Il festival del canto a braccio, gli estempori cantori, la loro grande umanità

canto-a-braccio

Viviamo in un modo volto alla globalizzazione selvaggia, che sembra voler divorare anche la nostra umanità, ed ecco riapparire all’orizzonte gli estempori cantori meglio conosciuti come poeti a braccio con il loro carico di sensibilità ed umiltà che da sempre ricreano quei bei momenti quelle sensazioni di serenità di cui tutti abbiamo bisogno.

L’arte, forma espressiva dell’animo umano, permette a ciascuno di riallinearsi di rientrare in sintonia con se stessi e con gli altri in un contesto di sensibilità: è lo strumento più idoneo a garantire l’esternazione del sentimento popolare quale mezzo di comunicazione e di confronto tra diverse culture. E’ a tutti noto che qualsiasi forma d’arte – dalla pittura, alla scultura, alla prosa, a qualsiasi genere poetico- è un mezzo capace a trainare la gente muovendo le leve della serena convivenza, insomma un indispensabile strumento di dialogo, di solidarietà, di pace.

Il canto a braccio rappresenta nel vasto panorama culturale italiano un’antica arte di grande interesse storico, letterario, antropologico che trae le sue origini dal lontano fine settecento allorché gli aedi cantavano, nelle varie festose circostanze, accompagnati dalla cetra. Oggi sebbene fortemente ridimensionata, questa antica e nobile arte,è ben presente in varie aree dell’Italia centrale essenzialmente in Abruzzo, nel Lazio e nella Maremma Toscana dove continua a vivere, ed in alcuni casi si rafforza,nei suoi tanti aspetti talvolta difficili e problematici.

Questo genere poetico accompagna , da sempre, la stentata vita dei pastori e dei contadini , persone buone e umili temprati alla solitudine, alla dura e sofferente vita della montagna, al faticoso lavoro dei campi. Era una forma di rivalsa nei confronti di tanta solitudine che doveva essere vinta; per questo la sera, quando le greggi riposavano al sicuro degli ovili, si riunivano accanto al fuoco con un buon bicchiere di vino, da sempre di questi artisti amico, e si dilungavano in delle composizioni poetiche talvolta a contrasto. I poeti a braccio rivelano una voce, un messaggio intimo, personale che, pur nella profondità dei sentimenti, parlano il linguaggio dell’umiltà della sapienza popolare: è poesia colta servita da un linguaggio fervido e disteso, come dire, una comunicazione spontanea che non offusca in alcun modo la vena poetica. La poesia estemporanea viene da lontano affonda le sue radici nell’antichità in quel mondo agro-pastorale dove si incrociavano due generi poetici quello colto della poesia classica e quello più modesto dell’improvvisazione le cui ispirazioni facevano riferimento alle sue origini, ai luoghi in cui vivevano, alla quotidianità. Illustri letterati, da Virgilio a D’Annunzio hanno rappresentato con grande nostalgia il mondo dei pastori intriso di sacrifici e rinunce, i loro miti, la forte umanità. In questo panorama di luce e d’amore i poeti a braccio assumono un suo significato un loro spazio con la capacità di elaborare in un attimo la propria arte quindi una eccezionale bravura nel fare, nel creare che sono il primo vero significato di ogni genere poetico, senza voler mettere in discussione la memoria in quanto biblioteca di un mondo essenza stessa della poesia con la sua passione creativa.

Consapevoli che l’arte, in qualsiasi sua eccezione esige la più completa autonomia e la più totale indipendenza da vincoli di qualsiasi genere le esibizioni poetiche si svolgono su temi a contrasto: una specie di dialogo con idee diverse, o meglio, opposte. Il Canto a Braccio tradizionalmente viene espletato in ottava rima; una struttura tipica di questo genere poetico è composto da sei righe a rima alternata e le ultime due di chiusura a rima baciata con l’obbligo di concatenamento; significa che il poeta che riprende alla fine dell’ottava precedente si deve riallacciare alla rima di chiusura. Senza nulla voler togliere alle sestine, alle quartine ed alle terzine che, forti della sua particolare musicalità, ben si adattano al suono degli antichi strumenti pastorali: la zampogna e l’organetto da sempre amati dalla gente di montagna. Sono onorato e lusingato dall’aver organizzato al mio paese natìo – Cabbia di Montereale, nel contesto della festa di S. Rocco il 14 agosto- quale manifestazione di apertura una grandiosa esibizione poetica tra poeti estemporanei del Lazio e dell’Abruzzo.

Tutto ha avuto il significato di una calorosa accoglienza poichè all’arrivo li abbiamo accolti famigliarmente a casa mia , abbiamo cenato insieme e, alle 21.00 in punto, siamo saliti sul palco. Una presentazione, tanto per rimanere in tema, in rima due ottave di saluto ciascuno al Paese e alla festa e ci siamo addentrati in dei temi a contrasto. Tutti hanno mostrato la loro bravura nell’improvvisazione animati e sostenuti da un pubblico numeroso e molto attento. La dolce brezza dell’improvvisazione poetica-un patrimonio di immenso valore artistico, umano e sociale, arte sublime dove la fanno da padrone intelligenza,fantasia e prontezza di spirito – soffierà i prossimi 18 ,19, 20 settembre a Borbona in provincia di Rieti dove – a cura dell’Amministrazione Comunale della bella cittadina dell’Alta valle del Velino si terrà, con il contributo della regione Lazio, della Provincia di Rieti,della fondazione Varrone,della Comunità montana del Velino e della rete di Cultura Popolare- il festival del Canto a Braccio. Esso – nato da un’idea dell’attivissimo assessore alla cultura, Domenico Corgentile, con l’intento di mantenere in auge l’antica tradizione del bel canto a braccio fortemente legata al territorio- è divenuto un appuntamento settembrino di straordinaria valenza di cultura popolare ed ormai giunto alla sua quarta edizione. Qui, dopo le tante manifestazioni della tre giorni poetica Borbontina, i poeti estemporanei con il loro bagaglio di sensibilità, umanità e cultura si esibiscono, il sabato sera, in una spettacolare serata clou mettendo in bella evidenza la loro bravura e la straordinaria capacità d’improvvisazione e di coinvolgimento del pubblico.

Questo progetto poetico è mirato a far conoscere la civiltà rurale, fin dalle sue origini, fatta di tenacia, laboriosità, onestà, senso pratico ed evoca generosità, ospitalità , ricordi di un lontano passato che hanno permesso agli estempori cantori di innestarsi ,con rigogliosa linfa,nella società attuale. Vorrei concludere questo articolo mettendo in evidenza la genuinità e la freschezza della poesia estemporanea perché non vada perduta irrimediabilmente ma viva , soprattutto con la riscoperta da parte dei giovani,nelle sue componenti di bontà ed umanità tipiche di gente che, con animo nobile e sincero sono vicine alla gente e alla poesia. A dimostrazione di ciò mi preme informare i lettori di questa prestigiosa testata che:
Domenica 13 settembre – Onna (AQ)

Ore 18.00 “Il Festival del Canto a Braccio incontra Onna” – Spettacolo di cantori nella frazione di Onna (AQ) colpita gravemente dal terremoto dello scorso 6 aprile