Scompare a Pescara Claudio de Pompeis, fondatore del Museo delle Genti d’Abruzzo

Improvvisamente, dopo una breve malattia, la sera di domenica 18 novembre 2007 è venuto a mancare il fondatore del Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara, Claudio de Pompeis. Abruzzocultura.it si stringe intorno alla sua famiglia e gli rende un tributo pubblicando l’ultimo ricordo che la stessa ha diffuso in un comunicato stampa. Dalle 9 alle 15 di martedì 20 novembre sarà allestita la camera ardente presso il Museo delle Genti d’Abruzzo; i funerali si svolgeranno nello stesso giorno alle 15 nella Chiesa dello Spirito Santo a Pescara.

Nato a Fiume il 25 marzo 1931, si trasferì giovanissimo con la famiglia in Abruzzo, terra in cui ha scelto di vivere ed alla quale è sempre rimasto profondamente legato.
Suo padre Ermanno gli trasmise l’amore per la storia e per la ricerca: Claudio de Pompeis, affascinato dalle origini dell’uomo e dalla sua evoluzione nel tempo, scelse di fare il medico come professione, ma si dedicò all’archeologia con rigore scientifico, oltre che con la passione che ha saputo trasmettere a tutti i suoi collaboratori. Sostenuto da Valerio Cianfarani, insieme ad un altro medico, il barone Leopardi, ed al professor Mario Radmilli, ha condotto numerosi scavi archeologici sul territorio, divulgando sempre con entusiasmo il frutto delle sue importanti scoperte, grazie alle quali oggi sappiamo tanto sulla preistoria e sulla protostoria della nostra regione. L’amore per la terra d’Abruzzo lo ha condotto anche a Castelli, dove ha effettuato ritrovamenti sensazionali sulla ceramica rinascimentale.
Autore di numerosi saggi, relatore instancabile in importanti convegni nazionali, è stato consigliere nazionale dell’Archeoclub, Presidente dell’Archeoclub di Pescara per molti anni, e fondatore dell’Associazione Astra per lo Studio delle tradizioni abruzzesi.
Con queste associazioni fondò poi il Museo delle Genti d’Abruzzo, che ha sede in via delle Caserme a Pescara e nel quale oggi è esposto gran parte del materiale da lui raccolto in tanti anni di attività di volontariato, di ricerche e di studi.

Il dottor Leno, come lo chiamavano affettuosamente gli amici, lascerà un grande vuoto nella vita culturale della città di Pescara, ma anche una grande eredità morale ed intellettuale ai suoi figli, Ermanno, Vincenzo e Lorenzo, ai suoi collaboratori ed a quanti con lui hanno condiviso tante avventure e tante battaglie.