“Giornate Europee del Patrimonio 2009” al Ministero dei Beni culturali

Più di mille eventi gratuiti il 26-27 settembre nella strategia di valorizzazione del patrimonio culturale dell’“Italia tesoro d’Europa”

Un video fa scorrere le immagini delle bellezze storiche e artistiche del Paese interessate dall’iniziativa mentre viene presentata al Ministero dei beni culturali, nel lungo tavolo delle conferenze stampa al Collegio romano il 23 settembre 2009. Si tratta delle “Giornate europee del patrimonio 2009” dove è sottinteso l’aggettivo culturale, implicito anche nel sottotitolo “Italia tesoro d’Europa”. Queste giornate sono per sabato 26 e domenica 27 settembre, giorni in cui, inseriti nella più vasta manifestazione che coinvolge 48 paesi europei, ci saranno in Italia più di mille eventi con libero accesso: mostre d’arte e aperture di palazzi e luoghi normalmente chiusi al pubblico, visite guidate a siti particolari, anche convegni. E’ un’iniziativa che in Europa nasce nel 1991, in Italia nel 1995, ma solo ora sta avendo la meritata visibilità. Lo si deve anche alla recente impostazione del Ministero dei beni culturali, riconfermata in questa circostanza.

Il sottosegretario Francesco Maria Giro, che ha aperto la presentazione – nel sottolineare l’importanza che “regioni e province italiane aprano al pubblico i loro tesori”, e il ruolo dei rapporti sempre più stretti con il Ministero degli esteri per la valorizzazione internazionale – ha ribadito il suo concetto chiave che si deve puntare sulla cultura oltre che per il suo significato intrinseco, perché è “un fattore di crescita economica e di vantaggio competitivo”; e ha dato un aggiornamento sulle disponibilità economiche. Sono stati confermati i “tagli dolorosi”, tuttavia la legge finanziaria, se ha riportato i dati ben noti per il triennio, ha anche aperto la possibilità per nuovi finanziamenti con l’ “impegno a sostenere progetti validi mediante il fondo che sarà costituito presso la Presidenza del Consiglio con il surplus di risorse atteso da varie misure tributarie tra cui quella dello ‘scudo fiscale’, fondo per il quale non si è azzardata alcuna stima ma che offre una nuova prospettiva; i progetti ci sono, credibili e importanti, nel programma di valorizzazione dei beni culturali come fattore di crescita economica legato all’obiettivo posto per il turismo”.

Nei particolari sono entrati il Direttore generale per la valorizzazione dei Beni culturali Mario Resca e il Segretario generale del Ministero Giuseppe Proietti, ma prima di renderne conto vogliamo soddisfare intanto la curiosità degli abruzzesi e dei romani di conoscere gli eventi delle loro regioni.

Gli eventi in Abruzzo

In Abruzzo in primo luogo le opere della mostra “Terra madre d’Abruzzo”, raffiguranti la Vergine, salvate dal Museo Nazionale del’Aquila esposte fino al 30 settembre nei Musei archeologici dei tre capoluoghi di provincia, Teramo, Chieti, Pescara e a San Buono e Francavilla al Mare; sono capolavori di varia e squisita fattura, in due di essi la Madre ha le mani giunte nella preghiera, il Bambino è tenuto in grembo oppure già cresciuto è in simbiosi con lei, c’è anche un dipinto simile a un’icona, un’arte arcaica intrisa di devozione, pensiamo ai fedeli che le hanno adorate nei secoli.

A Chieti una mostra molto in carattere con le giornate, “Presenze europee a Chieti e provincia”, sulle antiche provenienze straniere nel territorio, i motivi, i segni lasciati, dal 26 al 3 ottobre.

Mentre a Pescara fino al 30 settembre abbiamo “L’Abruzzo nel Mediterraneo”,
una mostra nel nome di Augusto Rocchi in casa D’Annunzio che accogliendo pittura, poesia e fotografia sembra evocare il sodalizio con Michetti nel cenacolo di Francavilla dove queste tre arti si coniugavano alla scultura di Barbella e alla musica di Tosti.

