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Il castello di Bominaco

pubblicato il 16 maggio 2007 alle 12:22
scritto da Giovanni Lattanzi
tematiche affrontate: Redazione

La piana di Navelli, quella lunga valle dal fondo largo e pianeggiante che si apre tra Civitaretenga e Castelnuovo di San Pio delle Camere, è il vero cuore medievale d’Abruzzo, sul quale svetta il castello di Bominaco.

La piana di Navelli è un territorio che, se non fosse per le sin troppo evidenti file di tralicci dell’alta tensione che lo percorrono in lungo e largo, rappresenta un luogo fuori dal tempo, costellato ancora di chiese e fortezze medievali, di borghi dal volto di pietra e addirittura da città romane.

Viaggiando in direzione dell’Aquila, all’altezza di San Pio delle Camere, non può sfuggire sulla sinistra il borgo fortificato di Caporciano, sul cui profilo emerge netta la mole squadrata di una grande torre. Essa attualmente costituisce il campanile della vicina chiesa parrocchiale di San Benedetto e che anticamente rappresentava il baluardo di spicco di un sistema fortificato ancora in parte visibile nelle murature delle case del centro storico. Anche questo di Caporciano è un classico “borgo fortificato”, come se ne vedono molti altri in Abruzzo, ovvero una cinta di mura con torri che proteggeva all’interno il paese.

La particolarità sta nel fatto che le mura di difesa erano anche quelle di sostegno delle case più esterne, e molte volte erano le case stesse, attaccate le une alle altre e prive di finestre verso l’esterno a costituire la cinta muraria. La prova di questo è il fatto che tuttora il nucleo più antico del paese è contenuto dentro la cerchia, mentre quella più recente le si è sviluppata intorno.

Nonostante la trasformazione di parte delle mura e delle torri, è ancora abbastanza distinguibile il perimetro della cinta a forma di trapezio. Sulla punta verso nord s’innesta l’unica torre superstite, che doveva però costituire il bastione principale di tutta la fortificazione difensiva. Passeggiando tra le case si possono scorgere le feritoie, alcune delle quali divenute “cannoniere” con lo sviluppo delle armi da fuoco, e tre torri. Così pure sono ancora visibili due delle porte d’accesso.

Caporciano nacque nel XII secolo, come elemento di un sistema difensivo più esteso a protezione dell’antico tratturo che collegava L’Aquila a Foggia. Invero, è importante tener presente il perché siano nate queste fortezze e quale fosse la complessa strategia che ne regolava il ruolo. Esse, in effetti, non funzionavano come realtà isolate ma costituivano un vero e proprio sistema difensivo diffuso a protezione di tutto il territorio: al castello di Caporciano si collegavano infatti, lungo la stessa via del tratturo, quello di San Pio delle Camere e, più avanti, quello di Barisciano.

Oltre a proteggere le principali vie di comunicazione, i castelli creavano una vera rete fortificata, facendo sì che ognuno di essi fosse visibile da altri. In questo modo, tramite segnali ottici o di fumo, con un meccanismo di passa parola essi potevano comunicare con altre fortezze anche molto lontane in linea d’aria. Questo sistema serviva per poter dare per tempo l’allarme di un pericolo incombente. Visitando Caporciano ci si renderà conto di come esso vedesse Castelnuovo e Castellacci a nord-ovest, Civitaretenga e Navelli, ma anche Collepietro a sud-est. Poco più in alto, sul colle c’è un altro castello di questo sistema difensivo, quello di Bominaco.

Il motivo di due fortificazioni così vicine è spiegato dalla diversa forma e dalla differente destinazione d’uso. Caporciano era un borgo fortificato, il cui interno era appunto abitato da gente comune, mentre Bominaco era soltanto il luogo della difesa, e pertanto ci vivevano soltanto guarnigioni militari. A tale conclusione sono giunti gli archeologi che durante gli scavi effettuati all’interno non hanno rinvenuto tracce di case.

Quest’ultimo è infatti un tipico castello-recinto, con una pianta a forma di trapezio, dove ogni lato di mura è intervallato da alcune torri rettangolari dette tecnicamente rompitratta; erano alte più o meno come le mura stesse e la loro funzione era quella di rafforzare tratti troppo lunghi. Su un vertice del trapezio c’è il massiccio torrione circolare. L’interno è diviso in tre piani ma non ci sono scale, per cui si pensa che venissero usate scalette mobili in legno, da ritirare per rendere impossibile la salita ai piani alti.

Il torrione aveva la funzione di puntone; era cioè sulla parte più alta del colle verso la direzione dalla quale si presumeva dovesse provenire un eventuale attacco. Questo tipo di castello viene detto “fortificazione di pendio” ed è comune in Abruzzo, come si osserva ancora oggi nella vicina San Pio delle Camere o a Rocca Casale, tra Popoli e Sulmona, ma anche a Fossa, sulla parallela valle dell’Aterno.

La posizione molto panoramica del castello di Bominaco, arroccato su un crinale con visuale aperta sulle valli circostanti, gli permetteva di ampliare di molto il sistema dei suoi collegamenti a vista, in quanto riusciva a raggiungere visivamente castelli davvero distanti, come quello di Ocre, ad ovest, e le fortificazioni di Forca di Penne, Castelluccio, Rocca Calascio, da est a nord. Bominaco fu teatro di scontri tra gli Angioini, difensori della città dell’Aquila, e le truppe di Braccio da Montone al soldo di Alfonso I d’Aragona.

Ai piedi del castello, sul colle boscoso dove si trovava in antico il monastero benedettino di Momenaco, sorgono ancora oggi due capolavori dell’arte sacra abruzzese: la chiesa di Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino, decorata da un eccezionale ciclo di affreschi del Duecento, tra cui spicca un Calendario dipinto con le festività della diocesi di Valva. Nei pressi si possono visitare anche i castelli di San Pio delle Camere e il borgo fortificato della sua frazione Castelnuovo.

Giovanni Lattanzi

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