Ricostruzione a L’Aquila: i problemi che restano dopo il terremoto

E’ tutto oro quello che luccica in televisione? Una riflessione per fare il punto. Interrogativo.

Le ultime trasmissioni televisive hanno dato del terremoto una rappresentazione completamente diversa, direi opposta al vero. Come spesso accade la comunicazione televisiva riesce a trasformare, quasi a trasfigurare una stessa realtà e le due facce di una stessa medaglia si mostrano all’ascoltatore completamente vere, realistiche e purtroppo fuorvianti.

E’ difficile accettare il senso estetico, la bellezza della ricostruzione, se l’onda d’urto del dolore improvviso e inaspettato ha improvvisamente tagliato gli affetti più cari, se la casa dove si sono condivisi momenti di allegria e di tristezza è diventata un ammasso di macerie informe.

La frase “prevenire è meglio che curare” è diventata un ritornello, una cantilena anestetizzante, una teoria senza applicazioni pratiche efficaci sul piano educativo e promozionale. La prevenzione è pur sempre un discorso necessario e importante se ci sono gli strumenti adeguati per attuarla, se tutto ciò che viene scritto, registrato e monitorato diventa un patrimonio comune di conoscenza da trasmettere alle generazioni future.

L’Italia – dove gli investimenti spesso si disperdono in una diaspora di burocrazia, malcostume e interessi privati – è diventata una nazione fragile e impreparata ad affrontare i cambiamenti e le situazioni critiche come quelle che abbiamo vissuto con il terremoto di aprile.

Come non rimanere sbalorditi dalle notizie rivelatrici di chi della struttura geologica della nostra terra ne ha fatto per anni uno studio approfondito e metodico. Queste informazioni premonitrici non sono state ascoltate né prese seriamente in considerazione perché ritenute false e allarmistiche, capaci solo di creare scompiglio e paura nella popolazione.

E adesso, come per incanto, la bellezza della ricostruzione viene amplificata e agghindata di tutti gli orpelli necessari per colmare il vuoto della distruzione fisica e materiale delle popolazioni colpite. Le nuove case dei terremotati sono pronte, le strutture antisismiche mostrate con orgoglio e compiacimento degli addetti ai lavori.

Ma tutto questo sembra quasi uno scenario irreale, un mondo ricostruito in fretta per far dimenticare gli errori e le omissioni, la mancata e necessaria prevenzione per la quale sulla carta si sono investiti milioni e milioni di euro. Testimonianze che ora lasciano un senso di impotenza, un sentimento di sfiducia verso le istituzioni che hanno il dovere di tutelare la salute dei cittadini e il benessere dell’intera collettività.