Un astronauta che ha viaggiato nello spazio, Umberto Guidoni, e la memoria del capitano dell’aeronautica militare che sognava di diventarlo, Maurizio Poggiali, insieme nella navicella Shuttle e sulla Stazione spaziale internazionale. E’ l’impianto virtuale di “Storia di un astronauta”, in prima nazionale al Quirino la sera del 30 settembre 2009 dopo Londra e Parigi. Uno spettacolo in cui la testimonianza e la presenza dell’astronauta si unisce al ricordo del compianto fratello dell’autore e regista Fabio Poggiali: c’è il diario di bordo di Guidoni su “Columbia”, la sua voce nella missione STS100, l’addestramento alla NASA.
Letture, tecniche multimediali e videoproiezioni sono gli strumenti per far rivivere come in diretta una storia avvincente, dalla partenza del vettore al decollo dello Shuttle, dalle immagini della terra vista dalla navicella agli scherzi dell’assenza di gravità, dall’alimentazione alla vita in cabina, dalle incombenze della missione ai suoi rischi, dai rapporti con gli altri astronauti alle fasi del volo, fino al ritorno alla base. Nulla di tecnico, c’è molta umanità nelle impressioni del diario e nella narrazione, come nel rievocare i sogni dell’infanzia di Guidoni e nella dedica al fratello del regista, vittima del dovere, una presenza ideale
All’Associazione Maurizio Poggiali
Che una modesta nota della nostra Rivista entri tra i ben più prestigiosi messaggi a memoria del capitano Maurizio Poggiali ci inorgoglisce mentre siamo presi dalla commozione. E’ bello ed edificante stringerci a voi nel celebrare il coraggio unito all’amore per l’arte e la poesia; di un eroe che è anche un poeta, il cui ricordo resta vivo e presente in tutti noi, e come rivista culturale sentiamo il privilegio di potergli rendere omaggio in modo visibile e persistente. Vi siamo grati per l’apprezzamento e l’attenzione a noi riservati.
Oggi, nella giornata di San Francesco, vorrei però andare oltre. Non posso non ricordare il periglioso volo dannunziano sulle Bocche di Cattaro il 4 ottobre 1917 quando il Poeta disse ai compagni: “E’ la sera di San Francesco, del più italiano fra i Santi, del più santo fra gli Italiani”. A Maurizio, l’eroe-poeta, piacerà sentire queste parole scritte allora da D’Annunzio nei suoi Taccuini: “Eccoci sul mare… Siamo ormai soli con la nostra sorte. Momento eroico di accettazione e di pacificazione. L’anima si agguaglia agli elementi, diventa notturna e stellata. E’ sospesa tra cielo ed acqua, come una sfera che sia piena a metà d’acqua e a metà di cielo. Il cuore è attraversato da una corrente melodiosa, come nel principio della creazione di un poema”.
Ma non vorrei limitarmi a riportare sensazioni che Maurizio avrà provato, forse nel momento estremo. Vado al di là dell’immaginazione per approdare alla dimensione superiore che D’Annunzio toccò scrivendo queste parole sul “volo del non ritorno” venti anni dopo allorché rievocò, come se la rivivesse nella sua magia, la notte nella quale conobbe il Dio-mistero: “Traversando l’Adriatico sotto un cielo fosco ove luceva una sola stella, io sentii d’improvviso che respiravo nel ‘Terzo luogo’ di là dalla vita e di là dalla morte”.
Così definì quest’entità indefinibile, dando alle sue parole il senso del divino: “Al di là del coraggio, al di là del sacrificio, al di là della vita, al di là della morte, ecco il luogo altissimo, ecco il luogo profondissimo dove ci abito, ecco il luogo segreto mistico ed ardente, dove ci respiro”.
E’ il luogo segreto mistico ed ardente dove abita, dove respira il capitano Maurizio Poggiali.
Romano Maria Levante
Gentile sig. Romano Maria Levante,
abbiamo molto apprezzato le sue nobili parole e il suo ritratto. Se Le può far piacere, abbiamo pensato di inserirlo nel sito http://www.mauriziopoggiali.it nello spazio delle lettere. cordialmente Associazione Maurizio Poggiali
E’ un apprezzamento che commuove considerando da chi proviene, e merita una risposta non rituale.
Cosa di meglio che rivelare l’immagine che ho accostato subito a quella di Umberto Guidoni e Maurizio Poggiali idealmente insieme nella navicella spaziale? Non ho potuto inserirla per il rigido “format” che mi sono imposto nelle mie “pillole romane”, condensate in poche righe come giustamente è stato sottolineato.
E’ l’immagine culminante del film “Joe il pilota”, un cult per la mia generazione, quella del pilota caduto vittima del dovere, Spencer Tracy, che assisteva l’altro pilota, Van Johnson, nella missione più pericolosa, riapparendo con il suo spirito immortale e standogli vicino, anche se da lui non visto, per guidargli la mano nei momenti critici.
Ebbene, Maurizio lo immagino vicino a chi rischia per il sogno di Icaro, sia esso l’astronauta o la pattuglia tricolore, con il suo ardimento e la sua voglia di volare.
Ogni volta che un aereo repentinamente solca il cielo viene di pensare a lui, ai suoi sogni giovanili che non possono essersi dissolti con le ali di Icaro, perchè il suo spirito sarà vicino a chi prova le sue emozioni ed è sostenuto dai suoi valori, che sono immortali.
Maurizio Poggiali ci sarà sempre, con la sua passione e la sua umanità, come Joe il pilota.
Romano Maria Levante
A nome dell’Associazione Maurizio Poggiali e di Fabio Poggiali, desideriamo ringraziarLa per aver condensato in poche righe l’essenza dello spettacolo. Complimenti per il pezzo. Giuliano Poggiali