Nella provincia aquilana, a Celano, troviamo “A ferro e a fuoco”, non è il Castello che viene espugnato ma il Museo di preistoria dell’Abruzzo fino all’11 novembre espone le armi degli eserciti preunitari italiani.
Lo sfondo militare c’è anche nella mostra fotografica di Teramo, riguarda “Il territorio teramano negli anni della Prima guerra mondiale 1915-18”, il 26 settembre all’Archivio di Stato, un’apertura straordinaria nella quale si potrà visitare la sala di studio con le antiche volte a mattoni.

Le manifestazioni nel Lazio

Un rapido cenno ora alle manifestazioni nel Lazio, che consentono di esplorare le antichità più o meno note delle varie province: si va dalle Mura megalitiche di Ferentino, le cosiddette ”mura dei Ciclopi” di recente valorizzate in una bella mostra fotografica a Roma, alla visita guidata nel museo di Formia per un viaggio virtuale nell’antica Roma con l’apertura della “Tomba di Cicerone”, alla ricognizione all’Archivio di stato di Rieti delle testimonianze storiche su base documentale.

Per gli amanti dell’archeologia, le antiche Terme della villa romana di Supino e gli scavi nell’area del porto e nel complesso sacro degli antichi Rutuli ad Ardea, il Porto di Traiano a Fiumicino e il Complesso delle case a giardino romane ad Ostia antica; poi l’Area archeologica di Tuscolo nel polo museale di Monteporzio Catone e quella del Santuario di Giove Sospita a Lanuvio.

A Palestrina la visita all’Aula Absidata dell’antica Praeneste e alle ricche collezioni d’arte del Museo diocesano tra cui un Caravaggio, a Pomezia il mito di Enea con reperti e ricostruzioni virtuali nel nuovo Museo archeologico dell’antica Lanuvium; e poi Cerveteri con due giorni di arte polivalente, una pittura estemporanea con le note delle 4 stagioni di Vivaldi; fino alla conferenza a Subbiaco sui restauri delle Abbazie Benedettine Subbiacensi e relativa visita guidata.

Di Roma va sottolineata l’apertura straordinaria dell’“Insula sapientiae” con visite guidate lungo un percorso che comprende le Biblioteche Cassanatense, della Camera e del Senato, un patrimonio di due milioni e mezzo di libri, e le sale di prestigio di queste antiche biblioteche, inoltre la basilica di Santa Maria sopra Minerva con la storica sacrestia; sono luoghi dove si sente il tormento dell’Inquisizione e del processo a Galileo, ma anche l’estasi della vita di Santa Caterina da Siena.

L’impostazione dei Beni culturali

Dopo aver soddisfatto la legittima curiosità di conoscere subito gli eventi più vicini, possiamo tornare alla presentazione del Direttore generale Resca, al quale il Presidente del Consiglio alla fine di luglio diede pubblicamente, e in modo solenne, la “mission” del salto di qualità nella valorizzazione del “tesoro d’Europa”. Dove la parola utilizzata ricorda che all’interno del continente all’avanguardia nel mondo per i Beni culturali, l’Italia vanta “la maggiore quantità e qualità del patrimonio artistico e archeologico, librario e paesaggistico, beni bisognosi di tutela e conservazione ma punto di forza del nostro paese nel quale siamo competitivi e che sta a noi valorizzare”.

La globalizzazione ne accresce l’importanza, ha spiegato, perché con la caduta delle barriere commerciali la produzione di beni materiali continuerà a spostarsi verso le aree nelle quali, per le condizioni socio-economiche, si otterranno i maggiori benefici in termini di qualità-prezzo; e per un paese come il nostro – tradizionalmente trasformatore perché in sostanza privo di materie prime e fonti di energia – le risorse da mettere in campo sono oltre a quelle paesaggistiche, e ha citato i 7000 chilometri di coste un bene da tutelare, “il patrimonio storico-artistico al quale si legano lo stile, la moda, la creatività alimentate dalle radici culturali presenti nelle città, nei borghi, nel territorio”.

Nulla avviene automaticamente, però, occorre operare anche sul piano dell’accoglienza e dei servizi prestati perché il visitatore occasionale divenga “cliente e ritorni trattenendosi invece di limitarsi a una rapida visita”. L’effetto economico è accresciuto dall’indotto, vengono promosse le attività collaterali, dai trasporti alla ricettività, dall’enogastronomia fino alla manutenzione. “Al centro del sistema poniamo il cliente, e in tal senso intendiamo formare e motivare le risorse umane”.

