Quale futuro attende le antiche chiese e i minuscoli borghi dei Monti della Laga? Decenni di incuria, degrado, abbandono ne hanno minato l’esistenza, spesso riducendole in rovina. La chance Parco Nazionale Gran Sasso – Laga è andata persa, perchè in questi cinque anni di gestione Mazzitti le ha del tutto trascurate, puntando invece su case cantoniere e centri visita.
Tra la miriade di angoli suggestivi che la terra d’ Abruzzo offre al suo visitatore, i monti della Laga, oggi parco nazionale assieme al vicino Gran Sasso, sono senza ombra di dubbio quello più remoto, sconosciuto e suggestivo dell’ intera regione.
Spingersi tra queste valli dai dolci profili vuol dire immergersi nel verde di una natura ancora praticamente intatta, dove l’ uomo vive da secoli e secoli secondo ritmi pacati, sorprendentemente lontati da quelli artificiali e tecnologici ai quali siamo ormai, nostro malgrado, abituati.
La severa spiritualità e le profonde suggestioni che la natura stessa di questi luoghi emana, amplificate dall’ isolamento secolare di queste microscopiche comunità, hanno fatto si che in esse si sviluppasse un forte sentimento religioso. Una religiosità vera, fatta ma di sentimenti profondi e di piccoli gesti, ai quali sono totalmente sconosciuti l’ esteriorità eccessiva e lo sfarzo.
Cervaro, Cortino, Cesacastina, Padula, sono nomi sconosciuti ai più, spesso (colpa grave) agli stessi abruzzesi. i paesi sono spesso nulla più che minuscoli borghi di poche case, a volte neppure una dozzina, l’ una addossata all’ altra con le mura in comune, le vie strettissime, un dedalo di gradini ed archetti, le massicce architravi in pietra recano molto spesso incisa la data di costruzione: 1825, 1754, addirittura 1456.
Ed ogni borgo, per piccolo che sia, conserva tra le sue viuzze il simbolo materiale di quella religiosità, semplice e contadina ma proprio per questo autentica. Fino a pochi decenni or sono quella piccola chiesa in pietra rappresentava il centro della vita stessa del paese, il punto di riferimento per i suoi abitanti.
Attorno alle sue mura ruotava inoltre tutto un affascinante mondo di riti e tradizioni legate ai ritmi dell’ agricoltura e della natura, gli stessi, in definitiva, che governavano la vita degli abitanti del borgo. I rapidi mutamenti degli ultimi decenni, il facilitarsi dei contatti con la valle, la fuga verso la città inseguendo il miraggio della ricchezza facile, il’illusione che la qualità della vita si misuri solo in termini di stipendio e oggetti inutili che si possono acquistare, hanno però cambiato molte cose.
Al visitatore che si avventura tra le valli della Laga alla scoperta del suo patrimonio culturale, si offre infatti uno spettacolo desolante. Un ipotetico percorso alla scoperta delle chiese della Laga si rivelerebbe ben presto un viaggio nel degrado, nell’ incuria, nella rovina.
La maggioranza delle chiese è infatti in condizioni deprimenti, alcune sono già crollate a terra, per altre è ormai solo questione di mesi. Un esempio valga per tutti: la chiesa cimiteriale di Frattoli, risalente al 1500, è quasi interamente crollata tanti anni fa per il cedimento, tra l’ altro ampiamente previsto e prevedibile da chiunque, delle travi del tetto. Restano in piedi solamente la facciata e poche mura; all’ interno, sepolte dai resti del tetto, si trovano ancora gli antichi banchi, l’altare, gli arredi. Questo scheletrico fantasma, circondato da un ridicolo recinto di rete arancione (tutto quello che le autorità sono state in grado di fare per questo monumento), è il vero simbolo della lenta agonia che sta consumando, sotto lo sguardo indifferente di tutti, questo eccezionale patrimonio culturale.
