Restaurata la tela del “San Vincenzo Ferreri”

Alla Biblioteca “Delfico” di Teramo presentato il dipinto dell’ex Convento di San Domenico.

Il 29 settembre a Teramo, presso la corte interna della Biblioteca Provinciale “Melchiorre Dèlfico”, è stata ufficialmente presentata la tela restaurata del “San Vincenzo Ferreri”, che – con un altro dipinto anonimo del XVIII secolo raffigurante la “Crocefissione” e ottomila volumi appartenenti alla cosiddetta “Cattedra Cateriniana” – è stata acquisita tre anni fa dalla Biblioteca Provinciale di Teramo dopo la chiusura del Convento di San Domenico.

L’intervento sull’opera, reso possibile grazie al contributo del Comitato F.A.I. (Fondo per l’Ambiente Italiano) di Teramo, è stato eseguito dalla restauratrice Valentina Muzii, sotto la supervisione della dottoressa Elisa Amorosi della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo.

La serata di presentazione della tela, in cui sono stati ripercorsi i momenti salienti dell’acquisizione e dell’intervento di restauro, ha visto la partecipazione dell’Assessore alla Cultura della Provincia di Teramo, Giuseppe Antonio Di Michele, del Direttore della Biblioteca Provinciale di Teramo “Melchiorre Dèlfico”, Luigi Ponziani, del Presidente del Comitato F.A.I. di Teramo, Franca Di Carlo Giannella, della restauratrice Valentina Muzii e dell’antropologa Alessandra Gasparroni. Numeroso il pubblico in sala, che ha manifestato grande approvazione per l’iniziativa e il lavoro svolto.

Luigi Ponziani ha sottolineato l’importanza dell’intervento di recupero di un’opera che probabilmente sarebbe andata dispersa o comunque allontanata dalla città; intervento che è stato attuato grazie al rapporto di collaborazione della Biblioteca “Melchiorre Dèlfico” con il F.A.I di Teramo, che si occupa della tutela e della salvaguardia del patrimonio storico, artistico e ambientale della nostra regione.

Il direttore ha parlato di un rilevante episodio di “mecenatismo culturale”, fenomeno che affonda le sue radici lontano nel tempo e che vede la Biblioteca operare in prima fila con diverse associazioni sul territorio per il recupero di un patrimonio storico – sotto il profilo artistico e librario – che in questo caso è di grande valore per Teramo, perché legato alla secolare presenza dell’ordine domenicano in città.

Franca Di Carlo Giannella ha detto di aver accolto entusiasticamente, in qualità di Presidente della Delegazione F.A.I di Teramo, la proposta del dottor Luigi Ponziani di contribuire al recupero del “San Vincenzo Ferreri” – data la mancanza di fondi istituzionali per questo fine – e ha quindi salutato e ringraziato tutti gli aderenti F.A.I, oltre gli sponsor che hanno contributo al finanziamento del restauro del dipinto.

Un’esperienza molto significativa dal punto di vista culturale, come ha rilevato Giuseppe Di Michele, Assessore alla Cultura della Provincia di Teramo, che ha per protagonista un luogo – la Biblioteca Provinciale – considerato da tutti “il tempio della cultura”. La sensibilità di un ente come il F.A.I. ha inoltre permesso che venisse recuperata “una delle espressioni più importanti del nostro patrimonio culturale, sintesi della cultura e del lavoro intellettuale di questa città”.

Il contributo tecnico di Valentina Muzii è servito invece ad illustrare – in un linguaggio di facile comprensione anche per i non ‘addetti ai lavori’ – il tipo di intervento che è stato effettuato sulla tela, un dipinto ad olio di autore ignoto, ma riconducibile probabilmente alla scuola marchigiana (o, più in generale, del Centro-Italia) di fine Settecento.

L’opera – che spicca per le notevoli dimensioni, in quanto raffigura il santo a grandezza naturale – si presentava molto deteriorata, a causa della presenza di vernici originali alterate nel tempo e di uno spesso strato di particellato atmosferico (polvere, sporco, ecc.). Inoltre la tela mostrava estese lacune (ovvero cadute di colore) relative alla pellicola pittorica: la causa di ciò è da ricercare, come ha sottolineato la stessa restauratrice, proprio nella tecnica esecutiva del dipinto.

Il supporto in tela infatti è molto delicato, e gli strati pittorici sono sottili: si tratta di una pittura “magra”, cioè povera di legante, quindi tendente allo scorporo. La grandezza del dipinto, inoltre, lo ha esposto più facilmente al degrado, rendendo quest’opera molto delicata e fragile fin dalla sua realizzazione. Un altro fattore su cui bisognava intervenire era la presenza di alcune “toppe” – cucite su vari pezzi di tela e risalenti forse ai primi dell’Ottocento – che sono state prontamente rimosse.

È stato quindi svolto un lavoro di reintelaiatura che rinforzasse e rinsaldasse la struttura dell’opera, nel complesso costituita da tre strisce di tela e caratterizzata (fra buchi e strappi) da ben diciassette lacerazioni.

Si è proceduto poi ad un abbondante e ripetuto ‘consolidamento’ – finalizzato a far aderire il ‘film’ pittorico – per passare successivamente alla fase di pulitura, a seguito della quale sono state stuccate le varie lacune. Quindi è avvenuto il ritocco pittorico, con velature e stesure successive, operazione che ha richiesto tempi molto lunghi. In comune accordo con la Soprintendenza, si è scelto infine – nel rispetto dell’opera originaria – di lasciare a vista le lacune presenti a margine della parte inferiore della tela (la più danneggiata), ritenute non significative rispetto alla ‘leggibilità’ complessiva del dipinto.

Interessante l’iconografia del soggetto raffigurato, di cui ha ampiamente parlato l’antropologa Alessandra Gasparroni. San Vincenzo Ferreri, frate domenicano nato nel 1350 a Valencia (Spagna), fu confessore dei Papi – si adoperò particolarmente nella composizione dello Scisma d’Occidente – e grande oratore, oltre che monaco. Morto nel 1419, fu canonizzato nel 1459; “le sue capacità taumaturgiche si muovono tra storia e mito”, come ha sottolineato la studiosa, la quale ha messo in risalto nel suo intervento la grande popolarità che questo santo ebbe in Italia e in Europa.

Per la sua predicazione del Giudizio Universale, egli amava definirsi “l’Angelo dell’Apocalisse”, ragione per cui è spesso raffigurato con le ali, come risulta anche nell’opera teramana; all’attività di evangelizzazione condotta in vita dal santo sono da riferire anche il motivo iconografico del fuoco sulla testa e la presenza del crocifisso.

Tra i vari patronati che gli furono conferiti, era quello legato agli eventi e alle calamità naturali: perciò San Vincenzo Ferreri fu molto venerato anche in Abruzzo, dove lo ritroviamo a scongiurare il pericolo di grandine e tempesta nei campi (soprattutto nelle zone montane). Nel dipinto della Biblioteca “Melchiorre Dèlfico” tale aspetto è evidenziato da un ramo spezzato sulla destra e dal cielo scuro in alto nel dipinto, mentre sul fondo campeggia il sereno.

La suddetta iconografia di San Vincenzo Ferreri (con l’unica variante della tromba al posto delle ali) compare anche in una mattonella di ceramica di Castelli del 1876, posta fuori dalla porta di una proprietà privata, a testimonianza del potere taumaturgico attributo a questo santo, che con il restauro dell’anonima tela viene oggi restituito a Teramo e alla sua cittadinanza.

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