Già ci sono segnali positivi con i nuovi visitatori che si sono aggiunti a quelli tradizionali negli eventi recenti, anche con l’estero si sta creando un rapporto migliore. Le mille offerte delle “Giornate europee del patrimonio 2009” del 26 e 27 settembre, con le aperture di siti speciali e l’accesso alle mostre, le visite guidate e le altre manifestazioni servono ad avvicinare di più il grande pubblico al patrimonio culturale; nonostante non siano una novità, ora si intende dare ad esse una valenza maggiore.

Il Segretario generale Giuseppe Proietti ha parlato dell’adesione dei musei all’iniziativa, spiegando che in Italia non c’è un museo-Paese, com’ è Il British Museum di Londra e il Louvre di Parigi, ma un sistema diffuso di 400 musei aperti tutti i giorni con centinaia di migliaia di visitatori, “che non ha eguali nel mondo e può essere definito un museo-territorio, il museo Italia”.

Anche il Fondo Edifici del culto, gestito dal Ministero degli Interni, partecipa all’iniziativa, Lucia Di Mauro ne ha parlato, a suo tempo avemmo modo di sottolinearne l’importanza nel commentare la mostra a Roma “Antichi telai”, organizzata proprio sulla base dei preziosi materiali di grande valore artistico e storico, religioso e devozionale conservati nelle sagrestie delle Chiese del Fondo.

Ma abbiamo voluto rivolgere una domanda su un tema che sta a cuore anche al nostro Direttore: l’ammodernamento dei musei, anche con le moderne tecnologie, in modo che acquistino nuovo significato inserendo i reperti in ricostruzioni anche virtuali, così che il visitatore sia accompagnato in un viaggio nel tempo, piuttosto che trovarsi di fronte a una successione di oggetti privi di attrattiva affastellati nelle bacheche; nelle mostre pittoriche si tende sempre più a fare percorsi “guidati” senza limitarsi alla mera esposizione pur di capolavori ma avulsi dal contesto che invece dà loro un’anima, li fa diventare itinerari di vita. Oltre all’accoglienza come disponibilità di servizi adeguati, a dover essere migliorata, abbiamo chiesto, non è pure l’offerta primaria dei musei?

Ha risposto Proietti concordando sull’esigenza di quello che ha chiamato “alfabeto di lettura accessibile a tutti”. Ha poi ripercorso la recente storia museale da quando è “esplosa la domanda di visitatori alla metà degli anni ‘70” con le code dinanzi ad eventi molto sentiti e partecipati, e non sono stati soltanto i Bronzi di Riace ma anche le aperture di siti storico-artistici a Roma e a Firenze; effetto che si è ripercosso sull’intero sistema museale per l’accesso di nuovi gruppi sociali, in aggiunta all’elite di studiosi e addetti ai lavori, trovando tutti logicamente impreparati.

Non è seguito un tempestivo adeguamento dei servizi e dell’“alfabeto di lettura” trattandosi di un sistema molto vasto, fatto di 400 siti con migliaia di addetti. Il paradosso è che mentre siamo al primo posto nel mondo per qualità e livello di archeologi e restauratori, architetti e storici dell’arte, il personale dei musei era ed è ancora, in larga misura, costituito da “guardiani” senza una formazione e un livello culturale adeguati alle esigenze di dare assistenza a un pubblico nuovo.

Alla fine degli anni ’90 si è fatta la scelta di non assumere più “guardiani” e sono entrati i primi 1000 assistenti tecnico-museali in base a concorsi regionali per l’importanza della conoscenza del territorio, con le competenze adeguate ai nuovi compiti anche sul piano linguistico; nel 2008 altri 400 assunti in deroga al blocco del turnover e delle assunzioni nel pubblico impiego. E’ in atto un generale processo di riqualificazione del personale, e riguardo alla forma espositiva si è fatto di più, in molti musei sono stati introdotti strumenti multimediali e altri apparati di ausilio al visitatore.