Nei decenni scorsi un certo numero di chiese è stato oggetto di restauri più o meno radicali, anche se, visti i risultati di questi interventi, nella quasi totalità dei casi sarebbe il caso di dire che esse sono state “vittima di restauri”. Davvero non si crede ai propri occhi: orribili finestre e porte in alluminio anodizzato, magari color oro, hanno “abbellito” le austere facciate in pietra, all’ interno volte e pareti sono state imbiancate senza alcuna pietà per gli affreschi originali, per non parlare poi di ringhiere, lampioni e cavi elettrici spuntati come funghi tutt’ intorno come una sorta di decorazioni post-moderne.
Sorvoliamo poi su pavimenti stile cucina d’ ospedale, arredi interni in truciolato rivestito di formica finto legno, impianti di riscaldamento e simili. Un caso limite: anni fa a Pagliaroli di Cortino venne demolita l’ originale torre campanaria in pietra, costruita secoli fa a formare un armonioso tutt’uno con la facciata stessa della chiesa, allo scopo di far posto ad campanile in mattoni e cemento a dir poco disgustoso e che per giunta era già pericolante dopo pochi anni. Oggi esso stesso è stato demolito a sua volta, per fortuna, ma la chiesa è ora inglobata in una specie di tettoia destinata a musealizzare gli attigui scavi archeologici di un tempio italico. In definitiva sono davvero ben pochi i casi di intervento che possono essere definiti “decenti”, come ad esempio quello che ha restaurato la bellissima chiesa di Valle Castellana.
Ma non è tutto: gli arredi sacri, i candelabri in legno dipinto, le croci processionali opera di famosi artisti locali, i preziosi crocifissi, i calici d’ oro e d’argento, gli armadi del 1600 e 1700, tutti i tesori d’ arte sacra, in definitiva, che vi erano custoditi sono, nella quasi totalità dei casi, svaniti. Il loro splendore riluce ormai solamente nella memoria degli anziani del paese. In ogni borgo il visitatore curioso può raccogliere racconti che parlano di tesori d’ arte portati via dalla chiesa, magari dallo stesso parroco, e mai più tornati al loro posto.
Viene quindi lecito chiedersi dove sono, o meglio, dove sono finiti?
Le poche chiese che ancora conservano i loro tesori sono spesso prive di ogni minima forma di protezione contro i furti, non un allarme, non una porta antifurto, “non ci sono i soldi”, affermano sconsolati i parroci e i paesani. Solo la diffidenza e le precauzioni degli abitanti del posto fanno ostacolo ai ladri.
Quanto costerà mai un impianto antifurto? Sembra impossibile che simili tesori d’ arte non meritino l’ investimento di poche migliaia di euro necessarie per proteggerli. Su di essi grava infatti ogni notte la minaccia dei furti su commissione, come accaddde anni or sono a Cesacastina, dove rubarono persino le antiche porte. Dagli anni ’70, esperti ladri, fingendosi turisti, si aggirano infatti per i paesi, entrano nelle chiese, prendono informazioni, fotografano i pezzi più pregiati. Attraverso le loro foto i mercanti d’ arte, a volte persino mascherati dietro legali facciate di antiquari, riescono a piazzare sul mercato gli oggetti prima ancora che vengano rubati. Una volta trovato il cliente, il furto su ordinazione diventa solo l’ ultima delle formalità.
L’ unica, peraltro debole, voce che si leva contro questo scempio è quella di chi ha scelto di restare nei paesi e vede, impotente, i ricordi ed i tesori del proprio passato crollare o svanire sotto i propri occhi. Ma il loro grido sembra inevitabilmente destinato a restare inascoltato. e come potrebbe essere udito da quelli che dovevano tutelare, conservare, restaurare queste ricchezze e non lo hanno fatto sino ad ora?
Sarebbe interessante sapere dov’erano costoro quando ignoti “restauratori” mettevano mano alle chiese con interventi al limite della razionalità, o magari ascoltare cosa hanno da dire al riguardo certi parroci, i responsabili della Soprintendenza, gli amministratori locali.
Giovanni Lattanzi