuggirai all’estero come tanti altri figli di questa Terra. Potresti. Studi, parli il turco e ami quella Civiltà, – pur con le sue contraddizioni – pensi e parli in Castellano. Ti vedrei bene bibliotecaria nel Bosforo o anche a Baires, sotto la benevola ala di Don Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, protettore di tutti i Poeti e sacerdote d’ogni biblioteca…Rimani qui invece. Allora proviamo a capire qual è la tua speranza, cosa ti aspetti da questa bella passione per il tuo lavoro…insomma, cosa farai da grande?

«Sì, per ora resto qui, con lo sguardo però sempre rivolto a ciò che mi circonda, a ciò che può accrescere la mia formazione e la mia professionalità. Nonostante il richiamo della Turchia, nonostante 6 mesi vissuti in Inghilterra e tanti viaggi alle spalle per ora cerco di lavorare al meglio nelle biblioteche italiane, nella speranza che si verifichi un vero cambiamento nelle politiche culturali e nella gestione dello Stato, della Res Publica di platonica memoria: questo per me sarebbe come uscire dal guado, poter finalmente dare tutto quello che posso, al servizio della Collettività.

Cosa farò da grande? Beh, in questa società in cui si è sempre figli e mai adulti ti dico che grande lo sono già, che la scelta l’ho effettuata tanto tempo fa quando ho intrapreso questa strada in salita, che continuo ad impegnarmi per migliorare, nel mio piccolo, ciò che mi circonda.

Spero, infine, che le mie parole siano da stimolo a chi desidera intraprendere questa professione, perché non c’è nulla di più soddisfacente di alzarsi al mattino e fare ciò che si ama».