Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questa interessantissima nota da parte del prof. Achille Giuliani, che illustra con grande dovizia di particolari lostato dei beni culturali di Acciano dopo i danni subiti dal sisma del 6 aprile.

Passato tristemente agli onori della cronaca nazionale già nell’estate del 2007, quando gl’incendi boschivi costarono la vita ad Andrea Golfera, pilota di canadair della Protezione Civile schiantatosi (23 luglio) vicino all’eremo di Sant’Erasmo – sul monte Offermo, in agro di Succiano – durante un volo di spegnimento, Acciano viene oggi ricordato per un altro grave episodio che, nel male, unisce l’uomo e la sua terra: il terremoto del 6 aprile 2009.
Inserito da subito (16 aprile) nel “cratere” difeso dall’ormai famoso e tanto discusso “Decreto Abruzzo” (D.L. 28 aprile 2009, n° 39; poi convertito in legge con le modificazioni apportate dalla L. 24 giugno 2009, n° 77), il piccolo borgo fortificato, immerso nella natura del Parco Regionale Sirente-Velino, ha riportato seri danni al patrimonio artistico e residenziale, sia nel comune che nelle quattro frazioni (Roccapreturo, Beffi, San Lorenzo e Succiano).
Seppur limitato ad Acciano e alle sole parti esterne dei monumenti di maggiore interesse colpiti dal sisma, anche perché nella delicatezza del momento storico è sembrata inopportuna qualunque richiesta di consultazione delle schede tecniche di verifica come pure di un sopralluogo interno, in questa prima fase viene presentato il materiale fotografico raccolto sul posto tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. Per onestà d’informazione, sono state compilate due liste: la prima con i beni “illesi”, la seconda con i beni “danneggiati”.
Lista I. Beni “illesi”
Chiesa della Madonna della Sanità
del XIII secolo, testimone di un miracolo compiuto da san Pietro dal Morrone che il 20 agosto del 1294, seguendo il corso dell’Aterno nel viaggio che l’avrebbe condotto al pontificato (Celestino V) nella basilica aquilana di Santa Maria di Collemaggio, guarì un abitante del luogo affetto da mal caduco (epilessia); da qui passa la staffetta del “Fuoco del Morrone”, manifestazione sportiva-religiosa voluta dal centro Studi Celestiniani dell’Aquila per ricordare il viaggio del papa Celestino V nella Valle Subequana e che precede l’apertura della Porta Santa in occasione della Perdonanza.
Fontana
del XV secolo, confinante con una parete laterale della casa dove abitò il gigante Giuseppe Catoni (1820-1890) e impreziosita dalla nicchia con fornice a due mascheroni, funge da cerniera fra il centro storico e la zona residenziale più moderna.
Mulino
del X-XI secolo, collocato sulla sponda del fiume Aterno le cui acque azionavano il frantoio e la segheria.
Lista II. Beni “danneggiati”
Chiesa di Santa Maria delle Grazie

dell’XI secolo: crollo di tutta la parte superiore della facciata, che ha intaccato il cuspide triangolare e il sottostante architrave del portale cinquecentesco; lesioni nelle congiunture della facciata con le pareti laterali e al pregevole finestrino circolare della facciata, realizzato in pietra decorata; buchi nella parete di fondo, adiacenti alla parte sottostante la piccola vela campanaria; parete laterale sinistra spanciata in più punti nella parte finale, con porzione crollata nella parte iniziale.
Chiesa di Santa Petronilla
dell’XI secolo: profonda lesione nella parte superiore della facciata dalla copertura verso il finestrino circolare ricavato nella muratura, nell’architrave del portale e delle due finestre quadre; altre lesioni nella parte alta della parete laterale destra, in corrispondenza della porta d’ingresso e delle spalle di rinforzo; parete laterale sinistra spanciata, verso al fine, in tutta la sua altezza; piccolo crollo nella parte alta della parete posteriore in corrispondenza della finestra, con cedimento di mattoni e intonaco.
Chiesa dei Santi Pietro e Lorenzo

del XVI secolo: lesioni alla facciata, all’architrave del portale (datato al 1534) – che ha riaperto lo squarcio provocato da un vecchio terremoto – e alla finestra rettangolare (datata al 1632), da cui si è staccata una porzione di capitello con colonna; distacco delle pietre che compongono la colonna laterale destra della vela campanaria a due fornici parallele, in corrispondenza della campana maggiore.
Oratorio di Maria Santissima Addolorata

del XVIII secolo (A.D. 1781): poco visibili le lesioni alla facciata e il cedimento della campana dalla piccolissima vela campanaria.
Palazzo Galli

del XV secolo: lesioni all’alta parete posteriore.
A testimonianza di come gli Accianesi – nei secoli – risposero ai terremoti che colpirono il paese, è parso utile mostrare alcune immagini dell’adeguamento architettonico (spalle di rinforzo in muratura e catene metalliche di giunzione per le pareti, finestre e portali murati, questi ultimi mandati al di sotto del piano stradale) attuato nell’edilizia civile e religiosa, che di questi tempi tanto ricordano i puntellamenti e i cerchiaggi effettuati con maestria dai Vigili del Fuoco. Come dire, i terremoti ci sono sempre stati e ce ne saranno ancora, per vivere qui più sicuri dobbiamo solo “imparare” a costruire bene e nel rispetto del territorio. L’insegnamento più prezioso per le nuove generazioni, chiamate all’onere – o all’onore? – di una pagina di storia e alla salvaguardia di radici che affondano nel patrimonio culturale, nell’agognata prospettiva di una ricostruzione capace magari di (ri)valorizzare i piccoli borghi, troppo spesso dimenticati dai suoi figli ma così apprezzati da turisti e stranieri o da chi vuol conoscere se stesso partendo dalle origini, nella semplicità della natura.
tutto crepato e nemmeno un puntellamento vergogna