Lucia Ruggieri nell’Olimpo dell’arte

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Ci assalì il rimpianto. Nel dicembre scorso, quando furono premiate ben quattro opere di altrettanti artisti di Silvi al XVI concorso nazionale di pittura e scultura “G. D’Annunzio” fummo pervasi dalla rabbia. La sezione “pittura” del D’Annunzio, infatti, è tra le più selettive del belpaese. Ma come, ci chiedemmo: è mai possibile che un paese come il nostro non possa realizzare una personale, una collettiva? Nulla, parole astratte, leggere come il vento che soffia in questo settembre tutto da vivere. Eppure il turismo si avvale della cultura da sempre. Chissà se un giorno riusciremo a dar voce ai dipinti di Lucia Ruggieri, 1° premio della Critica al D’Annunzio, allieva tra le più affermate del Prof. Giovanni Massacesi.

L’accostamento è d’obbligo, poiché l’artista che diversifica le proprie tecniche pittoriche ha nel Dna il seme dello studio, della ricerca, dello studio delle tecniche medesime. Ruggieri rappresenta unilateralmente questi fattori vitali della pittura, in una simbiosi perfetta, che l’hanno portata a riconoscimenti di prestigio come il Premio Speciale al premio Cupra ed ultimamente alle segnalazioni al Premio Agazzi ed al Premio Breno. L’artista di Silvi rappresenta forme e colori attraverso la quale esprime la propria interiorità. Una direzione che l’artista ha approfondito sin dagli albori del proprio lavoro, con linee e colori che supportavano una scuola tesa al raggiungimento dei propri equilibri. Il giallo accecante era il colore predominate, il colore unico capace di emanare quella luminosità capace di sopprimere la società contemporanea, sempre più sofferente in tema di pittura.

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Nel tempo, poi, Lucia Ruggieri ha sapientemente costruito tutti gli elementi tipici della vita dell’uomo con un linguaggio figurativo, in una forma cromatica contrassegnata da una spatolatura morbida, dove i colori si incontrano e si accendono, esaltandosi a vicenda capaci di una profonda emozione. Dipinti ricchi di grazia e armoniosi. Per questo ci assalì il rimpianto. Perché abbiamo artisti rinomati, affermati e meritevoli “in casa”. Abbiamo tante potenzialità in tema di cultura, un termine che non può essere sempre giudicato astratto. Pena un rinnovato rimpianto. Paolo Martocchia