Una panoramica degli eventi a livello nazionale

Per ora ci fermiamo qui sui problemi generali della valorizzazione dei beni culturali e del sistema museale, ci torneremo prossimamente dopo aver incontrato i responsabili per avere notizie precise e aggiornate. Vogliamo concludere sulle due giornate del 26 e 27 settembre con qualche accenno a titolo di esempio, avendo già fornito indicazioni specifiche sulle manifestazioni in Abruzzo e Lazio, a quelle previste nel resto d’Italia, considerandole non a livello regionale ma per tipologia offerta.

Cominciamo dalle mostre, oltre quelle sulle raffigurazioni della “Vergine” nei Musei archeologici delle province abruzzesi, è doveroso sottolineare l’iniziativa della Pinacoteca di Brera a Milano che, nel bicentenario, esporrà “Lo sposalizio della Vergine”, il celebre capolavoro di Raffaello dopo un anno di restauri. Il restauro di una pala d’altare viene presentato a San Pietro D’Orzio, nel bergamasco, si tratta del “Martirio di San Pietro”, del 17° secolo; e quello della vetrata absidale a Perugia, nella Chiesa di San Domenico, dove c’è anche la mostra “Mira et magica” con gemme scelte nel Museo Archeologico umbro.

A Matera in mostra gli “Splendori del barocco defilato – Arte in Basilicata e ai suoi confini, da Luca Giordano al Settecento” e a Bitonto, nel barese, “L’Altarolo in avorio” del secolo 16°; a Trieste “L’arte del decoro su porcellana in ceramica” e a Carbonia, Iglesias, un bronzo dell’epoca nuragica, restituito da un museo americano. Poi mostre come “Luxus” a Torino, sull’antichità, precisamente le raffinatezze degli imperatori romani a “ingresso ridotto”; e, per la contemporaneità, a Genova il “Kaleidoscope – Dalle trame agli assemblaggi” di Alberto Blasi, tra i fondatori di una corrente, il “Gruppo N”. Tematiche particolari sono al centro delle esposizioni di Bari, al Castello Svevo, con reperti che vanno dal 13° al 17° secolo relativi ai “Santi sull’Adriatico”, e di Scicli, nel ragusano, sui “Lavori al femminile: documenti, strumenti e manufatti”. Al Palazzo Reale di Caserta mostra fotografica con immagini dell’Italia dal concorso europeo “L’esperienza fotografica internazionale dei monumenti”.

Non mancano gli incontri culturali, come il convegno del Palazzo reale di Napoli sull’attività della soprintendenza dal 1943 al 1956 con le ferite della guerra ai monumenti, e la presentazione nella soprintendenza calabrese del volume dal titolo significativo “Territorio e paesaggi: li salvi chi può”.

Ma il pezzo forte sono le “visite guidate”, ne troviamo per diversi tipi di percorsi. Abbiamo già parlato all’inizio di quello nelle storiche biblioteche romane, ora passiamo ai palazzi: ad Argelato nel bolognese si potrà visitare Villa Beatrice, riaperta dopo il restauro, ad Arezzo palazzo Lambardi con i mosaici di epoca romana dalle inconsuete immagini marine, a Mantova Palazzo Ducale con il giardino pensile del ‘500, a Racconigi nel cuneese il Castello reale che sarà aperto eccezionalmente di notte con rievocazioni per riprodurre il clima della visita dello Zar Nicola di cui si celebra il centenario, a Castelvetro nel modenese il castello medievale con la torre di Matilde, la cappella dei santi e le “stanze dei vescovi”.

Naturalmente i percorsi archeologici guidati sono numerosi, ricordiamo quello di Marzabotto nel bolognese e di Appiano, provincia di Bolzano, nella villa romana scoperta nella zona di San Paolo con un sistema di terme ben conservato. Diverse le visite agli archivi, da Padova sulle tracce del distrutto monastero di San Bernardo attraverso pergamene restaurate, a Camerino nel maceratese con le collezioni del Museo diocesano.

Si tratta di alcune perle estratte dal forziere di tesori che sono le mille offerte culturali delle due giornate del 26 e 27 settembre. Un piccolo campionario del patrimonio del nostro Paese per dare un’idea dei molteplici percorsi dell’arte e della storia, della cultura e della memoria. Essendo poi il forziere Italia il più ricco a livello europeo e anche mondiale, l’idea che se ne ricava è senza confini, spazia su ogni epoca e latitudine perché si tratta di valori universali patrimonio dell’umanità.

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