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L’arte moderna di Raffaella Morselli

pubblicato il 26 settembre 2009 alle 13:27
scritto da A. G.
tematiche affrontate: interviste

Intervista a Raffaella Morselli, professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi di Teramo e membro di numerosi Comitati scientifici di Mostre.

raffaellamorselli

Quando è nato l’amore per l’arte e in modo particolare per il periodo moderno?
«L’arte credo sia una questione di educazione. Ho dei genitori sensibili che fin da piccola mi hanno portato a visitare mostre, chiese, monumenti. Ricordo che rimasi folgorata dal Teatro greco di Siracusa e quando lessi la guida ho voluto capire il perché era stato fatto in quel determinato modo e come. Nel mio caso, quindi, l’amore per l’arte è stata dettata da un’educazione al bello, al rispetto e all’osservazione».

Una storia moderna, la sua, che si sviluppa in Italia e non solo…
«Non solo perché è legata a una questione di maestri. Ho avuto modo di lavorare a Bologna con la mia docente di tesi Anna Ottavi Cavina la quale mi ha insegnato che nessuno partecipa alle tue scoperte se condivise solo con la tua città. Bisogna misurarsi con altre realtà e fare esperienze fuori. Sono stata in America e in Brasile e ciò mi ha permesso di svolgere una serie di studi  con esperti di tutto il mondo. Ho finito il libro “Painting of profit” per la Hale University Press che uscirà a primavera 2010, studiando la Bologna del XVII secolo. Sono molto legata al periodo che va dal 1590 al 1630, anno della peste oltretutto, perché è un periodo carico di radici e di una serie di germi di innovazione che aprono le porte al moderno».

Com’è il rapporto dell’arte, in generale, e dell’arte moderna, nello specifico, con i giovani?
«Anche per questo tipo di rapporto bisogna parlare di educazione. Con gli studenti universitari c’è un tipo di percorso che parte dalla diffidenza e arriva all’incantamento. L’arte contemporanea ha altre chiavi di lettura ed è necessario che ci sia un traghettatore che indichi le porte per dar modo di scegliere».

Bologna, Mantova, Roma e Teramo: città diverse con cui ha rapporti lavorativi nel settore artistico e culturale. Cosa le differisce?
«Città di provincia, città universitarie e capitali. Non mi sento mai legata ad una città in particolare. Io sto bene ovunque. Bisogna capire come vivere e conoscere le reti di contatti che si hanno. Mantova è una culla del rinascimento imbalsamata; Bologna è viva e lì mi occupo in prevalenza di Guido Reni. La casa è dove hai interessi e non un luogo fisico».

Qual è il rapporto tra Teramo e la sua università nel settore dell’arte?
«Teramo ha una sua programmazione? Se lo volesse potrebbe ampliare la sua conoscenza autonomamente senza seguire mostre preconfezionate. L’università, in questo senso, potrebbe collaborare con le istituzioni attraverso un indirizzo logico che sensibilizzi il pubblico. L’occasionalità non produce niente di permanente e le “mostre a pacchetto” non portano nulla alla conoscenza».

Lei ha curato numerose mostre e partecipato a diversi eventi. Ce n’è uno che particolarmente ricorda con più piacere?
«Il piacere quando c’è qualcosa da fare è sempre qualcosa di relativo (sorride ndr). Curare mostre di questo tipo è una fatica inimmaginabile. Però, una in particolare è quella che ho curato nel 1996 al Palazzo Te di Mantova su Domenico Fetti, un pittore fiorentino morto a Mantova. Lui mi ha spalancato una specie di grande grotta dove poi sono andata a trovare i Gonzaga».

Cos’è l’arte per Raffaella Morselli?
«L’arte è un luogo della mente che va coltivato, sollecitato e che può produrre testi, manufatti e soprattutto idee e che trasmette, applica, evidenzia e struttura un’opera».

Tra tutte le sue attività c’è anche quella di giurato nel Premio Teramo…
«Quando sono arrivata a Teramo mi hanno proposto il ruolo di giurato perché mi occupo anche di letteratura in quanto faccio parte della Fondazione Bellonci che promuove il Premio Strega. Conosco i meccanismi e i veleni! Sono una lettrice appassionata e in questo senso il Premio Teramo è una manifestazione di settore».

Torniamo un attimo all’Università di Teramo. Da quattro anni è stata creata una laurea triennale (Comunicazione artistica e multimediale) e dallo scorso anno una magistrale (Produzione artistica e nuovi linguaggi) nel campo delle arti. Qual è stata la risposta?
«La triennale, purtroppo, è stata chiusa a causa del decreto ministeriale 270 della Gelmini. Abbiamo dovuto fare diversi tagli all’interno. È stato un vero errore perché molti giovani si fermano alla triennale convinti che basti quella. Avevamo un’ottima triennale. Nonostante ciò siamo riusciti a formare una magistrale più specifica a contatto diretto con la realtà. Anche se nel mondo degli studenti è un qualcosa di accessorio per porre le basi di una professione vera».

Progetti futuri?
«Sto terminando l’ultimo capitolo de “Il portafoglio dell’artista. Creare, produrre a guadagnare a Bologna nel Seicento” che uscirà nel 2010. È un libro molto all’avanguardia perché indaga sui temi della storia dell’arte sociale: dai centri di produzione alla commercializzazione al collezionismo di opere d’arte, entrando nelle casa degli artisti per sapere cosa mangiavano, quanto guadagnavano e se erano liberi nell’inventare».

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    Raffaella Morselli e stata la mia docente di tesi all’universita della Calabria , Arcavacata di Rende nel 2002, ” La mia tesi di laurea” improntata ovviamente sui Gonzaga di Mantova
    “Il viaggio di Vincenzo Gonzaga nel 1603″

    Sono Italia e residente a Londra dal 2002, quando decisi di trasferirmi x studiare la lingua inglese , in seguito alle traduzioni dall’inglese all’italiano dei testi concernenti i Gonzaga e le collezioni Gonzaghesche.

    Si L’intervista mi e stata molto interessante,x che ha ha dato informazioni altrettanto interessanti della mia docente di tesi .

    Antonella del 14 dicembre 2009
  • 2

    Una persona fantastica!!! Carismatica, che sa trasmettere amore ed entusiasmo per il mondo dell’arte. Questo è la Prof.ssa Raffaella Morselli; è stata la mia docente di tesi nel 2006, quando mi sono laureata con un lavoro dal titolo “L’arte e l’investigazione”.
    Un lavoro che mi ha appassionato tanto e che mi ha fatto scoprire dei lati dell’universo arte che non pensavo potessero esistere. Complimenti per l’intervista! Traspare tutta la grinta e la passione della Prof.ssa per il suo lavoro.

    Monia del 7 gennaio 2010

 

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