“Equilibri di trame”: questo il titolo assai significativo della mostra personale del ceramista Alfio Godorecci che si terrà dal 12 al 23 agosto 2009 presso la Villa Comunale di Roseto degli Abruzzi, la città nella quale ha vissuto un altro grande della ricerca ceramica castellana, quel Serafino Mattucci a cui ancora molto deve la critica regionale e nazionale. Proprio in occasione di una mostra personale che lo scrivente organizzò a Mattucci qualche anno prima della sua scomparsa, ci fu l’occasione di conoscere Alfio a cui ora il comune e l’Assessorato alla Cultura di Roseto, dietro segnalazione di Mario Giunco, personaggio di rara cultura umanistica , rendono doveroso omaggio.
L’esposizione, documentata da un elegante catalogo che sarà distribuito in omaggio ai visitatori, anticipa nel suo piccolo, con opere però assai significative dell’intero suo percorso operativo, una grande antologica del maestro in preparazione per il prossimo anno.
Nato a Castelli nel 1936, Godorecci ha compiuto gli studi alla Scuola d’Arte del suo paese e quindi si è formato nel celebre Istituto d’Arte Ballardini di Faenza all’avanguardia nel settore in Italia. È stato titolare di progettazione ceramica all’Istituto d’Arte Palizzi di Napoli. Va ritenuto tra i più attenti sperimentatori e conoscitori delle tecniche e delle metodologie ceramiche, avendo operato per un quarantennio nel settore, con significative presenze ad importanti rassegne in città all’avanguardia nel settore ceramico, come Faenza, Gualdo Tadino, Pesaro, Torre del Greco, Napoli. Sue opere si trovano nei musei di ceramica a Faenza, Castelli, Pietrastornina (AV). Note critiche sulla sua ricerca sono state scritte, tra gli altri, da Eduardo Alamaro, Angelo Calabrese, Massimo Bignardi, Guido Donatone, Chiara Strozzieri, Luigi Braccili. Questi ultimi due studiosi lo presenteranno alla cerimonia inaugurale. Dal canto suo Umberto Braccili nel 2007 gli ha curato un ampio servizio su Raitre. Questo L’itinerario linguistico dell’artista: dopo la fase filiforme degli anni ’50, la sua produzione si evolve in chiave plastica proprio negli anni della contestazione. A Godorecci nel 1985 viene dedicata una mostra antologica al Circolo Artistico Politecnico di Napoli, quale prosieguo della ricerca già vincitrice del I Premio al II concorso nazionale di maiolica e ceramica Donato Massa (Pietrastornina – Avellino, 1984). Una sua opera è conservata al Museo della ceramica di Castelli.
Alla fase filiforme è riferito il titolo della mostra, ovvero “Equilibri di trame”, anche se viene giustamente evidenziato nel catalogo come egli mai si sia abbandonato allo studio ripetitivo di quell’unico elemento formale del filamento; al contrario esso si è rivelato uno stimolo per il costante aggiornamento in ambito artistico e per opere completamente diverse l’una dall’altra. “Sporcandosi le mani d’argilla, trattando i semirefrattari e giocando con l’alternanza di ossidi e smalti, l’artista ha improntato dei coagulamenti in matasse che, se talvolta scendono lungo massicci parallelepipedi, in altri momenti rimangono incastrate fra strutture in ossido di cobalto, come avviene in Alternanza, labirinto di piani che costringono l’occhio a movimenti in profondità. Particolarmente riuscita la serie delle piastrelle, dove i filamenti si rivelano lontani dall’asfissiante allegoria della vita, più volte erroneamente attribuita all’opera di Godorecci, e piuttosto quegli amalgami ceramici in tessiture a trama fitta confermano l’alternanza tra ragione e sentimento tipica dell’esistenza umana. Con giuste motivazioni l’autore razionalizza filamenti incontrollati che molto hanno a che fare con la creatività dell’uomo, costringendoli in forme geometriche predefinite, ma non si può negare che allo stesso tempo proprio quelle strutture esatte vengano interrotte da flussi energetici continui.”
Una mostra che si rivelerà di straordinario interesse innanzitutto per ribadire la validità e l’eccellenza della tradizione castellana di assoluto valore internazionale (basti pensare ai vari protagonisti che hanno operato nel piccolo centro dell’entroterra teramana, come Visani, Tramonti, Baitello, Di Giosaffatte, Saturni, il già citato Mattucci) e al tempo stesso proporre alla critica e al pubblico un personaggio davvero singolare, perché all’indubbia perizia tecnica fondamentale in ceramica, riesce ad unire quella che potrebbe essere chiamata “apologia dell’estetica”, i cui capisaldi sono la luce e il gusto per l’ornamento, da leggere non tanto in chiave barocca, quanto come espressione d’un ottimismo che vuole estrinsecarsi in letizia cromatica e segnica.Una letizia che è frutto del suo sentire ludico; perché il maestro castellano nel mentre manipola l’argilla, che poi farà interagire con acqua, fuoco e smalti, chiaramente si diverte. Dal gioco nascono opere di cristallina freschezza ed allora le sovrapposizioni, i reticoli, le matasse, i filamenti, l’intreccio, i parallelismi, la brillantezza di alcune superfici dialoganti con altre scabrose e materiche sono tutti ritrovati della pascoliana “voce del fanciullino” che abita in lui.
Quanto ampi siano nel suo patrimonio culturale i margini di purezza e candore lo si evince dalla stupenda maiolica smaltata del 2003 dedicata al tema del Presepe. I personaggi della scena biblica sono in atteggiamento di stupore. Produrre poesia equivale proprio a stupirsi anche delle piccole realtà feriali: ed è qui l’essenza del lirismo che si sprigiona dalle opere di questo maestro abruzzese.
L’inaugurazione della mostra rosetana (ingresso gratuito) è prevista per le ore 19 di mercoledì 12 agosto 2009 alla presenza delle autorità cittadine.